Covid, Baudet: tutto perfettamente descritto dal report Rockefeller

Il leader di FvD porta al parlamento olandese l’inquietante report e si chiede: a quando il risveglio delle coscienze?

(Foto da internet)

Grazie ai nostri lettori, in particolare a M. C. sia per quanto riguarda la segnalazione che la traduzione, anche nel maggio dello scorso anno avevamo pubblicato un documento della Rockefeller Foundation, pubblicato addirittura nel maggio del 2010 ed in cui si prevedeva esattamente ciò che sta accadendo nell’attuale pandemia (approfondimento al link).

A rimarcare quel report è anche Thierry Baudet, leader del partito FvD (Forum voor Democratie) e membro della Camera dei Rappresentanti, che lo ha riportato al parlamento olandese.

Nel suo intervento, Baudet riporta in sintesi i punti descritti nel report facendone un chiaro confronto con quanto stia accadendo durante questa pandemia e finisce col chiedersi cosa e quanto ci voglio per risvegliare le coscienze.

Di seguito il video completo del suo intervento:

Lavorare meno a parità retributiva: test in Islanda

Progetto durato 4 anni sull’1% della forza lavoro.
La Spagna sulla stessa lunghezza d’onda.

Un test durato 4 anni (dal 2015 al 2019) e condotto sull’1% della forza lavoro (2.500 dipendenti) è stato condotto in Islanda, al fine di verificare la possibilità di ridurre l’orario lavorativo mantenendo invariati produttività e salario.

Il medesimo prevedeva la riduzione dell’orario lavorativo da 40 a 35 ore settimanali ed ora apre la strada ad una riforma, avendo dato risultati positivi.

A supporto del test, è stata condotta una ricerca secondo la quale ad oggi già l’86% della forza lavoro islandese lavora meno di prima. Stando a quanto riporta Euronews, ora la palla passa a sindacati e datori di lavoro perché si arrivi a livello di contratti collettivi.

Ma non è solo l’Islanda ad andare verso questa strada: la Spagna, dallo scorso marzo, lavora sull’ipotesi di introdurre la settimana lavorativa a 4 giorni, dopo che l’orario settimanale è già stato ridotto a 32 ore in 3 anni, senza ridurre la retribuzione.

C’è inoltre chi sostiene che la riduzione dell’orario lavorativo porterebbe vantaggi a livello di salute mentale dei lavoratori con un impatto sulla produttività, oltre che ridurre i costi energetici delle aziende.

Ampliando il raggio, vediamo che la media nell’Ue del 2019 è di 36,2 ore lavorative a settimana, dove la Romania si attesta il primato più alto con 40,5 ore medie e l’Olanda più basso con 29,3 ore medie settimanali.

Il Paese in cui invece si registra la maggior differenza tra subordinati e liberi professionisti è il Belgio: i primi sono impegnati per 39,1 ore settimanali mentre i secondi arrivano fino a 52,8.

Mediaset come Fiat: sede legale in Olanda

Voto favorevole dell’assemblea al 95,57%.
Residenza fiscale e amministrazione centrale rimarranno in Italia.

Con una presenza pari all’81,81% del capitale, l’assemblea ha espresso un voto favorevole pari al 95,57% al trasferimento della sede legale di Mediaset in Olanda.

Esattamente come fatto da Fiat (ora FCA) qualche anno fa, anche Mediaset trasloca e porta la sede legale nei Paesi Bassi.

Le parole del presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, sono state le seguenti:

Con assoluta convinzione e determinazione, abbiamo cercato di portare avanti il progetto MFE e siamo pronti per iniziare questo nuovo percorso europeo. La scelta dell’Olanda come sede legale è volta a collocare la sede della società in una giurisdizione che, per diversi motivi, risulta ideale allo scopo di un consolidamento su scala pan-europea come dimostrano i numerosi trasferimenti proprio in Olanda della sede di molti gruppi, anche italiani, a vocazione internazionale.

In una nota la società ci tiene a precisare che la sede fiscale e l’amministrazione centrale rimarranno comunque in Italia; le azioni continueranno ad essere quotate sulla Borsa Italiana ed i soci che non hanno concorso all’approvazione possono esercitare diritto di recesso ottenendo un controvalore di 2,18 euro per azione rispetto ai 2,868 euro dell’attuale prezzo di Borsa, considerando però che il valore sarà ridotto in virtù del dividendo da 30 centesimi per azione approvato oggi dall’assemblea e che sarà messo in pagamento il 21 luglio prossimo.

Mediaset, dopo anni di liti presso i tribunali di tutta Europa, il 3 maggio ha siglato un’intesa che prevederà l’uscita graduale in 5 anni di Vivendi dal capitale Mediaset e un concreto patto di non belligeranza.

Il nuovo Cda Mediaset sarà composto dai seguenti nomi: Fedele Confalonieri (presidente), Pier Silvio Berlusconi, Marco Giordani, Gina Nieri, Niccolo’ Querci, Stefano Sala, Marina Berlusconi, Danilo Pellegrino, Carlo Secchi, Marina Brogi, Alessandra Piccinino, Stefania Bariatti (tratti dalla lista di maggioranza presentata dall’azionista di Fininvest) e da Giulio Gallazzi, Costanza Esclapon de Villeneuve, Raffaele Cappiello (della lista di minoranza dei fondi).

Francia e Germania: Recovery fund da 500 miliardi

Accordo sull’asse franco-tedesco per attivare uno strumento anti-crisi a livello europeo.
Ancora una volta, però, le regole le fanno loro mettendo bene in chiaro chi comanda in Europa.

Un Recovery fund da 500 miliardi di euro.

Questo è l’accordo trovato da Francia e Germania al fine di trovare strumenti in grado di dare un aiuto contro la crisi da Covid19, ovvero “la più grave crisi della storia dell’ue”, come l’ha definita Angela Merkel.

Proprio la cancelliera tedesca ha concordato con Emmanuel Macron di arricchire il bilancio europeo pluriennale con i sopracitati 500 miliardi di euro.

Gli aiuti verranno dati ai Paesi più in crisi sotto forma di trasferimenti, non di prestiti, e la loro raccolta verrà effettuata dalla Commissione Ue sul mercato tramite dei bond.

I medesimi trasferimenti, come precisato dal premier francese, non verranno direttamente restituiti dagli Stati che li riceveranno, ma dai Paesi membri nel complesso. Gli ha fatto eco la Merkel, tenendo a sottolineare che la Germania si farà carico della parte più sostanziosa del contributo (27%).

L’importo del fondo è stato ridotto rispetto alle richieste iniziali di Paesi come l’Italia, che pare riceverà circa 100 miliardi, ma la cosa era necessaria per ottenere il nullaosta da parte dei Paesi più ostili a manovre di questo genere come Olanda ed Austria. Ancora una volta, anche se la proposta dovrà essere accettata all’unanimità in Parlamento europeo per poi essere ratificata dai vari Parlamenti nazionali, è tuttavia palese chi comandi in Europa, decidendo tempistiche, portata e modalità di ogni manovra.

Fitch declassa l’Italia: BBB-. Codacons risponde con un esposto

L’agenzia di rating ha anticipato un giudizio atteso non prima di luglio, declassando l’Italia.
Il ministro Gualtieri tranquillizza sostenendo che il Paese ha fondamentali solidi.

È arrivato, nella tarda serata del 28 aprile, il declassamento italiano da parte di Fitch.

L’agenzia di rating ha anticipato il giudizio che era previsto per non prima di luglio, attribuendo al credito sovrano italiano una classificazione da “BBB-”, in discesa rispetto alla precedente “BBB”.

BBB-” è il gradito appena sopra al rating di “junk”, ovvero l’equivalente di “spazzatura”, ma il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri è intervenuto sul tema per tranquillizzare i mercati sostenendo che il Paese ha i fondamentali solidi, sia sotto il profilo della finanza pubblica che quello economico.

La causa del declassamento, come riporta “Reuters”, è l’impatto negativo della pandemia di coronavirus.

Anche da questo punto di vista, il ministro Gualtieri ha precisato che il declassamento è avvenuto senza che l’agenzia di rating tenesse conto delle decisioni che l’Ue ed i suoi organi stanno prendendo per affrontare la crisi da Covid19.

Per quanto concerne l’outlook, invece, è stato modificato da “negativo” a “stabile”.

Di contro, non è tardato l’esposto di Codacons alla Procura della Repubblica di Roma contro Fitch per possibile manipolazione del mercato.

In merito agli strumenti che l’Ue intende mettere in campo, proprio ieri l’ex premier belga ed attuale presidente del Consiglio europeo Charles Michel, ha detto che “per il Recovery Fund l’Europa si prenderà tutto il tempo necessario”; l’Italia, da parte sua, spera di poterne usufruire da luglio.

La Germania, per bocca del suo ministro delle Finanze Olaf Scholz, ha dichiarato che per attivare il Recovery Fund ci vogliono condizioni precise che comportano una maggiore integrazione europea. In questo senso, Scholz ha messo nel mirino il tema della tassazione: dito puntato su Olanda e Lussemburgo per essere dei paradisi fiscali, e sull’Italia perché dovrebbe tassare maggiormente la ricchezza privata in favore della riduzione del debito pubblico.

L’analisi di Scholz trova riscontro con i dati dell’autorevole istituto tedesco di ricerche “Diw”, in cui si riporta che le famiglie italiane e spagnole sono mediamente più ricche di quelle tedesche (valutando il patrimonio medio comprensivo di liquidi, risparmi ed immobili). Ciò spinge il ministro a chiedersi perché le famiglie tedesche, appunto mediamente più povere, debbano pagare per famiglie mediamente più ricche, come quelle italiane o spagnole.

La strada, dunque, sembra essere quella che porta al Recovery Fund solo in cambio di determinate condizioni: queste condizioni vengono anche definite il “fare i compiti a casa”, ovvero le riforme fiscali come successo, per esempio, in Grecia. Un Recovery Fund così strutturato rievoca il funzionamento del Mes, con in più il rischio della reale allocazione delle risorse: se le risorse verranno allocate secondo le attuali regole di coesione, infatti, come finanziatore netto l’Italia rischierebbe di vedersi assegnare meno risorse di quante ne verserebbe (si vede il recente esempio che ha visto assegnare all’Ungheria più del doppio dei fondi assegnati all’Italia), con in più l’obbligo di dover attuare riforme fiscali per i soldi ricevuti.