Trump: ora devo prendere una decisione: o l’Iran firma l’accordo, o cesserà di esistere

Il presidente americano a 360 gradi.
Sull’Iraq: non abbandonerò mai i nostri alleati.
Sul Venezuela: riempiremo le nostre riserve con il loro petrolio.
Sulla Polonia: nutro grande rispetto per il presidente polacco, possibile base militare in Polonia.

“Ora devo prendere una decisione: o l’Iran firma l’accordo, oppure cesserà di esistere“.

Così Donald Trump ha risposto ai giornalisti alla Casa Bianca prima di partire per il Texas, riferendosi ai colloqui con Teheran. Il presidente americano è stato interpellato anche sul volo FlyDubai e sulla possibilità di ritorsioni da parte degli Stati Uniti qualora venisse confermato un coinvolgimento dell’Iran.

“Saranno colpiti duramente. Non preoccupatevi“, ha dichiarato Trump, come riporta Rai News. Alla domanda se fosse stato informato del coinvolgimento iraniano, il presidente ha risposto: “Direi di sì, in base a quello che sento. Ma ci stiamo lavorando proprio ora“.

Trump ha quindi parlato dell’Iraq: “Non abbandonerò mai i nostri alleati“, ha affermato.

Sul Venezuela, invece, il presidente ha dichiarato: “Riempiremo le nostre riserve strategiche nazionali con il petrolio venezuelano“.

Interpellato sul rilascio da parte del Regno Unito dei sospetti legati alla base militare, Trump ha detto di essere rimasto “sorpreso“. “Ho molto rispetto per Scotland Yard. Penso che sappiano quello che fanno, ma sono rimasto un pò sorpreso“, ha aggiunto.

Il presidente americano ha risposto anche a una domanda sulla possibilità di una base militare statunitense in Polonia. “Nutriamo grande rispetto per il presidente polacco, quindi stiamo valutando la questione. E potrebbe concretizzarsi“, ha detto Trump.

Società russa di analisi dati usata dalle polizie Ue

Le autorità americane dicono che la società con sede in Virginia sia in realtà russa e collabori col governo russo.
L’hanno usata le forze dell’ordine di Italia, Germania, Spagna e Polonia.
Pochi giorni fa lo scandalo dei miliardi spesi dall’Ue in cybersicurezza senza verificare dove finissero i fondi.

Una società statunitense specializzata nell’estrazione di dati, accusata dalle autorità americane di essere in realtà posseduta e gestita da russi, ha lavorato a progetti finanziati dall’Ue e venduto i propri servizi alle forze dell’ordine europee, incluse quelle italiane.

Lo scrive Politico.eu, poi ripreso da Ansa, sulla base di documenti visionati dal giornale. Si tratta di Oxygen Forensics, ha sede ufficiale in Virginia e sviluppa software per estrarre e analizzare informazioni da smartphone e computer.

Il Dipartimento di Giustizia Usa sostiene che il software fosse sviluppato e gestito da un team in Russia diretto dal cittadino russo Oleg Sergeyevich Davydov. Politico.eu cita un documento tecnico della Procura di Sassari dell’aprile 2026 che elenca Oxygen Forensics tra i sistemi utilizzabili dalla polizia giudiziaria per estrarre e analizzare dati da dispositivi mobili. Sempre secondo Politico.eu, i prodotti di Oxygen Forensics sono stati utilizzati in almeno due progetti finanziati dall’Ue sulla raccolta, elaborazione e condivisione delle prove digitali. La Commissione ha invece precisato che Oxygen non faceva parte dei consorzi dei due progetti e non ha quindi ricevuto finanziamenti Ue. Uno dei programmi, Inspectr, finanziato da Horizon 2020, ha continuato a operare fino al 2023.

Ancora, secondo Politico.eu, i prodotti Oxygen sono stati inoltre accreditati o acquistati da forze di polizia di diversi Paesi europei, tra cui Germania, Spagna, Italia e Polonia. I proprietari russi di Oxygen avrebbero inoltre controllato Mko Systems, società che vendeva la stessa tecnologia di base all’Fsb e al ministero dell’Interno russo. La denuncia americana non sostiene che il software contenesse codice dannoso né che Oxygen abbia avuto accesso non autorizzato ai sistemi o ai dati dei clienti.

Proprio pochi giorni, era emerso lo scandalo dei miliardi spesi dall’Ue in cybersicurezza senza che nessuno verificasse a chi finivano i soldi e come questi venivano spesi (approfondimento al link).

Italia verso l’introduzione del divieto di burqa e niqab in classe. Verrà anche posto un limite agli studenti stranieri

Divieto di coprirsi il volto in luoghi pubblici come già avviene in Francia, Belgio ed Austria.
Tetto al numero di studenti stranieri per classe.

La premier italiana Giorgia Meloni ha annunciato l’imminente presentazione in Consiglio dei ministri di un provvedimento normativo focalizzato sulla scuola con l’obiettivo di introdurre divieti per chi indossa burqa e niqab in aula, ma anche per imporre un limite al numero di studenti stranieri nelle classi.

Il divieto di coprirsi il volto in luoghi pubblici è stato introdotto in passato in diversi Paesi europei, tra cui Francia e Belgio, e più di recente è stato vietato anche nelle scuole austriache. In altri, come Spagna e Polonia la libertà di coscienza e di religione è invece protetta dalla Costituzione.

“Sta per arrivare in Consiglio dei ministri un provvedimento che introduce per legge il numero massimo degli studenti stranieri per classe e un provvedimento che introduce l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano e che introduce il divieto di burqa e niqab a scuola“, ha detto Meloni durante il suo intervento a Fenix, la festa di Gioventù Nazionale, movimento giovanile del suo partito Fratelli d’Italia.

Nel motivare l’iniziativa, Meloni ha criticato la gestione passata del tema, affermando: “Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare. Chiamare tutto questo integrazione è un’altra menzogna, una menzogna comoda per chi vive di ideologia, per chi ci fa la morale dai salotti e poi i propri figli li manda in scuole nelle quali questo problema non esiste“.

Inoltre, una classe con troppi stranieri, vede un rallentamento dei programmi scolastici a causa della mancata o scarsa conoscenza della lingua italiana.

Mosca: gli attacchi vicino le frontiere servono a interrompere le linee di fornitura militare

La Russia: nessuna intenzione di attaccare la Nato, gli attacchi alle frontiere mirano unicamente ad interrompere le forniture militari proveniente da Ue e Nato per l’Ucraina.

Il ministero della Difesa russo ha diffuso il video di un nuovo attacco con un drone sul posto di frontiera di Yahodyn, nella regione ucraina della Volinia al confine con la Polonia, già colpito domenica scorsa.

“I raid regolari sui valichi di frontiera dell’Ucraina stanno interrompendo le linee terrestri di fornitura di aiuti militari nelle vicinanze di centri chiave di trasporto e logistica delle forze ucraine“, ha commentato il ministero, citato dall’agenzia Tass e poi ripreso da Ansa.

Polonia: in scontro militare sconfiggeremmo Russia. Mosca: sparireste in 2-3 giorni

Sikorski, ministro degli esteri polacco, ritiene la Polonia militarmente superiore alla Russia.
Patrushev, consigliere di Putin: lo Stato polacco cesserebbe di esistere in 48-72 ore.

Se la Polonia muovesse guerra alla Russia, Mosca “utilizzerebbe il suo intero arsenale di forze e risorse disponibili, e lo stato polacco cesserebbe di esistere in due o tre giorni“.

Lo ha affermato Nikolay Patrushev, consigliere del presidente russo Vladimir Putin, in un’intervista al sito del giornale Argumenty i Fakty, ripresa dalla Tass e poi da Ansa.

Patrushev ha citato dichiarazioni del ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, secondo le quali in uno scontro militare la Polonia sconfiggerebbe la Russia.

Secondo il consigliere di Putin, quella di Sikorski è una valutazione “dilettantistica” della potenza militare russa.