Recovery Fund bloccato, serve un piano B

Dopo il veto di Polonia ed Ungheria, bisogna trovare altre vie.
Gentiloni: concentrarsi sugli obiettivi realizzabili.

Dopo il veto arrivato da Polonia ed Ungheria, il Recovery Fund è bloccato, così come l’approvazione del bilancio europeo (per approvarlo è necessaria l’unanimità).

Il piano di aiuti inserito nel Next Generation Eu e che dovrebbe vedere l’Italia tra i principali destinatari dei fondi Ue (nessun regalo, sia chiaro, semplicemente una riduzione del delta tra contributi versati dal Bel Paese e finanziamenti ricevuti), oltre che essere fortemente in ritardo (l’epidemia è iniziata a marzo) potrebbe non arrivare per niente.

La causa è quella scritta all’inizio: Polonia ed Ungheria hanno posto il veto; e l’approvazione è legata all’unanimità dei Paesi membri.

Sul tema intervenuto anche Paolo Gentiloni, commissario Ue agli Affari economici, inserendo l’ipotesi di superare il veto in una cornice intergovernativa anziché comunitaria:

E’ sempre meglio non parlare di piani B e concentrarsi sugli obiettivi quando sono realizzabili. Penso che sarebbe un errore rinunciare ad una delle caratteristiche più interessanti del Next Generation Ue.”

Atlantia a Cdp: “18 giorni per fare un’offerta per Aspi”

Il Governo deve presentare un’offerta per l’88,06% di Atlantia in Aspi entro pochi giorni.
Il titolo schizza in Borsa.

Avete 18 giorni per fare un’offerta per Aspi”.

Sembra la frase di un film, detta da un criminale che ha un detenuto da negoziare. Invece è l’apertura che Atlantia a fatto a Cdp (Cassa Depositi e Prestiti), condendo un “periodo di esclusiva” che terminerà domenica 18 ottobre.

Il giorno successivo è fissata la riunione del board di Atlantia per valutare l’eventuale offerta pervenuta da Cdp, ovvero dal Governo.

La quota in ballo è quella dell’88,06% detenuta appunta da Atlantia in Aspi, per la gestione di Autostrade per l’Italia. I negoziati continueranno sulla base dell’accordo stipulato in data 14 luglio 2020, sul quale il Governo stava tornando a minacciare la revoca.

Alla notizia, il titolo in Borsa di Atlanta è schizzato, registrando in poco tempo un aumento che del 9,5% circa.

Vargas Llosa “Molti governi hanno usato pandemia per limitare libertà. Inaccettabile”

Il Nobel per la letteratura è intervenuto in occasione del premio Taobuk Award a Taormina.
Ad aprile aveva già avvisato: “che la pandemia non sia un pretesto per l’autoritarismo”.

Lo aveva già detto ad aprile, Mario Vargas Llosa:

Che la pandemia non sia un pretesto per l’autoritarismo.”

Ora ritiene “inaccettabile che molti governi abbiano usato la pandemia per limitare la libertà”. Il peruviano naturalizzato spagnolo, premio Nobel per la letteratura, è intervenuto a Taormina in occasione del premio Taobuk Award, come di seguito:

Molti governi hanno utilizzato la pandemia per limitare la libertà e tutto questo è inaccettabile, perché è un processo irreversibile. La libertà di stampa, ad esempio, non va limitata.

Come riporta “La Repubblica”, inoltre, Vargas Llosa ha poi continuato:

“Dobbiamo accettare le restrizioni che i medici stabiliscono, però credo che l’accettazione delle restrizioni sia pericolosissima per il futuro della democrazia e della libertà.”

Il documento, pubblicato sul sito della sua “Fundacion Internacional para la Libertad”, porta la firma di oltre 650 illustri personaggi politici ed intellettuali provenienti da 28 Paesi, tra cui alcuni italiani.

Ad ascoltarlo c’era anche l’altra premio Nobel per la letteratura, la bielorussa Svetlana Aleksievic.

Infine, però, lo stesso Vargas Llosa chiude il suo discorso con un attacco diretto a Trump:

“Non avremmo mai immaginato che gli Stati Uniti potessero arrivare a una discesa tale da farsi governare da uno come Trump, è una cosa incomprensibile. Trump è una persona mediocre e senza cultura, un povero disgraziato, un grullo che ha governato in modo indecoroso.”

La Polonia propone un Piano Marshall per la Bielorussia

Se la Bielorussia effettuerà elezioni corrette, riceverà 1 miliardo di euro di fondi europei.
I Paesi del Visegrad puntano a creare un’alternativa al prestito offerto da Putin.

È stato presentato a Bruxelles dal governo polacco una sorta di “Piano Marshall”, volto ad aiutare la Bielorussia tramite 1 miliardo di euro proveniente da fondi europei.

La conditio sine qua non per ottenere i sopracitati fondi sarebbe quella di annullare le elezioni contestate del mese scorso (che hanno confermato la leadership di Lukashenko, in carica dal 1994) e l’accettazione da parte dei rappresentanti politici a tenerne di nuove con un voto libero ed equo.

La proposta, dopo aver trovato d’accordo sia il governo che l’opposizione polacchi, è stata portata in collaborazione con i Paesi del Visegrad, ovvero Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e, appunto, Polonia.

Il viceministro degli Affari esteri, Paweł Jabłoński, ha così commentato:

“Sosterremo le azioni più coerenti da parte dell’UE. Dobbiamo presentare una valida alternativa per la Bielorussia, per il popolo bielorusso, per l’economia bielorussa per il futuro.”

La proposta vuole essere anche un’alternativa al prestito recentemente offerto alla Bielorussia dalla Russia di Putin.

Sul tema si è espresso anche Pavel Latushko, del Presidio del Consiglio di coordinamento bielorusso, come di seguito:

“Il piano è un segnale molto forte. È molto importante l’interrelazione tra gli aiuti che possono essere offerti sia dall’Europa che dalla Federazione russa e le aspettative della società bielorussa. Fondamentali anche i nostri tentativi di cambiamento dentro la società bielorussa.”

Germania spinge per bilancio Ue. Frenano Polonia e Ungheria

I tedeschi premono per chiudere entro poche settimane l’accordo che comprende anche il Recovery fund.
Possibili veti dall’Est Europa.

Il Paese della Merkel sta cercando di fare pressioni al fine di chiudere entro breve tempo, ovvero nelle prossime settimane, un accordo sul bilancio dell’Unione europea.

Lo stesso bilancio conterrebbe anche il famoso Recovery fund da 750 miliardi di euro, di cui l’Italia dovrebbe essere tra le principali (se non la principale) beneficiaria.

Tralasciando tutti i discorsi inerenti alla convenienza o meno dei fondi con relative condizioni, pare che, almeno per il momento, l’ostacolo maggiore arrivi dall’Est Europa: Polonia ed Ungheria sembrerebbero infatti orientate a porre il loro veto.

I due Paesi del Visegrad, appunto, sarebbero timorosi di vedere inserite nel bilancio Ue delle sanzioni inerenti al mancato rispetto degli standard di integrità e Stato di diritto (la Polonia era già stata in passato al centro di forte polemiche per la riforma giudiziaria e per i ripetuti “no” alle quote di ripartizione dei migranti).

La loro posizione impedirebbe l’approvazione di qualsiasi accordo di bilancio, con la conseguenza di veder rimanere bloccato anche il Recovery fund.

Stando a quanto riporta “Reuters”, un alto funzionario del governo tedesco, proprio in vista del vertice dei leader Ue e date le posizioni di Polonia ed Ungheria, avrebbe sostenuto che lo Stato di diritto non è oggetto di discussione ufficiale al vertice ma che il tema verrà sicuramente affrontato a margine. Se questa linea venisse confermata, è possibile che l’approvazione del bilancio europeo avvenga senza intoppi ed in breve tempo, esattamente come desiderato dalla Germania.