Il mondo di Ketty – Quando la scuola vede un limite e una madre vede una possibilità

Bullismo, difficoltà invisibili e la forza di una ragazza che ha imparato a volare con le proprie ali.

Ci sono storie che nascono dentro una famiglia ma appartengono a molte altre.

Questa è la storia di una ragazza che per anni ha dovuto affrontare ostacoli che gli altri non vedevano. Una ragazza a cui è stato spesso detto che doveva impegnarsi di più, senza che nessuno si fermasse a chiedersi quanta fatica stesse già facendo.

È la storia di una diagnosi arrivata dopo anni di domande, di difficoltà scolastiche interpretate male, di esclusioni sociali, di bullismo e di una continua ricerca del proprio posto nel mondo.

Ma soprattutto è la storia di come una persona non possa essere definita dai suoi limiti.

Per anni ho visto una bambina e poi una ragazza impegnata a fare il doppio della fatica per ottenere la metà del riconoscimento. Le difficoltà nel linguaggio sono arrivate presto. Le difficoltà scolastiche le hanno seguite passo dopo passo. E quando finalmente è arrivata una diagnosi, non ha risolto i problemi, ma almeno ha dato loro un nome.

Si scoprì infatti che questa ragazza soffriva di epilessia notturna, una condizione che interferiva con i processi della memoria. Ciò che imparava con impegno durante il giorno spesso non riusciva a consolidarsi durante la notte. Immaginate cosa significhi per una bambina sentirsi ripetere che deve impegnarsi di più quando sta già dando tutta se stessa.

Ma il peso più difficile da sopportare non è stato quello dei libri.

È stato quello dell’esclusione.

Gli inviti che non arrivavano. I gruppi dai quali restava fuori. Le amicizie che non nascevano. Le battute, i giudizi, il bullismo che ha accompagnato una parte del suo percorso scolastico.

Sono convinta che una scuola possa fare molto. Gli insegnanti possono fare molto. Le famiglie possono fare ancora di più.

Perché l’inclusione non nasce da un progetto scritto su un foglio. Nasce dalle piccole scelte quotidiane. Dall’insegnare ai propri figli che chi ha una difficoltà non deve essere lasciato indietro. Che la diversità non va sopportata, ma compresa. Che il valore di una persona non si misura dalla velocità con cui impara, parla o si integra.

Per anni ho avuto paura per il suo futuro.

Mi chiedevo se sarebbe riuscita a trovare il suo posto nel mondo. Se avrebbe avuto l’autonomia necessaria. Se sarebbe stata felice.

Poi è arrivato il diploma.

E dopo il diploma è arrivata la sorpresa più grande.

Dopo un anno di pausa di riflessione si è iscritta all’università, al corso di Mediazione Linguistica. Una scelta che a molti sarebbe sembrata azzardata per una ragazza che aveva incontrato tante difficoltà nel proprio percorso di apprendimento.

E invece è successo qualcosa di straordinario.

Stavolta io non ero dietro di lei.

Per motivi di lavoro vivevo lontano e non potevo seguirla quotidianamente come avevo fatto durante gli anni della scuola. Non c’erano più ripetizioni a tavola, interrogazioni improvvisate in cucina o pomeriggi passati sui libri.

C’era solo lei.

Lei e la sua determinazione.

Nel 2022 si è laureata con il voto di 94/110.

Quel giorno ho capito una cosa importante.

Per anni avevo creduto di essere io a sostenerla. In realtà stavo semplicemente accompagnando una forza che era già dentro di lei.

Oggi racconto questa storia non perché questa ragazza sia speciale più degli altri, ma perché troppe volte si giudicano i ragazzi dalle loro difficoltà invece che dalle loro possibilità.

Dietro ogni diagnosi c’è una persona.

Dietro ogni ragazzo escluso c’è un mondo che aspetta di essere riconosciuto.

Dietro ogni percorso difficile può esserci una laurea, un lavoro, un sogno realizzato o semplicemente una vita piena e dignitosa.

A volte basta qualcuno che continui a crederci quando tutti gli altri hanno smesso.

E forse la vera inclusione comincia proprio da qui. 💜

Ue: spesi 100 miliardi senza una molecola di energia in più

Lo scenario geopolitico internazionale ha portato aumenti del 140% per il gas ed il raddoppio del costo del diesel per i cittadini.
A lanciare l’allarme è Ursula von der Leyen. Ma non dovrebbe essere proprio lei a risolvere il problema?

Una nuova emergenza energetica ed economica minaccia di travolgere famiglie e imprese.

A lanciare l’allarme è la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nell’ambito del suo discorso a Strasburgo, pronunciato durante la seduta plenaria del Parlamento europeo il 6 ottobre 2026 in vista del summit del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.

Con toni accorati ed estremamente diretti, come riporta Adnkronos, la presidente ha illustrato il conto salatissimo pagato dal Continente a causa dell’instabilità geopolitica internazionale: “Dalla fine di febbraio, i prezzi del gas sono aumentati del 140%. I prezzi del diesel sono raddoppiati. Complessivamente, dall’inizio del conflitto in Iran, i combustibili fossili importati sono costati all’Europa 100 miliardi di euro in più. Senza che ciò abbia comportato nemmeno una molecola di energia in più”.

La capa dell’esecutivo di Bruxelles ha quindi lanciato un vero e proprio allarme alle istituzioni comunitarie e ai governi nazionali, avvertendo che “la situazione potrebbe aggravarsi con l’avvicinarsi dell’inverno” e che l’Unione deve agire subito per proteggere i cittadini e risolvere i nodi strutturali del settore.

A pagare il conto delle folli politiche europee, non serve dirlo, sono ovviamente i cittadini. Ci si aspetterebbero soluzioni da Ursula von der Leyen, più che allarmi su cose che le persone già sanno sulla loro pelle.

Volkswagen taglia 611 operai in Messico. L’indotto altri 650

Eliminato il terzo produttivo dei modelli Jetta e Tiguan.
Parte del piano collettivo di riduzione di 50.000 posti.

Il taglio dei terzi turni di produzione dei modelli Jetta e Tiguan da parte dello stabilimento Volkswagen a Puebla ha provocato il licenziamento di 611 lavoratori.

Questa decisione ha generato un effetto a catena nel settore della componentistica, portando alla perdita di altri 650 posti di lavoro in sette aziende fornitrici.

Il presidente locale della Canacintra, Carlos Sosa Spínola, ha definito gli esuberi inevitabili a causa degli aggiustamenti della casa madre, che a livello globale ha annunciato il taglio di 50.000 posizioni. Sosa Spínola, come riporta Quotidiano.Net, ha rassicurato sul fatto che si cercheranno ricollocamenti per sfruttare la manodopera qualificata, escludendo una fuga verso altri stati. “Qui ci sono aziende che richiedono personale in modo permanente, soprattutto con esperienza“, ha dichiarato, prevedendo nuove opportunità lavorative entro il 2027 grazie a futuri investimenti.

Il presidente ha infine rivolto un appello alla prudenza nelle trattative tra azienda e sindacato, dopo la bocciatura dell’aumento del 10,04%, per scongiurare scioperi che danneggerebbero un’industria già sotto pressione a causa dei dazi statunitensi.

Multa da 400 milioni dall’Ue a Google su privacy e geolocalizzazione

L’inchiesta è durata oltre 6 anni ed ha accertato 4 profili di violazione.
Doyle: condotta aziendale ha impedito di capire la reale portata del monitoraggio a cui erano sottoposte le persone.

403 milioni di euro: è questo l’importo della maxi-multa comminata dall’Ue a Google, tramite la Data Protection Commission (Dpc) irlandese, che opera come autorità capofila per l’intera Ue nel quadro del Gdpr.

La sanzione amministrativa arriva al termine di un’inchiesta durata oltre sei anni sul trattamento e la conservazione dei dati di geolocalizzazione dei cittadini europei. Il provvedimento, reso noto oggi, 21 settembre 2026, impone inoltre alla controllata europea di Alphabet un termine perentorio di sei mesi per adeguare i propri sistemi e interrompere le pratiche contestate.

L’indagine era stata formalmente aperta nel febbraio 2020 a seguito di una serie di esposti coordinati presentati da diverse associazioni europee dei consumatori. Al centro del fascicolo figuravano tre strumenti specifici dell’ecosistema Google: “Attività Web e App”, “Cronologia delle posizioni” e la funzione “Precisione della posizione” integrata nel sistema operativo Android.

L’autorità guidata dai commissari Des Hogan, Dale Sunderland e Niamh Sweeney, come riporta Adnkronos, ha accertato quattro profili di violazione del diritto comunitario tra il maggio 2018 e il febbraio 2020:

  • la carenza di basi giuridiche su cui fondare il tracciamento della posizione attraverso l’attività web e la cronologia;
  • la violazione del principio di responsabilizzazione (accountability), non essendo la multinazionale in grado di dimostrare la conformità ai criteri di trasparenza per la funzione di precisione della posizione su dispositivi mobili. L’onere della prova in capo alle Big Tech è stato un punto centrale anche nell’annuncio di Ursula von der Leyen sull’Eu Kids Act;
  • il mancato rispetto degli obblighi informativi verso gli utenti, rimasti di fatto all’oscuro del fatto che i dati di movimento venissero utilizzati per profilare preferenze commerciali e orientare la pubblicità comportamentale o behavioral advertising, una tecnica di marketing online che consiste nel mostrare annunci pubblicitari personalizzati agli utenti in base alla loro cronologia di navigazione, ai loro interessi e al loro comportamento sul web;
  • la conservazione dei dati di localizzazione per periodi ingiustificatamente lunghi rispetto alle finalità dichiarate.

Il vice commissario della Dpc Graham Doyle ha sottolineato come la condotta aziendale abbia impedito alle persone di comprendere la reale portata del monitoraggio a cui erano sottoposte nei loro spostamenti quotidiani.

Italia verso l’introduzione del divieto di burqa e niqab in classe. Verrà anche posto un limite agli studenti stranieri

Divieto di coprirsi il volto in luoghi pubblici come già avviene in Francia, Belgio ed Austria.
Tetto al numero di studenti stranieri per classe.

La premier italiana Giorgia Meloni ha annunciato l’imminente presentazione in Consiglio dei ministri di un provvedimento normativo focalizzato sulla scuola con l’obiettivo di introdurre divieti per chi indossa burqa e niqab in aula, ma anche per imporre un limite al numero di studenti stranieri nelle classi.

Il divieto di coprirsi il volto in luoghi pubblici è stato introdotto in passato in diversi Paesi europei, tra cui Francia e Belgio, e più di recente è stato vietato anche nelle scuole austriache. In altri, come Spagna e Polonia la libertà di coscienza e di religione è invece protetta dalla Costituzione.

“Sta per arrivare in Consiglio dei ministri un provvedimento che introduce per legge il numero massimo degli studenti stranieri per classe e un provvedimento che introduce l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano e che introduce il divieto di burqa e niqab a scuola“, ha detto Meloni durante il suo intervento a Fenix, la festa di Gioventù Nazionale, movimento giovanile del suo partito Fratelli d’Italia.

Nel motivare l’iniziativa, Meloni ha criticato la gestione passata del tema, affermando: “Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare. Chiamare tutto questo integrazione è un’altra menzogna, una menzogna comoda per chi vive di ideologia, per chi ci fa la morale dai salotti e poi i propri figli li manda in scuole nelle quali questo problema non esiste“.

Inoltre, una classe con troppi stranieri, vede un rallentamento dei programmi scolastici a causa della mancata o scarsa conoscenza della lingua italiana.