Montenegro: no a hub Ue per rimpatri sul nostro territorio

Il primo ministro: non abbiamo avviato alcuna trattativa per istituire tali centri; e se ci venisse presentata, la nostra risposta sarà negativa.

Il primo ministro del Montenegro, Milojko Spaji, ha smentito le notizie sulla possibilità di realizzare un centro Ue per i rimpatri nel Paese.

In merito alle notizie diffuse dai media su una presunta lista preliminare di Paesi in cui l’Ue potrebbe istituire centri per l’accoglienza e il rimpatrio, desidero precisare che il Montenegro non ha avviato alcuna trattativa per l’istituzione di tali centri sul proprio territorio. Il governo non ha ricevuto alcuna iniziativa ufficiale in tal senso. Qualora tale iniziativa venisse presentata, la nostra risposta sarà negativa“, ha scritto il premier stando a quanto riportato da Ansa.

Pensioni: ecco la classifica europea

Grandi differenze tra Est ed Ovest.
Le donne percepiscono in media il 26.1% in meno rispetto agli uomini.

Secondo l’OCSE, le pensioni sono la principale fonte di reddito per gli anziani in Europa.

In molti Paesi europei, le pensioni e i sussidi statali rappresentano oltre il 70% del reddito familiare lordo equivalente totale degli anziani, superando in alcuni casi l’80%.

Secondo Eurostat, nel 2022 la spesa media per pensione di vecchiaia per beneficiario nell’UE è stata di 16.138 euro, ovvero circa 1.345 euro al mese.

Tuttavia, i livelli pensionistici variano notevolmente in Europa, rivelando forti differenze tra Est ed Ovest e tra i sessi.

Le donne nell’UE ricevono in media il 26,1% di reddito pensionistico in meno rispetto agli uomini, a causa dei minori guadagni nell’arco della vita, del lavoro part-time e delle interruzioni di carriera.

Ecco, secondo StarsInsider, la classifica delle pensioni di anzianità in Europa dalle più basse alla più alte per Paese:

35 – Albania: 137 euro al mese
34 – Turchia: 245 euro al mese
33 – Bosnia-Erzegovina: 253 euro al mese
32 – Serbia: 291 euro al mese
31 – Bulgaria: 301 euro al mese
30 – Montenegro: 330 euro al mese
29 – Slovacchia: 396 euro al mese
28 – Croazia: 412 euro al mese
27 – Ungheria: 413 euro al mese
26 – Romania: 424 euro al mese
25 – Lituania: 444 euro al mese
24 – Lettonia: 474 euro al mese
23 – Polonia: 575 euro al mese
22 – Estonia: 611 euro al mese
21 – Repubblica Ceca: 698 euro al mese
20 – Slovenia: 744euro al mese
19 – Malta: 884 euro al mese
18 – Portogallo: 941 euro al mese
17 – Grecia: 1.024 euro al mese
16 – Cipro: 1.040 euro al mese
15 – Germania: 1.494 euro al mese
14 – Spagna: 1.508 euro al mese
13 – Francia: 1.571 euro al mese
12 – Italia: 1.632 euro al mese
11 – Finlandia: 1.757 euro al mese
10 – Irlanda: 1.814 euro al mese
9 – Svezia: 1.870 euro al mese
8 – Belgio: 1.881 euro al mese
7 – Olanda: 2.008 euro al mese
6 – Austria: 2.029 euro al mese
5 – Svizzera: 2.251 euro al mese
4 – Danimarca: 2.518 euro al mese
3 – Norvegia: 2.573 euro al mese
2 – Lussemburgo: 2.653 euro al mese
1 – Islanda: 2.997euro al mese

Campari mette in vendita i marchi Averna, Braulio e mirto Zedda Piras

Insieme i 3 marchi generano un fatturato annuo di circa 80 milioni.
Saranno venduti anche altri marchi, concentrandosi solo sulla crescita dei più noti tra i 72 totali.

Piace a Piazza Affari l’idea di Campari di alleggerire il portafoglio-brand: la borsa stamane premia il titolo del player internazionale nel campo degli spirits con un rialzo del 2,24% a 5,65% (in un mercato in generale in calo sull’effetto dello stacco cedole) dopo le indiscrezioni che riguardano altre cessioni: ora è la volta dei suoi amari storici Averna, Braulio e mirto Zedda Piras, come riportato dal Corriere e sulla scia del piano anticipato a First Online dal Presidente Luca Garavoglia.

Il nuovo corso strategico della Campari, guidato da gennaio dall’Ad Simon Hunt, vuole intatti puntare sulla crescita organica e sulle dismissioni del 9% dei marchi meno profittevoli, vale a dire circa 30 brand per poter ridurre il debito e accrescere la redditività. Invece i driver della nuova strategia resteranno i marchi più conosciuti e cioè Campari, Aperol, Espolon, Wild Turkey e Courvoisier. “Nessun gruppo — ha detto il manager allo Strategy Day di inizio novembre — può d’altronde sostenere la crescita di 72 brand

Ad aprire le danze delle dismissioni è stata all’inizio di novembre la vendita di Cinzano alla famiglia Caffo, che produce il famoso Amaro del Capo, accanto alla cessione di Tannico e del sito australiano di Derrimut.

prossimi brand sulla rampa di lancio potrebbero essere altri brand internazionali più piccoli e meno strategici, probabilmente partendo da Brasile e Jamaica e poi dal resto del Sud America.

Nell’insieme i tre marchi generano un fatturato annuo attorno agli 80 milioni e potrebbero attrarre l’interesse di fondi e gruppi industriali, ha scritto il Corriere sabato.

Sul mercato si fanno i nomi del gruppo Montenegro della famiglia Seragnoli, che già possiede Amaro Montenegro, Select aperitivo, Vecchia Romagna, Rosso Antico; dell’Illva Saronno che già produce, oltre al noto Amaro, anche il Rabarbaro Zucca; di Fratelli Branca Distillerie e, infine, del gruppo Lucano 1894 di Matera.

I tre amari sarebbero però al vaglio anche del gruppo NewPrinces di Angelo Mastrolia che, di recente, ha comprato da Diageo lo storico sito produttivo ex Cinzano in provincia di Cuneo.