Le nazioni più istruite al mondo

Ecco le prime 30 nazioni al mondo per numero di laureati in percentuale sulla popolazione, tra i 25 ed i 64 anni.

Il numero di persone istruite in un Paese è spesso correlato al suo livello di prosperità.

Che si tratti di produttività o innovazione, chi è più istruito nella forza lavoro può contribuire maggiormente all’economia nazionale nel suo complesso.

In tutto il mondo, milioni di persone tra i 25 e i 64 anni possiedono una laurea, e Stars Insider ha stilato un elenco delle nazioni e dei territori che ne hanno di più.

Queste statistiche si basano su una percentuale della popolazione di ciascun Paese e territorio e non sul numero di abitanti. Quindi, sebbene per esempio l’India abbia più laureati rispetto ai primi 11 Paesi messi insieme, non rientra tra i primi 30 poiché rappresentano meno del 15% della popolazione totale del Paese.

Non vengono, invece, prese in considerazione la valutazione delle università e quanta forza lavoro presente nel Paese abbia ottenuto una laurea altrove per poi trasferirvisi.

Ecco, secondo questi criteri, la classifica dei primi 30 Paesi al mondo:

30 – Italia: circa il 21,5% della popolazione tra i 25 e i 64 anni ha conseguito una laurea triennale. Le università statali come quella di Bologna vantano una lunga tradizione accademica, sebbene negli ultimi anni abbiano dovuto far fronte a diverse restrizioni di bilancio.

29 – Brasile: circa il 21,52% della popolazione brasiliana tra i 25 e i 64 anni ha una laurea. Le migliori università federali del paese (soprattutto a San Paolo e Rio) sono all’avanguardia nella ricerca e nell’innovazione. Tuttavia, l’accesso all’istruzione superiore è disuguale in tutto il paese.

28 – Cile: Il tasso di istruzione in Cile è del 22,9%. Anche se la qualità delle università è alta, i costi e l’accesso disomogeneo persistono come principali preoccupazioni.

27 – Argentina: Grazie all’istruzione pubblica gratuita in Argentina, studenti di ogni estrazione sociale hanno accesso a un’istruzione di qualità. Tuttavia, le tendenze recenti suggeriscono che i giovani potrebbero non tenere il passo con gli anziani nei risultati accademici, motivo per cui solo il 23,7% della popolazione argentina di età compresa tra i 25 e i 64 anni possiede una laurea triennale.

26 – Repubblica Ceca: ha una percentuale di istruzione pari al 26,9%. Gli istituti tecnici di Praga e Brno sono noti per i loro solidi programmi STEM e di ingegneria; tuttavia, sebbene queste università ottengano buoni risultati a livello regionale, i loro livelli di iscrizione complessivi sono leggermente inferiori a quelli di altre nazioni dell’Europa occidentale.

25 – Francia: circa il 28,1% della popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni ha completato l’istruzione terziaria. Il sistema duale del paese (università pubbliche e Grandes Écoles, ovvero le “grandi scuole”, più prestigiose) offre sia ampiezza di scelta che eccellenza dei percorsi di studio.

24 – Ungheria: circa il 28,5% della forza lavoro ungherese ha una laurea triennale. Le università di Budapest offrono corsi di laurea in ingegneria ed economia di tutto rispetto, ma il tasso di completamento degli studi universitari nel Paese è inferiore alla media dell’Unione Europea.

23 – Spagna: con il 28,8% dei giovani tra i 25 e i 64 anni che ha completato l’istruzione terziaria. Le tasse universitarie accessibili favoriscono un’ampia adesione, ma è noto che le limitazioni dei finanziamenti pubblici rallentano l’espansione e la modernizzazione dell’istruzione superiore.

22 – Portogallo: circa il 29,4% della forza lavoro portoghese ha una laurea, soprattutto perché le tasse universitarie limitate e l’accesso pubblico hanno reso l’istruzione superiore accessibile.

21 – Filippine: circa il 29,5% della popolazione possiede una laurea triennale. Un’ampia gamma di istituti pubblici e privati ​​offre formazione tecnica e professionale. Tuttavia, sebbene le migliori istituzioni offrano un’istruzione di qualità, sussistono ancora disparità in termini di risorse e accesso in tutto l’arcipelago.

20 – Germania: circa il 32,9% dei tedeschi tra i 25 e i 64 anni ha conseguito una laurea. L’assenza di tasse universitarie e una solida rete universitaria rendono la Germania un punto di riferimento per l’ingegneria e le scienze.

19 – Hong Kong: è composta da circa il 34,8% di persone con una laurea triennale. Le università locali si classificano tra le migliori in Asia, soprattutto per quanto riguarda la ricerca e la collaborazione internazionale.

18 – Giappone: la percentuale si attesta al 34,81%. Le università di questa nazione asiatica uniscono una rigorosa formazione STEM e culturale. Tuttavia, pur essendo rispettate a livello globale, il sistema sta affrontando il declino demografico e deve adattarsi ai cambiamenti sociali.

17 – Finlandia: dove il 35,6% della forza lavoro ha completato gli studi superiori. In Finlandia, le università pongono l’accento sul benessere degli studenti con tasse universitarie gratuite e il sistema vanta punteggi incredibilmente alti in termini di innovazione.

16 – Norvegia: ha una percentuale del 36,88%, che la colloca al 16° posto. Analogamente alla Finlandia, l’istruzione superiore è gratuita e incentrata sullo studente. Investimenti consistenti sostengono un apprendimento di qualità, sebbene la posizione geografica di alcuni territori settentrionali del paese possa influire sull’accessibilità.

15 – Canada: le università combinano finanziamenti pubblici con centri di ricerca di fama mondiale, il che ha permesso al Paese di raggiungere una percentuale del 36,9% nell’istruzione superiore. Le università canadesi sono note per l’inclusività e l’elevata soddisfazione degli studenti, anche se i costi variano a seconda della provincia.

14 – Danimarca: il 37,7% della forza lavoro ha una laurea triennale. Le università danesi sono gratuite e puntano sull’apprendimento e sull’innovazione. Promuovono una cultura educativa collaborativa e orientata al design, con rilevanza globale.

13 – Polonia: l’istruzione superiore continua a crescere da quando il paese è entrato a far parte dell’Unione Europea, con l’istruzione gratuita negli istituti pubblici. Attualmente, il 37,9% dei polacchi di età compresa tra 25 e 64 anni ha completato gli studi universitari.

12 – Taiwan: circa il 38,9% della forza lavoro taiwanese possiede una laurea triennale. Le università sovvenzionate dal governo puntano su solidi programmi tecnici e ingegneristici. Conciliano l’accessibilità economica con una solida ricerca e sono particolarmente apprezzate dagli studenti STEM.

11 – Corea del Sud: si attesta al 39,4%. Le università sudcoreane eccellono tipicamente nelle discipline STEM e nella ricerca. Il rigore e le elevate aspettative del sistema sono accompagnati da una forte competizione e pressione.

10 – Svezia: dove il 39,6% della forza lavoro ha completato l’istruzione universitaria. Le università pubbliche ad accesso libero promuovono l’uguaglianza e l’innovazione, con una forte vocazione internazionale.

9 – Israele: le università pubbliche offrono una solida formazione in ambito tecnologico e aziendale, con un’intensa attività di ricerca, portando la quota dei laureati al 39,7%.

8 – Australia: vanta una percentuale del 39,8%. Il Gruppo degli Otto (una coalizione delle principali università australiane) è riconosciuto a livello mondiale per la ricerca e l’integrazione degli studenti internazionali. I costi possono essere alti, ma la qualità rimane elevata e completa.

7 – Stati Uniti: circa il 40,3% delle persone tra i 25 e i 64 anni ha conseguito una laurea triennale. Si tratta di ben 78,2 milioni di persone. Sede di molte università di prim’ordine a livello mondiale, sia pubbliche che private, gli Stati Uniti offrono ampie opportunità. Tuttavia, le tasse universitarie e il debito studentesco rappresentano notevoli svantaggi.

6 – Paesi Bassi: circa il 42% della forza lavoro nei Paesi Bassi ha completato l’istruzione universitaria. Le università olandesi sono generalmente accessibili agli studenti dell’UE e offrono un’ampia diffusione dell’insegnamento in inglese, e tendono a concentrarsi sull’internazionalizzazione.

5 – Regno Unito: tra le prime cinque posizioni troviamo il Regno Unito, con una percentuale del 43,6%. Istituzioni d’élite come Oxford e Cambridge incarnano la solida tradizione nazionale in materia di istruzione universitaria, anche se negli ultimi anni si è assistito a una pressione sui finanziamenti.

4 – Belgio: la forza lavoro belga conta circa il 44,1% di persone con un titolo di studio universitario.

3 – Singapore: si classifica come la nazione asiatica con la percentuale più alta in questa classifica, con il 45%. Le università di questo Paese si classificano ai vertici a livello mondiale. Il sistema è orientato alle prestazioni e incredibilmente ben finanziato.

2 – Svizzera: tra la forza lavoro svizzera di età compresa tra 25 e 64 anni, circa il 46% ha conseguito una laurea triennale. Con università di prestigio nelle città di Zurigo e Losanna, la Svizzera è nota per la sua eccellenza in ambito scientifico, ingegneristico ed economico.

1 – Irlanda: dove ben il 52,4% della forza lavoro nazionale possiede una laurea triennale. Le università pubbliche irlandesi offrono un’istruzione moderna, basata sulla ricerca, a costi contenuti. Il paese vanta anche una delle migliori economie al mondo, il che è un vero e proprio segno di successo.

Gibilterra rafforza i controlli in vista dell’eliminazione della barriera con la Spagna

Dopo 4 anni di negoziati verranno tolti i controlli alla frontiera con la Spagna sulla base di Schengen.
Ecco come ha risposto Gibilterra aggiungendo controlli.

A meno di due settimane dall’entrata in vigore provvisoria dell’accordo tra Unione europea e Regno Unito su Gibilterra, prevista per il 15 luglio, il governo del Territorio britannico ha presentato il nuovo dispositivo di sicurezza che accompagnerà la rimozione della storica recinzione di confine – la cosiddetta Verja – con la Spagna, destinata a scomparire nell’ambito dell’intesa post-Brexit.

L’accordo, raggiunto dopo quasi 4 anni di negoziati, prevede l’eliminazione dei controlli alla frontiera terrestre tra la Rocca e La Linea de la Concepcion, trasferiti al porto e all’aeroporto di Gibilterra, secondo le regole dell’area Schengen.

Per Madrid, come riporta Ansa, si tratta della caduta “dell’ultimo muro dell’Europa continentale“. Tuttavia, secondo quanto ha spiegato l’esecutivo della Rocca, guidato dal ministro principale Fabian Picardo, la vecchia recinzione in rete metallica e filo spinato è già stata sostituita, pochi metri più all’interno, da una nuova barriera di alta sicurezza “antiscalata, dello stesso tipo impiegato per proteggere le installazioni militari britanniche.

La recinzione, si legge in una nota, si estende dal mare fino all’aeroporto e protegge le infrastrutture strategiche, fra cui la pista, i depositi di carburante, il tunnel e le strutture doganali.

L’unico tratto che resterà senza recinzione sarà quello di circa 150 metri già utilizzato dai pedoni per attraversare il confine. In quell’area saranno concentrati i nuovi controlli, con una presenza permanente di polizia, dogana e guardia costiera, supportati da telecamere a circuito chiuso, sistemi di riconoscimento facciale collegati alle banche dati dell’Interpol, lettori automatici di targhe e pattuglie con fuoristrada.

La sicurezza di Gibilterra alla frontiera viene rafforzata, non indebolita“, ha assicurato il primo ministro Fabian Picardo.

Regno Unito: Starmer annuncia stop a social network sotto i 16 anni

Rimarrà solo whatsapp; si pensa anche ad un bando dopo le 20:30 sotto i 18 anni.
Le critiche: per eseguire il bando verranno raccolti documenti, carte di credito e screening facciali.

Bando totale ai social media sotto i 16 anni: è quanto ha annunciato pochi giorni fa il primo ministro britannico, Keir Starmer, parlando alla nazione da Downing Street

A essere vietate saranno tutte le piattaforme, da Instagram a TikTok, da Facebook a Youtube a X (si salva solo Whatsapp): «È la scelta giusta», ha detto il premier, perché lui non è disposto «a fare compromessi sulla sicurezza e la felicità dei nostri ragazzi». 

Il suo giudizio sulle piattaforme tech è stato categorico: «I social rendono i ragazzi infelici», ha detto. 

È un bando che è modellato su quello entrato in vigore l’anno scorso in Australia, ma Londra si spinge oltre: sotto i 16 anni sarà anche vietato il livestreaming così come l’entrare in contatto online con sconosciuti e, infine, si sta considerando l’introduzione sotto i 18 anni di un «coprifuoco digitale» a partire delle 8.30 di sera e il blocco dello scrolling infinito, per evitare che gli adolescenti passino nottate incollati agli schermi. 

Il provvedimento sarà presentato in Parlamento entro Natale, con l’obiettivo di far entrare in vigore i divieti nella primavera dell’anno prossimo.

L’applicazione delle norme sarà in capo alle aziende tecnologiche: non si andrà certo a caccia di ragazzini, ha spiegato Starmer

I big tech dovranno mettere in piedi degli stringenti sistemi di verifica dell’età, basati su carte d’identità digitali, carte di credito e anche screening facciali: le aziende inadempienti rischiano multe per decine di milioni. 

Il capo del governo britannico ha ammesso che molti ragazzi proveranno ad aggirare i divieti, magari con l’uso di Vpn: in Australia sono state disattivate quasi cinque milioni di utenze, ma si ritiene che il 60% degli adolescenti sia ancora sui social.

Tuttavia, come riporta Giubbe Rosse, ha detto Stramer a mo’ di esempio, il fatto che ci siano minori che bevono alcol non significa che il bando ai ragazzi non sia giusto, si tratta solo di applicarlo al meglio.

La decisione del governo di Londra è arrivata al termine di una consultazione con le famiglie durata mesi: secondo Downing Street, il 90% dei genitori si è espresso a favore del bando

Non mancano però le critiche: la Fondazione Molly Rose, intitolata a una ragazzina morta suicida dopo essere stata immersa in contenuti nocivi online, ha definito le misure «inapplicabili» e inadatte ad andare alla radice dei problemi. 

Per Starmer si pone anche un problema politico: a parte quella che lui stesso ha definito una «battaglia» da combattere col Big Tech, bisogna vedere come la prenderà Donald Trump, che è un campione delle tecnologie made in Usa.

Ovvero, quando il lupo si presenta vestito da agnello. Con la scusa di proteggere i ragazzi, questi verranno identificati e profilati.  

Italia, Spagna, Olanda e Francia invieranno mezzi navali a protezione di Cipro

Fronte unito dei 4 Paesi nella guerra condotta da Usa ed Israele contro l’Iran.
Base inglese presa di mira da droni iraniani.

Italia, Spagna, Francia e Paesi Bassi invieranno nei prossimi giorni mezzi navali per proteggere Cipro.

Lo ha detto il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto al Parlamento, come riporta Reuters.

Lunedì una base dell’aeronautica militare britannica sull’isola è stata presa di mira da un drone di fabbricazione iraniana nell’ambito della guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro Teheran.

Groenlandia: arriva la difesa europea

Ecco la lista dei Paesi e di cosa hanno inviato; Canada unica nazione extra-europea.
La Polonia dice “no”, gli Usa mantengono la base esistente.
Non rilevata presenza ostile di Russia e Cina.

Diverse nazioni europee, principalmente membri NATO, hanno annunciato l’invio di contingenti militari limitati in Groenlandia per partecipare a esercitazioni congiunte con la Danimarca (denominate Operation Arctic Endurance), in risposta alle tensioni con gli USA riguardo al futuro dell’isola.

Non ci sono indicazioni di invii da parte di nazioni extra-europee oltre al Canada, né di presenze ostili come Russia o Cina.

Ecco, come riporta Giubbe Rosse, un riepilogo delle nazioni coinvolte e dei numeri dichiarati:

Francia: 15 soldati specializzati in montagna, con rinforzi previsti (inclusi asset terrestri, aerei e navali).
Germania: 13 soldati per una squadra di ricognizione.
Svezia: 3 ufficiali.
Norvegia: 2 ufficiali, con partecipazione confermata per esercitazioni.
Paesi Bassi: partecipazione confermata, numero di ufficiali non specificato.
Finlandia: partecipazione confermata, numero di ufficiali non specificato.
Regno Unito: 1 ufficiale per un gruppo di ricognizione (partecipazione limitata).
Canada: partecipazione confermata, numero non specificato.

La Polonia ha esplicitamente escluso l’invio di truppe.

Nel frattempo, gli USA mantengono una base esistente (Thule Air Base) con fino a 150 effettivi.