La Parola ai Lettori – Stankov: “Il Covid è una truffa”

Il fondatore della Stankov’s Universal Law Press espone le sue tesi per dimostrare la falsità dell’attuale scienza.

Il Dr. med. Georgi Alexandrov Stankov, MD, fondatore della Stankov’s Universal Law Press, ha lavorato come ricercatore clinico in Germania e a livello internazionale per molti anni conducendo diversi grandi studi clinici. Attualmente in pensione, lavora come scrittore e redattore di siti web internazionali.

È, inoltre, l’autore della “Teoria Generale della Regolazione Biologica” basata sulla scoperta del medesimo autore della “Legge Universale in fisica e matematica”, che ha già rivoluzionato le bio-scienze e la medicina, che in realtà ha esposto la scienza umana come un falso (approfondimento al link).

In un elaborato ricco di fonti e prove scientifiche, Stankov sostiene che il Covid19 sia a tutti gli effetti una truffa; il suo studio completo, è reperibile a questo link.

La Parola ai Lettori – L’inquietante report firmato Rockefeller

Emerge uno studio di 10 anni fa caratterizzato da un’incredibile somiglianza con l’attuale situazione legata alla pandemia di coronavirus.
Siamo vittime di un destino cinico o vittime di un destino baro?

Nel maggio del 2010, la Rockefeller Foundation pubblica un documento intitolato: “Scenarios for the Future of Technology and International Development”: uno studio pionieristico per la pianificazione strategica della sua missione filantropica nel mondo finalizzato a “promuovere il benessere dell’umanità” di fronte alle sfide sociali, economiche, ambientali e sanitarie del XXI secolo (reperibile al link).

Lo studio è il risultato di un lavoro di ricerca di Andrew BlauPeter Schwartz del Global Business Network sull’incrocio di 2 macro variabili socio-economiche in una matrice matematica e delinea 4 possibili scenari riservati al genere umano, nel futuro prossimo venturo. 

Uno dei quattro scenari riportati nello studio è incredibilmente somigliante a ciò che stiamo vivendo in questi giorni in live streaming.

Prove tecniche di trasmissione?

Qui di seguito, la traduzione di alcuni punti-chiave relativi allo scenario più inquietante: “IL PASSO DELL’OCA” (pag. 18-25).

TITOLO: Scenari sul futuro della tecnologia e dello sviluppo internazionale
EDITORE/AUTORE: Rockefeller Foundation/Global Business Network.
DATA DI PUBBLICAZIONE: maggio 2010

LE 2 VARIABILI (pag. 15)

L’ALLINEAMENTO ECONOMICO E POLITICO 

Questa variabile si riferisce al livello di integrazione economica raggiunta in termini di libera circolazione di beni/capitali/persone/idee e alla presenza di istituzioni politiche efficienti capaci di fronteggiare efficacemente sfide globali/planetarie.

L’ADATTAMENTO NATURALE

Questa variabile si riferisce alla capacità della società complessivamente intesa di affrontare un improvviso cambiamento e adattarsi rapidamente ed efficacemente, grazie alla gestione efficiente delle risorse disponibili e alla resilienza delle strutture sociali preesistenti rispetto all’urto di forze esterne avverse.

I 4 SCENARI (pag. 16)

IL PASSO DELL’OCA – Un mondo caratterizzato da controllo statale verticistico, potere politico autoritario, innovazione tecnologica parziale e massivo relegamento sociale/individuale.

L’INTELLIGENZA COLLETTIVA – Un mondo caratterizzato dall’implementazione di strategie globali vincenti per una soluzione coordinata di questioni planetarie urgenti o radicate  


L’ATTACCO INFORMATICO MIRATO – Un mondo economicamente instabile soggetto a ricorrenti shock sistemici con governi nazionali deboli, crimine rampante e pericolose innovazioni tecnologiche 


LO SPARIGLIAMENTO DELLE CARTE – Un mondo caratterizzato da recessione e stagnazione economica in cui individui e società sviluppano soluzioni locali estemporanee a una serie crescente di problemi.


NARRATIVA LEGATA ALLO SCENARIO INTITOLATO “IL PASSO DELL’OCA” (pag. 18-20)

Un mondo caratterizzato da controllo governativo verticistico e potere autoritario, con innovazione tecnologica parziale e relegamento sociale/individuale

Nel 2012, la pandemia che il mondo prevedeva da diversi anni arriva. A differenza dell’influenza stagionale H1N1 del 2009, questa nuova varietà influenzale, derivata da una particolare specie di oche selvatiche, è estremamente letale e virulenta. Anche le nazioni teoricamente pronte ad affrontare un’epidemia vengono rapidamente sopraffatte da quest’emergenza sanitaria perché il virus si diffonde velocemente in tutto il mondo, infettando il 20% della popolazione mondiale e fa 8 milioni di vittime in soli sette mesi, soprattutto giovani adulti sani. La pandemia è un colpo mortale alle economie nazionali: la circolazione internazionale di persone e merci subisce un improvviso arresto, provocando il dissesto finanziario di diversi settori commerciali come il turismo e manda in tilt le catene di approvvigionamento di beni e servizi a livello planetario. A livello locale/nazionale, negozi e uffici normalmente affollati e trafficati restano praticamente vuoti per diversi mesi, senza clienti e senza dipendenti. La pandemia investe il pianeta intero con numeri di decessi enormi in Africa, nel sud-est asiatico e in America centrale, dove il virus si diffonde come un incendio inarrestabile, in assenza di protocolli nazionali di contenimento. Ma anche nei paesi sviluppati, il contenimento resta una sfida improba. La politica inizialmente adottata degli Stati Uniti (limitandosi a “sconsigliare fortemente” i voli nazionali ed internazionali) si dimostra esiziale a causa della sua permissività, accelerando la diffusione del virus non solo all’interno degli Stati Uniti ma anche oltre confine. Alcuni paesi ottengono risultati migliori, in particolare la Cina. L’imposizione e la tempestiva applicazione da parte del governo cinese della quarantena obbligatoria generalizzata, nonché la chiusura immediata e quasi ermetica di tutti i confini nazionali, salva milioni di vite umane, fermando la diffusione del virus molto prima rispetto agli altri paesi e consente alla Repubblica Popolare Cinese una più rapida ripresa post-pandemica.

Il governo cinese non è l’unico ad adottare misure estreme per proteggere i suoi cittadini dal rischio di contagio e dall’esposizione al virus. Durante la pandemia, i leader nazionali di tutto il mondo usano la forza muscolare dell’autorità vigente e impongono regolamenti restrittivi e restrizioni normative: dall’uso obbligatorio di maschere facciali ai controlli della temperatura corporea agli ingressi contingentati in luoghi pubblici come stazioni ferroviarie e supermercati. Anche dopo l’emergenza della pandemia, quest’azione di controllo e sorveglianza autoritaria sulla popolazione e sulle attività prosegue e viene addirittura intensificata. Inizialmente, l’idea di un mondo maggiormente controllato ottiene ampia accettazione e approvazione. I cittadini   rinunciano “volontariamente” a una parte della loro libertà – e della loro privacy – in cambio di maggiore sicurezza e di stabilità. I cittadini diventano più tolleranti rispetto al potere e al controllo verticistico delle autorità seguendone le direttive docilmente, lasciando ai leader nazionali lo spazio di manovra necessario per imporre l’ordine e la sicurezza, nelle maniere che più ritengono opportune.

Contemporaneamente, nei paesi sviluppati, la presenza di così tanti regolamenti e norme autoritarie limita fortemente la libera intrapresa commerciale. Gli scienziati e gli innovatori vengono indirizzati dai governi nazionali a perseguire solo determinate linee di ricerca, incentrate su progetti economicamente redditizi a basso rischio d’impresa, lasciando inesplorati diversi ambiti di ricerca e interi settori di sviluppo, a detrimento dell’innovazione.

TITOLI DEI GIORNALI NELL’AMBITO DELL’SCENARIO INTITOLATO “IL PASSO DELL’OCA” (grafico pag. 22).

Anno 2013: La quarantena limita i contatti interpersonali; sovraccarico reti cellulari.

Anno 2015: Il commercio internazionale è colpito dalle restrizioni legate al contenimento del contagio pandemico.

Anno 2017 : L’Italia risolve la carenza di badanti/immigrati sostituendoli con badanti/robot.

Anno 2018: L’adozione del capitalismo autoritario “alla cinese” da parte degli Stati Africani continuerà? 

Anno 2022: Il Vietnam chiede “un pannello solare su ogni casa”.

Anno 2023: La proliferazione delle reti commerciali nell’Africa orientale e meridionale rafforza i legami regionali.

Anno 2028:  I leader africani temono una “replica” della caduta del governo nigeriano del 2026.

IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI FILANTROPICHE NELLO SCENARIO INTITOLATO “IL PASSO DELL’OCA” (riquadro pag. 22)


Le organizzazioni filantropiche dovranno affrontare difficili scelte in questo mondo virtuale. Dato il forte ruolo dei governi, fare filantropia richiederà maggiori competenze diplomatiche e la capacità di operare efficacemente in ambienti estremamente divergenti. I beneficiari delle donazioni filantropiche e i rapporti con la società civile saranno mediati dai governi nazionali, quindi alcune fondazioni filantropiche potranno allinearsi maggiormente alle strategie di assistenza allo sviluppo (APS) previste dagli obiettivi statali/governativi. In questo scenario, le grosse istituzioni filantropiche manterranno una quota di influenza smisurata e le fondazioni filantropiche medio-piccole potranno accrescere il loro valore aggiunto grazie alla condivisione di risorse finanziarie, umane e operative.

Le organizzazioni filantropiche interessate a promuovere i diritti individuali e le libertà universali verranno bloccate ai confini di moltissime nazioni e non potranno entrare ed operare.

(Documento tradotto e segnalato da M. C., che ringraziamo)

La Parola ai Lettori – Polonia: legge anti violenza all’unanimità, ma partono subito le proteste

Sostanzialmente tutti d’accordo sulla legge che si pone il fine di difendere le donne vittime di violenza familiare.
Materia delicata e non completamente chiara: già partita la petizione per farla revocare.

Ci arriva dai nostri lettori la segnalazione inerente alla nuova legge polacca contro le violenze domestiche (link).

La medesima prevede che l’allontanamento immediato dell’autore della violenza dalla vittima; vale a dire che chi sarà accusato di violenza domestica dovrà immediatamente lasciare l’abitazione su intervento della polizia.

La persona allontanata da casa dovrà farsi ospitare da altri famigliari od amici sino alla sentenza; se privo di legami di questo genere, dovrà andare in hotel.

Ancora, se non avrà i fondi necessari per alloggiare in hotel, verrà portato dalla polizia al dormitorio pubblico più vicino. Sempre alla polizia spetterà il compito di controllare periodicamente che la persona soggetta all’ordine di lasciare l’appartamento o di non avvicinarsi ad esso, rispetti le sanzioni le sono state imposte.

A tal proposito, la polizia è stata debitamente attrezzata al fine di svolgere il nuovo ruolo assegnatole. Più precisamente, il viceministro della Giustizia Marcin Romanowski ha dichiarato.

La polizia riceverà strumenti reali per contrastare efficacemente la violenza domestica e la Polonia si unirà al gruppo di Paesi in cui le vittime di questo genere di violenza ricevono la migliore protezione. In questo modo spezziamo una certa spirale di violenza e silenzio.

È intervenuto sul tema anche il ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro:

Molti parlano della violenza nella famiglia polacca, ma spesso finisce con le parole; i governi liberali di sinistra hanno avuto molto tempo per intervenire ma non ci sono mai state soluzoni specifiche. Contrariamente alla critica, alle accuse secondo cui ignoriamo il problema della violenza contro una donna, siamo stati noi a presentare una soluzione specifica che è una risposta a questi drammi.

Hanno votato a favore del disegno di legge 433 deputati, 6 i voti contrari ed altrettanti quelli astenutisi. In buona sostanza la legge è stata adottata all’unanimità dal Sejm, con l’unica eccezione del partito “Konfederacja”.

La legge, che è stata sviluppata sulla base di quelle presenti in Spagna, Repubblica Ceca ed Austria, entrerà in vigore sei mesi dopo il giorno della promulgazione e prevede anche che la vittima sia esente dalle spese processuali.

Le critiche

Nonostante la sostanziale unanimità politica, la materia è delicata ed ha subito trovato l’opposizione di molti: è infatti partita immediatamente la petizione (link) con cui si chiede al Presidente polacco di verificare la conformità della legge stessa.

I punti in discussione sono svariati, si va dall’incostituzionalità (Art. 45) alla lesione dei diritti umani e della proprietà privata (l’abitazione viene lasciata a prescindere alla vittima ed ai figli, ritenendo che sia per quest’ultimi uno shock dover cambiare il luogo residenza, ma non si tiene conto del fatto che possa essere per loro uno shock dover rimanere in un luogo nel quale hanno convissuto con violenze).

Basta infatti la denuncia da parte della vittima per scattare l’ordinanza e far attuare le misure sanzionatorie, senza che si proceda ad ulteriori verifiche: il fine è, ovviamente, quello di limitare il tempo durante il quale la vittima rimanga a contatto con l’aggressore dopo aver esposto la denuncia (momento storicamente problematico).

La legge, da applicarsi ovviamente sia essa l’uomo che alla donna a seconda di commette la violenza, presenta poi il limite di dichiarare colpevole una persona sulla base della denuncia; questo non pare conforme con il principio adottato dalla maggior parte dei Paesi occidentali ed enunciato dall’Art.11 della Dichiarazione dei Diritti Umani del 1948, statuito a livello cogente dall’Art. 6 della CEDU e dall’Art. 48 della Carta di Nizza.

Non si precisa poi se le spese processuali vengano addebitate alla vittima nel caso in cui l’accusa risulti falsa e se venga riconosciuto un indennizzo alla persona ingiustamente denunciata; cose, queste, a cui bisognerebbe dare risposte precise (in Spagna i casi di false accuse sono infatti lievitate dopo l’introduzione di questa legge).

Una legge, dunque, scritta sicuramente a fin di bene ma che dovrebbe essere completata sotto diversi aspetti.

(Ringraziamo per la segnalazione ed il contributo S.D.R. ed E.T., che ci scrivono dalla Polonia).

La Parola ai Lettori – Coronavirus, lo staff medico: oggi vi portiamo in prima linea

General Magazine fa un tour tra le corsie degli ospedali con gli occhi di chi ci lavora, e vi racconta com’è.

“E’ nei corridoi degli ospedali, che si capisce davvero cos’è la vita”.

Con queste parole di Andre Agassi vogliamo introdurre il racconto che ci arriva da un gruppo di personale sanitario che, tramite le loro testimonianze, vogliono farvi toccare con mano il “dietro le quinte”.

“Non siamo preparati ad affrontare emergenze di questo genere. Questo è quanto.

E non lo siamo perché, con i tagli fatti alla Sanità negli ultimi anni, sono stati chiusi ospedali, sono stati accorpati reparti, è stato ridimensionato il personale.

Con il taglio del personale si è persa la specializzazione perchè, gioco forza, ci si deve adattare a fare il di tutto un po’; ma se si perde specializzazione, si perde qualità.”

Il personale sanitario che ci scrive ci dà poi altre informazioni.

“Il periodo combacia con il picco stagionale dell’influenza ed il conseguente aumento dei decessi; non possiamo dire che il numero delle vittime sia dovuto esclusivamente al coronavirus ma di sicuro stiamo affrontando un’emergenza con delle armi non adeguate: è un virus più aggressivo che porta le persone ad avere maggior bisogno di ricovero ospedaliero rispetto al solito e, se non possiamo offrire un servizio all’altezza, è normale che le conseguenze diventino tragiche.”

Continuano poi:

“Gli appalti si fanno ogni 3 mesi; con la stessa periodicità cambiano quindi protocolli e presidi e questo porta a problemi come l’incremento del rischio di fare errori da parte degli addetti ai lavori o la mancanza di assitenza per i macchinari.

Lo stesso vale per le agenzie di pulizia: anche in questo caso gli appalti si regolano in base ai minuti da dedicare alla pulizia per ogni singolo letto o ambulatorio e sono sempre meno, ma così facendo si perde qualità sotto il punto di vista igienico della struttura.

Quest’ultimo punto va a sommarsi al problema dell’accorpamento di più reparti in uno, visto inizialmente: il paziente medico si deve “mescolare” con quello chirurgico comportando, specie nei periodi di sovraccarico, il rischio di contagio tra i pazienti di un reparto e l’altro.

Il personale sanitario che ci scrive conclude poi con un grido d’aiuto:

“Non vuole essere una polemica verso nessuno, speriamo solo che questo momento difficile ci serva da lezione per il futuro: si fa presto a dire “affidiamoci alla scienza”, quando negli ospedali non ci sono neanche le mascherine per il personale.”

(Si ringraziano per le testimonianze A.B., C.F. e M.R. che ci scrivono dall’Italia).

La Parola ai Lettori – Video del 2015 sul coronavirus: è lui o non è lui?

I social esplodono su un video del 2015. Secondo altri non si tratta dell’attuale coronavirus.
Ce ne hanno parlato i nostri lettori.

Una pioggia di notifiche. Questo è quanto sta arrivando in redazione da parte dei lettori.

Siamo partiti col mettere insieme i punti di vista di più autori ed ipotizzando degli scenari (approfondimento al link); alcuni li hanno ritenuti puramente fantascientifici, altri assolutamente logici.

Sono poi intervenuti i nostri lettori (approfondimento al link) ed infine ne abbiamo parlato con il dott. Stefano Montanari (intervista al link).

Oggi mail e messenger sono presi d’assedio dai nostri lettori. Molti di loro ci segnalano un video andato in onda nel 2015 su “TGR Leonardo” e che, ascoltandolo, ci riporta dritti dritti ai nostri giorni: il video è stato pubblicato anche da “AnsaVideo” ed è reperibile qui.

Altri lettori, assieme al video, ci hanno segnalato la connessione con l’impianto dell’Istituto di Virologia afferente all’Accademia Cinese delle Scienze, cioè laboratorio sanitario specializzato nello studio di agenti patogeni legati a malattie infettive fulminanti, la cui “mission” istituzionale è lo sviluppo di antidoti e vaccini contro virus ad alta diffusione (accedendo al link cliccare su “guarda tutto”).

Dall’altra parte, arriva la segnalazione dell’articolo di “Open” (reperibile al link) in cui si sostiene che il virus del video non sia l’attuale coronavirus.

Lo stesso articolo riporta che il tema era già stato discusso in una precedente occasione (reperibile qui), dove si citava un articolo del “Nature” (reperibile qui); lo stesso articolo che, tra l’altro, era già stato oggetto di contesa da parte dei nostri lettori (come visto sopra): qualcuno lo segnalava come fonte a favore del fatto che il coronavirus non sia nato in laboratorio, altri ne mettevano in discussione la credibilità a causa del conflitto d’interessi tra l’autore dell’articolo e l’azienda in cui si è svolto lo studio, come la rivista stessa segnala nei “commenti etici” in calce alla pubblicazione.

(Si ringraziano, in particolare, per i contributi M. C., G. P., G. D. A., M. G., D. P. e A. L., che ci scrivono da Italia, Polonia e Germania).