Anche la Danimarca guarda a destra

Crolla Mette Frederiksen, paladina anti Trump, con la sinistra che ottiene il peggior risultato dal 1903.
L’immigrazione è ora il tema centrale e il re Federico X chiede agli ultraconservatori di formare un esecutivo.

Anche la Danimarca ora guarda a destra.

Dopo che Mette Frederiksen, la paladina anti Trump protagonista della battaglia per la Groenlandia, non è riuscita a formare una coalizione di governo, re Federico X ha chiesto a Troels Lund Poulsen, leader del partito ultraconservatore Venstre, di mettere insieme un nuovo esecutivo.

L’annuncio ha scosso l’establishment politico, dato che Frederiksen è stata una figura di spicco della politica danese per decenni. Il suo partito di sinistra, i Socialdemocratici, ha ottenuto la maggioranza relativa dei voti alle elezioni parlamentari di marzo, ma ha perso consensi, registrando il peggior risultato elettorale dal 1903 e nessun partito ha di fatto conquistato la maggioranza.

Da allora, come riporta Il Tempo, Frederiksen ha cercato di formare un governo di sinistra con il sostegno dei moderati di centro-destra di Lars Løkke Rasmussen, che è considerato un ago della bilancia grazie ad una posizione intermedia tra Frederiksen e Troels Lund Poulsen, ma il progetto di “campo largo alla danese” non ha convinto.

Venerdì sera Rasmussen, potente ex ministro degli Esteri, ha abbandonato i negoziati promettendo sostegno a Poulsen.

Il sovrano ha così chiesto a lui di “guidare i negoziati al fine di formare un governo“, senza la partecipazione dei socialdemocratici e dei moderati.

Negli ultimi anni la politica danese si è spostata sempre più a destra e le elezioni di marzo hanno visto un aumento dei voti per i partiti conservatori.

L’immigrazione è diventata un tema centrale e persino i partiti di sinistra hanno adottato politiche più restrittive in materia di controllo dei lavoratori extracomunitari che entrano nel paese.

Ungheria: primo “scandalo” del nuovo premier Magyar

Aveva promesso di combattere il nepotismo, il clientelismo e la corruzione di Orban; ma ha nominato subito Ministro della Giustizia il marito della sorella.

Il nuovo Primo Ministro ungherese, Peter Magyar, ha promesso di combattere il nepotismo, il clientelismo e la corruzione di Viktor Orban.

Poi, però, ha nominato il marito della sorella, Marton Melletti-Barna, Ministro della Giustizia.

Come riporta Giubbe Rosse, Magyar insiste sul fatto che la nomina sia avvenuta solo in base ai meriti.

Offese del conduttore televisivo a Meloni: la Farnesina convoca l’ambasciatore russo

Il ministro degli Esteri Tajani convoca Paramonov, il quale si dissocia da Solovyov.

L’ambasciatore russo a Roma Paramonov è stato ricevuto questa mattina alla Farnesina a seguito della convocazione voluta dal ministro degli Esteri Antonio Tajani per protestare contro le dichiarazioni offensive del conduttore televisivo russo Vladimir Solovyov contro la premier Giorgia Meloni.

A quanto si apprende, la Farnesina ha manifestato profonda indignazione per le inaccettabili offese rivolte al presidente del Consiglio.

Da parte sua, come riporta Ansa, Paramonov ha detto di essersi chiaramente dissociato già ieri sera dalle affermazioni di Solovyov e lo ha fatto più volte durante l’incontro a fronte delle sollecitazioni.

Lituania e Lettonia non concedono lo spazio aereo alla Slovacchia

Il presidente slovacco Fico non potrà usare quelle rotte per andare a Mosca alle celebrazioni della fine della Seconda guerra mondiale.
L’anno scorse fece lo stesso l’Estonia.

La Lituania e la Lettonia non concederanno il loro spazio aereo all’aereo del primo ministro slovacco, Robert Fico, in occasione del suo viaggio a Mosca per le celebrazioni per la fine della Seconda guerra mondiale, prevista per il prossimo 9 maggio.

Lo ha dichiarato lo stesso Fico a The Kyiv Independent.

Fico, come riporta RaiNews, si è detto dispiaciuto per la chiusura dello spazio aereo dei due Paesi al suo aereo ribattendo di esservi abituato in seguito all’analoga chiusura decretata lo scorso anno dall’Estonia e dicendosi sicuro di poter trovare una via alternativa per essere presente a Mosca.

Bulgaria: vince il filo-russo e euroscettico Radev

Vittoria dell’ex presidente che ha presentato un programma filo-russo ed anticorruzione.
Ue preoccupata: potrebbe diventare la nuova Ungheria di Orban.

L’ex presidente bulgaro Rumen Radev ha conquistato il primo posto alle elezioni parlamentari con il 44,48% dei voti.

Il suo programma filo-russo ed anticorruzione ha riscosso un forte consenso tra gli elettori del Paese più povero dell’Unione europea.

Secondo i dati non ancora definitivi ma ormai sicuri, questo risultato conferisce alla coalizione “Bulgaria Progressista” di Radev, guidata dal 62enne, la maggioranza assoluta di almeno 132 seggi nel parlamento di 240 seggi.

Radev, che ha guidato il Paese dal 2017 al 2026, si è dimesso a gennaio per candidarsi alle elezioni parlamentari, e la sua vittoria rimescola le carte per la formazione del governo.

La vittoria di Radev suscita timori nell’Unione europea per le sue posizioni euroscettiche e filorusse.

Dopo la sconfitta di Orbán in Ungheria, come riporta RaiNews, la Bulgaria infatti potrebbe diventare la nuova spina nel fianco Est dell’UE e della Nato.