Pfizer avvia sperimentazione orale per farmaco anti-Covid

La nuova terapia sotto test negli Usa, dove c’è viva concorrenza.
Il farmaco impedirebbe al virus di replicarsi nelle cellule.

Pfizer sta testando un nuovo farmaco anti-Covid da assumere per via orale.

Il farmaco, denominato PF-07321332, è fase di sperimentazione negli Stati Uniti; si tratterebbe di un inibitore della proteasi che impedisce al virus di replicarsi nelle cellule (come quelli utilizzati contro l’Epatite e l’HIV).

Non solo. L’azienda sta anche studiando un candidato antivirale somministrato per via endovenosa in uno studio in fase iniziale su pazienti COVID-19 ospedalizzati.

Di seguito, quanto dichiarato da Mikael Dolsten, Chief Medical Officer di Pfizer:

I due candidati (orale e endovenoso) hanno il potenziale per creare un paradigma di trattamento end-to-end che integra la vaccinazione nei casi in cui la malattia è ancora presente.

Ma Pfizer non è l’unico produttore: un farmaco sostanzialmente analogo è in via di sperimentazione anche da parte della rivale Merck & Co con Ridgeback Bio e da Roche Holding in collaborazione con Atea Pharmaceuticals.

Elezioni Usa: c’è l’ombra della Cina?

SEC: la società madre di Dominion Voting Systems ha ricevuto 400 milioni di dollari da una banca d’investimento in Svizzera che è al 75% di proprietà del governo cinese.

È ancora bollente, il tema delle elezioni americane.

Mentre da una parte il presidente uscente Donald Trump sembra aver riconosciuto la sconfitta contro il rivale Joe Biden, dall’altra arriva una dichiarazione della SEC (la Securities and Exchange Commission) che apre uno scenario interessante: vi sarebbe un’interferenza cinese dietro le elezioni presidenziali degli Stati Uniti.

Più precisamente, la SEC dichiara che la società madre di Dominion Voting Systems (ovvero la società che vende hardware e software per il voto elettronico, comprese macchine per il voto elettronico e tabulatori negli Usa ed in Canada, sviluppando i suoi software anche in Serbia) ha ricevuto 400 milioni di dollari da una banca d’investimento in Svizzera.

La banca in questione è la UBS Securities che possiede il 24,99% di UBS Securities CO LTD, che a sua volta è una banca cinese il cui restante 75% è di proprietà del governo cinese.

Tutto questo, avveniva meno di un mese prima delle elezioni presidenziali americane.

Come riporta “India Right Now Gruop” su indiarightnownews.com, l’indagine è stata condotta dalla Austin Security and Investigation Solutions (documenti PDF che confermano i dettagli forniti si possono trovare al link) e punta la sua attenzione su Staple Street Capital, la quale ha acquisito Dominion Voting System nel 2018.

Quest’ultima, che gestisce macchine per il voto in 28 Stati, è stata nel mirino di Trump per i suoi sospetti inerenti alle frodi elettorali; le accuse sono quelle di aver eliminato milioni di voti a favore dello stesso presidente uscente, oltre che passare i voti al concorrente Biden nella notte delle elezioni.

L’indagine sopracitata afferma quanto di seguito:

L’8 ottobre 2020, Staple Street Capital ha presentato offerte al modulo D della SEC e un importo di vendita di $ 400.000.000 con il destinatario del risarcimento delle vendite identificato come UBS Securities”.

Nell’indagine si aggiunge anche che un ulteriore pagamento di $ 200.000.000 era stato ricevuto a dicembre del 2014.

I proprietari di UBS Securities CO LTD e le relative quote sono i seguenti:

  1. Beijing Guoxiang (33%);
  2. UBS (24,99%);
  3. Guangdong Comm.;
  4. Gruppo [zh] (14,01%);
  5. China Guodian (14%);
  6. Gruppo COFCO (14%).

Usa: il Pil rimbalza del 33,1% nel terzo trimestre

Dopo il crollo dovuti al Covid-19, l’economia statunitense ha saputo reagire.
I posti di lavoro persi sono stati “coperti” dai sussidi, che Biden sembra voler interrompere.

Ci si attendeva un rimbalzo del Pil Usa, dopo il crollo del secondo trimestre.

Quanto perso durante la prima fase dell’epidemia dovuta al Covid-19, infatti, è stato recuperato nel terzo trimestre.

Se in prima battuta gli Stati Uniti avevano fatto registrare una perdita di Pil pari al 31,4%, le politiche economiche attuate hanno permesso di recuperare segnando una crescita pari al 33,1% nel terzo trimestre.

Mentre si seguono con attenzione le vicende relative all’esito delle elezioni presidenziali con Biden che rivendica una vittoria democratica e Trump che annuncia ricorsi per frodi, l’amministrazione “uscente” è riuscita a far tornare l’economia ai livelli pre-coronavirus.

Questi, infatti, i dati che emergono dal dipartimento del Commercio americano, che segnala anche un aumento dei sussidi per disoccupazione.

Quanto a quest’ultimo dato, più precisamente, nell’ultima settimana si sono aggiunte 30 mila richieste, portando i sussidi a quota 778 mila, in crescita rispetto ai 748 mila della settimana precedente.

Se da una parte il dato indica che il mercato del lavoro stia ancora subendo gli effetti della pandemia, dall’altra gli Usa hanno saputo colmare le perdite con politiche economiche che riportassero il Pil a regime.

Positivi anche i dati sugli ordini di beni durevoli, cresciuti nel terzo trimestre dell’1,3% rispetto allo 0,8% previsto dagli analisti ed in aumento rispetto al dato di settembre, che aveva fatto registrare un +1,2%.

Gli Stati Uniti sono stati, infatti, tra i Paesi che hanno provveduto a fare versamenti direttamente nei conti correnti dei cittadini, dato che la perdita del posto di lavoro non dipendeva da fattori a loro imputabili (in Italia invece, per esempio, si sono persi sia posti di lavoro che Pil facendo registrare il peggior crollo dell’Eurozona).

Pare che Biden non sia invece altrettanto intenzionato a continuare nella via dei sussidi e, a commento del dato, arriva anche l’analisi di Paul Molte, di Kinsview Investment:

“Il timore è che il mercato del lavoro stia facendo passi indietro rispetto ai progressi fatti sulla scia degli stimoli all’economia; ora gli stimoli si sono esauriti e non ce ne sono di nuovi in arrivo.”

Benin in controtendenza: ristrutturati i simboli del colonialismo

Mentre nel mondo spingono le tendenze legate al “Black Lives matters”, il forte di Ouidah viene ristrutturato.
Previsti anche un museo e la ricostruzione di una nave.

A livello mondiale è forte la spinta del movimento “Black lives matters”, il movimento attivista internazionale, originato all’interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo, perpetuato a livello socio-politico, verso le persone nere che organizza regolarmente delle manifestazioni per protestare apertamente contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, nonché contro questioni più estese come profilazione razziale, brutalità della polizia e disuguaglianza razziale nel sistema giuridico degli Stati uniti.

Capita poi, spesso, che queste manifestazioni sfocino anche in atti violenti, finendo col distruggere statue e simboli del colonialismo oltre che, nei tafferugli, quello che si trova attualmente nei paraggi (negozi, auto, ristornati, case, eccetera).

Nel Benin, invece, è in corso la restaurazione del forte di Ouidah, dove vennero imprigionati tra il XVII ed il XVIII secolo più di un milione di uomini, donne e bambini africani in attesa di essere imbarcati su navi portoghesi, olandesi, francesi e britanniche dirette in Europa.

Il perché lo spiega Eric Accrombessi, guida turistica nativa proprio di Ouidah:

Questa città è stata la più segnata dalla schiavitù. Ecco perché al di là dei movimenti per la rivendicazione dei diritti dei neri, vogliamo che questi luoghi vengano restaurati, perché la storia non muoia.

Proprio perché il doloroso non passi nel dimenticatoio, oltre ai lavori per la restaurazione del forte sopracitato in cui è ospitato un’esposizione con reperti inerenti al passato schiavista, sono in programma altre iniziative simili. L’intenzione, infatti, è quella di costruire un museo internazionale della memoria e riprodurre in scala reale una delle navi dei colonialisti. Come disse George Santayana, “Coloro che non ricordano il passato, sono condannati a ripeterlo”.