Mercosur, Uruguay: Ue ratifichi accordo o perderà il Sud America a favore della Cina

Lubetkin “minaccia” l’Europa: se non ratifica l’accordo andremo con la Cina.
L’accordo trova l’opposizione di diversi Paesi membri perchè danneggerebbe le economie locali a favore dell’import sudamericano.

Il ministro degli Esteri dell’Uruguay, Mario Lubetkin, ha esortato l’Unione europea a cogliere quella che definisce un’opportunità storica portando a termine la ratifica dell’accordo commerciale Ue-Mercosur, avvertendo che l’Europa rischia di cedere influenza in America Latina alla Cina e ad altre potenze globali se l’intesa dovesse arenarsi.

In un’intervista a Euronews durante una visita a Bruxelles, Lubetkin, il cui Paese ha appena assunto la presidenza di turno del Mercosur, ha definito l’accordo un «salto di qualità» nelle relazioni tra Europa e Sud America ed ha insistito sul fatto che il blocco ha già rispettato la propria parte dell’intesa.

«I quattro Paesi del Mercosur hanno ratificato l’accordo in soli due mesi», ha ricordato Lubetkin. «Non era mai successo. Governi di destra e di sinistra hanno trovato un’intesa, perché lo consideriamo strategicamente importante non solo per noi, ma anche per l’Europa».

L’accordo, concluso politicamente dopo oltre due decenni di negoziati, per il Mercosur è entrato nella fase di applicazione il 1º maggio.

In Europa, però, il processo di ratifica resta politicamente controverso, con il Parlamento europeo nel ruolo di principale ostacolo procedurale date le tante contestazioni nei confronti dell’accordo provenienti da Francia, Italia, Polonia, Ungheria ed Irlanda (approfondimento al link) in quanto ritengono che danneggerebbe notevolmente le economie dei Paesi membri, importando tutto a basso prezzo dal Sud America.

Le nazioni più istruite al mondo

Ecco le prime 30 nazioni al mondo per numero di laureati in percentuale sulla popolazione, tra i 25 ed i 64 anni.

Il numero di persone istruite in un Paese è spesso correlato al suo livello di prosperità.

Che si tratti di produttività o innovazione, chi è più istruito nella forza lavoro può contribuire maggiormente all’economia nazionale nel suo complesso.

In tutto il mondo, milioni di persone tra i 25 e i 64 anni possiedono una laurea, e Stars Insider ha stilato un elenco delle nazioni e dei territori che ne hanno di più.

Queste statistiche si basano su una percentuale della popolazione di ciascun Paese e territorio e non sul numero di abitanti. Quindi, sebbene per esempio l’India abbia più laureati rispetto ai primi 11 Paesi messi insieme, non rientra tra i primi 30 poiché rappresentano meno del 15% della popolazione totale del Paese.

Non vengono, invece, prese in considerazione la valutazione delle università e quanta forza lavoro presente nel Paese abbia ottenuto una laurea altrove per poi trasferirvisi.

Ecco, secondo questi criteri, la classifica dei primi 30 Paesi al mondo:

30 – Italia: circa il 21,5% della popolazione tra i 25 e i 64 anni ha conseguito una laurea triennale. Le università statali come quella di Bologna vantano una lunga tradizione accademica, sebbene negli ultimi anni abbiano dovuto far fronte a diverse restrizioni di bilancio.

29 – Brasile: circa il 21,52% della popolazione brasiliana tra i 25 e i 64 anni ha una laurea. Le migliori università federali del paese (soprattutto a San Paolo e Rio) sono all’avanguardia nella ricerca e nell’innovazione. Tuttavia, l’accesso all’istruzione superiore è disuguale in tutto il paese.

28 – Cile: Il tasso di istruzione in Cile è del 22,9%. Anche se la qualità delle università è alta, i costi e l’accesso disomogeneo persistono come principali preoccupazioni.

27 – Argentina: Grazie all’istruzione pubblica gratuita in Argentina, studenti di ogni estrazione sociale hanno accesso a un’istruzione di qualità. Tuttavia, le tendenze recenti suggeriscono che i giovani potrebbero non tenere il passo con gli anziani nei risultati accademici, motivo per cui solo il 23,7% della popolazione argentina di età compresa tra i 25 e i 64 anni possiede una laurea triennale.

26 – Repubblica Ceca: ha una percentuale di istruzione pari al 26,9%. Gli istituti tecnici di Praga e Brno sono noti per i loro solidi programmi STEM e di ingegneria; tuttavia, sebbene queste università ottengano buoni risultati a livello regionale, i loro livelli di iscrizione complessivi sono leggermente inferiori a quelli di altre nazioni dell’Europa occidentale.

25 – Francia: circa il 28,1% della popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni ha completato l’istruzione terziaria. Il sistema duale del paese (università pubbliche e Grandes Écoles, ovvero le “grandi scuole”, più prestigiose) offre sia ampiezza di scelta che eccellenza dei percorsi di studio.

24 – Ungheria: circa il 28,5% della forza lavoro ungherese ha una laurea triennale. Le università di Budapest offrono corsi di laurea in ingegneria ed economia di tutto rispetto, ma il tasso di completamento degli studi universitari nel Paese è inferiore alla media dell’Unione Europea.

23 – Spagna: con il 28,8% dei giovani tra i 25 e i 64 anni che ha completato l’istruzione terziaria. Le tasse universitarie accessibili favoriscono un’ampia adesione, ma è noto che le limitazioni dei finanziamenti pubblici rallentano l’espansione e la modernizzazione dell’istruzione superiore.

22 – Portogallo: circa il 29,4% della forza lavoro portoghese ha una laurea, soprattutto perché le tasse universitarie limitate e l’accesso pubblico hanno reso l’istruzione superiore accessibile.

21 – Filippine: circa il 29,5% della popolazione possiede una laurea triennale. Un’ampia gamma di istituti pubblici e privati ​​offre formazione tecnica e professionale. Tuttavia, sebbene le migliori istituzioni offrano un’istruzione di qualità, sussistono ancora disparità in termini di risorse e accesso in tutto l’arcipelago.

20 – Germania: circa il 32,9% dei tedeschi tra i 25 e i 64 anni ha conseguito una laurea. L’assenza di tasse universitarie e una solida rete universitaria rendono la Germania un punto di riferimento per l’ingegneria e le scienze.

19 – Hong Kong: è composta da circa il 34,8% di persone con una laurea triennale. Le università locali si classificano tra le migliori in Asia, soprattutto per quanto riguarda la ricerca e la collaborazione internazionale.

18 – Giappone: la percentuale si attesta al 34,81%. Le università di questa nazione asiatica uniscono una rigorosa formazione STEM e culturale. Tuttavia, pur essendo rispettate a livello globale, il sistema sta affrontando il declino demografico e deve adattarsi ai cambiamenti sociali.

17 – Finlandia: dove il 35,6% della forza lavoro ha completato gli studi superiori. In Finlandia, le università pongono l’accento sul benessere degli studenti con tasse universitarie gratuite e il sistema vanta punteggi incredibilmente alti in termini di innovazione.

16 – Norvegia: ha una percentuale del 36,88%, che la colloca al 16° posto. Analogamente alla Finlandia, l’istruzione superiore è gratuita e incentrata sullo studente. Investimenti consistenti sostengono un apprendimento di qualità, sebbene la posizione geografica di alcuni territori settentrionali del paese possa influire sull’accessibilità.

15 – Canada: le università combinano finanziamenti pubblici con centri di ricerca di fama mondiale, il che ha permesso al Paese di raggiungere una percentuale del 36,9% nell’istruzione superiore. Le università canadesi sono note per l’inclusività e l’elevata soddisfazione degli studenti, anche se i costi variano a seconda della provincia.

14 – Danimarca: il 37,7% della forza lavoro ha una laurea triennale. Le università danesi sono gratuite e puntano sull’apprendimento e sull’innovazione. Promuovono una cultura educativa collaborativa e orientata al design, con rilevanza globale.

13 – Polonia: l’istruzione superiore continua a crescere da quando il paese è entrato a far parte dell’Unione Europea, con l’istruzione gratuita negli istituti pubblici. Attualmente, il 37,9% dei polacchi di età compresa tra 25 e 64 anni ha completato gli studi universitari.

12 – Taiwan: circa il 38,9% della forza lavoro taiwanese possiede una laurea triennale. Le università sovvenzionate dal governo puntano su solidi programmi tecnici e ingegneristici. Conciliano l’accessibilità economica con una solida ricerca e sono particolarmente apprezzate dagli studenti STEM.

11 – Corea del Sud: si attesta al 39,4%. Le università sudcoreane eccellono tipicamente nelle discipline STEM e nella ricerca. Il rigore e le elevate aspettative del sistema sono accompagnati da una forte competizione e pressione.

10 – Svezia: dove il 39,6% della forza lavoro ha completato l’istruzione universitaria. Le università pubbliche ad accesso libero promuovono l’uguaglianza e l’innovazione, con una forte vocazione internazionale.

9 – Israele: le università pubbliche offrono una solida formazione in ambito tecnologico e aziendale, con un’intensa attività di ricerca, portando la quota dei laureati al 39,7%.

8 – Australia: vanta una percentuale del 39,8%. Il Gruppo degli Otto (una coalizione delle principali università australiane) è riconosciuto a livello mondiale per la ricerca e l’integrazione degli studenti internazionali. I costi possono essere alti, ma la qualità rimane elevata e completa.

7 – Stati Uniti: circa il 40,3% delle persone tra i 25 e i 64 anni ha conseguito una laurea triennale. Si tratta di ben 78,2 milioni di persone. Sede di molte università di prim’ordine a livello mondiale, sia pubbliche che private, gli Stati Uniti offrono ampie opportunità. Tuttavia, le tasse universitarie e il debito studentesco rappresentano notevoli svantaggi.

6 – Paesi Bassi: circa il 42% della forza lavoro nei Paesi Bassi ha completato l’istruzione universitaria. Le università olandesi sono generalmente accessibili agli studenti dell’UE e offrono un’ampia diffusione dell’insegnamento in inglese, e tendono a concentrarsi sull’internazionalizzazione.

5 – Regno Unito: tra le prime cinque posizioni troviamo il Regno Unito, con una percentuale del 43,6%. Istituzioni d’élite come Oxford e Cambridge incarnano la solida tradizione nazionale in materia di istruzione universitaria, anche se negli ultimi anni si è assistito a una pressione sui finanziamenti.

4 – Belgio: la forza lavoro belga conta circa il 44,1% di persone con un titolo di studio universitario.

3 – Singapore: si classifica come la nazione asiatica con la percentuale più alta in questa classifica, con il 45%. Le università di questo Paese si classificano ai vertici a livello mondiale. Il sistema è orientato alle prestazioni e incredibilmente ben finanziato.

2 – Svizzera: tra la forza lavoro svizzera di età compresa tra 25 e 64 anni, circa il 46% ha conseguito una laurea triennale. Con università di prestigio nelle città di Zurigo e Losanna, la Svizzera è nota per la sua eccellenza in ambito scientifico, ingegneristico ed economico.

1 – Irlanda: dove ben il 52,4% della forza lavoro nazionale possiede una laurea triennale. Le università pubbliche irlandesi offrono un’istruzione moderna, basata sulla ricerca, a costi contenuti. Il paese vanta anche una delle migliori economie al mondo, il che è un vero e proprio segno di successo.

Ue: la qualità di vita peggiora del 27% negli ultimi 12 mesi

Drastico e tragico crollo della qualità della vita nell’Ue nell’ultimo anno.
Si salvano solo Malta, Danimarca, Svezia, Polonia e Lettonia.

C’è un filo rosso che collega i Paesi dell’Unione europea: negli ultimi 12 mesi la qualità della vita è peggiorata.

È la realtà che emerge dall’ultima rilevazione dell’Eurobarometro, fresca di pubblicazione e riportata da FIRSTonline.

Mediamente nella Ue il deterioramento della qualità della vita viene registrato dal 27% della popolazione, ma ci sono dati che colpiscono, come ad esempio quello che riguarda la Grecia, dove ben il 43% della popolazione ha percepito un declino delle proprie condizioni di vita. (+6%).

Ed anche oltralpe, in Francia, il deterioramento viene indicato con percentuali elevate, il 39% degli intervistati. Francesi in buona compagnia con portoghesi e bulgari (39%, con incrementi del 6% e del 9%), seguiti dai rumeni (38%). E quanto alla ex locomotiva Germania, il peggioramento della qualità della vita viene indicato da un terzo degli abitanti, il 34%, il cinque per cento in più nel confronto tra l’autunno appena passato e questa primavera.

Insomma, non c’è Stato membro dove non ci sia una percezione negativa dell’andamento della propria qualità della vita, con punte minime che riguardano la Polonia (9%), Danimarca (12%) e Malta (14%). Ma ovviamente c’è anche chi ha visto migliorare la propria qualità della vita, una media dell’11 nella Ue (comunque meno della metà di chi invece ha registrato un peggioramento), con punte che però arrivano al 27% per Danimarca e Svezia ed al 20% per la Lettonia.

In Italia, invece, solo il 6% dichiara un miglioramento nel proprio tenore di vita in questi ultimi 12 mesi, una percentuale bassa, la metà della media europea, sul fondo della classifica, poco più su di ungheresi e slovacchi (5 %). E se per la stragrande maggioranza (74%) tutto è rimasto stabile, la nota dolente eccola: per il 20% invece la qualità della vita ha subìto un peggioramento.

Ue: previsto calo demografico del 12% entro il 2100

Ecco le statistiche con le previsione di quanto aumenteranno o diminuiranno i Paesi europei.
Si tiene conto anche della possibile migrazione.

In Europa la natalità è in calo e la popolazione sta invecchiando.

Le ultime proiezioni di Eurostat indicano che tra il 2025 e il 2100 la popolazione dell’UE dovrebbe ridursi dell’11,7%. Passerà da 452 milioni a 399 milioni di abitanti, con un calo di 53 milioni di persone entro l’inizio del prossimo secolo.

Questa previsione, come riporta Euronews, include anche la possibile migrazione.

Il cambiamento demografico previsto in Europa varia molto da Paese a Paese.

Alcuni Stati avranno più abitanti nel 2100 rispetto al 2025, mentre molti altri vedranno diminuire la loro popolazione.

Tra 30 Paesi europei, 12 dovrebbero registrare una crescita della popolazione, mentre 18 sono destinati a un calo entro il 2100.

Lettonia (−33,9%), Lituania (−33,4%), Polonia (−31,6%) e Grecia (−30,1%) dovrebbero subire le diminuzioni più forti, tutte superiori al 30%. In pratica, questi Paesi potrebbero perdere entro il 2100 più di tre abitanti su dieci.

Il calo sarà superiore al 20 % anche in Bulgaria (−28%), Croazia (−27%), Slovacchia (−26,7%), Romania (−24,3%), Italia (−24%) ed Ungheria (−22,5%). È l’equivalente, più o meno, di perdere circa una persona su quattro in questi Paesi, un dato molto significativo.

La diminuzione della popolazione sarà compresa tra il 10 % e il 20 % in Portogallo (−19,3%), Estonia (−19,1%), Cechia (−11,5%), Finlandia (−10,7%), Slovenia (−10,6%) e Germania (−10,6%).

Al contrario, tre Paesi europei dovrebbero crescere di oltre il 25%, sebbene abbiano popolazioni relativamente piccole: Lussemburgo (+36,4%), Islanda (+27,1%) e Malta (+26%).

Svizzera (+16,9 %), Irlanda (+14,6 %), Norvegia (+11,8 %) e Svezia (+10 %) sono altri Paesi per i quali si prevede un aumento demografico superiore al 10%.

Mercosur: la Polonia fa ricorso alla Corte di Giustizia Europea

La Polonia continua l’opposizione verso l’accordo perchè danneggerebbe fortemente l’agricoltura europea.
Erano contrari anche Francia, Irlanda ed Ungheria; l’Italia chiedeva modifiche.

Il Consiglio dei Ministri polacco ha deciso di deferire l’accordo UE–Mercosur alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Il vice primo ministro Władysław Kosiniak-Kamysz ha infatti comunicato che la Polonia presenta un ricorso, sottolineando la coerenza dell’azione del governo e l’ottenimento di clausole di salvaguardia a tutela degli agricoltori e della qualità degli alimenti.

Il ministro dell’Agricoltura Stefan Krajewski, come riporta Polonia Oggi, ha precisato che il ricorso non deve necessariamente bloccare l’accordo, poiché la decisione finale spetta alla Commissione Europea ma la Polonia contesta le modalità di adozione dell’intesa, incluso il suo parziale utilizzo a partire dal 1 maggio, e chiede che la Corte valuti la legittimità di tali procedure.

La questione si inserisce in un contesto istituzionale più ampio. A gennaio anche il Parlamento Europeo aveva chiesto alla Corte di verificare la compatibilità dell’accordo con i trattati dell’UE.

A marzo il Sejm polacco aveva invitato il governo a presentare un ricorso autonomo, mentre ad aprile il presidente Karol Nawrocki ha esortato il primo ministro Donald Tusk ad agire immediatamente in merito.

L’accordo UE-Mercosur è stato firmato il 17 gennaio 2026, dopo il via libera della maggioranza degli Stati membri, nonostante l’opposizione, tra gli altri, di Polonia (approfondimento al link), Francia (approfondimento al link), Irlanda (approfondimento al link) ed Ungheria ed alcune modifiche richiesta dall’Italia (approfondimento al link).

Per entrare pienamente in vigore, deve ancora essere ratificato da tutti i Paesi dell’UE.