Quando il denaro ha preso il posto di Dio

Da strumento di libertà a padrone invisibile, da “mezzo” a “fine”.
Ci siamo dimenticati che la vera ricchezza è la qualità della vita.

Per gran parte della storia umana, il denaro non è esistito.

Le relazioni economiche erano basate sul baratto, sulla dipendenza personale e su legami di sottomissione. Nel mondo feudale, la sopravvivenza dell’individuo era spesso legata al signore o al padrone, al quale si donava letteralmente la propria vita: la libertà personale era limitata non solo dalle condizioni materiali, ma anche dall’assenza di uno strumento universale di scambio.

L’introduzione del denaro rappresentò una vera rivoluzione. Grazie ad esso, infatti, il lavoro poteva essere remunerato indipendentemente dal rapporto personale con chi deteneva il potere.

Si iniziò a lavorare per ottenere denaro e, con quel denaro, acquistare ciò di cui si aveva bisogno. In questo senso, il denaro contribuì a “liberare” l’uomo: non era più necessario dipendere direttamente da un signore per accedere ai beni essenziali.

Il mercato sostituì gradualmente il rapporto di dipendenza personale, portando onore e valore alle vite; ne migliorava la qualità, perché erano poi liberi di fare cose inimmaginabili prima.

Per secoli, tuttavia, il denaro rimase un mezzo. La sua funzione era facilitare la produzione di beni, gli scambi e il soddisfacimento dei bisogni individuali e collettivi. L’agricoltore coltivava per nutrire la popolazione, l’artigiano produceva per rispondere a una necessità, il commerciante distribuiva beni utili alla società. Il denaro era lo strumento che rendeva possibile tutto questo.

Con la modernità avanzata e la progressiva finanziarizzazione dell’economia, molti osservatori ritengono che si sia verificato un ribaltamento. Sempre più spesso non ci si chiede se un bene sia utile o necessario, ma se sia sufficientemente redditizio. La produzione non è più orientata principalmente al soddisfacimento dei bisogni, bensì alla generazione di profitto. Il denaro, da mezzo, sembra essere diventato il fine.

È in questo contesto che si può interpretare in modo nuovo la celebre frase di Friedrich Nietzsche: “Dio è morto”. Nel Medioevo, eliminare la parola “Dio” dal linguaggio e dalla visione del mondo avrebbe significato perdere la chiave di lettura della realtà. L’universo, la morale, la politica e la vita quotidiana trovavano il proprio significato in riferimento a Dio.

Oggi, almeno in gran parte dell’Occidente, la società continua a funzionare anche prescindendo da quel riferimento religioso. Ma proviamo ad immaginare di eliminare la parola “denaro“. Come interpretare il lavoro, l’economia, i prezzi, gli investimenti, le carriere, i consumi o le scelte politiche? Gran parte delle dinamiche che strutturano la vita contemporanea diventerebbe improvvisamente incomprensibile.

Più che una semplice invenzione economica, il denaro appare così come il nuovo linguaggio attraverso cui la società interpreta se stessa. Se un tempo la domanda fondamentale era “Qual è la volontà di Dio?“, oggi sembra spesso essere diventata “Quanto costa?“. Una trasformazione che invita a riflettere su quale sia il posto del denaro nella nostra civiltà: se debba continuare a essere uno strumento al servizio dell’uomo o se, silenziosamente, sia diventato il nuovo centro di gravità attorno a cui ruota il mondo contemporaneo.

Il denaro è passato dall’essere il mezzo per produrre beni e sodisfare bisogni, ad essere il fine in base al quale si decide se vale la pena produrre beni e soddisfare bisogni, con buona pace della qualità della vita.

Volkswagen dimezzerà i modelli in vendita

La gamma dei modelli sarà ridotta del 50% in base ai mercati più attrattivi.
Le possibilità di allestimento e optional vari saranno ridotti fino al 75%.

Dopo le recenti notizie inerenti alla chiusura di 4 stabilimenti, il taglio di 100.000 dipendenti e la riduzione di 50 miliardi di investimenti (approfondimento al link), dopo la riunione del consiglio avvenuta ieri 9 luglio, ecco il quadro della situazione, come riporta motor1.com:

Nel corso della riunione odierna, il consiglio di amministrazione del Gruppo ha presentato al consiglio di sorveglianza un ampio pacchetto di misure articolato in 12 iniziative e la visione-obiettivo 2030. In un contesto di mercato globale, è fondamentale rendere l’azienda ancora più solida, efficiente e rapida. Il consiglio di amministrazione del Gruppo ha già avviato l’attuazione delle prime misure del suo piano per il futuro.
Tra queste rientrano, nell’immediato, la riduzione della complessità e della varietà di versioni nel portafoglio prodotti, un orientamento ancora più regionale di prodotti, tecnologie e sviluppo nei mercati, l’adeguamento delle capacità della rete produttiva alle attese del mercato, nonché la semplificazione delle strutture e del portafoglio partecipazioni.

In parole povere: il Gruppo Volkswagen – ed è bene sottolineare la parola Gruppo, la strategia comprenderà infatti tutti i brand (Volkswagen, Audi, Porsche, Seat, Lamborghini, Ducati e Skoda) – produrrà meno modelli di auto.

Più precisamente, la gamma di modelli sarà progressivamente razionalizzata fino al 50% e si concentrerà sui segmenti di mercato più attrattivi. La complessità dell’offerta – per esempio il numero di possibili opzioni di allestimento – sarà ridotta fino al 75%.

Espulsioni diplomatici russi dall’Italia, l’ambasciatore: mancano figure di levatura

Espulsi due addetti militari dell’ambasciata russa in Italia.
Paramonov: in Italia mancano figure di levatura come Putin e Lavrov.

Espellendo dal Paese il maggior numero possibile di diplomatici russi, vorrebbe limitare al massimo l’influenza della Russia in Italia“, ma “questo è comunque impossibile“.

Lo ha affermato l’ambasciatore russo, Alexei Paramonov, sul suo canale Telegram, commentando l’espulsione dei due addetti militari della sua ambasciata.

Infatti – prosegue Paramonov citato da Ansa – la Russia può contare su esponenti della statura di Vladimir Putin e Serghei Lavrov. L’Italia, per contro, pur col suo immenso potenziale sul piano delle idee e col suo patrimonio politico e umanistico, oggi non dispone di figure di tale levatura“.

Il Comitato Olimpico Internazionale riabilita la Russia

Kiev: tradimento dei valori olimpici.
Il CIO: le scelte dei governi non devono ricadere sugli atleti.

Il Comitato internazionale olimpico (CIO) ha deciso di riabilitare il Comitato olimpico russo (OKR), raccomandando alle federazioni sportive internazionali di revocare tutte le restrizioni agli atleti russi hanno suscitato molti interrogativi e reazioni accese.

Il CIO motiva la sua scelta con una “analisi della situazione” condotta dalla commissione giuridica dell’organizzazione.

Il comitato ha affermato che l’OKR non include più tra i propri membri le organizzazioni sportive regionali nei territori occupati dell’Ucraina e assicura di non svolgere né svolgere in futuro alcuna attività in tali territori.

Kiev non ha reagito bene alla decisione, sostenendo che “Ogni bandiera russa esposta mentre i missili russi continuano a piovere sulle città ucraine rappresenta un tradimento dei valori olimpici di pace e dignità umana“.

Al CIO, come riporta Euronews, hanno dichiarato di sostenere l’UcrainaMa non ritengo che gli atleti debbano pagare per questo“, ha dichiarato la presidente del CIO Kirsty Coventry.

Secondo la presidente Kirsty Coventryil CIO non vuole “attribuire agli atleti la responsabilità delle azioni del loro governo.

Mercosur, Uruguay: Ue ratifichi accordo o perderà il Sud America a favore della Cina

Lubetkin “minaccia” l’Europa: se non ratifica l’accordo andremo con la Cina.
L’accordo trova l’opposizione di diversi Paesi membri perchè danneggerebbe le economie locali a favore dell’import sudamericano.

Il ministro degli Esteri dell’Uruguay, Mario Lubetkin, ha esortato l’Unione europea a cogliere quella che definisce un’opportunità storica portando a termine la ratifica dell’accordo commerciale Ue-Mercosur, avvertendo che l’Europa rischia di cedere influenza in America Latina alla Cina e ad altre potenze globali se l’intesa dovesse arenarsi.

In un’intervista a Euronews durante una visita a Bruxelles, Lubetkin, il cui Paese ha appena assunto la presidenza di turno del Mercosur, ha definito l’accordo un «salto di qualità» nelle relazioni tra Europa e Sud America ed ha insistito sul fatto che il blocco ha già rispettato la propria parte dell’intesa.

«I quattro Paesi del Mercosur hanno ratificato l’accordo in soli due mesi», ha ricordato Lubetkin. «Non era mai successo. Governi di destra e di sinistra hanno trovato un’intesa, perché lo consideriamo strategicamente importante non solo per noi, ma anche per l’Europa».

L’accordo, concluso politicamente dopo oltre due decenni di negoziati, per il Mercosur è entrato nella fase di applicazione il 1º maggio.

In Europa, però, il processo di ratifica resta politicamente controverso, con il Parlamento europeo nel ruolo di principale ostacolo procedurale date le tante contestazioni nei confronti dell’accordo provenienti da Francia, Italia, Polonia, Ungheria ed Irlanda (approfondimento al link) in quanto ritengono che danneggerebbe notevolmente le economie dei Paesi membri, importando tutto a basso prezzo dal Sud America.