Salvini: rinunciare al gas russo è irrilevante per la fine del conflitto

Diversi Paesi dell’Ue, come Francia e Spagna, non rinunciano al gas russo.
Il divieto al gas russo non ferma il conflitto ma penalizza le aziende italiane.

Vietare l’acquisto di gas russo è “irrilevante in termini di fine del conflitto e condizionante per le nostre imprese e la nostra economia“.

Lo ha detto il vice premier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini intervenendo in videoconferenza all’assemblea di Gim Unimpresa, associazione delle imprese italiane in Russia.

Salvini, come riporta Ansa, ha sottolineato che diversi Paesi della Ue, tra cui Francia e Spagna, continuano ad acquistare gas russo, mostrando di non voler rinunciare a questo “potenziale di energia“.

Non mi sembra che le sanzioni abbiano portato alla fine del conflitto… e mi auguro che non ci siano altri 20 pacchetti di sanzioni prima di arrivare alla fine di questa guerra. Al tavolo negoziale, perché questo conflitto non si concluderà con un vincitore evidente“, ha aggiunto.

Kiev potrà acquistare componenti cinesi con i fondi Ue

Ennesimo controsenso europeo: mentre l’Ue mette i dazi per i prodotti cinesi a spese dei cittadini europei, permette a Kiev di finanziare l’economia cinese sempre con i soldi dei cittadini europei.

L’Ucraina potrà utilizzare i fondi provenienti dai prestiti Ue destinati alla difesa per l’acquisto di componenti cinesi per droni cinesi.

Lo scrive il Financial Times poi ripreso da Ansa, citando due fonti a conoscenza del dossier.

Kiev ha ottenuto una deroga per una parte di una tranche da 6 miliardi di euro – proveniente dal prestito Ue per l’Ucraina – per destinarla all’acquisto di componenti per droni dalla Cina.

La decisione, osserva il foglio britannico, evidenzia le lacune che permangono nella produzione interna di difesa dell’Ue, nonostante lo sforzo di rafforzare la base industriale nella difesa.

Altro controsenso europeo: mentre si introducono i dazi verso la Cina a spese dei cittadini europei, si concede comunque di usare i soldi europei per finanziare gli acquisti ucraini verso l’economia cinese.

Polonia: partito di opposizione voleva bloccare i 90 miliardi a Kiev e ingresso nell’Ue

Czarnek: Tsuk avrebbe dovuto impedire gli aiuti fino a quando Kiev non avrebbe intrapreso un percorso di “valori umani”.
Poi presenta un progetto al Parlamento per bloccare l’adesione dell’Ucraina all’Ue.

Il vicepresidente del partito conservatore PiS, Przemysław Czarnek, ha scatenato una bufera politica affermando in televisione che, da premier, avrebbe “costretto” l’Unione Europea a sospendere il finanziamento degli armamenti e della ricostruzione dell’Ucraina, fino a quando Kiev non avesse intrapreso un percorso di “valori umani.

Le sue parole hanno suscitato una reazione durissima da parte del governo.

Il premier Donald Tusk, come riporta Polonia Oggi, ha definito le dichiarazioni di Czarnekparole idiote” e una “politica suicida“, inserita in una “gara all’anti-ucrainismo“. Ha sottolineato che nell’interesse della Polonia c’è la difesa efficace dell’Ucraina dalla Russia, aggiungendo: “punto e basta“.

Il ministro degli Esteri Radosław Sikorski ha commentato ironicamente che Czarnekvuole far arrivare Putin al confine polacco“, mentre il ministro degli Interni Marcin Kierwiński ha affermato che il politico di PiS è “scivolato perfettamente nella retorica di Putin“.

Il ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz ha definito le dichiarazioni “un’aperta opposizione alla NATO e alla ragion di stato della Repubblica di Polonia“.

Czarnek non ha fatto marcia indietro: poco dopo la conferenza stampa di Tusk ha depositato in Parlamento un progetto di risoluzione che obbligherebbe il governo a bloccare il processo di adesione dell’Ucraina all’UE.

Ha collegato questa proposta alla questione storica della gloryfikation dell’UPA da parte dell’Ucraina, ponendo al premier una sfida: se stia dalla parte della “verità storica e dell’interesse nazionale polacco” o scelga il silenzio.

Mercosur, Uruguay: Ue ratifichi accordo o perderà il Sud America a favore della Cina

Lubetkin “minaccia” l’Europa: se non ratifica l’accordo andremo con la Cina.
L’accordo trova l’opposizione di diversi Paesi membri perchè danneggerebbe le economie locali a favore dell’import sudamericano.

Il ministro degli Esteri dell’Uruguay, Mario Lubetkin, ha esortato l’Unione europea a cogliere quella che definisce un’opportunità storica portando a termine la ratifica dell’accordo commerciale Ue-Mercosur, avvertendo che l’Europa rischia di cedere influenza in America Latina alla Cina e ad altre potenze globali se l’intesa dovesse arenarsi.

In un’intervista a Euronews durante una visita a Bruxelles, Lubetkin, il cui Paese ha appena assunto la presidenza di turno del Mercosur, ha definito l’accordo un «salto di qualità» nelle relazioni tra Europa e Sud America ed ha insistito sul fatto che il blocco ha già rispettato la propria parte dell’intesa.

«I quattro Paesi del Mercosur hanno ratificato l’accordo in soli due mesi», ha ricordato Lubetkin. «Non era mai successo. Governi di destra e di sinistra hanno trovato un’intesa, perché lo consideriamo strategicamente importante non solo per noi, ma anche per l’Europa».

L’accordo, concluso politicamente dopo oltre due decenni di negoziati, per il Mercosur è entrato nella fase di applicazione il 1º maggio.

In Europa, però, il processo di ratifica resta politicamente controverso, con il Parlamento europeo nel ruolo di principale ostacolo procedurale date le tante contestazioni nei confronti dell’accordo provenienti da Francia, Italia, Polonia, Ungheria ed Irlanda (approfondimento al link) in quanto ritengono che danneggerebbe notevolmente le economie dei Paesi membri, importando tutto a basso prezzo dal Sud America.

Vertice Nato, Rutte: Europa e Canada spendono il 4% in sicurezza e difesa

Tra 2025 e 2026 spesi 280 miliardi dollari in più.
Il Segretario: ora le capitali presentino piani chiari e credibili per raggiungere la soglia del 5%.

Gli alleati l’anno scorso hanno deciso di arrivare al 5% del Pil entro il 2035 e solo dopo un anno vediamo progressi trasformativi all’interno dell’alleanza: ora mi aspetto che le capitali presentino piani chiari e credibili per centrare l’obiettivo“.

Come riportato da Ansa, lo ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte nel corso della conferenza stampa pre vertice: “I primi segnali sono impressionanti, gli europei e il Canada già spendono in media il 4% in difesa e sicurezza e se guardiamo al 2025 e il 2026 presi insieme hanno speso 280 miliardi di dollari in più“.