Migranti, Stati Ue a Bruxelles: “Finanziate i muri alle frontiere”

La richiesta arriva da 12 Stati.
Il tema sarà affrontato dai 27 membri a Lussemburgo.

Nuovi strumenti per proteggere le frontiere esterne di fronte ai flussi migratori, anche col finanziamento europeo di recinzioni e muri.

Questo è quanto hanno chiesto 12 Stati firmatari di una lettera inviata alla Commissione ed alla presidenza del Consiglio Ue.

I ministri dell’interno a firmatari sono stati quelli di Cipro, Austria, Polonia, Danimarca, Repubblica Ceca, Lettonia, Grecia, Ungheria, Slovacchia, Lituania, Bulgaria ed Estonia

Il tema del rafforzamento dei confini esterni dell’Unione sarà affrontato dalla riunione dei ministri dell’Interno dei 27 Stati membri in programma a Lussemburgo, ma come già visto in passato le forze messe in campo dall’Ue si sono sempre rivelate inconsistenti e dispendiose (approfondimento al link).

Nella lettera, più precisamente, si legge quanto di seguito:

Evitare di sovraccaricare i sistemi di accoglienza. Si chiedono nuovi strumenti che permettano di evitare, piuttosto che affrontare in seguito, le gravi conseguenze di sistemi migratori e di asilo sovraccarichi e capacità di accoglienza esaurite, che alla fine influiscono negativamente sulla fiducia nella capacità di agire con decisione quando necessario. Queste soluzioni europee dovrebbero mirare a salvaguardare il sistema comune di asilo riducendo i fattori di attrazione; per garantire l’integrità e il normale funzionamento dell’area Schengen tutte le nostre frontiere esterne devono essere protette con il massimo livello di sicurezza. Le barriere fisiche sembrano essere un’efficace misura di protezione delle frontiere che serve l’interesse di tutta l’Ue, non solo degli Stati membri di primo arrivo. Questa misura legittima dovrebbe essere ulteriormente e adeguatamente finanziata dal bilancio dell’Ue in via prioritaria.”

Svezia e Danimarca sospendono Moderna per i giovani

In Svezia sospeso il vaccino per i nati dopo il 1991, in Danimarca per gli under 18.
Continua invece la vaccinazione con Pfizer.

Sospeso il vaccino Moderna per under 20 in Svezia e per gli under 18 in Danimarca.

L’agenzia sanitaria svedese ha preso la decisione a seguito di segnalazioni di possibili effetti collaterali rari, come la miocardite.

Stando a quanto riporta quotidianosanità.it, il rischio è stato definito “molto piccolo” e riguarderebbe in particolare la somministrazione della seconda dose.

In Danimarca, analogamente, a seguito dei dati preliminari di un nuovo studio che sembrano evidenziare rischi di miocardite ed un aumento del rischio di infiammazione cardiaca a seguito della vaccinazione con Moderna, si è deciso per la sospensione agli under 18.

Più precisamente, riscontrando un aumento di miocardite e pericardite tra i giovani e i giovani adulti che erano stati vaccinati, l’agenzia svedese ha dichiarato quanto di seguito:

La connessione è particolarmente chiara quando si tratta del vaccino Spikevax di Moderna, specialmente dopo la seconda dose.

Entrambi i Paesi procederanno esclusivamente con la vaccinazione Pfizer.

Danimarca: abolite tutte le restrizioni

L’SSI non farà più affidamento sulla vaccinazione per ottenere l’immunità di gregge.
Tyra Grove Krause: “Ricorderà più l’influenza”.

(Foto da internet)

La Danimarca abolirà tutte le restrizioni inerenti al Covid-19.

Questo ha quanto recentemente deciso il parlamento, con validità a partire dal 1 ottobre 2021.

Non sarà più necessario, dunque, né l’uso della mascherina né l’esibizione del certificato di avvenuta vaccinazione piuttosto che di un tampone con esito negativo effettuate nelle 48 ore precedenti (il green pass, insomma).

Stando a quanto riporta il Freedom First Netwrok (articolo reperibile al link), ripreso anche sula canale Telegram di Cesare Sacchetti (fondatore di La Cruna dell’Ago), l’SSI, ovvero l’agenzia danese per le malattie infettive, ha affermato di non fare più affidamento sulla vaccinazione per ottenere l’immunità di gregge nel paese.

Tyra Grove Krause, direttrice accademica ad interim della SSI, ha affermato che una nuova ondata di infezioni è prevista dopo che le persone saranno tornate al lavoro e a scuola alla fine di quest’estate, ma non dovrebbe essere motivo di allarme: “Ricorderà più l’influenza“.

Turismo: Italia prima per posti di lavoro creati, ma il problema è la qualità del contratto

Italia prima in Europa per posti di lavoro nel turismo, ma il problema è la qualità del contratto.

L’Italia svetta nella classifica europea dei posti di lavoro creati nel settore turistico.

Stando infatti a quanto riporta il report di EurostatTourism Satellite Accounts in Europe”, dei 16,5 milioni di posti di lavoro creati dal turismo nel 2019 in 15 Paesi, 4,2 milioni riguardano il Bel Paese.

Il numero di persone che hanno trovato lavoro non va però di pari passo con i flussi economici portati dal settore (405.000 milioni di euro); se guardiamo la classifica dal punto di vista degli incassi, in cima troviamo la Francia con proventi turistici pari a 64.221 milioni di euro (ovvero il 16% del totale).

Al secondo posto si posiziona la Spagna che tocca quota 59.213 milioni di euro. Solo terza e con un discreto distacco, nonostante i posti di lavoro creati, appunto l’Italia che fa registrare entrate per 48.148 milioni di euro (il 12% del totale).

Seguono poi Germania (39.555 milioni di euro), Olanda (32.490 milioni di euro) e Gran Bretagna (31.650 milioni). Sommando i primi sei Paesi della classifica si ottiene il 68% dei ricavi totali derivanti dal turismo in Europa.

Altro dettaglio fornito dal report è quello inerente all’impatto che hanno i visitatori che si spostano in giornata: il loro “peso” vale addirittura il 46% del totale.

Quello che emerge è, dunque, la qualità del posto di lavoro creato. Le bellezze e le qualità italiane non sono assolutamente in discussione (anzi, forse le migliori al mondo), ma un Paese con elevato turismo è tale, spesso, anche perché economico.

Da qui il forte problema evidenziato dalle strutture turistiche nel cercare personale; si torna alla solita domanda: perché un giovane o un italiano in generale non vuole fare il cameriere in Italia, ma non ha problemi a farlo a Londra piuttosto che in Australia? La risposta sta nella tipologia del contratto e, quindi, della retribuzione (senza comunque dimenticare ovviamente i plus di un’esperienza all’estero anche sotto il punto di vista linguistico e personale).

Sempre dal report infatti emerge che, nonostante il maggior numero di posti di lavoro creati, il valore aggiunto lordo più alto del turismo no spetti all’Italia. Il primato, in questo caso, va alla Spagna che fa registrare il 27% del totale europeo, con una quota pari a 236.131 milioni di euro.

Il secondo posto in questa classifica va invece alla Germania, che si accaparra il 12% del totale (105.252 milioni di euro) nonostante l’essersi classificata quarta per posti di lavoro creati.

Seguono poi la Danimarca (neanche dentro le top 6 in classifica per posti di lavoro creati) con 89.041 milioni di euro, l’Italia con 87.823 e la Gran Bretagna con 83.492 milioni di euro, pur essendosi classificata 3 posizione dopo l’Italia nel generare posti di lavoro.