Polonia: Duda riconfermato Presidente della Repubblica

Riconfermato il candidato uscente del partito al governo.
Vittoria di misura al ballottaggio su Trzaskowski, che ha assorbito i voti dei candidati eliminati al primo turno.

Andrzej Sebastian Duda ha vinto le elezioni presidenziali, riconfermandosi come presidente della Repubblica Popolare della Polonia.

Nel primo turno, svoltosi domenica 28 giugno, Duda aveva distanziato con un buon margine (13,5% in più rispetto al secondo classificato tutti gli altri candidati (undici in totale), pur non riuscendo ad ottenere il 50% più uno dei voti.

Al ballottaggio, che si è tenuto ieri domenica 12 luglio, il rivale Rafal Trzaskowski (sindaco di Varsavia, liberale ed appartenente al partito P.O.) è riuscito ad accaparrarsi quasi tutte le preferenze degli altri candidati eliminati, ma ciò non è bastato ed Andrzej Duda (alleato del partito conservatore attualmente al governo PiS) si è imposto con un margine di circa 2,5 punti percentuali riuscendo a riconfermarsi nel ruolo di presidente della Polonia.

Di seguito, il dettaglio delle votazioni del primo e del secondo turno:

Vaccini: l’inchiesta svizzera e la Polonia unico Paese a dire no

Corsa all’acquisto per milioni di euro di vaccini poi mai utilizzati; chi li ha, cerca di rivenderli prima che scadano. L’Oms, attaccato, cambia la definizione di “pandemia”.
L’ex ministro polacco alla Salute non ne comprò neanche uno, ma la Polonia non subì alcuna epidemia.

È una frenetica corsa al vaccino, quella per il coronavirus.

La pandemia da Covid19 che ha colpito il mondo intero seminando panico e terrore, ha visto e tutt’ora vede diversi punti di vista darsi battaglia in merito a come sia meglio affrontare e gestire l’emergenza.

Ma, ancor prima, la battaglia riguarda il capire di cosa realmente si stia trattando. Dalle posizioni definite “complottiste” che individuano nel vaccino solo il grande business (approfondimento al link), a chi sostiene che il vaccino sia utile ed arriverà, si spera, entro la fine dell’anno (approfondimento al link).

Un caso su tutti, però, spicca agli occhi: è quello della Polonia, con l’allora ministro alla Salute Ewa Kopacz, che fu l’unico Paese a non comprare neanche una dose di vaccino in occasione dell’epidemia di H1N1.

Paesi di tutto il mondo scatenarono una corsa all’acquisto dei vaccini, che rimasero poi in molti casi addirittura inutilizzati (nel video sotto riportato si vedono le quote inutilizzate su quelle acquistate).

A livello europeo si spesero circa 5 miliardi di euro, a livello mondiale circa 18 miliardi di euro.

La Svizzera, per esempio, ha venduto all’Iran 750.000 dosi prima che scadessero.

L’Oms, che ha recentemente subìto il ritira degli Usa dall’Organizzazione da parte del presidente americano Donald Trump (approfondimento al link), attaccato sul tema, modificò la definizione di “pandemia” sul suo sito. La definizione medesima passa da “malattia che si diffonde molte velocemente e causa un gran numero di malati gravi e di morti” ad una definizione che non parla di morti e malati, non facendo più percepire la differenza tra influenza pandemica ed influenza stagionale.

L’Oms, a sua volta, si è giustificato definendo l’accaduto come un equivoco.

Di seguito il video con l’inchiesta:

Economia: Polonia miglior Paese europeo per reazione a Covid19

L’analisi di Bloomberg pone l’economia polacca al primo posto in Europa per reazione all’emergenza da coronavirus.
Secondo Hillebrand e Die Welt i punti di forza sono sovranità monetaria, bassa dipendenza dall’estero in ogni settore e un’immigrazione controllata.

La Polonia è il Paese europeo che meglio ha saputo reagire alla crisi derivata dal coronavirus.

A dirlo è “Bloomberg” che, citando l’opinione del presidente del Fondo polacco di sviluppo (Pfr) Pawel Borys e riprendendo le previsioni della Commissione Ue, indica come la contrazione del Pil polacco nel 2020 sarà del 4,3%, ovvero appunto tra le più contenute nell’Unione.

A supporto arriva anche la conferma di Unicredit, che nella propria analisi trimestrale in merito alla situazione economica nell’Europa centro-orientale indica quanto di seguito:

“La reazione anti-crisi in Polonia è stata quella più ampia e consistente: il progetto di sostegno per le aziende è stimato al 6,7% del PIL, la dimensione dell’assistenza diretta al 7,4% del PIL e in totale tutte le azioni di salvataggio per l’economia polacca coprono circa il 20% del PIL, il numero più alto in tutta la CEE.”

Sempre l’Istituto bancario, a conferma della bontà dei dati economici della Polonia, aggiunge che la situazione dei nuclei familiari prima della crisi era la migliore nella storia del Paese.

Sulla questione è intervenuto anche il politologo e capo della Friedrich Erbert Foundation, Ernst Hillebrand, il quale ha spiegato su “Focus Online” le ragioni grazie alle quali la Polonia sia riuscita a reagire in questo modo rispetto alle altre economie dell’Unione europea:

“La prima ragione è dovuta a un’economia fortemente sviluppata; e poi, in nessuno dei suoi settori i prodotti esteri superano il 15% del totale. Il 58% del PIL polacco è ricavato dalla domanda interna del Paese. E questo è, bisogna dirlo, dovuto alle politiche conservatrici del governo di Diritto e Giustizia (PiS, la sigla in polacco), che hanno limitato le perdite dei posti di lavoro, come è invece avvenuto in Germania. Anche i finanziamenti europei hanno aiutato la Polonia ad evitare il peggio.”

Infine, arriva anche il “Die Welt” a rafforzare le tesi sopracitate, pubblicando un articolo in cui si legge quanto di seguito:

“La Polonia ha superato la Crisi dell’euro del 2009, la Crisi migratoria nel 2015 e ora supererà anche quella pandemica del 2019-20 con un’economia ancora più forte.”

Sovranità monetaria, domanda interna e confini controllati per regolare l’immigrazione, dunque, risultano essere le chiavi del successo.

La Parola ai Lettori – Polonia: legge anti violenza all’unanimità, ma partono subito le proteste

Sostanzialmente tutti d’accordo sulla legge che si pone il fine di difendere le donne vittime di violenza familiare.
Materia delicata e non completamente chiara: già partita la petizione per farla revocare.

Ci arriva dai nostri lettori la segnalazione inerente alla nuova legge polacca contro le violenze domestiche (link).

La medesima prevede che l’allontanamento immediato dell’autore della violenza dalla vittima; vale a dire che chi sarà accusato di violenza domestica dovrà immediatamente lasciare l’abitazione su intervento della polizia.

La persona allontanata da casa dovrà farsi ospitare da altri famigliari od amici sino alla sentenza; se privo di legami di questo genere, dovrà andare in hotel.

Ancora, se non avrà i fondi necessari per alloggiare in hotel, verrà portato dalla polizia al dormitorio pubblico più vicino. Sempre alla polizia spetterà il compito di controllare periodicamente che la persona soggetta all’ordine di lasciare l’appartamento o di non avvicinarsi ad esso, rispetti le sanzioni le sono state imposte.

A tal proposito, la polizia è stata debitamente attrezzata al fine di svolgere il nuovo ruolo assegnatole. Più precisamente, il viceministro della Giustizia Marcin Romanowski ha dichiarato.

La polizia riceverà strumenti reali per contrastare efficacemente la violenza domestica e la Polonia si unirà al gruppo di Paesi in cui le vittime di questo genere di violenza ricevono la migliore protezione. In questo modo spezziamo una certa spirale di violenza e silenzio.

È intervenuto sul tema anche il ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro:

Molti parlano della violenza nella famiglia polacca, ma spesso finisce con le parole; i governi liberali di sinistra hanno avuto molto tempo per intervenire ma non ci sono mai state soluzoni specifiche. Contrariamente alla critica, alle accuse secondo cui ignoriamo il problema della violenza contro una donna, siamo stati noi a presentare una soluzione specifica che è una risposta a questi drammi.

Hanno votato a favore del disegno di legge 433 deputati, 6 i voti contrari ed altrettanti quelli astenutisi. In buona sostanza la legge è stata adottata all’unanimità dal Sejm, con l’unica eccezione del partito “Konfederacja”.

La legge, che è stata sviluppata sulla base di quelle presenti in Spagna, Repubblica Ceca ed Austria, entrerà in vigore sei mesi dopo il giorno della promulgazione e prevede anche che la vittima sia esente dalle spese processuali.

Le critiche

Nonostante la sostanziale unanimità politica, la materia è delicata ed ha subito trovato l’opposizione di molti: è infatti partita immediatamente la petizione (link) con cui si chiede al Presidente polacco di verificare la conformità della legge stessa.

I punti in discussione sono svariati, si va dall’incostituzionalità (Art. 45) alla lesione dei diritti umani e della proprietà privata (l’abitazione viene lasciata a prescindere alla vittima ed ai figli, ritenendo che sia per quest’ultimi uno shock dover cambiare il luogo residenza, ma non si tiene conto del fatto che possa essere per loro uno shock dover rimanere in un luogo nel quale hanno convissuto con violenze).

Basta infatti la denuncia da parte della vittima per scattare l’ordinanza e far attuare le misure sanzionatorie, senza che si proceda ad ulteriori verifiche: il fine è, ovviamente, quello di limitare il tempo durante il quale la vittima rimanga a contatto con l’aggressore dopo aver esposto la denuncia (momento storicamente problematico).

La legge, da applicarsi ovviamente sia essa l’uomo che alla donna a seconda di commette la violenza, presenta poi il limite di dichiarare colpevole una persona sulla base della denuncia; questo non pare conforme con il principio adottato dalla maggior parte dei Paesi occidentali ed enunciato dall’Art.11 della Dichiarazione dei Diritti Umani del 1948, statuito a livello cogente dall’Art. 6 della CEDU e dall’Art. 48 della Carta di Nizza.

Non si precisa poi se le spese processuali vengano addebitate alla vittima nel caso in cui l’accusa risulti falsa e se venga riconosciuto un indennizzo alla persona ingiustamente denunciata; cose, queste, a cui bisognerebbe dare risposte precise (in Spagna i casi di false accuse sono infatti lievitate dopo l’introduzione di questa legge).

Una legge, dunque, scritta sicuramente a fin di bene ma che dovrebbe essere completata sotto diversi aspetti.

(Ringraziamo per la segnalazione ed il contributo S.D.R. ed E.T., che ci scrivono dalla Polonia).

Legge-bavaglio contro i giudici: procedura Ue per sanzionare la Polonia

Da tempo sotto le critiche dell’Ue per l’influenza esercitata su tribunali, media e società civile, il governo polacco è nel mirino europeo per quella che è stata definita una legge-bavaglio contro i giudici.
Avviata la procedura di infrazione, alla quale la Polonia dovrà rispondere entro due mesi.

L’Ue, da tempi non sospetti, ha nel mirino il governo polacco. Le accuse che la Commissione muove contro il partito PiS, alla guida della nazione più grande dell’ex blocco comunista, sono quelle di minare la democrazia tramite l’aumento del controllo diretto di tribunali, media e società civile.

In questo caso, al centro del dibattito c’è quella che è stata definita una “legge-bavaglio” contro i giudici; la legge in questione, introdotta all’inizio del 2020, consentirebbe di punire i giudici che criticano le riforme del governo inerenti al sistema giudiziario.

Da parte sua, il governo, respinge le accuse esattamente come in passato.

Più precisamente, per bocca del membro ceco della commissione esecutiva responsabile della difesa dei valori democratici dell’Ue Vera Jourova, la Commissione europea sostiene quanto di seguito:

Vi sono chiari rischi che le disposizioni relative al regime disciplinare nei confronti dei giudici possano essere utilizzate per il controllo politico del contenuto delle decisioni giudiziarie. Questa è una questione europea perché i tribunali polacchi applicano la legge europea; i giudici di altri Paesi devono confidare che i giudici polacchi agiscano in modo indipendente. Questa fiducia reciproca è il fondamento del nostro mercato unico.

La Commissione darà due mesi di tempo alla Polonia per rispondere ai temi sollevati da Bruxelles; nel caso in cui il governo a guida PiS si rifiutasse di rispondere, l’Ue porterebbe la vicenda davanti alla Corte di giustizia europea, la quale a sua volta potrebbe imporre pesanti sanzioni.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato da “Gazzetta Italia“, che ringraziamo.