Economia: Polonia miglior Paese europeo per reazione a Covid19

L’analisi di Bloomberg pone l’economia polacca al primo posto in Europa per reazione all’emergenza da coronavirus.
Secondo Hillebrand e Die Welt i punti di forza sono sovranità monetaria, bassa dipendenza dall’estero in ogni settore e un’immigrazione controllata.

La Polonia è il Paese europeo che meglio ha saputo reagire alla crisi derivata dal coronavirus.

A dirlo è “Bloomberg” che, citando l’opinione del presidente del Fondo polacco di sviluppo (Pfr) Pawel Borys e riprendendo le previsioni della Commissione Ue, indica come la contrazione del Pil polacco nel 2020 sarà del 4,3%, ovvero appunto tra le più contenute nell’Unione.

A supporto arriva anche la conferma di Unicredit, che nella propria analisi trimestrale in merito alla situazione economica nell’Europa centro-orientale indica quanto di seguito:

“La reazione anti-crisi in Polonia è stata quella più ampia e consistente: il progetto di sostegno per le aziende è stimato al 6,7% del PIL, la dimensione dell’assistenza diretta al 7,4% del PIL e in totale tutte le azioni di salvataggio per l’economia polacca coprono circa il 20% del PIL, il numero più alto in tutta la CEE.”

Sempre l’Istituto bancario, a conferma della bontà dei dati economici della Polonia, aggiunge che la situazione dei nuclei familiari prima della crisi era la migliore nella storia del Paese.

Sulla questione è intervenuto anche il politologo e capo della Friedrich Erbert Foundation, Ernst Hillebrand, il quale ha spiegato su “Focus Online” le ragioni grazie alle quali la Polonia sia riuscita a reagire in questo modo rispetto alle altre economie dell’Unione europea:

“La prima ragione è dovuta a un’economia fortemente sviluppata; e poi, in nessuno dei suoi settori i prodotti esteri superano il 15% del totale. Il 58% del PIL polacco è ricavato dalla domanda interna del Paese. E questo è, bisogna dirlo, dovuto alle politiche conservatrici del governo di Diritto e Giustizia (PiS, la sigla in polacco), che hanno limitato le perdite dei posti di lavoro, come è invece avvenuto in Germania. Anche i finanziamenti europei hanno aiutato la Polonia ad evitare il peggio.”

Infine, arriva anche il “Die Welt” a rafforzare le tesi sopracitate, pubblicando un articolo in cui si legge quanto di seguito:

“La Polonia ha superato la Crisi dell’euro del 2009, la Crisi migratoria nel 2015 e ora supererà anche quella pandemica del 2019-20 con un’economia ancora più forte.”

Sovranità monetaria, domanda interna e confini controllati per regolare l’immigrazione, dunque, risultano essere le chiavi del successo.

Corea del Nord in difficoltà: Kim chiede soldi

Le sanzioni internazionali rendono complicato il commercio con il resto del mondo.
L’idea è quella di emettere obbligazioni, ma si teme una cattiva gestione dei soldi raccolti.

Non bastava il coronavirus, a complicare la vita alla Corea del Nord.

Le sanzioni internazionali stanno complicando i rapporti commerciali con il resto del mondo (ci dovrebbero essere dei divieti, non solo delle sanzioni, ma in qualche modo qualcosa riesce a trovare delle deroghe o delle seconde vie) e, sommati appunto ai danni portati dal coronavirus, stanno mettendo il Paese di Kim Jong Un in una situazione delicata.

Vista l’esigenza di reperire risorse, stando a quanto riporta il “Financial Times” anche se la notizia per ora non è confermata, lo stesso Kim Jong Un starebbe pensando di emettere delle obbligazioni che, raccogliendo valuta estera, arrivino a coprire fino al 60% del budget Nordcoreano; il ricercatore dell’Università di Vienna specializzato in Corea del Nord, Peter Ward, ha così commentato la notizia:

“Sarebbe il primo vero segno che la Corea del Nord è sottoposta a stress finanziari molto significativi a causa delle sanzioni e del virus.”

Il piano prevederebbe l’obbligo per la popolazione più ricca della Nord Corea a comprare i titoli sopracitati, pur senza alcuna garanzia di rimborso.

Inoltre, i timori generali sono inerenti alle modalità con le quali verrebbero spesi i soldi raccolti: curiosi progetti politici e di rappresentanza (“progetti di prestigio di elefanti bianchi, palazzi per il leader e pagamenti per l’elite”) non sono idee nuove da parte di Kim Jong Un.

Nel frattempo, Fitch ha previsto per quest’anno un calo del 6% del Pil Nordcoreano, che sarebbe il risultato peggio dopo quello di 23 anni fa che fu pari ad una caduta del 6,5%.

Scontro tra giganti Cina ed Usa in lite per Hong Kong e accordi commerciali

Continuano i botta e risposta nella guerra commerciale tra le due super-potenze, con la Cina che sospende l’import di prodotti agricoli americani.
Partita a scacchi per Hong Kong.

Continuano le tensioni della guerra commerciale tra Cina ed Usa, inasprita anche dalle vicende inerenti al coronavirus con il presidente Trump lancia accuse dirette e senza mezzi termini (approfondimento ai link1 e link2).

Dopo aver tolto 79 prodotti tra articoli chimici e tessuti dalla lista dei dazi (approfondimento al link), la Cina ora ha deciso di sospendere gli ordini di acquisto di alcuni prodotti agricoli americani.

A riportare l’ordine dato dai funzionari del governo cinese alle principali aziende agricole statali, Cofco e Sinograin, è “Bloomberg”. Più nel dettaglio, gli articoli in questione sono quelli alla base dell’accordo di Fase 1 sottoscritto a gennaio e, al momento, l’azione non riguarda le aziende private.

Inoltre, le società cinesi hanno annullato ordini di carne di maiale proveniente dagli Usa per una quantità non precisata.

Nel frattempo, le tensioni sono alimentate per ciò che sta succedendo ad Hong Kong, dove è stato cancellato lo status speciale derivante da un trattato internazionale sottoscritto nel 1997 (e valido per 50 anni) quando la città è passata dal Regno Unito alla Cina.

Pechino, per cercare di rafforzare la sua presa, ha emesso leggi speciali al fine di limitare le libertà di cui Hong Kong gode.

Coronavirus, Zamagni: “Pandemic will change everything”

Work, bureaucracy, education: a pandemic will purge.
Greater importance for non-governmental organizations.
Italy has always managed, soon they will find new roads.

(Translation by Jolanta Micinska – Hercog)
(Italian version at link)
(Polish version at link – by Magda Żymła)

What coronavirus introduces, among other things, is a dramatic change in our lives, from rules to habits.

And it will also affect the mentality and understanding of the state of affairs.
We discussed this with prof. Stefano Zamagni, former president of the Third Sector Agency, professor at Johns Hopkins University, dean of the Faculty of Economics of the University of Bologna, one of the main collaborators of Pope Benedict XVI in editing the text of the encyclical “Caritas in Veritate” (in 2007-2009) and, from 2019 , president of the Pontifical Academy of Social Sciences.


Professor Zamagni, as Wikipedia also reports, you are a global expert in the field of social economy. What is your point of view on the current situation?

“Look, those who know the Italian character, and here the story is clear, know that Italians have a specific feature: they must reach the edge of the abyss; when they get there, they put off all disputes, roll up their sleeves and start again. It has always been like that. This leads me to the conclusion that when this crisis situation is over, there will be a strong revival of our people’s interest in what we call “the common good.”

What do you mean?

“This pandemic shows us that the” total good “orientation has led to the failure we are now observing. We must replace the adjective “total” with the adjective “common”. This means that people, and above all companies, must act in order to stay on the market in conditions of good development and economic and financial balance, but not only: it is a mistake, and here responsibility also lies with professors of economics, it is stated that the goal the company is maximizing profit for shareholders (shareholder value).”

They say so indeed. What, in your opinion, is the company’s purpose?

“Historically, the company was born with the mission of producing value, or rather creating value. This value cannot be transferred to profit without coverage. Profit must be a share, even significant, in value, but not in everything as it has been in the last 25-30 years.
In this respect, many economists change their point of view.”

And how can you define this change?

“There would be many, but I’m going to pay attention to four points in particular.
The first point is what we just said. The second thing is to understand the correct nature of bureaucracy: today everyone is against bureaucracy, nobody even thinks about talking about it well, but it’s a very serious mistake.”

This is curious. Why?

“Because bureaucracy is not a cause but an effect. The reason for bureaucratization is the search for income, and the search for income is a state of mind that affects both the public and private sectors. This is due to the fact that bureaucracy is an instrument that allows (the state or private entrepreneur) to acquire and maintain rent-seeking positions.

Income is the number one enemy of both salary and profit: the higher the pension, the lower the profit and thus the lower the investment rate in innovation. On the other hand, the lower the salary, the lower the actual demand.
This pandemic will sweep away this mentality because it has shown that if a company does not introduce real innovation, it falls out of the market. Let’s look at a banal and direct example: the only companies that managed to work are those that launched the so-called smart working (15-20%); not only because they placed computers in employees’ homes, but because they changed the organization of work. Until now, again because of the search for profit, companies and organizations do not want to change the way of production, sticking to the outdated model of Taylorism and at the same time losing its resilience.
If we introduce this concept into public administration, we will understand why all political parties, from left to right, want to keep bureaucracy. They all promise to limit it, never doing it: bureaucracy serves politicians to maintain their power.
Enterprises – clearly and fortunately there are praiseworthy exceptions – do not criticize this strongly and firmly, because they themselves fall victim to bureaucracy, and are therefore afraid that by acting against public bureaucracy, it will eventually turn against them.”

So, if I properly follow your reasoning, when we have explained the need to focus on the common good rather than the total good, then we need to work out the causes that generate bureaucracy. Third thing, what would it be?

“The third thing is education.
The structure of the university education sector should be completely changed. The current structure is still the structure of the Gothic reform of twenty years of fascism: a Taylorist type structure where the teacher acts as a workshop manager who checks if students learn their lessons and where the institution functions as a courtroom where young people are assessed and sanctioned (including sense that if the sentence is negative, they fail.

The question is: why, for over seventy years, all political forces have not had the courage to change the fascist system in such an important issue as education? Why was it limited to approving reforms, not transformation?
It is obvious that we must wait for the citizens to organize and speak up if we really want school to become a place of education, not just studying.
Take the case of the reform known as Alternanza Scuola – Lavoro (“school-work alternation”): the one who invented it, I hope, had good intentions, but made a huge mistake! There can be no question of alternation between school and work, but rather of school-work coherence.”

The third point is inherent in education reform, which also applies to what was said at the beginning. And the fourth point?

“Finally, we are dealing with a scandal due to the fact that during this crisis period the third sector was kept out of the way: we have the best third sector in the world among volunteers, social cooperatives, social enterprises, NGOs, foundations and was not involved in the decision-making process .
The social dimension is not guaranteed by the state, hospitals, police or carabinieri, but by the third sector.”

How do you see the situation developing?

“Now that the events have reached the inevitable turning point, you will see that when this crisis ends, it will cause a domino effect.
People have already understood what we have talked about before is just a matter of waiting for some collective entity to start the process. It won’t be long, a few months, by the end of the year at the latest.
And it will not be a matter of finding a leader, they will appear later. Rather, it is a matter of raising awareness of organized civil society.
Once the critical mass is reached, the process of rebuilding the country can begin.
Please go to the website of the “Politica Insieme” association and you will have an idea about the current state of affairs.”

Bce: prove generali per operare da agosto anche senza la Bundesbank

Lagarde starebbe pensando a un piano B nel caso in cui i tedeschi debbano lasciare il programma di acquisto di bond. Pronta un’azione legale, rischi per l’euro.

Tira brutta aria in Europa, dopo la decisione tedesca del 5 maggio 2020. In quella data, la Corte costituzionale di Germania aveva emesso una sentenza secondo la quale la Banca centrale di Berlino, la Bundesbank, doveva porre fine entro tre mesi all’acquisto di titoli di Stato europei, a meno che la Banca Centrale Europea (Bce) guidata da Christine Lagarde non fornisse prove sull’effettiva necessità di tali acquisti.

Stando a quanto rivelano a “Reuters” quattro fonti, che hanno chiesto di essere protette dall’anonimato, la Bce sarebbe in procinto di pensare ad un piano B nel caso in cui la Corte Suprema tedesca costringa la Bundesbank a lasciare il programma di acquisto di bond da diverse migliaia di miliardi di euro.

La Banca Centrale di Berlino è il principale protagonista vista la quota in capo alla Germania, per questo la Bce starebbe pensando ad un’azione legale al fine di tutelarsi riportando la Bundesbank all’interno del suddetto programma, nel caso in cui le cose vadano per il peggio.

La Corte costituzionale tedesca ha dato tempo fino ad agosto alla Bce per giustificare il cospicuo acquisto di titoli di Stato; diversamente, dovrà continuare il programma senza la Bundesbank, la quale ad oggi stando ai piani dovrebbe effettuare più di un quarto degli acquisti di titoli obbligazionari.

Nel caso in cui la sentenza della Corte di Karlsruhe non fosse quella sperata dalla Bce, ci troveremmo molto probabilmente davanti ad un momento cruciale per la tenuta dell’euro, finora fortemente voluto proprio dalla Germania. Berlino ha da sempre dettato le politiche monetarie al resto dell’Unione Europea, creando al contempo un eccessivo surplus commerciale.

(Articolo originariamente pubblicato su “Wall Street Cina“, che ringraziamo)