La Gran Bretagna toglie l’Italia dalla lista dei Paesi sicuri

Obbligo di autoisolamento per 14 giorni per chi arriva dall’Italia.
Passa invece nella lista sicura Creta.

Il Segretario ai Trasporti, Grant Shapps, ha annunciato su Twitter la nuova misura, che entrerà in vigore a partire dalle ore 05:00 di domenica 18 ottobre.

Con le nuove disposizioni l’Italia viene dunque tolta dalla lista dei Paesi sicuri e, di conseguenza, chi si sposterà dall’Italia verso la Gran Bretagna, dovrà autoisolarsi per 14 giorni.

Al contrario, è invece passata nella lista dei Paesi sicuri l’isola greca di Creta.

Coronavirus e crisi economica, Tringali: “Al diavolo il libero mercato!”

Lo scienziato politico sottolinea come lo Stato debba tornare al centro dell’economia nazionale.
Per uscire dalla crisi serve sovranità: non ci è bastata la lezione?

Il mondo si ferma, c’è qualcosa che cambia.

Cambia un virus, che muta così velocemente da rendere difficilissimo lo studio per una medicina adeguata al contrasto; cambiano, con lui, tutte le nostre abitudini.

Lo stato d’emergenza è stato dichiarato, la quarantena imposta. I limiti delle persone, dettati dal decreto.

Tutti si spaventano per la salute propria e per quella dei propri familiari. Tutti si preoccupano di ciò che verrà dopo.

Sì, perché un dopo arriverà, ne siamo tutti certi, ma con che conseguenze dovremo combattere?

Stiamo assistendo al blocco dell’economia mondiale; partite iva, liberi professionisti, aziende di ogni forma e dimensione: tutti si chiedono “perderemo il lavoro?

Gli Stati stanno mettendo in campo dei pacchetti anti-crisi, con importi e modalità differenti. Basteranno?

Ne abbiamo parlato con il dott. Fabrizio Tringali, scienziato politico, autore del saggio “La trappola dell’euro” e del blog “Badiale&Tringali”, entrambi scritti a quattro mani con il professor Marino Badiale, ordinario di matematica presso l’Università di Torino.

Dott. Tringali, come valuta i pacchetti messi in campo dai vari Paesi?

“Per il momento si tratta prevalentemente di annunci, però alcune indicazioni chiare le possiamo già trarre: ci sono paesi come gli USA e la Gran Bretagna, che si impegnano a sostenere con ogni mezzo la propria economia nazionale. Annunciano stanziamenti di dimensioni storiche, destinati non solo alle imprese, ma anche direttamente ai lavoratori. In Italia si chiude tutto (giustamente) ma a farne le spese sono i lavoratori, i commercianti, i professionisti. Conte si limita a dire genericamente che “Il governo ci sarà”, ma non dice cosa farà concretamente per proteggere gli italiani dalla crisi. Le misure fin qui varate sono una goccia nel mare, così come quelle annunciate per il prossimo futuro. E intanto l’Unione Europea non dà risposte, perché ogni misura solidale è bloccata dai paesi del nord. Il messaggio che ne esce è chiaro: i governi americano e britannico ci sono, quelli italiano ed europeo no.”

Nello Specifico, in Italia, secondo lei di cosa avremmo bisogno?

Di un governo che si assuma la responsabilità di garantire tutto il denaro necessario a rimettere in moto l’economia. In questo momento è impossibile preventivare la cifra, ma di certo si tratta di numeri largamente superiori a quelli di cui sta parlando Conte. Massicci aiuti alle imprese ed ai lavoratori (dipendenti ed autonomi) saranno necessari, ma non basteranno. Il tessuto produttivo farà comunque fatica a riprendersi. Ci saranno licenziamenti. Fra chi non perderà il lavoro, tanti avranno salario decurtato, magari parzialmente integrato con ammortizzatori sociali. Andiamo quindi verso un vistoso calo della domanda. Nel settore privato, fra le imprese che riusciranno a sopravvivere, ben poche saranno quelle disposte ad assumere. Rischiamo una crisi spaventosa. Se ne potrà uscire solo mandando al diavolo l’ideologia del “libero mercato” e riportando lo Stato al posto che gli compete, cioè quello di regolatore dell’economia nazionale.”

Dunque, se capisco bene, dal suo punto di vista serve un piano di assunzioni pubbliche su larga scala. In quali settori?

“Non ci è bastata la lezione per capirlo? Sanità innanzitutto, ed istruzione. E poi investimenti nei trasporti (da Alitalia, al trasporto su rotaia, fino al trasporto pubblico locale). I viaggi da e per l’estero, ma anche i commerci internazionali, saranno difficili. Bisognerà sostenere i produttori locali e il turismo interno.

Avremmo anche bisogno di imparare ad essere disgustati dalla retorica della bontà delle privatizzazioni, e anche dalla caricatura che spesso viene fatta dei lavoratori del settore pubblico, dipinti come privilegiati o nullafacenti. E invece sono medici, infermieri, anestesisti, insegnanti, assistenti sociali. Tutte persone che nella stragrande maggioranza dei casi lavorano moltissimo, a volte rischiando la propria salute, mettendo anima e cuore in servizi fondamentali per noi, per i nostri figli, per i nostri anziani.

Dobbiamo imparare ad odiare questa retorica. Chi si comporta in modo disonesto, una esigua minoranza, va certamente punito, ma dobbiamo recuperare la consapevolezza che i servizi pubblici sono nostra ricchezza, e i lavoratori che li mandano avanti, svolgono un servizio prezioso.

Lo stato può fare moltissimo per frenare la crisi investendo nei servizi pubblici e assumendo, calmierando il tasso di disoccupazione.

E questo è fattibile?

“All’interno dei vincoli europei no. La sospensione del patto di stabilità non è certamente sufficiente. Come dice lo stesso Draghi, i debiti pubblici dovranno necessariamente aumentare in modo importante. Se la UE è una “unione” allora i membri devono accettare di condividere le garanzie sui debiti. E questo deve avvenire senza “condizionalità”, cioè senza imporre agli stati “memorandum” come quelli che hanno distrutto la Grecia. In pratica la Germania dovrebbe accettare di essere garante del debito di tutti, lasciando a ciascun paese la libertà di decidere autonomamente quanto contrarne e come utilizzare il denaro. Impossibile. Se accetteranno forme di apparente solidarietà sarà in cambio di cessioni di sovranità. E la medicina sarà peggiore del male.”

Come dovrebbe agire lo Stato secondo lei?

Dovrebbe fare quello che Conte e Di Maio stanno dicendo, ma che non faranno. Il governo dice che se dalla UE non arriveranno risposte, l’Italia farà da sola. Ma Conte e Di Maio sono figuranti, la loro è solo una sceneggiata mediatica. Alla fine si piegheranno. Mentre invece il governo dovrebbe impegnarsi pubblicamente a difendere ogni posto di lavoro e a varare un piano straordinario di investimenti ed assunzioni. Dovrebbe annunciare che sarà fatto tutto quello che servirà per uscire dalla crisi il prima possibile, proteggendo tutti. Un “whatever it takes” nazionale di portata storica. Ma per farlo dovrebbe disporre della libertà di poter decidere le proprie politiche economiche nazionali. I paesi che hanno la propria moneta e la propria banca centrale possono permetterselo, noi no.

Boris Johnson positivo al coronavirus

Positivo al coronavirus il primo ministro britannico.
Dopo il report dell’Imperial College avevo fatto un’inversione ad U sull’immunità di gregge.

È risultato positivo al coronavirus, Boris Johnson.

Questo è quanto annuncia “Reuters”, aggiungendo che il primo ministro britannico è attualmente in regime di auto-isolamento ma che continuerà comunque a guidare il governo nella gestione della crisi in corso.

Lo stesso Johnson, ha dichiarato:

Nelle ultime 24 ore ho sviluppato sintomi lievi e sono risultato positivo al test per il coronavirus. Ora sono in auto-isolamento, ma continuerò a gestire la risposta del governo tramite videoconferenza mentre combattiamo questo virus.

Boris Johnson era passato sotto i riflettori della stampa per le sue idee propense all’immunità di gregge; lo stesso aveva poi fatto un’inversione ad U dopo aver letto il report dell’Imperial College (approfondimento al link).

Coronavirus, ecco i piani per l’emergenza. America esempio, Italia ultima

Ecco come si muovono i vari Paesi per rispondere all’emergenza di coronavirus.
L’America è un esempio da seguire, l’Italia fanalino di coda.

Il mondo si ferma, il coronavirus cala il sipario a cielo aperto.

L’epidemia che sta colpendo tutto il pianeta presenta ancora un sacco di zone d’ombra e le idee più diverse si intrecciano tra loro (approfondimento al link).

L’unica cosa sicura è la concreta paura; la paura dell’ignoto, di combattere contro un nemico che sostanzialmente non conosciamo e che si propaga esponenzialmente grazie ad una disarmante facilità di trasmissione.

È un virus che, in pochissimo tempo, è riuscito a sradicare anche le più solide regole europee, stravolgendo tutto quello che negli ultimi decenni ci è stato rigorosamente detto a reti unificate (approfondimento al link).

Pensate che addirittura la Germania, la più ligia all’austerity ed al rigore, ha deciso di stampare nel giro di un secondo 550 miliardi di euro, senza nemmeno consultarsi con l’Europa.

Cose da far sgranare gli occhi anche ai più euro-convinti, o “Euroinomani” come li definisce Alessandro Montanari nel suo libro.

Ma la Germania non è affatto l’unica a stampare ingenti quantità di moneta. Vediamo nel dettaglio come si comportano gli attori del quadro internazionale.

La Germania emetterà, appunto, 550 miliardi di euro ma ha già precisato che non vi è limite alle coperture che potranno essere stanziate.

La Francia stanzierà tra i 300 ed i 350 miliardi di euro. La Spagna ne stanzierà 200.

La Gran Bretagna stamperà almeno 330 miliardi di sterline, mentre la Cina ha stampato l’equivalente di 156 miliardi di euro solo all’inizio della crisi (approfondimento al link).

La Svezia metterà in circolazione 300 miliardi di corone svedesi e L’Austria 38 miliardi di euro; in quest’ultimo caso, se la cifra vi pare modica, considerate che l’Austria ha un Pil inferiore alla Lombardia: i dati del 2019 vedono un Pil lombardo toccare quota 472 miliardi di euro ed un Pil austriaco fermarsi alla soglia di 443 miliardi di euro.

Poi c’è l’America, dove Trump ha annunciato un piano da addirittura 1.200 miliardi di dollari. Qui la cosa interessante è che i soldi verranno dati tramite assegni direttamente ai cittadini, senza passare per il sistema bancario prima di essere messi nell’economia reale: l’aiuto dev’essere concreto, non si possono rischiare mangiatoie varie con soldi che rimangono nel caveau delle banche.

Poi c’è l’Italia, che con gravoso ritardo dovuto all’attesa di ricevere il permesso dall’Ue di poter spendere i propri soldi, stanzierà 25 miliardi di euro. Ma promettendo espressamente che, una volta passata l’emergenza, farà austerity più forte di prima.

È Brexit!

La Brexit è ufficiale: Nigel Farage chiude con un discorso al Parlamento europeo in cui critica aspramente l’Ue.
Sulla stessa linea Boris Johnson.

La Brexit è ufficiale.

Alla mezzanotte, 23:00 ora inglese, di oggi 31 gennaio 2020 scatterà la Brexit.

Dal quel momento ci sarà tempo fino alla fine dell’anno per l’uscita soft, intesa come la preparazione degli accordi commerciali tra il Regno Unito e l’Ue ma anche per la documentazione inerenti ai singoli expats.

Come promesso, il primo ministro britannico Boris Johnson ha portato a termine ciò che il popolo ha richiesto tramite referendum e si sta già procedendo alla rimozione di tutti i simboli dell’Ue da un alto, piuttosto che della Gran Bretagna dall’altro.

Nel suo ultimo discorso al Parlamento europeo (video sottotitolato al link), Nigel Farage ha detto:

Niente più contributi finanziari, niente più Corte di giustizia europea, niente più politica comune della pesca, niente più discorsi, niente più bullismo!” (e sventola l’Union Flag, anche nota come Union Jack).

Anche se non dalla stessa sede, gli fa appunto eco lo stesso Boris Johnson:

Sta notte non segna una fine, ma un inizio. È l’inizio di una nuova era; un momento in cui spunta l’alba e si alza il sipario per un nuovo atto. È tempo che il Regno ed il popolo britannico tornino ad unirsi per andare oltre”.

Per festeggiare l’evento, luci bianche, rosse e blu formanti la bandiera britannica illumineranno gli edifici governativi a Whitehall, al centro di Londra. Non solo: verranno anche stampate 3 milioni di monete da 50 penny celebrative della Brexit.