Lettonia: conservatori di centrodestra verso la vittoria

Netta vittoria di Lista Unita guidata da Kulbergs.
Cresce il partito favorevole alla Russia superando il 10% mentre non superano la soglia di sbarramento i Verdi.

In Lettonia si profila una netta vittoria per Lista Unita, l’alleanza conservatrice di centrodestra del primo ministro Andris Kulbergs.

Secondo gli exit poll, la formazione avrebbe conquistato il 35,6% dei voti alle elezioni parlamentari, registrando un incremento di 24 punti percentuali rispetto alla precedente tornata elettorale.

Le elezioni per il rinnovo dei 100 seggi del Parlamento lettone hanno visto la partecipazione di 1.428 candidati, distribuiti in 14 liste. Secondo la Commissione elettorale centrale, oltre 169mila cittadini, pari all’11,2% degli aventi diritto, avevano già votato nei giorni precedenti, approfittando del voto anticipato.

Gli exit poll delineano una competizione serrata per il secondo posto. Lettonia First raggiungerebbe l’11,3%, seguita dai Progressisti con l’11,1%.

La coalizione populista di destra favorevole alla Russia, formata da Potere Sovrano e Alleanza dei Giovani Lettoni, otterrebbe invece il 10,6%, come riporta Tgcom24, decisamente in crescita.

Il principale sconfitto, stando alle prime rilevazioni, sarebbe l’Alleanza dei Verdi e degli Agricoltori: con il 3,7% dei consensi, la formazione non raggiungerebbe la soglia di sbarramento del 5% necessaria per entrare in Parlamento.

Bosnia: Dodik rivendica la vittoria

Il nazionalista serbo-bosniaco e contrario all’adesione della Bosnia all’Ue: ampia maggioranza, nessuno dovrebbe chiederci di cambiare la nostra linea politica.

Milorad Dodik, politico nazionalista serbo-bosniaco, ha rivendicato la vittoria del suo partito alle elezioni in Bosnia, in un voto segnato dalle difficoltà economiche, dal percorso verso una possibile adesione all’Unione Europea e dalle tensioni etniche che continuano a caratterizzare il Paese dopo la guerra del 1992-1995.

Dodik, figura politica vicina alla Russia, pur non essendo candidato alle elezioni ha avuto un ruolo centrale nella campagna elettorale, rilanciando posizioni separatiste.

In una conferenza stampa nella tarda serata di domenica, come riportato da LaPresse Italy, Dodik ha affermato che il suo partito nazionalista avrebbe ottenuto anche un’ampia maggioranza nell’Assemblea della Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba della Bosnia.

Il politico ha attribuito il risultato anche al sostegno del presidente russo Vladimir Putin e alla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali statunitensi del 2024: “Nessuno dovrebbe chiederci di cambiare la nostra linea politica“, ha dichiarato Dodik, ribadendo la volontà di proseguire sulla stessa strada politica.

Dodik è già stato presidente della Republika Srpska. Gli è stato però vietato di ricoprire incarichi pubblici dopo la condanna dello scorso anno per aver disatteso le decisioni dell’Alto rappresentante internazionale incaricato di supervisionare l’attuazione degli accordi di pace del 1995, che misero fine alla guerra in Bosnia.

Fico: Zelesnky mi ha offerto 500 milioni per votare sì all’Ucraina nella NATO

Il presidente slovacco: insolita udienza al chiuso; Zelensky rifiuta ogni proposta di cessate il fuoco sostenendo che tutti gli debbano dare tutto.
Non siamo in guerra con nessuno, non daremo armi all’Ucraina.
Kiev sta definitivamente perdendo la guerra.

In un’udienza del Consiglio europeo avvenuta insolitamente al chiuso, il presidente ucraino avrebbe provato a corrompere quello slovacco.

Fico, infatti, dice che Zelesnky gli ha offerto 500 milioni di euro in beni Russi congelati perchè votasse a favore dell‘ingresso dell’Ucraina nella Nato.

Inoltre, continua il presidente della Slovacchia, Zelensky rifiuterebbe ogni proposta di cessate il fuoco e di negoziato, insistendo sul fatto che tutti gli debbano dare tutto.

Fico aggiunge che la Slovacchia non è in guerra con nessuno, nè con la Russia nè l’Ucraina, ma che non forniranno armi a Kiev.

Infine, ammette che l’Ucraina stia definitivamente perdendo la guerra.

Il video è reperibile al link.

Putin: l’Europa non ha bisogno di essere distrutta, crollerà da sola per problemi economici

Il presidente russo: il tenore di vita europeo è in calo e i disoccupati in aumento, la crisi sta erodendo le fondamenta europee; ma non sta alla Russia criticare le loro politiche economiche.

Il presidente russo Vladimir Putin è intervenuto alla sessione plenaria del 23esimo incontro annuale del Valdai Internationale Discussion Club osservando che la Russia comprende le difficoltà economiche dei Paesi europei, ma non intende criticare le politiche economiche europee.

Secondo Putin, il tenore di vita nei Paesi europei è in calo ed il numero dei disoccupati è in aumento.

I cittadini delle principali economie europee, dei Paesi europei e delle economie in generale ne stanno subendo le conseguenze, la crisi sta erodendo le fondamenta stesse dell’Unione Europea.

Kallas: Ue deve riarmarsi più velocemente

L’Alto rappresentante Ue: accelerare produzione militare e investimenti in difesa per essere capaci di proteggersi entro il 2030.
Ma allora perchè la Russia non attacca subito sapendo che siamo impreparati? Qualcosa non torna nella logica Ue.

L’Unione europea deve accelerare la produzione militare e gli investimenti nella difesa se intende rendersi capace di proteggersi entro la fine del decennio.

Come riporta Adnkronos, lo ha detto l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, secondo cui i ritmi attuali dell’industria bellica comunitaria non bastano a fronteggiare l’incombere delle manovre russe.

Resta da capire perchè, se quanto dice Kallas fosse vero, la Russia non dovrebbe attaccare subito sapendo che l’Ue è impreparata.