Cina: crescita stabile del Pil nel terzo trimestre al +4,5%

Nel secondo trimestre Pechino aveva già fatto registrare un +4,3%.
La produzione industriale è cresciuta del 5,5%.

La crescita del Pil cinese si è attestata al 4,5% su base annua nel terzo trimestre del 2026, secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica. Il dato indica un’espansione dell’economia rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il risultato si confronta con il +4,3% registrato nel secondo trimestre e con il +5% del primo trimestre. La crescita resta in linea con la parte inferiore dell’obiettivo annuale fissato dal governo, compreso tra il 4,5% e il 5%.

La produzione industriale cinese, come riporta Ansa, è cresciuta del 5,5% su base annua a settembre 2026, secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica. Il dato misura l’andamento dell’attività industriale rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

La crescita segue il +5,2% registrato ad agosto. Il dato di settembre segnala una tenuta del comparto industriale, in un contesto in cui Pechino punta a sostenere l’attività economica e a consolidare la ripresa.

L’Ue mette il tetto ai veicoli ibridi importati

Massimo 350.000 veicoli ibridi importati all’anno, per 4 anni, con un aumento del 6% a partire dal secondo anno.
Questa la regola decisa dall’Ue per salvare il mercato dell’auto europeo.

L’Unione europea limiterà le importazioni di veicoli ibridi cinesi a 350.000 auto all’anno, con una misura di salvaguardia che potrebbe entrare in vigore già il primo dicembre.

Il limite si applicherà al primo anno di validità della misura, per poi aumentare del 6% all’anno a partire dal secondo anno.

Lo riferisce Bloomberg, poi ripreso da Ansa, citando un documento di cui ha preso visione.

Le misure resteranno in vigore per quattro anni, durante i quali entrambe le parti si impegneranno a rispettare le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc).

Il tetto si applicherà a tutte le importazioni di veicoli ibridi, non soltanto a quelle provenienti dalla Cina, per rispettare il principio di non discriminazione previsto dalle norme dell’Omc.

Germania e Francia chiedono “reazione sistemica” per contrastare Cina

I due Paesi chiedono uno strumento europeo di ritorsione a Pechino.
Il deficit commerciale dell’Ue con la Cina è di circa 1 miliardo di euro al giorno.

Parigi e Berlino chiedono un nuovo strumento UE di “reazione sistemica” che permetta a Bruxelles di intervenire contro le distorsioni di mercato legate alla Cina, pianificare ritorsioni e rivedere gli strumenti di difesa commerciale

I due Paesi, come riporta Euronews, hanno proposto nuovi poteri per la Commissione europea per contrastare le distorsioni del mercato, mentre l’Ue affronta una crescente pressione commerciale da parte della Cina.

In una lettera indirizzata lunedì alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, accompagnata da un documento di orientamento sugli squilibri economici globali, Parigi e Berlino chiedono nuovi strumenti per limitare l’accesso al mercato dell’UE, diversificare le forniture e prepararsi a possibili ritorsioni.

Bruxelles definisce insostenibile la sua relazione economica con Pechino, con il deficit commerciale dell’UE che nel 2025 dovrebbe raggiungere circa 1 miliardo di euro al giorno. Ha dato alla Cina tempo fino a questo mese per presentare concessioni.

La questione sarà affrontata dai leader dell’UE al vertice del Consiglio europeo della prossima settimana, dove Francia e Germania insisteranno per un’azione urgente.

Ue: spesi 100 miliardi senza una molecola di energia in più

Lo scenario geopolitico internazionale ha portato aumenti del 140% per il gas ed il raddoppio del costo del diesel per i cittadini.
A lanciare l’allarme è Ursula von der Leyen. Ma non dovrebbe essere proprio lei a risolvere il problema?

Una nuova emergenza energetica ed economica minaccia di travolgere famiglie e imprese.

A lanciare l’allarme è la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nell’ambito del suo discorso a Strasburgo, pronunciato durante la seduta plenaria del Parlamento europeo il 6 ottobre 2026 in vista del summit del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.

Con toni accorati ed estremamente diretti, come riporta Adnkronos, la presidente ha illustrato il conto salatissimo pagato dal Continente a causa dell’instabilità geopolitica internazionale: “Dalla fine di febbraio, i prezzi del gas sono aumentati del 140%. I prezzi del diesel sono raddoppiati. Complessivamente, dall’inizio del conflitto in Iran, i combustibili fossili importati sono costati all’Europa 100 miliardi di euro in più. Senza che ciò abbia comportato nemmeno una molecola di energia in più”.

La capa dell’esecutivo di Bruxelles ha quindi lanciato un vero e proprio allarme alle istituzioni comunitarie e ai governi nazionali, avvertendo che “la situazione potrebbe aggravarsi con l’avvicinarsi dell’inverno” e che l’Unione deve agire subito per proteggere i cittadini e risolvere i nodi strutturali del settore.

A pagare il conto delle folli politiche europee, non serve dirlo, sono ovviamente i cittadini. Ci si aspetterebbero soluzioni da Ursula von der Leyen, più che allarmi su cose che le persone già sanno sulla loro pelle.

Bilancio Ue, Meloni a Costa: non ci siano nuove tasse

Il presidente del consiglio europeo Costa è in tour nelle capitali dei 27 Paesi membri.
La premier italiana: non ci siano nuove tasse europee nel bilancio Ue.

“L’Italia è pronta a fare la propria parte anche sul finanziamento del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale, nell’ambito di una soluzione equilibrata che escluda nuove tasse europee e razionalizzi le spese amministrative dell’Unione“.

Lo ha chiarito la premier Giorgia Meloni incontrando oggi a Palazzo Chigi Antonio Costa, nell’ambito del tour che sta portando il presidente del Consiglio europeo nelle capitali dei 27 Stati membri per un confronto sui principali dossier dell’agenda europea e internazionale, a partire dal negoziato sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034.

Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi, ripresa poi da Ansa.