Estonia: si dimette il ministro della Difesa per lo scandalo dei contratti per supportare l’Ucraina

Contratto da 70 milioni di euro per l’acquisto di munizioni per l’Ucraina a un’azienda priva di qualsiasi esperienza: proiettili mai consegnati o in condizioni difettose.
Pevkur: non ho letto personalmente i contratti.

Il ministro della Difesa dell’Estonia, Hanno Pevkur, ha annunciato il 2 settembre le proprie dimissioni in seguito allo scandalo legato a un contratto da 70 milioni di euro destinato all’acquisto di proiettili d’artiglieria per l’Ucraina, mai consegnati o consegnati in condizioni difettose da un’azienda priva di qualsiasi esperienza pregressa nella produzione di munizioni.

Il primo ministro Kristen Michal ha convocato per il 3 settembre una riunione del governo per discutere le dimissioni e le conclusioni dei rapporti della Corte dei conti che hanno innescato la crisi politica. La Procura estone ha inoltre aperto un’indagine penale sulle vicende emerse nei rapporti relativi al 2025 e al 2026.

Pevkur, alla guida del dicastero della Difesa dal 2022, ha annunciato l’addio all’incarico tramite un post su Facebook, sottolineando di non essere stato personalmente a conoscenza dei problemi legati all’accordo sulle munizioni ma di essere pronto ad assumersene la responsabilità politica. “Un leader deve avere la forza e il coraggio di assumersi la responsabilità” anche quando “il ministro non conta i calzini e le cartucce e non conduce le trattative contrattuali”, ha scritto Pevkur, aggiungendo che i rilievi della Corte dei conti “sollevano la questione della responsabilità politica”. Per questo, ha spiegato, “devo assumermi la responsabilità politica per l’intero settore della difesa e cedere il testimone di ministro della Difesa al primo ministro”.

Nell’annuncio delle dimissioni, dato anche tramite l’emittente pubblica ETV, Pevkur ha ribadito di non avere letto personalmente i contratti relativi ai proiettili d’artiglieria, spiegando che il ministro della Difesa non è di norma coinvolto nei dettagli dei singoli appalti e che la sua funzione consiste nella decisione politica di fondo di sostenere l’Ucraina.

Pevkur, come riporta Quotidiano.Net, ha inoltre affermato di lasciare l’incarico “con la ferma convinzione di aver preso le decisioni giuste per rafforzare la difesa nazionale”, sostenendo che “l’Estonia è più protetta che mai” e augurando al settore della difesa di continuare a sostenere l’Ucrainasenza esitazioni”.

Beni russi congelati: il Belgio si oppone al loro utilizzo per aiutare l’Ucraina

Prévot: equivale ad una confisca e può avere rischi molto significativi. Inoltre i beni sovrani devono rimanere intatti per avere leva diplomatica nei negoziati.

Il Belgio ha respinto con forza un nuovo tentativo di attingere ai beni immobilizzati della Banca centrale russa per fornire ulteriore sostegno all’Ucraina.

L’Unione europea detiene 210 miliardi di euro in questi beni, la maggior parte dei quali è custodita presso Euroclear, una società di deposito nel centro di Bruxelles.

La questione, altamente sensibile, è stata discussa in una riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Ue martedì, con Svezia, Paesi Bassi, Spagna e Polonia in prima linea nel rilancio dell’iniziativa dopo la loro lettera congiunta inviata la settimana scorsa. I Paesi baltici hanno espresso a loro volta sostegno.

Ma secondo il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot, il dibattito “non ha suscitato grande entusiasmo né appetito tra i colleghi“.

Ho voluto ribadire la posizione del Belgio, rimasta invariata da un anno. Le ragioni della nostra opposizione non sono magicamente scomparse nel frattempo“, ha dichiarato Prévot in dichiarazioni condivise con Euronews al termine dei colloqui in Irlanda.

L’utilizzo di questi beni attraverso una procedura che equivalga a una confisca comporterebbe rischi molto significativi”, ha aggiunto.

Le parole di Prévot hanno ripreso gli argomenti già avanzati dal governo belga lo scorso anno per opporsi a una proposta della Commissione europea, che puntava a convogliare i 210 miliardi di euro in una linea di credito a tasso zero per l’Ucraina.

Il Belgio ha chiesto una piena mutualizzazione dei rischi e garanzie illimitate per proteggersi da eventuali ritorsioni senza esclusione di colpi da parte della Russia. Il Paese ha inoltre evocato il rischio di un disastro finanziario e reputazionale per l’intera zona euro.

Il piano, molto ambizioso, è infine naufragato in un vertice controverso a dicembre, quando i leader hanno preferito ricorrere a debito comune per finanziare un prestito da 90 miliardi di euro.

Nello stesso periodo, la Banca centrale russa ha fatto causa a Euroclear.

Il Belgio continua a sostenere che i beni sovrani debbano rimanere intatti fino ai negoziati di pace, per rafforzare la leva diplomatica del blocco.

In passato c’era un ampio consenso sul fatto che fosse preferibile mantenere queste somme immobilizzate finché la Russia non avrà risarcito l’Ucraina per tutti i danni causati“, ha ricordato Prévot martedì.

Montenegro verso l’adesione all’Ue

Podgorica è il candidato più vicino all’ingresso nell’Unione.
La Serbia invece rallenta: il mese scorso 8 Paesi hanno bloccato il tentativo di avanzare.

Il Montenegro è oggi il Paese candidato più vicino all’ingresso nell’Unione Europea.

Mentre il Montenegro procede verso l’adesione, al contrario, il percorso della Serbia sembra invece essersi arenato.

Belgrado, come riporta Euronews, deve ancora aprire tutti i cluster negoziali con l’Ue e, il mese scorso, otto Stati membri hanno bloccato il suo ultimo tentativo di avanzare.

Ma mentre Podgorica si avvicina a un traguardo storico, a Bruxelles cresce il timore che la Serbia possa tentare di rallentarne il cammino, alimentando tensioni e divisioni interne e mettendo l’UE in una posizione sempre più delicata tra i due vicini balcanici.

Vediamo alcune azioni da parte del governo serbo e dei partiti di opposizione che complicano la situazione interna in Montenegro“, ha dichiarato ai giornalisti l’eurodeputato Tonino Picula (Croazia/S&D), prima del voto in plenaria di luglio sulla relazione annuale dedicata ai progressi dei Paesi candidati.

Tre funzionari che lavorano per la Commissione europea e per diversi governi nazionali hanno inoltre confermato di essere a conoscenza di tentativi di interferenza negli affari interni del Montenegro. Una dinamica che rappresenta una nuova e delicata complicazione per l’UE.

Gas: l’Ue rischia l’inverno al gelo

Le riserve sono al livello più basso degli ultimi 13 anni.
O’Shea: Regno Unito praticamente senza stoccaggio.
Italia e Polonia le migliori: 80%.

L’Europa si appresta ad affrontare i mesi più freddi con le riserve di gas al livello più basso degli ultimi 13 anni, il che sta scatenando il “panico invernale” tra gli operatori del settore energetico.

Ma non è il caso dell’Italia: con scorte pari già all’80% della capacità totale il Paese si conferma infatti ben al di sopra della media Ue.

Secondo un articolo del Guardian che fa il punto sulle scorte energetiche sulla scia del perdurare della guerra in Iran, le riserve di gas europee erano piene al 63% nell’ultima settimana di agosto, ben al di sotto della media dell’80% registrata negli ultimi anni a fine agosto e ai minimi mai registrati in questo periodo dell’anno.

All’attuale lento ritmo di immissione di gas nei depositi, l’Ue rischia di entrare nella stagione invernale con scorte di gas inferiori di circa un quinto rispetto alla media quinquennale e al livello più basso dal 2013, secondo Greg Molnar, analista del settore del gas e professore, citato dal quotidiano britannico.

I bassi livelli di stoccaggio stanno naturalmente aumentando il rischio di una maggiore volatilità dei prezzi invernali“, osserva, situazione che potrebbe aggravarsi se aumentassero i consumi a causa di eventuali “ondate di freddo“.

Seppur fuori dall’Ue, il Paese più a rischio appare il Regno Unito con scorte tra le più basse in Europa. Anzi, sulla base dei dati di questa settimana, Chris O’Shea, amministratore delegato di Centrica, società proprietaria di British Gas, sottolinea che la Gran Bretagna praticamente non disponedi gas in stoccaggio” per il prossimo inverno.

In cima alla lista dei virtuosi, invece, Italia e Polonia con l’80% di scorte in deposito; in Germania, come riporta Adnkronos, che dispone della maggiore capacità di stoccaggio di gas in Europa, gli impianti sono pieni circa a metà, secondo Gas Infrastructure Europe.

I livelli di stoccaggio in Belgio e nei Paesi Bassi, che sono collegati direttamente al mercato del gas del Regno Unito tramite gasdotti, si attestano rispettivamente al 51% e al 45%.

Ursula von der Leyen: Unione dei risparmi entro l’anno o avanti solo con chi è pronto

La presidente della commissione europea: l’elettricità non dovrebbe essere tassata più del gas; la dipendenza da fonti esterne è costata 50 miliardi in più solo per il conflitto in Medio Oriente.

L’Ue deve raggiungere entro la fine dell’anno un accordo sulle misure per l’Unione del risparmio e degli investimenti, “idealmente con tutti i 27 Stati membri. Oppure, se necessario, con quelli che sono pronti“.

Lo ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel suo intervento alla Rencontre des Entrepreneurs de France a Parigi. La Commissione ha già presentato proposte sulla cartolarizzazione, sugli investimenti di banche e assicurazioni e sull’integrazione e la supervisione dei mercati.

Queste misure potrebbero “sbloccare fino a 470 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi. L’energia è oggi il principale fattore che limita la nostra competitività e la nostra indipendenza“, ha ribadito von der Leyen sottolineando che i prezzi in Europa sono ancora “due o tre volte più alti” rispetto a Stati Uniti e Cina.

Von der Leyen ha sottolineato che oltre metà dell’energia utilizzata nell’Ue proviene ancora da combustibili fossili importati e che, dall’inizio della crisi in Medio Oriente, questa dipendenza è già costata “oltre 50 miliardi di euro in più“. “Dobbiamo quindi produrre la nostra energia a basse emissioni di carbonio in Europa“, ha aggiunto come riportato da Ansa.

Non possiamo chiedere alle nostre imprese di passare all’elettricità quando, in media, costa quasi tre volte più del gas“, ha continuato. Von der Leyen ha indicato tra le priorità un maggiore ricorso ai contratti a lungo termine, per proteggere le imprese dalla volatilità e garantire prezzi stabili, e lo sviluppo delle reti.

L’anno scorso l’Unione europea ha installato più di 80 gigawatt di capacità rinnovabile, ma una capacità sei volte superiore è ancora in attesa di essere connessa“, ha ricordato. “Sulla tassazione, la regola dovrebbe essere semplice: l’elettricità non dovrebbe essere tassata più del gas“, ha aggiunto von der Leyen.