Tricarico: difficile credere che Putin attacchi

Il Generale già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica militare: oltre a scaramucce di ordinaria amministrazione, non c’è stato e non c’è nulla che faccia pensare a un attacco russo ai Paesi del Mediterraneo.

 “Risulta difficile credere in una specificità italiana come target militare di Putin. A parte qualche scaramuccia passata e di ordinaria amministrazione non c’è stato nulla e non c’è nulla che possa far pensare di essere una priorità nella dissennata strategia militare russa“.

Lo sottolinea il generale Leonardo Tricarico, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica militare e attuale presidente della Fondazione Icsa, commentando all’Adnkronos la notizia del quotidiano spagnolo El Mundo, secondo cui la Cia avrebbe raccolto informazioni sui piani di attacco della Russia ai Paesi del Mediterraneo, Italia compresa.

“Verificare le notizie è un principio base e inderogabile del giornalismo. Cercare riscontro anche a chi dice che tua madre ti vuol bene. Oggi, in una guerra ibrida ricca di tante nefandezze, cercare conferme deve essere un riflesso condizionato e da effettuare con cura maggiore rispetto al passato. In questo contesto la fonte, in questo caso apparentemente la Cia, deve essere incalzata affinché confermi ed argomenti la sua sortita. Se la notizia poi fosse confermata andrebbe probabilmente inquadrata nella persistente guerra dell’informazione divenuta a tutti gli effetti una capacità strutturata e di indubbia efficacia nella quale i russi sono maestri. Nello specifico – prosegue Tricarico – la minaccia si inserisce in una percezione pubblica di montante ‘filo putinismo’, di crescente stanchezza per il conflitto e di campagna elettorale già operante in cui il rifiuto di un ruolo attivo è la spina dorsale del manifesto politico di più di un partito che verosimilmente Putin aiuterà anche con questi mezzi e con altro“.

La crescita dell’AfD mostra auspicio a migliori relazioni con Mosca

Media: i vertici del partito tedesco stanno cercando di instaurare relazioni normali con la Russia.
Peskov: non potrei che esserne felice.

La posizione del partito Alternativa per la Germania (AfD) sul miglioramento delle relazioni con Mosca “non può che essere apprezzata“.

Lo ha dichiarato il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov, invitato dai media a commentare le notizie secondo cui i rappresentanti del partito tedesco starebbero cercando di instaurare normali relazioni con Mosca.

“Non ho queste informazioni, ma non possiamo che valutare positivamente una forza politica in Germania, la cui popolarità è in costante crescita, che dimostra l’auspicio a migliorare le relazioni con il nostro Paese“.

Vincono Francia e Slovacchia: Usmanov e Fridman tolti dalla lista delle sanzioni

La Francia ammette: Usmanov collegato a rilascio prigionieri dell’Azerbaigian. Inquietudine a Bruxelles.
Fridman ora chiede un risarcimento di 16 miliardi di dollari.

‘Unione europea ha concordato di rimuovere l’oligarca uzbeko-russo Alisher Usmanov dalla sua lista di sanzioni dopo negoziati tesi, in cui la Francia (che in passato si era limitata a citare “ragioni di sicurezza nazionale“) ha collegato la sua cancellazione a un rilascio di prigionieri da parte dell’Azerbaigian, suscitando inquietudine a Bruxelles. Che si tratti di militari francesi mandati in guerra contro la Russia? Sarebbe gravissimo.

Un secondo oligarca russo, Mikhail Fridman, è stato a sua volta rimosso dopo che la Slovacchia ha posto il veto al rinnovo della sua iscrizione, hanno riferito a Euronews diversi diplomatici (approfondimento qui e qui).

Il Lussemburgo sosteneva che, se Usmanov fosse stato cancellato, anche Fridman avrebbe dovuto esserlo. Fridman ha presentato una richiesta di risarcimento da 16 miliardi di dollari contro il Lussemburgo per i suoi beni congelati.

Il resto delle sanzioni individuali è stato prorogato per 36 mesi.

Ue: slitta ancora il rinnovo alle sanzioni

Le Lettonia pone il veto sulle richieste di Francia e Slovacchia.
Kallas: le sanzioni contro la Russia devono durare a lungo.

Slitta nuovamente l’intesa tra i 27 in Ue sul rinnovo delle sanzioni individuali contro la Russia.

Il via libera era atteso per la serata ma, spiegano fonti Ue riportate da Ansa, “le deliberazioni” da parte dei singoli governi “continuano“. Una nuova riunione del Coreper II è prevista per domani mattina alle 8.

La bozza di intesa prevede l’esclusione dalla lista nera di due oligarchi, Alisher Usmanov e Mikhail Fridman.

La deadline per il rinnovo delle sanzioni è domani a mezzanotte.

Nel frattempo, la Lettonia ha messo il veto alle richieste di Francia e Slovacchia di togliere Usamanov dalla lista nera (approfondimento al link) e Kaja Kallas, Alto Rappresentante per gli affari esteri, ribadisce che le sanzioni alla Russia devono durare a lungo, nonostante si sia visto che le medesime sanzioni gravino più l’Ue che la Russia stessa.

Prodi: se l’AfD vince le elezioni in Germania, l’Ue è finita

L’ex presidente del Consiglio italiano ed ex presidente della Commissione europea poi aggiunge: la Commissione è diventata un organo che fa proposte e poi si ferma lì.

“Se l’AfD vince le elezioni tedesche l’Europa è finita. Questa è la realtà“.

E’ lo scenario che Romano Prodi, ex presidente del Consiglio e ex presidente della Commissione europea, delinea in un’intervista al Sole 24 Ore, poi ripresa da Adnkronos, nel giorno in cui in Germania vanno in scena elezioni locali nel Meclemburgo e a Berlino.

“Alternative für Deutschland è antieuropea, è massicciamente contro le istituzioni multinazionali, è nazionalista, è razzista, non c’è più nulla di Europa. Siccome la Germania non solo è la potenza economica più importante d’Europa, ma da quando è cominciata la guerra in Ucraina ha messo su un programma di riarmo per cui diventerà la più grande potenza sia militare che politica, se succede questo, la mia risposta è molto semplice: è finita l’Europa, amen“, dice Prodi.

Quanto alla settimana appena trascorsa importante per l’Europa, che ha visto il discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula von der Leyen e l’intervento al Parlamento europeo di Mark Carney, l’ex governatore della BoE e della Bank of Canada, per creare un’alleanza strategica, Prodi sottolinea come quest’ultimo sia stato “perfetto“. “Però – sottolinea – qui il problema è metterlo in atto. Bisogna stare sui fatti. Ad esempio, la proposta di essere in qualche modo legati Canada e Ue, non esiste ancora una forma istituzionale per realizzarla. Bisogna quindi lavorarci“.

Quanto al rendere concrete delle proposte, Prodi cita il caso dell’accordo Ceta, il Trattato di libero scambio con il Canada: “l’accordo è stato firmato nel 2016 e approvato nel 2017 dal Parlamento europeo. Dieci Paesi non hanno ancora ratificato l’accordo, fra i quali l’Italia. Il problema dell’Europa, è che si fanno bei discorsi ma poi si fermano lì, perché i metodi di voto non permettono di mettere in atto le decisioni prese“. E ancora: “La Commissione è diventata un organo che fa proposte e poi si ferma lì. E in secondo luogo la Commissione finisce con il rifugiarsi nel moltiplicare i regolamenti, le istruttorie, cioè tante cose di cui può avere la competenza e che in qualche modo sostituiscono gli aspetti che gli sono già sfuggiti di mano. Questo è il problema“, conclude l’ex presidente del Consiglio.