Allarme Istat: più di un’azienda su tre rischia la chiusura

Tragico il bilancio post Covid19: possibile che abbassino le serrande il 38,8% delle aziende.
È mancato l’aiuto del governo; percentuali elevate anche per le grandi imprese: circa una su cinque.

Ritorna a muoversi il mercato a maggio, dopo le forti contrazioni avvenute a marzo e ad aprile; ma la ripresa è lenta, troppo lenta.

Nella sua periodica nota, l’Istat dice che a maggio (inteso rispetto al mese precedente di aprile) “sono aumentate le esportazioni extra-Ue” ed i dati “hanno iniziato a registrare i primi segnali di ripresa dell’attività produttiva legati al progressivo allentamento del lockdown. Permangono limitazioni agli spostamenti internazionali che producono effetti negativi su trasporti aerei e turismo”.

Tra alberghi e ristoranti, sono addirittura oltre sei su dieci quelli che rischiano la chiusura entro un anno dallo scoppio dell’emergenza legata al coronavirus, mettendo a repentaglio circa 800 mila posti di lavoro.

Più precisamente stiamo parlando del 65,2% delle strutture, che nel loro complesso valgono 19,6 miliardi di euro.

Non va meglio alle imprese impegnato negli ambiti di sport, cultura ed intrattenimento che vedono un rischio chiusura per il 61,5% di esse (700 mila posti di lavoro ed un valore aggiunto pari 3,4 miliardi di euro), mentre il settore dell’abbigliamento ha subìto un calo del 40%.

La nota dell’Istat, che si basa su uno studio inerente le aziende con un numero di addetti superiore a 3, chiude poi mettendo in luce come sia a rischio la sopravvivenza del 38,8% delle aziende italiane:

L’impatto della crisi sulle imprese è stato di intensità e rapidità straordinarie, determinando seri rischi per la sopravvivenza: il 38,8% delle imprese italiane (pari al 28,8% dell’occupazione, circa 3,6 milioni di addetti) ha denunciato l’esistenza di fattori economici e organizzativi che ne mettono a rischio la sopravvivenza nel corso dell’anno.

Scendendo più in profondità con l’analisi, vediamo che il pericolo chiusura è pari al 18,8% per le grandi imprese, al 22,4% per le medie imprese, al 33,5% per le piccole ed addirittura al 40,6% per le micro imprese. Confrontando i dati nello scenario internazionale, in Italia si è decisamente fatto troppo poco a sostengo delle aziende.

Automation, Sapelli: “Long live robots, but with reasonable intelligence”

Yes for automation and technology, but in moderation.
Savings on labor have an impact on the risk of investing in fixed assets and sales.

(Translation by Jolanta Micinska – Hercog)
(Italian version at link)
(Polish version at link – translation by Aneta Chruscik)

The use of technology means growth in all sectors.

Its arrival was inevitable and there are probably many aspects in which it created positive value. Technology leads to a stronger entry of automation and robotics, which finds its foundations on assembly lines in Fordism and Taylorism.

Large, mass production requires the use of a large labor force. Each employee is a separate story, with needs, problems, availability and character, which is individual for each of them; then, of course, there are also physical limits.

Jolanta Micinska – Hercog

The robot, on the other hand, has no problems related to humor, duties or the possibility of working shifts or on weekends, does not submit requests for increases and is not subject to trade union protection.

However, when the pressure is too excessive, there is a great risk of double-edged weapon threat.

We talked about this with prof. Giulio Sapelli, economist, historian, company manager and (lecturer) academic in Europe, Australia and the Americas, placed by the International Bibliography of Business History among the founders of global history of companies, whose latest book is entitled “Why do companies exist and how are they built“, Published by “Guerini e associati“.

Professor Sapelli, you are one of the greatest business experts on a global level, how do you assess the strong propensity for automation introduced by companies, especially large ones?

“Technology is obviously part of our daily life from all points of view; we have been witnessing its increasing use for a long time, on many occasions, it has created positive value, bringing unquestionable benefits.

Of course, it always depends on the type of activity we want to undertake and how we want to place it; there is something we must not forget that automation and robotics undergo economic cycles: there is therefore a risk of large investments in fixed assets that are included in the company’s cost and / or always become a limit or limit in the process of making strategic decisions.”

From the point of view of employment, in your opinion, what is the risk and what are the advantages?

“I would say that the use of technology in its various aspects must be prudent and well measured; of course, employees on production lines and assembly lines will feel the most.

Replacement with robots must be done wisely. One would think, for example, of creating a group of people who were employed on the lines to become responsible for the control and maintenance of robots.

By doing so, value would be created: on the one hand, enriching employee skills, on the other, targeted investments for the company that could reduce the cost of the product while gaining more qualified personnel, thus limiting layoffs, otherwise they would become a boomerang for sale.

Think like that – if all the big companies would throw themselves at the head of automation to replace the workforce. Could we be sure it would be a complete success?”

Do you mean that if everything was produced by robots, companies couldn’t sell their products precisely because people, without a job, couldn’t afford to buy them?

“Of course.

Look, I was in India some time ago and I accidentally witnessed the construction of a highway. I could quickly spot a long string of people carrying bags with material on their heads; pointing to this queue of people I asked “why” the Prime Minister and he replied to me: “You identified the problem immediately and without a doubt, but if we do not give these people work, doesn’t matter how low their salary would be, what will these people live from?”

We are talking about a country that gives jobs to its inhabitants, but the same concept applies to enterprises, in this case: if we automate everything and lay off 40% -60% of people massively, who will have money to buy what we produce if they have no wages ? In particular, if we are talking about insignificant goods. That is why I say “long live robots, but with reasonable intelligence.”

Roberto Cavalli chiude a Firenze: in ballo 170 dipendenti

La “Vision Investment”, che ha rilevato l’azienda di moda, decide di trasferirsi a Milano.
Insorgono sindacati e sindaco, che ritengono il trasferimento privo di fondamenta.

Roberto Cavalli chiude la sede di Sesto Fiorentino.

L’azienda di moda nata nel 1970 per mano dello stilista italianao, è stata ceduta nel 2015 al fondo Clessidra che, nel 2019, ha presentato domanda di concordato preventivo venendo acquisita dalla Vision Investment di Dubai.

L’attuale proprietario, il magnate Hussain Sajwani, ha deciso di chiudere la sede fiorentina per trasferire le attività a Milano.

Sono immediatamente insorti i malumori dei sindacati che, per voce di Luca Barbetti (Filctem-Cgil Firenze) e Mirko Zacchei (Femca-Cisl Firenze-Prato), hanno dichiarato a “Il Corriere della Sera” quanto di seguito:

“Preannunciare oggi un’ipotesi di trasferimento a Milano ci pare davvero una scelta inaccettabile per un marchio che qui, a Firenze, doveva invece rilanciarsi”.

Lo sfogo dei sindacati è poi continuato prendendo di mira la gestione dell’azienda:

“Mesi di totale assenza di chiarezza sulle prospettive industriali della Roberto Cavalli ed ora, nel momento in cui tutte le aziende della moda sembrano prepararsi alla ripartenza e la discussione è centrata sulla massima tutela della condizione di sicurezza e tranquillità dei lavoratori, la nuova Roberto Cavalli sembra disinteressarsi dell’impatto che questa decisione può avere sui suoi lavoratori. Una decisione, questa, non accompagnata dalla necessaria presenza di un piano industriale”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Sesto Fiorentino, che si colloca sullo stesso fronte dei sindacati:

“Un comportamento inaccettabile che lascia senza parole e che danneggia i lavoratori e tutto il nostro territorio. Da parte nostra sosteniamo la richiesta di convocazione del tavolo di crisi regionale avanzata dai sindacati con l’obiettivo di arrivare alla ricomposizione di una vicenda che inizia ad assumere caratteri grotteschi e che rischia di vedere disperso un patrimonio di lavoro e competenze di grande valore per Sesto e la Toscana”.

Dopo gli 89 licenziamenti avvenuti nel 2016 a causa della ristrutturazione, ora i posti di lavoro in gioco sono 170. Ai dipendenti è stato posto un trasferimento senza incentivi come aut-aut, facendolo risultare come un’operazione di licenziamenti mascherati.

Automatyka, Sapelli: „Niech żyją roboty, ale z rozsądną inteligencją”

Tak dla automatyki i technologii, ale z umiarem.
Oszczędności na sile roboczej mają wpływ na ryzyko inwestycji w środki trwałe oraz na sprzedaż.

(Tłumaczenie Aneta Chruscik)
(Włoska wersja na link)
(Angielska wersja na linkJolanta Micinska – Hercog)

Wykorzystanie technologii oznacza wzrost we wszystkich sektorach.

Jego nadejście było nieuniknione i zapewne jest wiele aspektów, w których stworzył wartość dodatnią. Technologia prowadzi do mocniejszego wejścia automatyki i robotyki, która znajduje swoje podstawy na liniach montażowych w fordyzmie i tayloryzmie.

Duże, masowe produkcje wymagają wykorzystania licznej siły roboczej. Każdy pracownik to odrębna historia, z potrzebami, problemami, dyspozycjnością i charakterem, który jest indywidualna dla każdego z nich; następnie, oczywiście, istnieją również ograniczenia fizyczne.

Robot natomiast, nie ma problemów związanych z humorem, obowiązkami czy możliwością  pracy na zmiany lub w week-end, nie składa wniosków o podwyżki i nie podlega ochronie związkowej.

Jednak kiedy nacisk jest zbyt nadmierny, istnieje duże ryzyko zagrożenia obusieczną bronią.

Rozmawialiśmy o tym z prof. Giulio Sapelli, ekonomistą, historykiem, kierownikiem firmy i (wykładowcą) akademickim w Europie, Australii i dwóch Amerykach, umieszczonym przez International Bibliography of Business History wśród założycieli historii firm na poziomie światowym, którego ostatnia książka nosi tytuł „Dlaczego istnieją firmy i jak są zbudowane”, opublikowana przez „Guerini e associati“.

Prof. Sapelli, jest Pan jednym z największych ekspertów biznesowych na poziomie światowym, jak ocenia pan silną skłonność do automatyzacji, którą wprowadzają firmy, w szczególności te duże?

Technologia jest oczywiście częścią naszego codziennego życia ze wszystkich punktów widzenia; od dawna jesteśmy świadkami jej coraz większego wykorzystania, które przy wielu okazjach, stworzyła wartość dodatnią niosąc ze sobą niekwestionowane korzyści.

Oczywiście zależne jest to zawsze od rodzaju działalności którą chcemy podjąć i jak chcemy ją umiejscowić; jest coś o czym nie możemy zapomnieć, że automatyzacja i robotyzacja ulegają cyklom ekonomicznym:istnieje zatem ryzyko dużych inwestycji w środki trwałe, które są wliczone w koszt firmy i/lub stają się zawsze limitem lub ograniczeniem w procesie podejmowania strategicznych decyzji.”

Z punktu widzenia zatrudnienia, według Pana, jakie jest ryzyko a jakie zalety?

„Powiedziałbym, że wykorzystanie  technologii w różnych jej aspektach musi być rozważne i dobrze wymierzone; najbardziej, oczywiście, odczują to pracownicy zatrudnieni na liniach produkcyjnych ,na liniach montażowych.

Zastąpienie ich robotami musi odbyć się w sposób rozważny. Można byłoby pomyśleć, na przykład, o stworzeniu grupy ludzi, którzy byli zatrudnieni na liniach, aby stali się odpowiedzialni za kontrolę i za konserwację robotów.

Postępując w taki sposób zostałaby stworzona wartość: z jednej strony wzbogacenie umiejętności pracowników, z drugiej, ukierunkowane inwestycje dla firmy, które mogłyby obniżyć koszt produktu jednocześnie zyskując bardziej wykwalifikowany personel, ograniczając tym samym zwolnienia, w przeciwnym razie staliby się boomerang na sprzedaż.

Pomyśl, na przekład, jeśli wszystkie duże firmy rzuciłyby się (na główkę) w automatyzację, aby zastąpić siłę roboczą. Jesteśmy pewni, że byłoby to całkowitym sukcesem?”

Ma Pan na myśli, że, jeśli wszystko byłoby produkowane przez roboty, firmy nie mogłyby sprzedawać swoich produktów właśnie dlatego, że ludzie, bez pacy, nie mogliby sobie pozwolić aby je kupić?

„Oczywiście.

Proszę spojrzeć, jakiś czas temu byłem w Indiach i przez przypadek byłem świadkiem budowy autostrady. Mogłem szybko zauważyć długi sznur osób niosących worki z materiałem na głowach; wskazując na tą kolejkę ludzi zapytałem „dlaczego” ówczesnego premiera, a on mi odpowiedział: „Pan zidentyfikował natychmiast i bez wątpienia problem, ale jeśli nie damy tym ludziom pracy, jak niskie nie byłoby ich wynagrodzenie, z czego będą żyć ci ludzie?„

Mówimy o państwie, które daje pracę swoim mieszkańcom, ale ta sama koncepcja dotyczy przedsiębiorstw, w tym przypadku: jeśli zautomatyzujemy wszystko i zwolnimy masowo 40%-60% ludzi, kto będzie miał pieniądze, aby kupić to co wyprodukujemy, jeśli nie będą mieć wynagrodzenia? W szczególności jeśli mówimy o towarach mało istotnych.

Dlatego mówię „niech żyją roboty, ale z rozsądną inteligencją.”

Lufthansa: 22mila licenziamenti e crollo del titolo

La compagnia aerea tedesca taglia personale fisso nonostante gli aiuti pubblici ricevuti.
Il titolo crolla del 9,09%.

Era già accaduta, pochi giorni fa, la stessa cosa per Renault (approfondimento al link).

La casa automobilistica, infatti, francese aveva portato a termine un piano di riduzione del personale pari a 15.000 teste, nonostante i 5 miliardi di euro di aiuti ricevuti poco tempo prima.

Ora tocca a Lufthansa intraprendere esattamente lo stesso percorso: dopo aver ricevuto 9 miliardi di euro in aiuti (approfondimento al link), la compagnia aerea tedesca ha deciso di licenziare 22.000 dipendenti a tempo pieno su scala mobile.

Non solo. Il piano di riduzione del personale potrebbe toccare quota 26.000 unità a livello di impieghi globali.

I numeri in questione riguardano circa il 16%-17% della forza lavoro; i dipendenti totali sono infatti 135.000, di cui la metà impiegata in Germania.

A Lufthansa, caratterizzata da una partecipazione statale pari al 20%, fanno riferimento anche Swiss, Austrian, Brussel Airlines, Eurowings ed Air Dolomiti.

Il piano iniziale stimava la riduzione di 10.000 dipendenti ma la crisi dovuta al coronavirus ha tenuto a terra ben 700 veicoli dei 763 totali, causando una perdita superiore ai 2 miliardi di euro nel primo trimestre del 2020.

Data la situazione, da quanto emerge dal sindacato Ufo, i piloti hanno addirittura dichiarato di essere disposti a ridursi lo stipendio del 45% pur di non perdere il posto di lavoro. Uno scenario decisamente complicato che, inoltre, ha visto il titolo di Lufthansa chiudere con un pesante -9,09% in una giornata di suo già nera per la Borsa di Francoforte che ha chiuso perdendo il 12%.