La Russia accusa l’Italia di razzismo e violazione dei diritti umani

Mosca denuncia una preoccupante manifestazione di xenofobia con connotazioni politiche.
Stesse preoccupazioni anche dalla Bielorussia.

Razzismo, russofobia, violazione della libertà di stampa, indulgenza verso neofascismo e neonazismo.

Sono alcune delle accuse mosse dalla Russia all’Italia contenute nell’ultimo rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nei Paesi occidentali, redatto in modo congiunto dai ministeri degli Esteri russo e bielorusso, come riportato da Agi.

In Italia, nonostante il numero significativo di garanzie di diritti e libertà fondamentali sancite dalla legislazione nazionale e il dichiarato impegno delle autorita’ a tutelarli, gli attivisti per i diritti umani segnalano ancora violazioni“, denuncia Mosca, secondo la quale “negli ultimi anni, la discriminazione razziale ed etnica si è aggravata“.

Tra gli esempi di “preoccupante manifestazione di xenofobia con connotazioni politiche“, il documento cita la presunta “diffusa discriminazione nei confronti dei cittadini e dei connazionali russi nel Paese, nel contesto della crisi ucraina“. “Nel corso del 2025, le violazioni più frequenti dei diritti dei cittadini russi e delle persone di origine russa da parte degli istituti finanziari italiani hanno incluso il rifiuto di emettere carte di credito, l’imposizione di condizioni aggiuntive sui conti correnti e l’ingiustificata estensione dei tempi di elaborazione dei ricorsi“, sostiene Mosca.

La Russia registra tra le violazioni dei diritti in Italia anche “la campagna su larga scala contro la cultura russa e i suoi rappresentanti“, portano l’esempio di alcune esibizioni di artisti russi annullate nel nostro Paese: il concerto del tenore Ildar Abdrazakov, previsto a gennaio a Verona ed annullato nel novembre 2025; il ritiro dell’invito del Teatro dell’Opera di Firenze alla ballerina russa e prima ballerina del Teatro Bolshoi, Svetlana Zakharova, e al violinista Vadim Repin; la cancellazione dell’esibizione sempre di

Per Mosca e Minsk, “le manifestazioni di russofobia in Italia sono legate anche ai problemi relativi alla garanzia della libertà di stampa, in particolare alla persecuzione dei media russi“, in base alle decisioni del Consiglio europeo sul bando di alcune testate russe come Russia Today (RT) e Sputnik, “con un impatto significativo sull’accesso dei cittadini italiani a informazioni affidabili“. “Le manifestazioni di intolleranza“, denuncia il ministero degli Esteri russo, “sono alimentate dalla presenza in Italia di diverse organizzazioni di estrema destra che promuovono idee nazionaliste e neofasciste“. Zakharova, prevista per marzo all’Auditorium Parco della Musica.

Tali organizzazioni“, secondo Mosca, “godono di relativa libertà d’azione nel Paese, poiché le autorità italiane, a prescindere dall’orientamento politico del governo, sono relativamente indulgenti nei confronti dei seguaci ideologici di Mussolini, non percependo – o ignorando – le loro marginali associazioni politiche come una reale minaccia all’ordine pubblico e alla sicurezza dello Stato“.

Le accuse a Roma sono presentate come parte di una più ampia denuncia del presunto deterioramento delle libertà fondamentali nei Paesi che, sottolinea la Russia, “si autodefiniscono ‘democrazie modello’, ma che in realtà stanno trasformando libertà, democrazia e diritti umani in mera facciata“. Tra i casi citati figurano anche Francia, Germania, Regno Unito e Paesi baltici, criticati per la gestione delle proteste, le politiche migratorie, le limitazioni ai media russi e il trattamento delle minoranze russofone. Il rapporto si inserisce nella contrapposizione politica e diplomatica tra Mosca e l’Occidente, mentre organizzazioni e media internazionali continuano a documentare diffuse violazioni dei diritti umani all’interno della stessa Russia e della Bielorussia.

No del M5S al sostegno militare all’Ucraina

Conte: continuo ad essere per una svolta negoziale che l’Europa non vuole; direi a Zelensky che lui è l’aggredito, ma subito dopo chiamerei Putin per negoziare la pace.

No al sostegno militare all’Ucraina.

Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, si esprime così sulla posizione in relazione al conflitto tra Ucraina e Russia.

Noi siamo stati favorevoli al primo invio di armi per una assimetria militare e impedire alla Russia di invadere e conquistare tutta l’Ucraina”, dice a PiazzAsiago, con la notizia poi ripresa da Adnkronos. Ma il prossimo voto sul sostegno militare, lo voterete? “Noi non votiamo il sostegno militare”, dice. 

Io continuo ad essere favorevole a una svolta negoziale che l’Europa non vuole”, afferma Conte. “Più che una coalizione di volonterosi servirebbe una coalizione di coraggiosi“, dice ancora, delineando poi la propria strategia se fosse presidente del Consiglio. “Se dovessi essere investito” della premiership “chiamerei Zelensky, lo incontrerei per rassicurarlo che lui è l’aggredito, ma gli preannuncerei che un attimo dopo chiamerei Putin, l’aggressore, per imprimere una svolta negoziale”. 

Nel centrosinistra non c’è una posizione unitaria in relazione al conflitto. Esiste un nodo Ucraina? “Lo scioglieremo con le primarie, faremo decidere agli italiani”, la risposta. “Se dovessi essere io vincente alle primarie, il giorno dopo mi batterò in Europa per trovare una soluzione negoziale. Una soluzione che tuteli al massimo gli interessi dell’Ucraina che è il paese aggredito”, ripete. 

Mosca emette un mandato di cattura per il capo di Telegram

L’accusa è di “complicità nel terrorismo”.
Durov, nato in Russia, attualmente si trova in Francia.

La Russia ha annunciato di aver emesso un mandato di cattura internazionale per il fondatore e Ceo di TelegramPavel Durov, con l’accusa di “complicità nel terrorismo“.

“È stato emesso un mandato di cattura internazionale per il capo dell’amministrazione di Telegram, Pavel Durov“, hanno dichiarato i servizi di sicurezza del Cremlino, Fsb, tramite un comunicato citato dalle agenzie di stampa russe.

I servizi di sicurezza, come riporta Tgcom24, hanno inoltre reso noto che Durov, nato in Russia ed in possesso di passaporto francese ed emiratino, si trova attualmente in Francia

Salvini: rinunciare al gas russo è irrilevante per la fine del conflitto

Diversi Paesi dell’Ue, come Francia e Spagna, non rinunciano al gas russo.
Il divieto al gas russo non ferma il conflitto ma penalizza le aziende italiane.

Vietare l’acquisto di gas russo è “irrilevante in termini di fine del conflitto e condizionante per le nostre imprese e la nostra economia“.

Lo ha detto il vice premier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini intervenendo in videoconferenza all’assemblea di Gim Unimpresa, associazione delle imprese italiane in Russia.

Salvini, come riporta Ansa, ha sottolineato che diversi Paesi della Ue, tra cui Francia e Spagna, continuano ad acquistare gas russo, mostrando di non voler rinunciare a questo “potenziale di energia“.

Non mi sembra che le sanzioni abbiano portato alla fine del conflitto… e mi auguro che non ci siano altri 20 pacchetti di sanzioni prima di arrivare alla fine di questa guerra. Al tavolo negoziale, perché questo conflitto non si concluderà con un vincitore evidente“, ha aggiunto.

Cardinale Zuppi visita prigionieri di guerra russi: il Papa vi è vicino

In visita al campo di Leopoli porta il messaggio di Papa Leone XIV: si impegna affinché possiate tornare presto a casa.

Il cardinale Matteo Zuppi ha visitato il campo “Zakhid-1“, a Leopoli, Ucraina, dove si trovano i prigionieri di guerra che hanno combattuto nell’esercito russo.

Dice di “portare la vicinanza di papa Leone” a chi è stato catturato, come riportato da Ansa.

Il presidente Cei, incontrando i detenuti, fa sapere che “il Papa prega perché la guerra possa finire il prima possibile” e si impegna affinché “tutti voi possiate tornare al più presto a casa“.

Leone XIV mi ha mandato qui per essere voce di speranza in mezzo a voi e per dire che è accanto a tutti quelli che soffrono a causa della guerra“, come scrive Avvenire, al seguito della missione del cardinale.