Tensioni tra Russia e Germania

Incontro di diplomatici tedeschi con gruppi terroristici anti-russi per destabilizzare Mosca: convocato l’ambasciatore tedesco.

Il ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore tedesco a MoscaAlexander Graf Lambsdorff, per presentare una nota di protesta in merito al recente incontro a Kiev tra Roderich Kiesewetter, membro della commissione parlamentare per gli affari internazionali del Bundestag, ed Achmed Zakayev, leader dell’organizzazione cecena Repubblica di Ichkeria, che è bandita in Russia.

Il parlamentare tedesco ha accolto con favore le attività anti-russe dei terroristi di questa organizzazione, che hanno partecipato attivamente ad operazioni di sabotaggio nelle regioni di Belgorod e Kursk, e li ha esortati a collaborare attivamente con la Germania, anche reclutando cittadini russi residenti in Germania per condurre operazioni volte a destabilizzare la situazione socio-politica nella Federazione russa“, ha accusato il ministero degli Esteri russo.

E ancora, come riportato da Lettera43: “Mosca considera questo incontro tra un membro del parlamento tedesco e noti criminali come prova inconfutabile dell’intento delle autorità tedesche di interferire negli affari interni della Russia e di minacciarne la sicurezza nazionale, anche attraverso la cooperazione con organizzazioni terroristiche sotto l’egida del regime criminale di Kiev“.

Il governo tedesco, tramite la portavoce del ministero degli Esteri Kathrin Deschauer, ha definito le accuse “completamente ingiustificate” senza però aggiungere nient’altro.

Lavorare mentre si studia: ecco i tassi per Paesi e genere

La pratica è più usata in Olanda, Danimarca e Germania.
Le quote più basse di studenti-lavoratori invece in Romania, Grecia e Croazia.

Secondo gli ultimi dati Eurostat, nel 2024 più di un giovane europeo su quattro di età compresa tra i 15 e i 29 anni lavorava e studiava allo stesso tempo.

Questa situazione era più comune nei Paesi Bassi (74,3 per cento), in Danimarca (56,4 per cento) ed in Germania (45,8 per cento).

Al contrario, Romania (2,4 per cento), Grecia (6 per cento) e Croazia (6,4 per cento) hanno registrato le quote più basse tra i Paesi dell’Ue.

La motivazione principale che spinge a lavorare parallelamente agli studi è di tipo finanziario, ma gli esperti affermano che le motivazioni degli studenti possono variare a seconda della loro provenienza e del settore in cui operano.

Alcuni studenti sono motivati principalmente da considerazioni di carattere finanziario, mentre altri utilizzano l’impiego o i tirocini non retribuiti per acquisire esperienza lavorativa e migliorare la propria occupabilità“, ha dichiarato a Europe in Motion Madeline Nightingale, ricercatrice leader dell’organizzazione di ricerca no-profit Rand Europe.

Secondo Nightingale, la necessità finanziaria “può variare tra gli Stati membri dell’Ue in base alle disposizioni in materia di finanziamento degli studenti, ma quest’ultima è più comune in alcuni settori, come quello giuridico, finanziario e creativo“.

È probabile che la situazione vari anche in base al contesto socioeconomico, poiché per alcuni studenti il lavoro retribuito è una necessità economica“, ha aggiunto, come riporta Euronews.

Inoltre, l’impegno degli studenti nel lavoro retribuito sarà influenzato anche dalle tendenze più ampie del mercato del lavoro.

Per esempio, uno studio olandese ha affermato che nei Paesi Bassi l’aumento del lavoro retribuito per gli studenti è associato alla crescita delle pratiche di lavoro flessibile.

Tuttavia, la maggior parte dei giovani europei non lavora mentre studia: secondo Eurostat, più di sette giovani su dieci restano fuori dalla forza lavoro mentre seguono un’istruzione superiore.

Il 3,2 per cento era disoccupato ma alla ricerca attiva di un lavoro.

Le quote più alte sono state registrate in Svezia (14,1%), Finlandia (10%) e Danimarca (9,6%).

D’altra parte, in Romania (0,6%), Croazia, Repubblica Ceca ed Ungheria (0,8%), meno dell’1% dei giovani era in cerca di lavoro.

Per quanto riguarda le donne tra i 15 e i 19 anni, il 74,4% era fuori dal mercato del lavoro, rispetto al 70,4% degli uomini della stessa età.

Con l’avanzare dell’età e con il raggiungimento della fascia tra i 20 e i 24 anni, la percentuale di persone fuori dal mercato del lavoro scende al 30,9% per le donne e al 24,8% per gli uomini.

Ciò indica una maggiore integrazione nel mercato del lavoro insieme alle attività di formazione, ha osservato Eurostat.

In questa fascia d’età, la percentuale di giovani occupati durante gli studi è stata del 19,6% per le donne e del 17% per gli uomini.

Inoltre, tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 29 anni, l’occupazione ha raggiunto il 62% per le donne e il 71,9% per gli uomini.

In questo caso, la percentuale di donne al di fuori della forza lavoro e senza istruzione formale (16,2%) era più alta di quella degli uomini (6,9%).

I dati mostrano anche che le donne tendono ad iscriversi all’istruzione formale più degli uomini.

Tuttavia, quando non frequentano l’istruzione, hanno meno probabilità di essere occupate o di cercare lavoro, come dimostrano i tassi di occupazione più bassi e i livelli di inattività più elevati rispetto agli uomini.

Ecco i primi 30 Paesi al mondo per consumo di petrolio greggio

Nonostante il crescente investimento in energie rinnovabili, il mondo dipende ancora fortemente dal petrolio come fonte primaria di energia per trasporti, industrie, turismo e tecnologia.

Il mondo dipende ancora fortemente dal petrolio come fonte primaria di energia.

Esso svolge un ruolo cruciale nell’alimentare settori quali l’industria manifatturiera, i trasporti, il turismo e la tecnologia. Oltre all’energia, il petrolio è una delle principali materie prime per molti prodotti petrolchimici che utilizziamo nella vita quotidiana.

Sebbene molti Paesi stiano lavorando per ridurre la loro dipendenza dal petrolio, esso rimane una forza dominante nel panorama energetico globale.

Dalle nazioni avanzate alle economie in rapida crescita, il petrolio continua ad alimentare il progresso economico in tutto il mondo.

Ecco i dati di StarsInsider che rappresentano il numero di barili di petrolio greggio che un Paese consuma al giorno, dove un barile equivale a 42 galloni americani, ovvero circa 159 litri, sotto forma di classifica dei Paesi che consumano più petrolio greggio al mondo:

30 – Argentina:  604.000 barili di petrolio greggio al giorno
29 – Polonia: circa 705.000 barili al giorno
28 – Vietnam: 707.000 barili al giorno
27 – Egitto: 782.000 barili al giorno
26 – Paesi Bassi: 785.000 barili al giorno
25 – Taiwan: 824.000 barili al giorno
24 – Iraq: 925.000 barili al giorno
23 – Malesia: 934.000 barili al giorno
22 – Australia: 1.1 milioni di barili al giorno
21 – Turchia: 1.2 milioni di barili al giorno
20 – Emirati Arabi Uniti: 1.2 milioni di barili al giorno
19 – Thailandia: 1.3 milioni di barili al giorno
18 – Italia: 1.3 milioni di barili al giorno
17 – Spagna: 1.3 milioni di barili al giorno
16 – Regno Unito: 1.3 milioni di barili al giorno
15 – Francia: 1.4 milioni di barili al giorno
14 – Singapore: 1.5 milioni di barili al giorno
13 – Indonesia: 1.6 milioni di barili al giorno
12 – Messico: 1.9 milioni di barili al giorno
11 – Iran: 2 milioni di barili al giorno
10 – Germania: 2.1 milioni di barili al giorno
9 – Canada: 2.3 milioni di barili al giorno
8 – Brasile: 2.6 milioni di barili al giorno
7 – Corea del Sud: 2.9 milioni di barili al giorno
6 – Giappone: 3.2 milioni di barili al giorno
5 – Russia: 3.7 milioni di barili al giorno
4 – Arabia Saudita: 4 milioni di barili al giorno
3 – India: 5.6 milioni di barili al giorno
2 – Cina: 16.4 milioni di barili al giorno
1 – Stati Uniti: 19 milioni di barili al giorno

Europa: scorte di gas sotto al 28%

Entro ottobre l’obiettivo è quello di riportare le scorte al 90%.
Arera fissa un “premio di giacenza”.

Continuano a scendere le scorte di gas nonostante l’avvio della stagione degli stoccaggi, iniziata lo scorso 1 aprile.

La coda dell’inverno registrata negli ultimi giorni fa sì che il saldo tra prelievi e iniezioni di metano sia ancora negativo. A questo si aggiunge il prezzo del gas, che sulla piazza Ttf di Amsterdam ha di nuovo superato la soglia dei 50 euro al MWh, con un rialzo del 5,33% nella sola giornata di giovedì, l’ultima prima del lungo ponte di Pasqua.

L’Europa, come riporta Ansa, rispetto a fine marzo scende sotto il 28% da 320 a 316,34 TWh e lo stesso fa l’Italia, passata da 88,93 a 87,95 TWh al 43,24% degli stoccaggi. Passo indietro anche in Germania, che a fine marzo aveva il 22,18% a 55,68 TWh e si ritrova con il 21,9% a 54,53 TWh.

In Italia l’obiettivo fissato per gli stoccaggi entro la fine di ottobre è pari al 90%.

Per agevolare le iniezioni anche in un momento di forte incertezza dovuto alla chiusura dello stretto di Hormuz e al danneggiamento di impianti in Qatar per effetto del conflitto tra Usa e Iran, l’Arera ha fissato un “premio di giacenza“. Quest’ultimo è calcolato sulla base di una stima degli oneri finanziari connessi all’immobilizzazione di gas e della differenza tra il prezzo della stagione invernale e quello effettivo registrato nella fase di stoccaggio.

Berlino: non parteciperemo ad un’operazione sullo stretto di Hormuz

Berlino: la sicurezza sullo stretto può arrivare solo attraverso negoziazioni ed includendo anche l’Iran.

Berlino non parteciperà a un eventuale intervento internazionale per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ai microfoni dell’Ard, poi ripreso da Ansa.

Diventeremo presto una parte attiva di questo conflitto? No“, ha sottolineato il capo della diplomazia tedesca, sottolineando che “il governo ha una posizione molto chiara su questo punto, espressa anche dal cancelliere Friedrich Merz e dal ministro della Difesa, Boris Pistorius“.

La sicurezza nello Stretto di Hormuz, ha aggiunto, potrà essere garantita “solo attraverso una soluzione negoziata” e “parlando anche con l’Iran“.