Rilascio dell’acqua di Fukushima: Corea del Sud contro Giappone

La Corea del Sud impugna la decisione Giapponese di rilasciare le acque contaminate.
In Italia arrivano oltre 40 milioni di kg di pesce da quelle acque.

Il Giappone vuole rilasciare 1,25 milioni di tonnellate di acqua radioattiva, trattata dalla centrale di Fukushima.

La Corea del Sud, tramite il suo presidente Moon Jae-in, ha impugnato la decisione al tribunale internazionale del diritto del mare; portando il caso al tribunale di Amburgo, la Corea del Sud mira a sospendere l’iniziativa annunciata dal governo di Tokyo che ha innescato forte opposizione e indignazione nel Paese.

Moon Jae-in, nel frattempo, ha incontrato l’ambasciatore nipponico Koichi Aiboshi, al quale ha espresso “grande preoccupazione”.

Ma anche l’Italia è interessata al tema. La Coldiretti, infatti, sui dati Istat relativi al 2020 che vedono arrivare in Italia oltre 21 milioni di kg di pesce (tra pesci, crostacei e molluschi) dalle acque del Giappone, oltre che 18 milioni di kg dalla Cina ed altri 3,3 milioni di kg dalla Corea, ha dichiarato quanto di seguito:

E’ devastante la decisione del Giappone, che ha pesanti ripercussioni dal punto di vista ambientale, economico e sanitario a livello globale, sulla quale devono intervenire le istituzioni internazionali.

Coronavirus, Quando finirà? Burioni: Pensiamo al presente. E propone Sud Corea come esempio

Quando finirà il coronavirus?
Roberto Burioni sostiene che ci si debba concentrare sul presente e suggerisce un approccio in stile Corea del Sud.

Come riporta l'”HuffPost“, Roberto Burioni è intervenuto al format “I Lunatici” su “Rai Radio 2” (qui il link) sull’attuale tema caldo, ovvero il coronavirus:

“Siamo in un momento decisivo, in un momento in cui dobbiamo continuare a rimanere in casa e a far sì che il virus non si trasmetta. Non si trasmette da solo. E’ l’unico modo che abbiamo per uscire da questa situazione. Per una volta, uno vale uno. Quello che fa ognuno di noi poi si riflette su tutti gli altri.”

La domanda più è in voga è “quando finirà?”

A questa domanda l’esperto risponde così:

“Cosa succederà in estate? Non ha senso fare qualunque previsioni. Non hanno senso previsioni ottimistiche, ma nemmeno quelle pessimistiche. Dobbiamo pensare al presente. L’estate è nelle nostre mani. Dobbiamo restare a casa. Ciò che accadrà d’estate dipenderà da quello che facciamo noi adesso. Se continuiamo a stare in giro a fregarcene, il virus non si fermerà. Se invece adesso continuiamo con un sacrificio, fermiamo parte grossa dell’epidemia e poi piano piano ricominciamo, non sono così pessimista. Comunque è impossibile ora fare previsioni. Viviamo alla giornata, fare programmi alla distanza non ha senso.”

Quando gli viene poi chiesta una disamina in generale, risponde così:

“Nessuno ha già gli anticorpi, tutti possono infettarsi. A prescindere dalla nazionalità. Qualcuno ha conseguenze gravi, qualcuno più fortunato ha conseguenze più lievi. Gli anziani vanno incontro a conseguenze più gravi, i bambini sono protetti e gli uomini si ammalano più delle donne. Tutti vengono infettati, tutti possono trasmettere il virus. Dobbiamo stare a casa per non infettarci e non infettare.

Trump? E’ molto ottimista, gli auguro di avere ragione, tutto qui. L’immunità di gregge di cui parlano in Gran Bretagna? Non si è mai raggiunta se non grazie a un vaccino, per nessuna malattia virale nella storia dell’uomo.”

Un approccio, quindi, totalmente diverso da quello espresso dal dott. Montanari nell’intervista rilasciataci (reperibile qui) e per le quali opinioni, espresse in diverse trasmissioni tv, è stato anche denunciato dall’associazione “Patto per la Scienza” (approfondimento al link).

Sul come secondo lui sia meglio affrontare la situazione, attraverso un tweet dal suo profilo il professore suggerisce un approccio in stile Corea del Sud (come citato sempre dall'”HuffPost” a questo link):

“La strada per tornare a una vita normale è questa. Molti test, tracciamento digitale dei contatti, isolamento rigoroso dei malati e dei sospetti.”

La Corea del Sud ha infatti attuato un enorme lavoro di smart tracking ed ha sviluppato una sorta di “cabina telefonica” dove poter testare in sicurezza le persone per il coronavirus in soli 7 minuti.

Il lavoro di smart tracking, in Italia, per essere attuato avrebbe probabilmente dei vincoli legati alla privacy delle persone.

(Foto da internet priva di copyright)