Nobilita Festival, Danzi: “Primo evento sul lavoro in Italia”

A Bologna, il 25 e 26 settembre, andrà in scena l’evento incentrato sul lavoro, punto di incontro della società.
“Nobilita” unico festival a livello nazionale.

Se c’è un elemento comune a città, istituzioni e aziende, questo è proprio il lavoro: l’unico elemento che permette alle persone di realizzarsi e di assumere una vera dignità nel contesto in cui operano, vivono, si relazionano con gli altri.

Per questo è importante che in un festival dedicato al lavoro siano presenti tutti quegli attori che il lavoro lo vivono in prima persona: chi lo offre (gli imprenditori, lo Stato), chi lo svolge (i lavoratori),
chi lo racconta (i giornalisti, gli intellettuali e i divulgatori di nuovi modelli culturali) affinché tutti comprendano i temi più attuali attraverso un ponte nuovo fra imprese, istituzioni e cittadini. Creare
consapevolezza e cultura per ridurre i conflitti: generazionali, sociali, economici, di genere.

Ne abbiamo parlato con Osvaldo Danzi, presidente di “Fior Di Risorse“.

Presidente Danzi, cos’è “Nobilita Festival”?

“È l’unico festival nazionale dedicato al lavoro ed alla sua cultura che, giunto alla sua terza edizione, venerdì 25 e sabato 26 settembre a Fico Eataly World (Bologna), porterà sul palco tutta l’attualità che ha segnato gli ultimi mesi.

Nobìlita è organizzato da FiordiRisorse, la business community premiata nel 2008 da LinkedIn come “Best practice italiana” a cui aderiscono in oltre 7.000 tra manager e aziende per condividere competenze e networking di alto livello.

Non solo. Il blasone del festival stesso, è tale da far riconoscere i crediti formativi per le due giornate (previa iscrizione sulla piattaforma Sigef) e, per eventuali rimborsi spese di giornalisti che vengono da fuori Bologna, la piena disponibilità a coprire le spese.”

Che temi saranno trattati?

“In estrema sintesi i temi dei panel 2020, costruiti intorno al filo rosso della cultura italiana del lavoro dopo il Covid, mettono al centro le donne, la scuola, l’etica, le geografie del lavoro, un nuovo senso del tempo.

Il programma completo è reperibile al link, insieme ai nomi degli illustri relatori che parleranno per ciascun panel tematico nella due giorni.

Inoltre, per presentare il festival ed i suoi protagonisti, il giorno giovedì 17 settembre alle ore 21:00, organizziamo una diretta sulla pagina FB di FiorDiRisorse e sul canale Youtube di SenzaFiltro. Presso il Comune di Bologna ci sarà poi una conferenza stampa fissata per mercoledì 23
settembre alle ore 11:00.”

A cosa assisteremo? Ci dà un assaggio?

“Un dialogo in cui spiegare in maniera non banale la trasformazione che sta avvenendo nei luoghi di lavoro. Questo può avvenire solo presidiando spazi e pensieri non convenzionali in un territorio neutro dove si generano idee fuori dagli schemi, dove la condivisione di buone pratiche
e competenze vengono messe a disposizione di tutti per diventare patrimonio comune.”

Lavoro: analisi e confronto di mercato

Situazione generale, profili ricercati e non, cosa studiare e su cosa puntare: Davide Pasqua e Oliwia Burdeńska, dell’Agenzia per il Lavoro Orienta, ci hanno detto la loro rispettivamente per Italia e Polonia.

Un’unica pandemia ma modi diversi di reagire.

Quello che è certo, è che il coronavirus ha colpito tutto il mondo; quello che cambia sono le modalità di reazione ed il loro impatto sul contesto locale.

Ecco quindi che, in base alle strategie messe in atto, ogni nazione ne esce con uno specifico scenario. In Italia la situazione è davvero critica, con numeri di crollo del Pil da tempi di guerra e percentuali elevatissime di aziende a rischio chiusura (approfondimento al link); la Polonia, invece, sembra forse essere il Paese europeo che meglio ha saputo affrontare l’emergenza (approfondimento al link).

Ne abbiamo parlato con il dottor Davide Pasqua, laureato in Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Udine e con un Master in Gestione delle Risorse Umane ed Organizzazione del Lavoro presso il medesimo ateneo, oltre che un Praticantato come Consulente del Lavoro, attualmente Area Manager per il Friuli Venezia Giulia dell’Agenzia per il lavoro Orienta, e con la dott.ssa Oliwia Burdeńska, laureata in Comunicazione Sociale presso l’Uniwersytet Ekonomiczny w Poznaniu, con una laurea specialistica in Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica presso l’Università Federico II di Napoli ed un Master in Organizzazione e Sviluppo delle Risorse Umane presso l’Università degli Studi di Torino, attualmente Country Manager per la Polonia dell’Agenzia per il lavoro Orienta Polska, oltre che vincitrice del premio Jane M. Klausman Women in Business Scholarship.

Com’è la situazione generale del mercato del lavoro nei vostri Paesi?

D.P. (Italia): “Nel mercato del lavoro italiano, fatto principalmente di aziende medio-piccole, la crisi è stata più marcata a livello settoriale: alcune aziende del settore alberghiero, intrattenimento e spettacolo sono state più colpite; altre sono rimaste stazionare; altre hanno convertito la produzione in tempi record adeguandosi alle nuove richieste del mercato e aumentando, in casi particolari, il proprio volume d’affari.”

O.B. (Polonia): “Sembra che stiamo tornando alla normalità. Il tasso di disoccupazione a maggio era del 6% mentre a gennaio 5,5%, quindi basandosi solo su questo dato si potrebbe dire che la situazione non sia  peggiorata tanto. Da un lato, questo potrebbe essere l’effetto dello scudo anti-crisi, che era incentrato sul sostegno alla conservazione dell’occupazione, dall’altro, i datori di lavoro hanno ben chiari i recenti problemi nel reclutamento dei dipendenti – motivo per cui sono molto cauti nel recedere dai contratti di lavoro.

Quali sono le figure professionali più ricercate e quali invece quelle che vi è più difficile riuscire a collocare?

D.P. (Italia): “Le figure professionali più ricercate sono quelle con competenze “hard” tecniche e specifiche: Ingegneri meccanici, Programmatori software, Impiegati contabili, Addetti paghe e contributi, Programmatori PLC, Tornitori CNC, Montatori meccanici. Le figure più difficili da collocare sono quelle con competenze “soft” oppure con competenze troppo generiche: Operai generici, Addetti alle vendite, Baristi, Commessi. Una attenzione particolare dovrà essere data ai giovani “neo-diplomati” e “neo-laureati” che si troveranno di fronte a un mercato del lavoro sempre più competitivo ma anche alle figure “over 50” che si sentono rispondere spesso <<lei è troppo qualificato/a per questa posizione… >>”

O.B. (Polonia): “In Polonia, prima della pandemia, a causa del tasso di disoccupazione molto basso, era difficile trovare praticamente qualsiasi figura professionale. Le ricerche più difficili erano quelle di blue collars (p.e.: dedicati all’assemblaggio) e personale tecnico qualificato (p.e.: operatori alle macchine, idraulici, meccanici). L’altro settore in cui è difficile trovare risorse è l’ICT, con la pandemia che ne ha accentuato il fabbisogno. In termini di competenze, si cercano le persone con la maggiore flessibilità, la prontezza a prendere iniziative e la capacità di adattarsi rapidamente ad una nuova situazione.”

Il dilemma è sempre lo stesso: seguire le proprie passioni o adattarsi al mercato? Voi cosa consigliereste ai giovani che devono scegliere il percorso formativo da intraprendere e che condizionerà inevitabilmente le loro vite?

D.P. (Italia): “Recentemente con Orienta abbiamo tenuto un Webinar proprio su questo argomento! Prima di tutto è importante capire bene “Chi siamo” e “Che cosa vogliamo”, questo ci aiuterà a trovare la strada  da seguire per realizzare i propri progetti personali. Se facciamo una scelta guardando unicamente cosa offre il mercato del lavoro,  probabilmente ci ritroveremo a fare un lavoro che non ci piace mentre se facciamo una scelta ascoltando ciecamente solo quello che ci dice il nostro cuore il rischio è di non riuscire poi a trovare un lavoro. Visto che siamo dotati di mente e cuore è importante utilizzarli entrambi per prendere una scelta: possiamo quindi analizzare il contesto del mercato del lavoro con la nostra parte razionale e fare poi una scelta con la nostra parte più istintiva.

O.B. (Polonia):Personalmente consiglierei loro di seguire le proprie passioni, ma allo stesso tempo interessarsi di quello che potrebbe essere più appetibile sul mercato del lavoro. Una soluzione perfetta sarebbe trovare un mix tra passioni e ciò che richiede il mercato; ad esempio si può studiare economia e, allo stesso tempo, imparare delle lingue: la Polonia e’ un leader in Europa in termini di persone impiegate nei settori SSC/BPO, quindi un contabile con la conoscenza delle lingue straniere sarà molto apprezzato. In generale sono del parere che se uno è veramente appassionato in qualcosa, troverà il modo di fare delle proprie passioni un lavoro. Quello che conta  è personalità, volontà e intraprendenza! Personalmente conosco persone che hanno ottenuto successo senza aver finito neanche l’università.

In qualità di selezionatori, quali sono gli aspetti a cui date maggior importanza nell’analisi di un cv?

D.P. (Italia): “Quando faccio un colloquio parto sempre dal “fondo del curriculum” guardando le esperienze extra-professionali perché sono convinto che se una persona fa una lavoro in linea con le proprie passioni darà il massimo. Poi l’attenzione passa alle competenze “hard” specifiche per la figura professionale che ho di fronte. Molto importanti (e spesso dimenticati nei cv…) sono anche i risultati conseguiti nelle singole esperienze lavorative: i target raggiunti sono la conferma che le competenze maturate dal candidato/a sono in grado di produrre risultati reali e quindi un vantaggio competitivo per il futuro datore di lavoro.”

O.B. (Polonia): “In Polonia, l’aspetto più importante è l’esperienza lavorativa, il cosiddetto training on the job. Proprio per questo è molto importante intraprendere il percorso lavorativo già durante gli studi. Sono apprezzati i tirocini e le esperienza acquisite nelle organizzazioni studentesche. Rispetto all’Italia, in Polonia i voti ottenuti all’università non sono importanti: durante un colloquio nessuno chiede il voto di laurea. Contano le abilità, non la carta (diploma): hai scritto nel cv che sai parlare inglese? Ok, allora parliamo in inglese. Dici di saper usare bene Excel? Ok, fammi questa tabella con queste formule. Vale la regola “meno teoria, più pratica”. Infine, qui hanno molto importanza le competenze linguistiche e le aziende apprezzano i candidati che non cambiano spesso lavoro.

Allarme Istat: più di un’azienda su tre rischia la chiusura

Tragico il bilancio post Covid19: possibile che abbassino le serrande il 38,8% delle aziende.
È mancato l’aiuto del governo; percentuali elevate anche per le grandi imprese: circa una su cinque.

Ritorna a muoversi il mercato a maggio, dopo le forti contrazioni avvenute a marzo e ad aprile; ma la ripresa è lenta, troppo lenta.

Nella sua periodica nota, l’Istat dice che a maggio (inteso rispetto al mese precedente di aprile) “sono aumentate le esportazioni extra-Ue” ed i dati “hanno iniziato a registrare i primi segnali di ripresa dell’attività produttiva legati al progressivo allentamento del lockdown. Permangono limitazioni agli spostamenti internazionali che producono effetti negativi su trasporti aerei e turismo”.

Tra alberghi e ristoranti, sono addirittura oltre sei su dieci quelli che rischiano la chiusura entro un anno dallo scoppio dell’emergenza legata al coronavirus, mettendo a repentaglio circa 800 mila posti di lavoro.

Più precisamente stiamo parlando del 65,2% delle strutture, che nel loro complesso valgono 19,6 miliardi di euro.

Non va meglio alle imprese impegnato negli ambiti di sport, cultura ed intrattenimento che vedono un rischio chiusura per il 61,5% di esse (700 mila posti di lavoro ed un valore aggiunto pari 3,4 miliardi di euro), mentre il settore dell’abbigliamento ha subìto un calo del 40%.

La nota dell’Istat, che si basa su uno studio inerente le aziende con un numero di addetti superiore a 3, chiude poi mettendo in luce come sia a rischio la sopravvivenza del 38,8% delle aziende italiane:

L’impatto della crisi sulle imprese è stato di intensità e rapidità straordinarie, determinando seri rischi per la sopravvivenza: il 38,8% delle imprese italiane (pari al 28,8% dell’occupazione, circa 3,6 milioni di addetti) ha denunciato l’esistenza di fattori economici e organizzativi che ne mettono a rischio la sopravvivenza nel corso dell’anno.

Scendendo più in profondità con l’analisi, vediamo che il pericolo chiusura è pari al 18,8% per le grandi imprese, al 22,4% per le medie imprese, al 33,5% per le piccole ed addirittura al 40,6% per le micro imprese. Confrontando i dati nello scenario internazionale, in Italia si è decisamente fatto troppo poco a sostengo delle aziende.

Automation, Sapelli: “Long live robots, but with reasonable intelligence”

Yes for automation and technology, but in moderation.
Savings on labor have an impact on the risk of investing in fixed assets and sales.

(Translation by Jolanta Micinska – Hercog)
(Italian version at link)
(Polish version at link – translation by Aneta Chruscik)

The use of technology means growth in all sectors.

Its arrival was inevitable and there are probably many aspects in which it created positive value. Technology leads to a stronger entry of automation and robotics, which finds its foundations on assembly lines in Fordism and Taylorism.

Large, mass production requires the use of a large labor force. Each employee is a separate story, with needs, problems, availability and character, which is individual for each of them; then, of course, there are also physical limits.

Jolanta Micinska – Hercog

The robot, on the other hand, has no problems related to humor, duties or the possibility of working shifts or on weekends, does not submit requests for increases and is not subject to trade union protection.

However, when the pressure is too excessive, there is a great risk of double-edged weapon threat.

We talked about this with prof. Giulio Sapelli, economist, historian, company manager and (lecturer) academic in Europe, Australia and the Americas, placed by the International Bibliography of Business History among the founders of global history of companies, whose latest book is entitled “Why do companies exist and how are they built“, Published by “Guerini e associati“.

Professor Sapelli, you are one of the greatest business experts on a global level, how do you assess the strong propensity for automation introduced by companies, especially large ones?

“Technology is obviously part of our daily life from all points of view; we have been witnessing its increasing use for a long time, on many occasions, it has created positive value, bringing unquestionable benefits.

Of course, it always depends on the type of activity we want to undertake and how we want to place it; there is something we must not forget that automation and robotics undergo economic cycles: there is therefore a risk of large investments in fixed assets that are included in the company’s cost and / or always become a limit or limit in the process of making strategic decisions.”

From the point of view of employment, in your opinion, what is the risk and what are the advantages?

“I would say that the use of technology in its various aspects must be prudent and well measured; of course, employees on production lines and assembly lines will feel the most.

Replacement with robots must be done wisely. One would think, for example, of creating a group of people who were employed on the lines to become responsible for the control and maintenance of robots.

By doing so, value would be created: on the one hand, enriching employee skills, on the other, targeted investments for the company that could reduce the cost of the product while gaining more qualified personnel, thus limiting layoffs, otherwise they would become a boomerang for sale.

Think like that – if all the big companies would throw themselves at the head of automation to replace the workforce. Could we be sure it would be a complete success?”

Do you mean that if everything was produced by robots, companies couldn’t sell their products precisely because people, without a job, couldn’t afford to buy them?

“Of course.

Look, I was in India some time ago and I accidentally witnessed the construction of a highway. I could quickly spot a long string of people carrying bags with material on their heads; pointing to this queue of people I asked “why” the Prime Minister and he replied to me: “You identified the problem immediately and without a doubt, but if we do not give these people work, doesn’t matter how low their salary would be, what will these people live from?”

We are talking about a country that gives jobs to its inhabitants, but the same concept applies to enterprises, in this case: if we automate everything and lay off 40% -60% of people massively, who will have money to buy what we produce if they have no wages ? In particular, if we are talking about insignificant goods. That is why I say “long live robots, but with reasonable intelligence.”

Roberto Cavalli chiude a Firenze: in ballo 170 dipendenti

La “Vision Investment”, che ha rilevato l’azienda di moda, decide di trasferirsi a Milano.
Insorgono sindacati e sindaco, che ritengono il trasferimento privo di fondamenta.

Roberto Cavalli chiude la sede di Sesto Fiorentino.

L’azienda di moda nata nel 1970 per mano dello stilista italianao, è stata ceduta nel 2015 al fondo Clessidra che, nel 2019, ha presentato domanda di concordato preventivo venendo acquisita dalla Vision Investment di Dubai.

L’attuale proprietario, il magnate Hussain Sajwani, ha deciso di chiudere la sede fiorentina per trasferire le attività a Milano.

Sono immediatamente insorti i malumori dei sindacati che, per voce di Luca Barbetti (Filctem-Cgil Firenze) e Mirko Zacchei (Femca-Cisl Firenze-Prato), hanno dichiarato a “Il Corriere della Sera” quanto di seguito:

“Preannunciare oggi un’ipotesi di trasferimento a Milano ci pare davvero una scelta inaccettabile per un marchio che qui, a Firenze, doveva invece rilanciarsi”.

Lo sfogo dei sindacati è poi continuato prendendo di mira la gestione dell’azienda:

“Mesi di totale assenza di chiarezza sulle prospettive industriali della Roberto Cavalli ed ora, nel momento in cui tutte le aziende della moda sembrano prepararsi alla ripartenza e la discussione è centrata sulla massima tutela della condizione di sicurezza e tranquillità dei lavoratori, la nuova Roberto Cavalli sembra disinteressarsi dell’impatto che questa decisione può avere sui suoi lavoratori. Una decisione, questa, non accompagnata dalla necessaria presenza di un piano industriale”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Sesto Fiorentino, che si colloca sullo stesso fronte dei sindacati:

“Un comportamento inaccettabile che lascia senza parole e che danneggia i lavoratori e tutto il nostro territorio. Da parte nostra sosteniamo la richiesta di convocazione del tavolo di crisi regionale avanzata dai sindacati con l’obiettivo di arrivare alla ricomposizione di una vicenda che inizia ad assumere caratteri grotteschi e che rischia di vedere disperso un patrimonio di lavoro e competenze di grande valore per Sesto e la Toscana”.

Dopo gli 89 licenziamenti avvenuti nel 2016 a causa della ristrutturazione, ora i posti di lavoro in gioco sono 170. Ai dipendenti è stato posto un trasferimento senza incentivi come aut-aut, facendolo risultare come un’operazione di licenziamenti mascherati.