Accordo Usa-Cina: Pechino ammetterà uscita covid da laboratorio

Condanna per gli scienziati che hanno insabbiato il caso.
L’Oms ora mette in dubbio il suo stesso report sulle origini del virus.

La Cina, dopo lunghe indagini, sarebbe disposta ad ammettere che il virus è accidentalmente sfuggito dal laboratorio di Wuhan. Di contro, gli Usa sarebbero disposti ad accettare la versione secondo la quale Pechino avrebbe saputo della fuga del virus solo di recente e che verranno perseguiti scienziati e ricercatori che hanno tenuto nascosta la verità impedendo alla Cina di informare tempestivamente gli Stati Uniti ed il mondo della grave minaccia.

Questo è quanto riporta Tgcom24, aggiungendo che gli Stati Uniti sarebbero anche pronti a a svolgere un’indagine sul coinvolgimento attivo di alcuni scienziati e ricercatori statunitensi negli studi sul virus nel laboratorio di Wuhan.

Il tema è aperto da tempo, con notizie che già legavano il virus al laboratorio di Wuhan (approfondimento ai link1 e link2) ed il fatto che la notizia non volesse essere ammessa per non essere associati a Trump (approfondimento al link).

L’Oms, addirittura, avrebbe messo in dubbio il suo stesso report diffuso a marzo dal suo stesso team che liquidava come improbabile la fuga dal centro ricerche di Wuhan, tanto che il direttore Ghebreyesus ha dichiarato:

Serve una nuova missione in Cina, per proseguire le ricerche sull’origine del coronavirus, anche nei laboratori, c’è stata una spinta prematura a escludere la teoria del virus fuggito dal laboratorio di Wuhan. All’inizio della pandemia non tutti i dati sono stati condivisi. Chiediamo alla Cina di essere più aperta, trasparente, collaborativa. Dobbiamo la verità a milioni di morti.

Marcia dei taleban su Kabul dopo ritiro Nato

Disertano i commando americani; polizia e militari passano dalla parte degli insorti.
I taleban impongono un governo parallelo: vicino il ritorno ad un narco-Stato.

Il ritiro delle truppe Nato dall’Afghanistan si è appena concluso (approfondimento al link) e già i taleban hanno raddoppiato i distretti che controllano.

Italia e Germania avevano ritirato i loro soldati in prima battuti, seguiti poi dagli Usa che hanno accelerato il ritiro sotto l’ordine del presidente Biden. Questo ha dato strada libera ai taleban che, dopo aver già messo a ferro e fuoco le province di Baghlan e Badakhshan, si sono imposti anche nei due distretti della provincia di Kapisa e puntano verso Faizabad con Kunduz ormai pronta a capitolare.

La capitale Kabul dista solo 65 chilometri ed in brevissimo tempo i taleban sono passati dal controllare 73 distretti ad amministrarne oltre 160 sui 407 totali, con altri 157 ormai prossimi a passare sotto il loro controllo.

Hanno disertato anche i “commando” addestrati dagli americani. Non solo: polizia e soldati passano, armi n pugno, dalla parte degli insorti.

Senza uomini sul campo non ci sarà più intelligence accurata, sostiene il Direttore della Cia William Burns:

La capacità di contrastare le minacce si ridurrà.

Nel giro di un anno i campi di oppio sono aumentati del 37% ed ora ricoprono una superficie pari a 224mila ettari: primo segnalo che l’Afghanistan stia tornando ad esse un narco-Stato.

Incontri in terra neutra

Biden e Putin si incontrano in Svizzera.
Previsti tre incontri più uno tra i soli due leader.

Sono iniziati, nella settecentesca Villa La Grange a Ginevra, gli incontri tra Putin e Biden.

Da parte sua, leader russo ha detto che “Ci sono molte questioni che si sono accumulate, spero i nostri incontri siano produttivi”; gli ha fatto seguito il leader americano, arrivato dopo come da protocollo concordato, affermando che è “Sempre meglio incontrarsi faccia a faccia”, stando a quanto riportato dalla Bbc.

Joe Biden, arrivando, ha preferito evitare le domande dei giornalisti limitandosi a salutare la mano i presenti.

C’è poi stato, però, come riporta il canale telegram “Giubbe Rosse” allegando il video in lingua originale, un piccolo battibecco con una giornalista che chiedeva al presidente Usa se cosa lo spingesse ad essere fiducioso del fatto che Putin cambierà, con il presidente Usa che ha risposto di non aver mai detto di essere fiducioso. La breve discussione si è poi chiusa con la giornalista che ha provato a riformulare la domanda ed il presidente che glissa con un “Se non capisce, allora sta facendo il lavoro sbagliato”.

Gli incontri saranno costituiti da tre parti: la prima ristretta e comprendente i soli ministri degli Esteri, poi altre due in forma più allargata; i due leader sono infatti accompagnati, oltre che dai rispettivi ministri degli Esteri, anche dai più stretti consiglieri, dagli ambasciatori e dai portavoce. A questi va aggiunto, per la delegazione russa, anche il capo di Stato maggiore Valery Gerasimov.

Non escluso, inoltre, che alla fine delle tre sopracitate parti di summit, abbia luogo anche un incontro tra i soli Vladimir Putin e Joe Biden.

(Foto Ansa)

Hillary Clinton protagonista nella Primavera Araba: pubblicate le mail

Dopo l’Isis, da Segretario di Stato teneva rapporti con i Fratelli Musulmani.
Si parla poi della partnership con il Qatar e del ruolo di Al Jazeera

Sono state recentemente pubblicate le mail di Hillary Clinton, dalla quali risulterebbe che fomentò gli islamisti.

Si parla di circa 35.000 mail tra ricevute ed inviate, usando l’account personale anziché quello istituzionale.

L’allora Segretario di Stato avrebbe tenuto la corrispondenza con i Fratelli Musulmani e ci sarebbe la sua mano dietro alla “Primavera Araba”.

Dopo le passate clamorose dichiarazioni, riportate da diverse testate ancora tre o quattro anni fa, in cui ammetteva di aver creato l’Isis ed al contempo accusava Obama per esserselo fatto sfuggire di mano (pare che la causa fosse la strategia troppo attendista di quest’ultimo), Hillary Clinton torna a far parlare di sé.

Nelle mail si parlerebbe poi della partnership con il Qatar e del ruolo di Al Jazeera, oltre che di altri faccendieri ed intermediari che avevano il compito di svolgere operazioni finanziarie e tenere i rapporti con i gruppi armati in Siria ed in Libia.

Un approfondimento dettagliato è reperibile su “La Nuova Bussola Quotidiana” a questo link.

Grecia: dialogo con la Turchia ma no a cessioni di sovranità

Tensioni tra i due Paesi per le risorse energetiche nel Mediterraneo orientale.
Nikos Dendias: sì al dialogo, ma non cederemo diritti sovrani.

Pochi giorni fa il presidente turco, Tayyip Erdogan, aveva annunciato la più grande scoperta di gas naturale della storia della Turchia (approfondimento al link).

Oggi, per voce del ministro degli Esteri Nikos Dendias, la Grecia ha dichiarato di essere aperta ad un dialogo, proprio al fine di allentare le tensioni sulle risorse energetiche nel Mediterraneo orientale, ma che non ha alcuna intenzione di cedere anche un solo millimetro in tema di diritti sovrani.

Le dichiarazioni sono giunte al termine di un incontro avvenuto ad Atene tra lo stesso Densias e l’omologo tedesco Heiko Maas.

Insieme alle dichiarazioni sopracitate, il ministro greco ha aggiunto che la Turchia non cessa le “provocazioni” e le “violazioni del diritto internazionale“, nonostante le richieste da parte dei Paesi confinanti e degli alleati di allentare le tensioni.

La questione non riguarda solo i Paesi membri della Nato ma tutta l’Unione europea, ha infine concluso Dendias.