Messico-Ue: a breve la modernizzazione dell’accordo commerciale

Sheinbaum: aprirà nuovi orizzonti commerciali.
L’Ue nel 2025 è stata il secondo mercato per l’export Messicano per un valore di circa 30 miliardi di dollari.

La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha affermato che la modernizzazione dell’accordo commerciale con l’Unione europea consentirà al Paese di aprire “altri orizzonti” economici, mentre proseguono i negoziati sul trattato nordamericano con Stati Uniti e Canada.

L’intesa con Bruxelles sarà firmata il 22 maggio a Città del Messico durante un vertice con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Sheinbaum, riportano i media locali poi ripresi da Ansa, ha spiegato che il nuovo accordo punta ad attrarre maggiori investimenti stranieri e ad aumentare l’export messicano verso il mercato europeo, in una fase segnata dalle tensioni commerciali legate ai dazi introdotti dal presidente statunitense Donald Trump nel suo secondo mandato.

Secondo i dati diffusi dal governo, nel 2025 l’Unione europea è stata il secondo mercato di destinazione delle esportazioni messicane, per un valore di 27,6 miliardi di dollari, mentre le importazioni dall’Europa hanno raggiunto quasi 67 miliardi.

Il settore imprenditoriale messicano ritiene che l’intesa possa rafforzare il ruolo del Paese come piattaforma produttiva alternativa per le imprese europee.

Anche la Danimarca guarda a destra

Crolla Mette Frederiksen, paladina anti Trump, con la sinistra che ottiene il peggior risultato dal 1903.
L’immigrazione è ora il tema centrale e il re Federico X chiede agli ultraconservatori di formare un esecutivo.

Anche la Danimarca ora guarda a destra.

Dopo che Mette Frederiksen, la paladina anti Trump protagonista della battaglia per la Groenlandia, non è riuscita a formare una coalizione di governo, re Federico X ha chiesto a Troels Lund Poulsen, leader del partito ultraconservatore Venstre, di mettere insieme un nuovo esecutivo.

L’annuncio ha scosso l’establishment politico, dato che Frederiksen è stata una figura di spicco della politica danese per decenni. Il suo partito di sinistra, i Socialdemocratici, ha ottenuto la maggioranza relativa dei voti alle elezioni parlamentari di marzo, ma ha perso consensi, registrando il peggior risultato elettorale dal 1903 e nessun partito ha di fatto conquistato la maggioranza.

Da allora, come riporta Il Tempo, Frederiksen ha cercato di formare un governo di sinistra con il sostegno dei moderati di centro-destra di Lars Løkke Rasmussen, che è considerato un ago della bilancia grazie ad una posizione intermedia tra Frederiksen e Troels Lund Poulsen, ma il progetto di “campo largo alla danese” non ha convinto.

Venerdì sera Rasmussen, potente ex ministro degli Esteri, ha abbandonato i negoziati promettendo sostegno a Poulsen.

Il sovrano ha così chiesto a lui di “guidare i negoziati al fine di formare un governo“, senza la partecipazione dei socialdemocratici e dei moderati.

Negli ultimi anni la politica danese si è spostata sempre più a destra e le elezioni di marzo hanno visto un aumento dei voti per i partiti conservatori.

L’immigrazione è diventata un tema centrale e persino i partiti di sinistra hanno adottato politiche più restrittive in materia di controllo dei lavoratori extracomunitari che entrano nel paese.

Mercosur: la Polonia fa ricorso alla Corte di Giustizia Europea

La Polonia continua l’opposizione verso l’accordo perchè danneggerebbe fortemente l’agricoltura europea.
Erano contrari anche Francia, Irlanda ed Ungheria; l’Italia chiedeva modifiche.

Il Consiglio dei Ministri polacco ha deciso di deferire l’accordo UE–Mercosur alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Il vice primo ministro Władysław Kosiniak-Kamysz ha infatti comunicato che la Polonia presenta un ricorso, sottolineando la coerenza dell’azione del governo e l’ottenimento di clausole di salvaguardia a tutela degli agricoltori e della qualità degli alimenti.

Il ministro dell’Agricoltura Stefan Krajewski, come riporta Polonia Oggi, ha precisato che il ricorso non deve necessariamente bloccare l’accordo, poiché la decisione finale spetta alla Commissione Europea ma la Polonia contesta le modalità di adozione dell’intesa, incluso il suo parziale utilizzo a partire dal 1 maggio, e chiede che la Corte valuti la legittimità di tali procedure.

La questione si inserisce in un contesto istituzionale più ampio. A gennaio anche il Parlamento Europeo aveva chiesto alla Corte di verificare la compatibilità dell’accordo con i trattati dell’UE.

A marzo il Sejm polacco aveva invitato il governo a presentare un ricorso autonomo, mentre ad aprile il presidente Karol Nawrocki ha esortato il primo ministro Donald Tusk ad agire immediatamente in merito.

L’accordo UE-Mercosur è stato firmato il 17 gennaio 2026, dopo il via libera della maggioranza degli Stati membri, nonostante l’opposizione, tra gli altri, di Polonia (approfondimento al link), Francia (approfondimento al link), Irlanda (approfondimento al link) ed Ungheria ed alcune modifiche richiesta dall’Italia (approfondimento al link).

Per entrare pienamente in vigore, deve ancora essere ratificato da tutti i Paesi dell’UE.

L’Ue predica il bando al gas russo ma ne compra di più

Incremento delle esportazioni di gas russo verso l’Ue aumentate del 20,8%.
Ancora una volta l’Ue predica bene e razzola male.

Mentre Bruxelles ribadisce l’obiettivo di azzerare le importazioni di gas russo entro il 2027, i dati dei primi quattro mesi del 2026 raccontano una realtà più complessa e, per molti versi, paradossale.

Le esportazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) dalla Russia verso l’Unione Europea infatti, come riporta InsideOversono aumentate del 20,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo i 6,4 milioni di tonnellate.

A rivelarlo è un’analisi del gruppo londinese LSEG, ripresa martedì da Reuters e citata dalla Berliner Zeitung.

Come spesso accade, l’Europa predica bene e razzola male.

Ungheria: primo “scandalo” del nuovo premier Magyar

Aveva promesso di combattere il nepotismo, il clientelismo e la corruzione di Orban; ma ha nominato subito Ministro della Giustizia il marito della sorella.

Il nuovo Primo Ministro ungherese, Peter Magyar, ha promesso di combattere il nepotismo, il clientelismo e la corruzione di Viktor Orban.

Poi, però, ha nominato il marito della sorella, Marton Melletti-Barna, Ministro della Giustizia.

Come riporta Giubbe Rosse, Magyar insiste sul fatto che la nomina sia avvenuta solo in base ai meriti.