Soldati ucraini disertano durante l’addestramento. Germania: sono centinaia a fuggire

La Bundeswehr: circa 29mila soldati ucraini hanno seguito un addestramento in Europa; sono fuggiti a centinaia.
Su richiesta del governo ucraino, Bruxelles non concede asilo ai militari: chi diserta rischia anni di carcere.

Dall’inizio della guerra tra Russia ed Ucraina, secondo la Bundeswehr, l’esercito della Germania, circa 29mila soldati ucraini hanno seguito un addestramento nella nazione europea, in numerose basi.

I militari imparano, tra le altre cose, a maneggiare le armi, le tecniche di mimetizzazione e le nozioni di primo soccorso di base. Al termine del corso, in condizioni normali, dovrebbero rientrare in Ucraina per essere impiegati al fronte.

Per i soldati che non rientrano, la diserzione può avere conseguenze pesanti: l’allontanamento non autorizzato dalla truppa può comportare, in caso di condanna, diversi anni di carcere.

Allo stesso tempo resta da capire cosa accada alle persone eventualmente coinvolte finché restano in Germania. Lo status di soggiorno semplificato previsto per i profughi di guerra ucraini, in linea di principio, non si applica automaticamente ai militari che l’Ucraina ha inviato in Germania per addestramento.

Alcuni potrebbero però cercare di restare comunque in Germania attraverso una procedura d’asilo. Come Euronews aveva già riportato a giugno e riporta nuovamente, gli Stati membri dell’Unione europea si sono accordati a Bruxelles per escludere gli uomini in età da leva dalla norma che prevede un diritto automatico alla protezione sul territorio comunitario. La decisione è stata presa su richiesta del governo ucraino.

Di conseguenza, potranno beneficiare delle procedure di accoglienza semplificate solo le persone che hanno già svolto il servizio militare in Ucraina o ne sono state esentate.

Come prova, sarà necessario un timbro sul passaporto o un certificato ufficiale che attesti che la partenza dall’Ucraina è avvenuta in modo legale oppure che sussiste appunto un’esenzione dal servizio militare.

Attentato al Nord Stream: arrestato un sub ucraino

Arrestato in Croazia un altro componente del gruppo ucraino che sabotò le infrastrutture energetiche europee.
L’Ue accusava la Russia ma il sabotaggio è arrivato invece dall’Ucraina, nonostante l’enorme aiuto ricevuto.

Un nuovo arresto riaccende il caso del sabotaggio dei gasdotti Nord Stream (approfondimento al link).

La polizia croata ha fermato a Pola, in Croazia, il cittadino ucraino Volodymyr Z., ricercato dalla Germania con un mandato di arresto europeo.

Secondo la Procura federale tedesca, l’uomo sarebbe un sommozzatore addestrato e avrebbe fatto parte del gruppo che preparò e realizzò l’operazione contro le infrastrutture energetiche nel Mar Baltico nel settembre 2022.

L’arresto, come riporta Euronews, rappresenta un nuovo passo nelle indagini tedesche su uno dei più controversi sabotaggi degli ultimi anni. Z. era già stato fermato in Polonia nel 2025, ma in quell’occasione la richiesta di estradizione avanzata da Berlino era stata respinta dalle autorità polacche e l’uomo era stato rimesso in libertà. Ora, dopo il nuovo fermo in Croazia, la Germania punta alla sua consegna. Dovrà comparire davanti a un giudice istruttore della Corte federale di giustizia.

Le accuse sono pesanti: tra queste figurano la presunta partecipazione alla provocazione di un’esplosione mediante ordigno, il sabotaggio e la distruzione di infrastrutture.

Z. non è il primo cittadino ucraino finito nel mirino della giustizia tedesca. Nel 2025 era stato arrestato in Italia Serhii K., un ex ufficiale dell’esercito ucraino considerato dagli investigatori il possibile coordinatore dell’operazione. Dopo l’estradizione in Germania, la Procura federale ha presentato nel giugno 2026 la prima incriminazione nell’inchiesta Nord Stream.

Secondo l’atto d’accusa, Serhii K. avrebbe organizzato e guidato il gruppo incaricato di distruggere i gasdotti, insieme ad altri cittadini ucraini e su presunto incarico di autorità statali ucraine. Gli investigatori sostengono che la squadra comprendesse sommozzatori esperti, uno skipper e un esperto di esplosivi.

K. è accusato, tra l’altro, di concorso in un crimine di guerra per un attacco contro infrastrutture civili, di aver provocato un’esplosione, distrutto strutture e interrotto servizi pubblici. L’imputato respinge le accuse.

Anche questa volta si era puntato il dito contro la Russia, mentre il sabotaggio arrivava dall’Ucraina, Paese che l’Ue aiuta con un’enorme quantità di risorse: decisamente non un bel ringraziamento.

La Russia accusa l’Italia di razzismo e violazione dei diritti umani

Mosca denuncia una preoccupante manifestazione di xenofobia con connotazioni politiche.
Stesse preoccupazioni anche dalla Bielorussia.

Razzismo, russofobia, violazione della libertà di stampa, indulgenza verso neofascismo e neonazismo.

Sono alcune delle accuse mosse dalla Russia all’Italia contenute nell’ultimo rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nei Paesi occidentali, redatto in modo congiunto dai ministeri degli Esteri russo e bielorusso, come riportato da Agi.

In Italia, nonostante il numero significativo di garanzie di diritti e libertà fondamentali sancite dalla legislazione nazionale e il dichiarato impegno delle autorita’ a tutelarli, gli attivisti per i diritti umani segnalano ancora violazioni“, denuncia Mosca, secondo la quale “negli ultimi anni, la discriminazione razziale ed etnica si è aggravata“.

Tra gli esempi di “preoccupante manifestazione di xenofobia con connotazioni politiche“, il documento cita la presunta “diffusa discriminazione nei confronti dei cittadini e dei connazionali russi nel Paese, nel contesto della crisi ucraina“. “Nel corso del 2025, le violazioni più frequenti dei diritti dei cittadini russi e delle persone di origine russa da parte degli istituti finanziari italiani hanno incluso il rifiuto di emettere carte di credito, l’imposizione di condizioni aggiuntive sui conti correnti e l’ingiustificata estensione dei tempi di elaborazione dei ricorsi“, sostiene Mosca.

La Russia registra tra le violazioni dei diritti in Italia anche “la campagna su larga scala contro la cultura russa e i suoi rappresentanti“, portano l’esempio di alcune esibizioni di artisti russi annullate nel nostro Paese: il concerto del tenore Ildar Abdrazakov, previsto a gennaio a Verona ed annullato nel novembre 2025; il ritiro dell’invito del Teatro dell’Opera di Firenze alla ballerina russa e prima ballerina del Teatro Bolshoi, Svetlana Zakharova, e al violinista Vadim Repin; la cancellazione dell’esibizione sempre di

Per Mosca e Minsk, “le manifestazioni di russofobia in Italia sono legate anche ai problemi relativi alla garanzia della libertà di stampa, in particolare alla persecuzione dei media russi“, in base alle decisioni del Consiglio europeo sul bando di alcune testate russe come Russia Today (RT) e Sputnik, “con un impatto significativo sull’accesso dei cittadini italiani a informazioni affidabili“. “Le manifestazioni di intolleranza“, denuncia il ministero degli Esteri russo, “sono alimentate dalla presenza in Italia di diverse organizzazioni di estrema destra che promuovono idee nazionaliste e neofasciste“. Zakharova, prevista per marzo all’Auditorium Parco della Musica.

Tali organizzazioni“, secondo Mosca, “godono di relativa libertà d’azione nel Paese, poiché le autorità italiane, a prescindere dall’orientamento politico del governo, sono relativamente indulgenti nei confronti dei seguaci ideologici di Mussolini, non percependo – o ignorando – le loro marginali associazioni politiche come una reale minaccia all’ordine pubblico e alla sicurezza dello Stato“.

Le accuse a Roma sono presentate come parte di una più ampia denuncia del presunto deterioramento delle libertà fondamentali nei Paesi che, sottolinea la Russia, “si autodefiniscono ‘democrazie modello’, ma che in realtà stanno trasformando libertà, democrazia e diritti umani in mera facciata“. Tra i casi citati figurano anche Francia, Germania, Regno Unito e Paesi baltici, criticati per la gestione delle proteste, le politiche migratorie, le limitazioni ai media russi e il trattamento delle minoranze russofone. Il rapporto si inserisce nella contrapposizione politica e diplomatica tra Mosca e l’Occidente, mentre organizzazioni e media internazionali continuano a documentare diffuse violazioni dei diritti umani all’interno della stessa Russia e della Bielorussia.

Il colosso tedesco Varta dichiara fallimento

Apple cambia fornire per i suoi AirPods e va in Cina.
Si tratta di 4.200 posti di lavoro.

Un altro grande nome dell’industria tedesca finisce in bancarotta: Varta, storico produttore di batterie con sede a Ellwangen, nella parte orientale del Baden-Württemberg, ha presentato al Tribunale Distrettuale di Stoccarda l’istanza per accedere a uno degli strumenti previsti dalla legge fallimentare tedesca, la procedura di insolvenza in regime di autoamministrazione.

L’azienda, che già negli anni scorsi ha affrontato non pochi problemi finanziari, rischia ora di scomparire oppure di andare incontro a uno spezzatino delle attività operative.

Toccherà ora all’avvocato Tobias Wahl, nominato dal tribunale quale amministratore provvisorio, trovare una soluzione a una crisi più finanziaria che commerciale e operativa, garantire il futuro della società e salvaguardare quasi 4.200 posti di lavoro. Il suo compito non sarà facile perché Varta è il simbolo di cosa significhi la spietata concorrenza dei cinesi in alcuni ambiti tecnologici. 

La società tedesca ha negli anni concentrato le sue attività nel campo delle micro-batterie per dispositivi elettronici, ma negli ultimi mesi avrebbe perso un importante cliente. Varta cita, tra le cause della sua crisi, “condizioni di mercato significativamente deteriorate, domanda più debole, effetti negativi sulla valuta e, più recentemente, la decisione di un cliente di riferimento di porre fine alla cooperazione“. Si tratta del colosso Apple, che ha deciso di affidarsi proprio a un fornitore cinese per i suoi AirPods.

A pagarne le conseguenze sono così le divisioni operative Varta Microbattery GmbH, Varta Micro Production GmbH e Varta Storage GmbH, mentre è stata esclusa dalla procedura di insolvenza l’unità Consumer Batteries e le società collegate, che sono giuridicamente e operativamente separate, finanziariamente indipendenti e ancora redditizie. Ad ogni modo, Wahl dovrà individuare, in via prioritaria, delle fonti di finanziamento alternative a quelle che finora hanno sostenuto le attività. L’azienda, come riporta Quattroruote, è controllata dall’imprenditore austriaco Michael Tojner e dalla Porsche, ma i due azionisti si sono riufiutati di mettere a disposizione nuovi capitali. Varta è quindi sul punto di essere smembrata: i creditori più importanti, tra cui  Deutsche Bank e gli hedge fund RBC BlueBay, Blantyre e Whitebox, avrebbero messo nel mirino la divisione ancora in bonis per scorporarla dall’azienda, mentre Tojner ha espresso interesse per il solo settore delle microbatterie.

La Porsche ha investito nella Varta all’inizio del 2025 nel quadro di un’operazione finanziaria condotta insieme all’imprenditore austriaco per procedere con l’ennesimo salvataggio della società di Ellwangen. Grazie a 60 milioni di euro, la Casa di Zuffenhausen ha rilevato la metà del capitale, nonchè la maggioranza dell’attuale Varta V4Smart, produttore di batterie cilindriche agli ioni di litio ad alte prestazioni, anche queste attività non rientrano nella procedura concorsuale.

Volkswagen dimezzerà i modelli in vendita

La gamma dei modelli sarà ridotta del 50% in base ai mercati più attrattivi.
Le possibilità di allestimento e optional vari saranno ridotti fino al 75%.

Dopo le recenti notizie inerenti alla chiusura di 4 stabilimenti, il taglio di 100.000 dipendenti e la riduzione di 50 miliardi di investimenti (approfondimento al link), dopo la riunione del consiglio avvenuta ieri 9 luglio, ecco il quadro della situazione, come riporta motor1.com:

Nel corso della riunione odierna, il consiglio di amministrazione del Gruppo ha presentato al consiglio di sorveglianza un ampio pacchetto di misure articolato in 12 iniziative e la visione-obiettivo 2030. In un contesto di mercato globale, è fondamentale rendere l’azienda ancora più solida, efficiente e rapida. Il consiglio di amministrazione del Gruppo ha già avviato l’attuazione delle prime misure del suo piano per il futuro.
Tra queste rientrano, nell’immediato, la riduzione della complessità e della varietà di versioni nel portafoglio prodotti, un orientamento ancora più regionale di prodotti, tecnologie e sviluppo nei mercati, l’adeguamento delle capacità della rete produttiva alle attese del mercato, nonché la semplificazione delle strutture e del portafoglio partecipazioni.

In parole povere: il Gruppo Volkswagen – ed è bene sottolineare la parola Gruppo, la strategia comprenderà infatti tutti i brand (Volkswagen, Audi, Porsche, Seat, Lamborghini, Ducati e Skoda) – produrrà meno modelli di auto.

Più precisamente, la gamma di modelli sarà progressivamente razionalizzata fino al 50% e si concentrerà sui segmenti di mercato più attrattivi. La complessità dell’offerta – per esempio il numero di possibili opzioni di allestimento – sarà ridotta fino al 75%.