L’Olanda ci ripensa: parteciperà all’Eurovision

I Paesi Bassi fanno retromarcia e lasciano la lista degli Stati che hanno deciso di sabotare il festival per la presenza di Israele.
L’emittente pubblica subentrerà a quella che si è ritirata.

I Paesi Bassi parteciperanno all’Eurovision Song Contest del prossimo anno, poiché l’emittente pubblica ha annunciato mercoledì che subentrerà alla società che si era ritirata.

“L’emittente pubblica olandese tornerà a partecipare all’Eurovision Song Contest a partire dal 2027 con un concorrente olandese. Un team indipendente di esperti seguirà attentamente il processo relativo all’esibizione“, ha dichiarato la Npo (emittente pubblica nazionale), ripresa da Ansa.

Ad agosto, l’emittente Avrotros, che selezionava il brano olandese e trasmetteva lo spettacolo, si era ritirata, affermando che l’evento non può “più essere considerato neutrale” alla luce delle divisioni sulla guerra di Gaza. “Da allora l’Ebu (Unione Europea di Radiodiffusione, che gestisce l’Eurovision) ha adottato misure significative riguardo alle regole dell’Eurovision Song Contest“, ha dichiarato la Npo. Riconoscendo che il concorso suscita “sentimenti contrastanti” nei Paesi Bassi, l’emittente ha affermato di aver “chiesto esplicitamente all’Ebu di riportare il carattere unificante del festival al centro dell’evento“.

L’Olanda, quindi, esce dalla lista dei Paesi (Irlanda, Spagna, Norvegia ed Islanda) che hanno deciso di sabotare l’Eurovision per la presenza di Israele (approfondimento al link).

Multa da 400 milioni dall’Ue a Google su privacy e geolocalizzazione

L’inchiesta è durata oltre 6 anni ed ha accertato 4 profili di violazione.
Doyle: condotta aziendale ha impedito di capire la reale portata del monitoraggio a cui erano sottoposte le persone.

403 milioni di euro: è questo l’importo della maxi-multa comminata dall’Ue a Google, tramite la Data Protection Commission (Dpc) irlandese, che opera come autorità capofila per l’intera Ue nel quadro del Gdpr.

La sanzione amministrativa arriva al termine di un’inchiesta durata oltre sei anni sul trattamento e la conservazione dei dati di geolocalizzazione dei cittadini europei. Il provvedimento, reso noto oggi, 21 settembre 2026, impone inoltre alla controllata europea di Alphabet un termine perentorio di sei mesi per adeguare i propri sistemi e interrompere le pratiche contestate.

L’indagine era stata formalmente aperta nel febbraio 2020 a seguito di una serie di esposti coordinati presentati da diverse associazioni europee dei consumatori. Al centro del fascicolo figuravano tre strumenti specifici dell’ecosistema Google: “Attività Web e App”, “Cronologia delle posizioni” e la funzione “Precisione della posizione” integrata nel sistema operativo Android.

L’autorità guidata dai commissari Des Hogan, Dale Sunderland e Niamh Sweeney, come riporta Adnkronos, ha accertato quattro profili di violazione del diritto comunitario tra il maggio 2018 e il febbraio 2020:

  • la carenza di basi giuridiche su cui fondare il tracciamento della posizione attraverso l’attività web e la cronologia;
  • la violazione del principio di responsabilizzazione (accountability), non essendo la multinazionale in grado di dimostrare la conformità ai criteri di trasparenza per la funzione di precisione della posizione su dispositivi mobili. L’onere della prova in capo alle Big Tech è stato un punto centrale anche nell’annuncio di Ursula von der Leyen sull’Eu Kids Act;
  • il mancato rispetto degli obblighi informativi verso gli utenti, rimasti di fatto all’oscuro del fatto che i dati di movimento venissero utilizzati per profilare preferenze commerciali e orientare la pubblicità comportamentale o behavioral advertising, una tecnica di marketing online che consiste nel mostrare annunci pubblicitari personalizzati agli utenti in base alla loro cronologia di navigazione, ai loro interessi e al loro comportamento sul web;
  • la conservazione dei dati di localizzazione per periodi ingiustificatamente lunghi rispetto alle finalità dichiarate.

Il vice commissario della Dpc Graham Doyle ha sottolineato come la condotta aziendale abbia impedito alle persone di comprendere la reale portata del monitoraggio a cui erano sottoposte nei loro spostamenti quotidiani.

5 Paesi europei boicottano Eurovision 2027 contro Israele

L’Irlanda formalizza il “no” per il secondo anno di fila e sia aggiunge a quelli di Spagna, Olanda, Norvegia ed Islanda: protestano contro la partecipazione di Israele.

L’Irlanda ha formalizzato oggi il suo annunciato boicottaggio di Eurovision 2027 per il secondo anno di fila, in segno di protesta contro la partecipazione di Israele, malgrado il perdurare della devastante situazione umanitaria innescata dalle azioni militari degli ultimi anni nella Striscia di Gaza palestinese.

Lo ha reso noto l’emittente televisiva di Stato Rte, tradizionale partner incaricato di trasmettere la manifestazione, poi ripresa da Ansa.

Al boicottaggio anti-israeliano della competizione canora, come annunciato il 2 settembre, hanno già rinnovato l’adesione almeno altri 4 Paesi europei: Spagna, Olanda, Norvegia e Islanda.

La Norvegia valuta lo stop commerciale con le colonie israeliane in Cisgiordania

Pene fino a 3 anni di carcere per chi commercia con gli insediamenti israeliani in Cisgiordania.
Altri 11 Paesi stanno adottando la stessa linea.

La Norvegia sta valutando una legge che vieti il commercio con gli insediamenti israeliani in Cisgiordania con pene fino a tre anni di carcere.

Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri norvegese, Espen Barth Eide, all’emittente pubblica Nrk poi ripresa da Agi, sottolineando che le argomentazioni a favore “si sono rafforzate ulteriormente perché la situazione in Cisgiordania è peggiorata ancora di più“.

Il capo della diplomazia di Oslo ha aggiunto che “molti altri Paesi stanno ora adottando la stessa linea”. La settimana scorsa il Regno Unito ha annunciato un pacchetto di sanzioni ad ampio raggio contro le colonie in Cisgiordania e altri 11 Paesi (Norvegia, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia) hanno espresso l’intenzione di adottare o sostenere misure analoghe.  Il volume degli scambi commerciali tra la Norvegia e gli insediamenti non è ingente, ha osservato Eide, precisando che “i prodotti in questione includono, ad esempio, vino e alcuni articoli agricoli“.

La risposta dell’ambasciata israeliana a Oslo è stata dura ed ha criticato con forza la possibile misura, definendo la “proposta di criminalizzare il commercio“ come “l’ultimo esempio dell’ossessivo attivismo anti-israeliano del ministro degli Esteri norvegese sulla scena globale“.

“La Norvegia ha scelto ripetutamente di sacrificare le proprie relazioni bilaterali con Israele a favore di una retorica unilaterale e di azioni ostili che servono interessi locali, minano gli sforzi per raggiungere soluzioni pacifiche e sono completamente avulse dalla realtà del Medio Oriente“, si legge nella dichiarazione del ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar.

Polonia: l’economia cresce più di 3 volte rispetto alla zona euro

Crescita prevista al 3,9% in confronto all’1,2% dell’area euro.
Si punta a ridurre l’inflazione al 2,5% entro la fine dell’anno per poi abbassare i tassi d’interesse di 50 punti base.

La Polonia sta diventando uno dei Paesi con la crescita economica più forte nell’Unione Europea.

Secondo le ultime previsioni di EY, il PIL polacco dovrebbe crescere di circa il 3,9% nel 2026. Per la zona euro, escludendo l’Irlanda, la previsione è invece soltanto dell’1,2%.

L’economia polacca dovrebbe quindi crescere più di tre volte più rapidamente rispetto all’area dell’euro.

La crescita, come riporta Polonia Oggi, è sostenuta soprattutto dai consumi, dagli investimenti, dalla spesa pubblica e dalle esportazioni.

In Polonia, tuttavia, l’inflazione rimane un problema, anche se dovrebbe diminuire gradualmente nei prossimi trimestri.

Secondo EY, l’inflazione dovrebbe avvicinarsi all’obiettivo del 2,5% fissato dalla Banca Nazionale polacca nella seconda metà del 2027. Per questo motivo non sono previste riduzioni dei tassi di interesse in Polonia nel 2026, mentre nel 2027 potrebbero arrivare tagli complessivi di 50 punti base.