Le nazioni più istruite al mondo

Ecco le prime 30 nazioni al mondo per numero di laureati in percentuale sulla popolazione, tra i 25 ed i 64 anni.

Il numero di persone istruite in un Paese è spesso correlato al suo livello di prosperità.

Che si tratti di produttività o innovazione, chi è più istruito nella forza lavoro può contribuire maggiormente all’economia nazionale nel suo complesso.

In tutto il mondo, milioni di persone tra i 25 e i 64 anni possiedono una laurea, e Stars Insider ha stilato un elenco delle nazioni e dei territori che ne hanno di più.

Queste statistiche si basano su una percentuale della popolazione di ciascun Paese e territorio e non sul numero di abitanti. Quindi, sebbene per esempio l’India abbia più laureati rispetto ai primi 11 Paesi messi insieme, non rientra tra i primi 30 poiché rappresentano meno del 15% della popolazione totale del Paese.

Non vengono, invece, prese in considerazione la valutazione delle università e quanta forza lavoro presente nel Paese abbia ottenuto una laurea altrove per poi trasferirvisi.

Ecco, secondo questi criteri, la classifica dei primi 30 Paesi al mondo:

30 – Italia: circa il 21,5% della popolazione tra i 25 e i 64 anni ha conseguito una laurea triennale. Le università statali come quella di Bologna vantano una lunga tradizione accademica, sebbene negli ultimi anni abbiano dovuto far fronte a diverse restrizioni di bilancio.

29 – Brasile: circa il 21,52% della popolazione brasiliana tra i 25 e i 64 anni ha una laurea. Le migliori università federali del paese (soprattutto a San Paolo e Rio) sono all’avanguardia nella ricerca e nell’innovazione. Tuttavia, l’accesso all’istruzione superiore è disuguale in tutto il paese.

28 – Cile: Il tasso di istruzione in Cile è del 22,9%. Anche se la qualità delle università è alta, i costi e l’accesso disomogeneo persistono come principali preoccupazioni.

27 – Argentina: Grazie all’istruzione pubblica gratuita in Argentina, studenti di ogni estrazione sociale hanno accesso a un’istruzione di qualità. Tuttavia, le tendenze recenti suggeriscono che i giovani potrebbero non tenere il passo con gli anziani nei risultati accademici, motivo per cui solo il 23,7% della popolazione argentina di età compresa tra i 25 e i 64 anni possiede una laurea triennale.

26 – Repubblica Ceca: ha una percentuale di istruzione pari al 26,9%. Gli istituti tecnici di Praga e Brno sono noti per i loro solidi programmi STEM e di ingegneria; tuttavia, sebbene queste università ottengano buoni risultati a livello regionale, i loro livelli di iscrizione complessivi sono leggermente inferiori a quelli di altre nazioni dell’Europa occidentale.

25 – Francia: circa il 28,1% della popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni ha completato l’istruzione terziaria. Il sistema duale del paese (università pubbliche e Grandes Écoles, ovvero le “grandi scuole”, più prestigiose) offre sia ampiezza di scelta che eccellenza dei percorsi di studio.

24 – Ungheria: circa il 28,5% della forza lavoro ungherese ha una laurea triennale. Le università di Budapest offrono corsi di laurea in ingegneria ed economia di tutto rispetto, ma il tasso di completamento degli studi universitari nel Paese è inferiore alla media dell’Unione Europea.

23 – Spagna: con il 28,8% dei giovani tra i 25 e i 64 anni che ha completato l’istruzione terziaria. Le tasse universitarie accessibili favoriscono un’ampia adesione, ma è noto che le limitazioni dei finanziamenti pubblici rallentano l’espansione e la modernizzazione dell’istruzione superiore.

22 – Portogallo: circa il 29,4% della forza lavoro portoghese ha una laurea, soprattutto perché le tasse universitarie limitate e l’accesso pubblico hanno reso l’istruzione superiore accessibile.

21 – Filippine: circa il 29,5% della popolazione possiede una laurea triennale. Un’ampia gamma di istituti pubblici e privati ​​offre formazione tecnica e professionale. Tuttavia, sebbene le migliori istituzioni offrano un’istruzione di qualità, sussistono ancora disparità in termini di risorse e accesso in tutto l’arcipelago.

20 – Germania: circa il 32,9% dei tedeschi tra i 25 e i 64 anni ha conseguito una laurea. L’assenza di tasse universitarie e una solida rete universitaria rendono la Germania un punto di riferimento per l’ingegneria e le scienze.

19 – Hong Kong: è composta da circa il 34,8% di persone con una laurea triennale. Le università locali si classificano tra le migliori in Asia, soprattutto per quanto riguarda la ricerca e la collaborazione internazionale.

18 – Giappone: la percentuale si attesta al 34,81%. Le università di questa nazione asiatica uniscono una rigorosa formazione STEM e culturale. Tuttavia, pur essendo rispettate a livello globale, il sistema sta affrontando il declino demografico e deve adattarsi ai cambiamenti sociali.

17 – Finlandia: dove il 35,6% della forza lavoro ha completato gli studi superiori. In Finlandia, le università pongono l’accento sul benessere degli studenti con tasse universitarie gratuite e il sistema vanta punteggi incredibilmente alti in termini di innovazione.

16 – Norvegia: ha una percentuale del 36,88%, che la colloca al 16° posto. Analogamente alla Finlandia, l’istruzione superiore è gratuita e incentrata sullo studente. Investimenti consistenti sostengono un apprendimento di qualità, sebbene la posizione geografica di alcuni territori settentrionali del paese possa influire sull’accessibilità.

15 – Canada: le università combinano finanziamenti pubblici con centri di ricerca di fama mondiale, il che ha permesso al Paese di raggiungere una percentuale del 36,9% nell’istruzione superiore. Le università canadesi sono note per l’inclusività e l’elevata soddisfazione degli studenti, anche se i costi variano a seconda della provincia.

14 – Danimarca: il 37,7% della forza lavoro ha una laurea triennale. Le università danesi sono gratuite e puntano sull’apprendimento e sull’innovazione. Promuovono una cultura educativa collaborativa e orientata al design, con rilevanza globale.

13 – Polonia: l’istruzione superiore continua a crescere da quando il paese è entrato a far parte dell’Unione Europea, con l’istruzione gratuita negli istituti pubblici. Attualmente, il 37,9% dei polacchi di età compresa tra 25 e 64 anni ha completato gli studi universitari.

12 – Taiwan: circa il 38,9% della forza lavoro taiwanese possiede una laurea triennale. Le università sovvenzionate dal governo puntano su solidi programmi tecnici e ingegneristici. Conciliano l’accessibilità economica con una solida ricerca e sono particolarmente apprezzate dagli studenti STEM.

11 – Corea del Sud: si attesta al 39,4%. Le università sudcoreane eccellono tipicamente nelle discipline STEM e nella ricerca. Il rigore e le elevate aspettative del sistema sono accompagnati da una forte competizione e pressione.

10 – Svezia: dove il 39,6% della forza lavoro ha completato l’istruzione universitaria. Le università pubbliche ad accesso libero promuovono l’uguaglianza e l’innovazione, con una forte vocazione internazionale.

9 – Israele: le università pubbliche offrono una solida formazione in ambito tecnologico e aziendale, con un’intensa attività di ricerca, portando la quota dei laureati al 39,7%.

8 – Australia: vanta una percentuale del 39,8%. Il Gruppo degli Otto (una coalizione delle principali università australiane) è riconosciuto a livello mondiale per la ricerca e l’integrazione degli studenti internazionali. I costi possono essere alti, ma la qualità rimane elevata e completa.

7 – Stati Uniti: circa il 40,3% delle persone tra i 25 e i 64 anni ha conseguito una laurea triennale. Si tratta di ben 78,2 milioni di persone. Sede di molte università di prim’ordine a livello mondiale, sia pubbliche che private, gli Stati Uniti offrono ampie opportunità. Tuttavia, le tasse universitarie e il debito studentesco rappresentano notevoli svantaggi.

6 – Paesi Bassi: circa il 42% della forza lavoro nei Paesi Bassi ha completato l’istruzione universitaria. Le università olandesi sono generalmente accessibili agli studenti dell’UE e offrono un’ampia diffusione dell’insegnamento in inglese, e tendono a concentrarsi sull’internazionalizzazione.

5 – Regno Unito: tra le prime cinque posizioni troviamo il Regno Unito, con una percentuale del 43,6%. Istituzioni d’élite come Oxford e Cambridge incarnano la solida tradizione nazionale in materia di istruzione universitaria, anche se negli ultimi anni si è assistito a una pressione sui finanziamenti.

4 – Belgio: la forza lavoro belga conta circa il 44,1% di persone con un titolo di studio universitario.

3 – Singapore: si classifica come la nazione asiatica con la percentuale più alta in questa classifica, con il 45%. Le università di questo Paese si classificano ai vertici a livello mondiale. Il sistema è orientato alle prestazioni e incredibilmente ben finanziato.

2 – Svizzera: tra la forza lavoro svizzera di età compresa tra 25 e 64 anni, circa il 46% ha conseguito una laurea triennale. Con università di prestigio nelle città di Zurigo e Losanna, la Svizzera è nota per la sua eccellenza in ambito scientifico, ingegneristico ed economico.

1 – Irlanda: dove ben il 52,4% della forza lavoro nazionale possiede una laurea triennale. Le università pubbliche irlandesi offrono un’istruzione moderna, basata sulla ricerca, a costi contenuti. Il paese vanta anche una delle migliori economie al mondo, il che è un vero e proprio segno di successo.

Lavorare mentre si studia: ecco i tassi per Paesi e genere

La pratica è più usata in Olanda, Danimarca e Germania.
Le quote più basse di studenti-lavoratori invece in Romania, Grecia e Croazia.

Secondo gli ultimi dati Eurostat, nel 2024 più di un giovane europeo su quattro di età compresa tra i 15 e i 29 anni lavorava e studiava allo stesso tempo.

Questa situazione era più comune nei Paesi Bassi (74,3 per cento), in Danimarca (56,4 per cento) ed in Germania (45,8 per cento).

Al contrario, Romania (2,4 per cento), Grecia (6 per cento) e Croazia (6,4 per cento) hanno registrato le quote più basse tra i Paesi dell’Ue.

La motivazione principale che spinge a lavorare parallelamente agli studi è di tipo finanziario, ma gli esperti affermano che le motivazioni degli studenti possono variare a seconda della loro provenienza e del settore in cui operano.

Alcuni studenti sono motivati principalmente da considerazioni di carattere finanziario, mentre altri utilizzano l’impiego o i tirocini non retribuiti per acquisire esperienza lavorativa e migliorare la propria occupabilità“, ha dichiarato a Europe in Motion Madeline Nightingale, ricercatrice leader dell’organizzazione di ricerca no-profit Rand Europe.

Secondo Nightingale, la necessità finanziaria “può variare tra gli Stati membri dell’Ue in base alle disposizioni in materia di finanziamento degli studenti, ma quest’ultima è più comune in alcuni settori, come quello giuridico, finanziario e creativo“.

È probabile che la situazione vari anche in base al contesto socioeconomico, poiché per alcuni studenti il lavoro retribuito è una necessità economica“, ha aggiunto, come riporta Euronews.

Inoltre, l’impegno degli studenti nel lavoro retribuito sarà influenzato anche dalle tendenze più ampie del mercato del lavoro.

Per esempio, uno studio olandese ha affermato che nei Paesi Bassi l’aumento del lavoro retribuito per gli studenti è associato alla crescita delle pratiche di lavoro flessibile.

Tuttavia, la maggior parte dei giovani europei non lavora mentre studia: secondo Eurostat, più di sette giovani su dieci restano fuori dalla forza lavoro mentre seguono un’istruzione superiore.

Il 3,2 per cento era disoccupato ma alla ricerca attiva di un lavoro.

Le quote più alte sono state registrate in Svezia (14,1%), Finlandia (10%) e Danimarca (9,6%).

D’altra parte, in Romania (0,6%), Croazia, Repubblica Ceca ed Ungheria (0,8%), meno dell’1% dei giovani era in cerca di lavoro.

Per quanto riguarda le donne tra i 15 e i 19 anni, il 74,4% era fuori dal mercato del lavoro, rispetto al 70,4% degli uomini della stessa età.

Con l’avanzare dell’età e con il raggiungimento della fascia tra i 20 e i 24 anni, la percentuale di persone fuori dal mercato del lavoro scende al 30,9% per le donne e al 24,8% per gli uomini.

Ciò indica una maggiore integrazione nel mercato del lavoro insieme alle attività di formazione, ha osservato Eurostat.

In questa fascia d’età, la percentuale di giovani occupati durante gli studi è stata del 19,6% per le donne e del 17% per gli uomini.

Inoltre, tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 29 anni, l’occupazione ha raggiunto il 62% per le donne e il 71,9% per gli uomini.

In questo caso, la percentuale di donne al di fuori della forza lavoro e senza istruzione formale (16,2%) era più alta di quella degli uomini (6,9%).

I dati mostrano anche che le donne tendono ad iscriversi all’istruzione formale più degli uomini.

Tuttavia, quando non frequentano l’istruzione, hanno meno probabilità di essere occupate o di cercare lavoro, come dimostrano i tassi di occupazione più bassi e i livelli di inattività più elevati rispetto agli uomini.

Ecco le lauree più richieste nel 2026

Per i prossimi 5 anni si prevede una richiesta di circa 3,5-4 milioni di lavoratori.
Il 35% di questi dovrà possedere una laurea: ecco quali sono le più richieste.

Scegliere il percorso universitario diventa sempre più una decisione strategica per il proprio futuro professionale e, in un contesto così complesso, l’analisi dei dati può diventare uno strumento molto importante per riuscire a orientarsi al meglio.

Secondo quanto riportato da Studenti.it, poi ripreso da Il Messaggero, che analizza le recenti proiezioni del Sistema informativo Excelsior (Unioncamere) e il rapporto Almalaurea 2025/2026, le stime per il quinquennio 2024-2028 indicano un fabbisogno monumentale: l’Italia necessiterà di circa 3,4-3,9 milioni di nuovi lavoratori. Di questi, oltre il 35% dovrà possedere una laurea.

In termini di volumi di assunzioni, le aree che guideranno il mercato sono:

  • Economico-Statistica: 47.000 unità annue richieste
  • Insegnamento e Formazione: 43.500 unità (complice il ricambio generazionale)
  • Medico-Sanitaria: 42.500 unità
  • Ingegneria: 38.500 unità
  • Informatica e ICT: 13.000 unità, con un deficit cronico di laureati

Il mondo di Ketty-La prima guida e la figuraccia annunciata.

Non scese dall’auto: emerse. Come se la strada si fosse aperta per lasciarlo passare, e io fossi rimasta lì, ferma, con il cuore che inciampava nei suoi stessi battiti.
Bruno parlava di me, Pasquale mi guardava e la mia dignità scelse la fuga.
Fu allora che capiì che la prima guida non serebbe stata una lezione sulla strada ma di sopravvivenza emotiva.

Quarta puntata – Tra colonna sonora immaginaria, ansia da prestazione e un commento che non avrei voluto sentire.

Adesso ero pronta per l’incontro con il mio istruttore di guida.
Quante volte avevo fantasticato sul suo aspetto fisico.
A volte lo immaginavo magro, alto, biondo, occhi azzurri: una bellezza scontata, dettata dai canoni del periodo, ma che ai miei occhi risultava quasi dozzinale.
Più spesso, invece, era alto, bruno, occhi neri e sguardo profondo. Il colore degli occhi cambiava in azzurro o verde, come quando provi una blusa prima di uscire e ti osservi allo specchio cercando la tua palette cromatica, che negli anni ’90 era puro futurismo.
Avevo mille e una aspettativa su questo “evento”.
Non conoscevo l’istruttore, ma l’omino,che poi scoprii chiamarsi Bruno, mi aveva detto che era uno dei proprietari della scuola guida.

Due fratelli, due sedi in punti diversi della città. Uno, in particolare Pasquale, si occupava dell’autoscuola “Manzoni”.
Pasquale… non è che fosse proprio un nome da sogno.

Tipico del Sud, con quel nome puoi solo immaginare un uomo di mezz’età mezzo pelato e con le maniglie dell’amore diventate maniglioni antipanico e le calze a mezzagamba bianche in sandali da monaco tibetano, niente di più niente di meno.
Appuntamento davanti alla scuola guida alle 15:30, insieme ad altri ragazzi che avevano passato l’esame di teoria come me. Gruppi da tre o quattro, dieci o quindici minuti di guida ciascuno, e tanta pazienza.
L’auto era una Golf Volkswagen diesel grigio metallizzato, identica a quella di mio fratello, solo che questa aveva i pedali anche dal lato passeggero e, sopra la targa posteriore, la scritta SCUOLA GUIDA.
In piedi sul marciapiede, l’ansia mi stava divorando.
Ripassavo mentalmente i passaggi di accensione e partenza studiati con Bruno:

  1. Piede sul pedale a sinistra, la frizione, schiacciata fino in fondo.
  2. Cambio in prima marcia, quella per partire da fermi.
  3. Girare la chiave finché il motorino di avviamento non accende la macchina.
  4. Rilasciare lentamente la frizione e, contemporaneamente, premere l’acceleratore.
    E poi?
    Oddio… non lo sapevo. La lezione di Bruno finiva lì.
    Tutti questi pensieri giravano nella mia testa come un tornado che, a ogni secondo, acquistava potenza, pronto ad abbattersi sulla mia già fragile stabilità mentale.
    Intanto la macchina era arrivata.
    La portiera si aprì con un clic che mi attraversò come una scossa.
    Prima comparve una scarpa bianca immacolata, il monaco e i suoi sandali si erano volatilizzati, poi la gamba, e il resto del corpo che si sollevò dall’abitacolo con una naturalezza quasi insolente.
    Non scese dall’auto: emerse, come un protagonista che entra in scena sapendo di avere già conquistato il pubblico.
    Avete presente le scene dei film in cui il divo entra e la regia si mette a fare gli straordinari per renderlo irresistibile?
    Ecco, nella mia testa partì pure la colonna sonora, quella un po’ lenta, un po’ ammiccante, che ti fa capire subito che stai per cacciarti nei guai.
    Le ultime cellule grigie rimaste si misero sull’attenti, pronte a svenire una dopo l’altra, mentre lui avanzava verso di noi con quel passo sicuro che non lascia scampo.
    Tutto sembrava andare alla velocità 0.5x e questo alla mia mente permetteva di osservare dettagli che altrimenti sarebbero andati persi.
    Scarpe di ginnastica di un bianco immacolato, jeans aderenti neri punti giusti, senza maniglioni antipanico, e camicia azzurra sbottonata sul collo a mostrare un Tao in legno, che all’epoca faceva tanto figo, e poi il viso.
    Carnagione bruna od olivastra, come si dice, tipica mediterranea, barba leggermente incolta, che dava l’aspetto di uomo duro, che non deve chiedere mai, e poi gli occhi nerissimi dallo sguardo profondo, ipnotico a quegli occhi non puoi negare nulla.
    Rimasi così, imbambolata e impalata come un salame appeso in salumeria in attesa di essere scelto, comprato e gustato, persa nel turbinio dei miei sogni proibiti.
    Fu allora che mi accorsi, con un brivido di terrore tardivo, che Bruno stava parlando.
    E parlava di me.
    Che diamine gli stava dicendo di me???
    Mannaggia al mio fantasticare ad occhi aperti che inevitabilmente mi fa tappare le orecchie sul qui e ora.
    Annaspo per riprendere il controllo e…
    Sentii dire da Bruno, con la sua voce pacata e traditrice:
    «È lei quella che sbagliava sempre la stessa domanda del quiz, schiva lo scontro cambiando corsia.»
    Io.
    Io che schivo abbracci dagli sconosciuti sullo stesso mio marciapiede, cambiando direzione, quella risposta sbagliata era ancora nella memoria di tutti, e adesso lo sapeva anche Pasquale.
    Io che, in quel momento, avrei voluto sprofondare sotto il marciapiede.
    E fu proprio in quell’istante, quando ormai ero certa di aver perso ogni residuo di dignità, che Pasquale si fermò davanti a me.
    Non davanti al gruppo.
    Davanti a me.
    Si chinò leggermente, vista la differenza di altezze, mi studiò con quello sguardo che ti toglie l’uso delle gambe e, con un mezzo sorriso che sapeva di guai, disse:
    «Tranquilla… l’auto la controllo io. Tu intanto prova a controllare la faccia che stai facendo.»
    Il mio cervello si spense.
    Il cuore accelerò.
    E la mia dignità… be’, quella si diede alla fuga senza nemmeno salutare.
    Il resto… lo racconto nella prossima puntata.

Il Mondo di Ketty -La teoria della patente spiegata da un filosofo… claudicante

Dopo aver superato la giungla burocratica degli anni ’80, ero finalmente vicina al traguardo: il foglio rosa.

terza puntata – Quiz, ascelle e incroci.

Dopo aver superato la giungla burocratica degli anni ’80, ero finalmente vicina al traguardo: il foglio rosa.  

Prima quello provvisorio, un A4 anonimo e poco poetico, poi il vero foglio rosa, quello che precedeva il mitico “lenzuolo rosa” che tanto desideravo.  

Per chi non ha vissuto quell’epoca, vale la pena ricordarlo: all’iscrizione alla scuola guida, subito dopo la visita medica fatta lì sul posto, ti consegnavano il foglio rosa che ti permetteva di esercitarti alla guida con un adulto patentato da almeno dieci anni.  

Solo dopo aver superato l’esame di teoria avresti iniziato le guide con l’istruttore.

Chiarito il contesto, posso riprendere il mio viaggio nelle lezioni di teoria dell’omino claudicante, che dispensava spiegazioni con una ricchezza di particolari degna di un’enciclopedia… illustrata male.

Lezioni di teoria: entusiasmo, panico e saponette

Le lezioni si tenevano ogni primo pomeriggio, quando la digestione e la sonnolenza si alleavano contro la mia attenzione.  

All’inizio mi ripetevo: “E che ci vuole? Sono due concetti in croce.”  

Dopo qualche giorno, la frase diventò: “Ma come posso ricordarmi tutto ciò?”  

E infine, il più sincero: “Non ce la farò mai.”

L’omino, che aveva un radar infallibile per le anime smarrite, decise di aiutarmi.  

Visto che ero timida, mi propose di sostenere l’esame orale con la nuova tecnica delle schede a risposta multipla.  

Mi sembrò un dono della provvidenza.  

Non sapevo ancora che sarebbe stato viscido come una saponetta bagnata.

I miei pomeriggi si divisero così: mezz’ora di teoria e mezz’ora di schede.  

La teoria iniziava sempre con il motore a scoppio a quattro tempi, poi quello a iniezione, pistoni, cilindri, carburatori, battistrada, livello dell’olio, acqua della batteria, cinghia di distribuzione, frizione che attacca e stacca l’albero di trasmissione…  

Nel mio cervello tutto questo diventava un’immagine surreale: un albero di Natale montato su pneumatici, con siringhe, bottiglie di benzina, acqua e olio che penzolavano come decorazioni.  

Un caos totale.  

Il metodo di associazione non mi aiutava: era ormai assodato.

“Assettati ccà”

Non so quante schede io abbia compilato, segnando sempre lo stesso errore.  

Finché, spazientito, l’omino fece spostare tutti i ragazzi, mi guardò negli occhi e disse:  

“Assettati ccà.”

Mi sedetti, rigida come un palo della luce.

Mi mostrò un quiz:  

“Mentre percorri la carreggiata, una vettura sopraggiunge dal verso opposto invadendo la tua corsia. Come ti comporti?”  

A – Passi nella carreggiata di sinistra.  

B – Frena subito e mantieni la destra.  

C – Suoni il clacson e ti sposti al centro.

Io rispondevo a volte A, altre C.  

Lui sospirò, poi sfoderò il suo metodo educativo preferito: la metafora teatrale.

“Tu stai camminando tranquilla sul marciapiede, pensi all’appuntamento col fidanzato.”  

Apro bocca per dire che non avevo il fidanzato, ma mi zittisce con un gesto.  

“A 150 metri da te c’è un ragazzo che ti viene incontro con le braccia aperte. Che fai?”

Rifletto.  

Lo guardo.  

E mi viene un lampo di comicità.

“Dipende.”  

Lui alza il sopracciglo: “Da cosa?”  

Io: “Se è giovane e bello oppure vecchio e brutto.”

Risate generali.  

Per la prima volta, i ragazzi si accorgono che esisto.

L’omino, fingendo esasperazione, insiste:  

“E tu che fai?”  

Io: “Scendo dal marciapiede e cambio strada.”

Lui si mette le mani nei pochi capelli rimasti e urla:  

“E no no no! Ti devi FERMARE e metterti alla tua destra!”

Io, con innocenza teatrale:  

“E io dovrei aspettare che questo mi abbracci? E se gli puzzano le ascelle?”  

Altre risate.  

Ero diventata l’attrazione della scuola guida.

Alla fine, mi indica il quiz sbattendo con vigore il dito indice sulla B quasi a volerlo infilare insieme alla risposta esatta nella mia testa:  

“Quindi è chiaro che la risposta giusta è la B?”  

Io: “Chiarissimo. Anche se è un bel ragazzo, io mi fermo, accosto a destra e aspetto che passi, ma almeno gli posso fare l’occhiolino?”  

Applausi e risate.

Così, tra incroci paralizzanti e finestrini aperti che, udite udite, consumano più carburante in velocità, passai l’esame di teoria.

Il foglio rosa era finalmente mio.  

La teoria superata.  

Ora restava la parte più temuta e più desiderata: le guide.  

E soprattutto… l’incontro con l’istruttore, quello che avrebbe trasformato tutta quella teoria in strada vera, rumori veri, errori veri e prime piccole conquiste.La prossima puntata inizia lì: seduta al volante, con il cuore che batte più forte del motore.

La prossima puntata inizia lì: seduta al volante, con il cuore che batte più forte del motore.