Covid, indagine Usa: sulle origini risultati inconcludenti

Continua l’ostruzione di Pechino nelle indagini.
Funzionario Usa: “intelligence non attrezzata per problema scientifico”.

Joe Biden aveva dato tre mesi di tempo per avere un’indagine approfondita e certa sulle origini del Covid.

Quello che ha ricevuto martedì, però, è un rapporto inconcludente; o almeno così lo definisce il Washington Post, poi ripreso anche da Repubblica.

La testata, infatti, riporta che il medesimo rapporto non chiarisce le origini del virus, né la possibilità di trasmissione animale-uomo, e neanche l’ipotetica fuga da un laboratorio cinese. La relazione dovrebbe essere resa pubblica nei prossimi giorni.

Poco tempo fa la Cina si era detta disposta ad ammettere che il virus fosse nato in laboratorio (approfondimento al link), prima ancora erano uscite dichiarazioni da parte di scienziati coinvolti secondo le quali le indagini non fossero state fatte per non essere associati a Trump (approfondimento al link).

Il rapporto richiesto dal presidente americano, che ha coinvolto decine di ricercatori, analisti e funzionari dell’intelligence di più agenzie, è stato intralciato, ancora una volta, dalle ostilità di Pechino di consentire un0indagine più approfondita da parte degli investigatori internazionali.

Un funzionario Usa intervenuto sul tema ha dichiarato:

Non è necessariamente attrezzata per risolvere questo problema” (sottintendendo che, fondamentalmente, rimane un problema scientifico).

(Foto da internet)

Kabul tra accuse, critiche e nuove strategie

Merkel sostiene che “abbiamo sbagliato tutti”, Biden scarica su Trump.
Johnson e Macron chiedono un G7 d’urgenza, l’Onu invita ad un governo inclusivo.

L’avanzata dei talebani dopo il ritiro delle truppe NATO è stata fulminea. Tanto che si è fatto evacuare i diplomatici in brevissimo tempo e che già si parla di Narco-Stato, addirittura il più grande al mondo, che pronto a produrre il 90% dell’oppio illegale mondiale (approfondimento al link).

Le scene di guerriglia lasciano senza fiato, con civili che si aggrappano disperati agli aerei dei Paesi NATO tornati in Afghanistan per recuperare i proprio diplomatici ed i propri cittadini.

I talebani hanno preso il controllo di Kabul e comandano ormai tutto il Paese, dichiarando di essere pronti ad instaurare un Emirato islamico.

Da Kabul arrivano grida d’aiuto con allarmi come “è partita la caccia ai cristiani” e “i talebani vengono a prenderci porta per porta”.

L’Onu ha chiesto l’immediata cessazione di tutte le ostilità e l’istituzione, attraverso negoziati, di un nuovo governo che sia unito, inclusivo e rappresentativo, anche con la partecipazione piena, equa e significativa delle donne, sottolineando che devono essere garantite la continuità istituzionale e il rispetto degli obblighi internazionali dell’Afghanistan.

Biden, ormai attaccato anche dai Democratici, scarica la colpa su Trump, in quanto il ritiro delle truppe era stato deciso dalla sua amministrazione.

La Merkel ritiene che “abbiamo sbagliato tutti” ed il suo aspirante successore cristiano-democratico alla Cancelleria, Armin Laschet, dice che è “la peggiore disfatta per la Nato dalla sua fondazione”, mentre Johnson e Macron chiedono un G7 d’urgenza.

Nel corso del Consiglio di Sicurezza straordinario che si è tenuto ieri a Palazzo di Vetro per iniziativa di Norvegia ed Estonia, il rappresentante di Londra è stato il più esplicito nel marcare le distanze da Washington. Mentre l’ambasciatrice americana già parlava a nome di una potenza che non intende più avere un ruolo sul terreno in Afghanistan, quello britannico ha usato un linguaggio diretto e concreto: in Afghanistan è in corso una tragedia di cui siamo corresponsabili e non dobbiamo offrire ai talebani, che non mantengono mai le promesse che fanno, il riconoscimento ufficiale che non meritano.

Di Maio, in vacanza, non si ancora espresso sulla questione. Il premier Draghi, invece, dice che l’Italia sta lavorando con l’Ue per la soluzione umanitaria.

In una nota, Silvio Berlusconi ha definito l’accaduto come “20 anni di sacrifici vanificati da un disimpiego frettoloso”.

La questione è sempre la stessa: è corretto lasciare ad ogni Stato la propria gestione interna, o bisogna intervenire su un territorio di non proprietà in difesa dei civili che non vogliono vivere in quelle condizioni?

Il Jerusalem Post, ripreso da Il sole 24 Ore, ricorda che “ovunque gli Usa siano intervenuti, in generale i Paesi sono diventati caotici, poveri, dei disastri hobbesiani“: Libano, Iraq, Siria, Afghanistan, Somalia, Haiti, Panama.

Wuhan: “nessuna indagine per non essere associati a Trump”

Una scienziata rivela l’ostacolo politico.
Sempre maggiori gli indizi che legano il virus al laboratorio.

Nessuna indagine è stata fatta al laboratorio di Wuhan al fine di capire l’origine del virus.

Questa è la testimonianza di una scienziata tra i 18 firmatari della lettera in cui viene chiesto di tornare a indagare sulle origini del Covid-19.

Questo, ovviamente, non equivale all’ammissione che il virus nasca in laboratorio, ma che nemmeno vi sono stati i dovuti accertamenti sulla sua origine.

L’ex presidente Usa, Donald Trump, non ha mai nascosto i suoi sospetti in merito al fatto che pandemia fosse originata da una fuoriuscita del virus dal laboratorio di Wuhan; è parrebbe essere proprio questo il motivo del non svolgimento delle indagini: la paura di essere associati a Trump, condizionando la comunità scientifica che non voleva rischiare le accuse di razzismo e collusione con l’ex presidente.

A riguardo, appunto, dice quanto di seguito:

All’epoca, faceva paura essere associati a Trump e diventare un potenziale strumento di razzismo, quindi nessuno voleva uscire allo scoperto con una richiesta formale di investigare sulle origini in laboratorio.

La decisione, infatti, fu quella di non andare a fondo delle accuse mosse dallo stesso Trump.

Alina Chan, la scienziata sopracitata, stando a quanto riporta Tgcom24, rimarcando quanto detto, ha infatti dichiarato:

Nessuna indagine sul laboratorio per paura di essere associati a Trump.

Continua poi sostenendo che alcuni colleghi erano in subbuglio allo scoppio della pandemia, per paura che qualsiasi dichiarazione venisse fraintesa, usata o strumentalizzata.

Ad oggi diversi studiosi stanno prendendo in considerazione diverse ipotesi; a tal riguardo la Chan prosegue:

So che il mondo intero ora è a caccia di una pistola fumante su Wuhan, ma siamo invece in presenza di briciole sparse sul pavimento.”

Poco tempo fa, proprio dei virologi di Wuhan con una pubblicazione su Science, dissero che eravamo davanti ad un “possibile incidente di laboratori”; in Italia la notizia fu riportata dal prof. Burioni, da sempre incline a questa tesi e che, infatti, si limitò a commentare la notizia con un “personalmente relata refero, no comment” (approfondimento al link).

Bitcoin in caduta: -12,12%

Investitori preoccupati per l’inasprimento della regolamentazione in Cina.
Trump attacca: “Solo una truffa”.

Dopo il calo dovuto alle dichiarazioni di Elon Musk (approfondimento al link), il Bitcoin continua la sua caduta che, scendendo sotto la soglia dei 32.000 dollari, precisamente a 31.702, perde il 12,12%.

Sulla stessa onda negativa anche le altre valute digitali, con Ethereum che perde il 14,70% stabilizzandosi a 2.373 dollari.

I motivi del calo sono diversi; si va dalla preoccupazione degli investitori per il sempre maggior inasprimento della regolamentazione del settore in Cina, fino al fatto che le autorità federali Usa hanno rintracciato e recuperato 2,3 milioni di dollari in criptovalute, la metà del riscatto pagato ad hacker stranieri, il cui attacco a maggio aveva portato al blocco della più grande rete di oleodotti del Paese, gestita dalla Colonial Pipeline.

Come se non bastasse, l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è tornato ad attaccare il Bitcoin in un’intervista rilasciata alla Fox Business:

Solo una truffa. Non mi piace perché è un’altra valuta in competizione con il dollaro.

Anche l’attuale presidente della Consob, il professore emerito di politica economica e già ministro per gli affari europei Paolo Savona, era intervenuto sul tema delle criptovalute definendole “un pericolo per la società” (approfondimento al link).

Covid-19: “possibile incidente di laboratorio”

La conferma arriva dai virologi di Wuhan.
Burioni riporta la notizia senza commentare.

Dopo oltre un anno di rinnegamenti, arriva l’ammissione: il coronavirus può essere nato da un errore di laboratorio.

A dare la notizia che conferma la possibilità che il virus esca dal laboratorio e non da un pipistrello sono proprio i virologi di Wuhan, da dove tutto è partito.

Il loro studio è stato pubblicato sulla rivista “Science” e la notizia è stata poi riportata addirittura dal prof. Roberto Burioni, da sempre avverso alla tesi che il covid-19 sia stato generato in laboratorio, tramite il suo profilo Twitter, precisando di riportare il fatto ma preferendo non commentare:

Alcuni virologi autorevoli, alcuni legati al lab di Wuhan, hanno appena dichiarato su Science che sia l’origine da animali sia l’incidente di laboratorio sono ipotesi vive per spiegare la comparsa del coronavirus. Personalmente relata refero, no comment”.

Con questa pubblicazione, dunque, la tesi che il virus sia sfuggito in seguito ad un incidente di laboratorio viene ora considerata dagli scienziati alla pari della tesi che vede il coronavirus avere un’origine naturale.

Lo studio dei 18 ricercatori, alcuni dei quali appartenenti ai principali enti di ricerca ed università di Europa ed Usa (Fred Hutchinson Cancer Research Center a Seattle, Massachusetts Institute of Technology (Mit), e le Università di Yale, Basilea, e Stanford), ribalterebbe il quadro della situazione, in cui la Cina si è sempre dichiarata innocente.

Il ministro degli Esteri cinese, infatti, agli attacchi dell’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump, aveva sempre risposto di rispettare i fatti e la scienza, smettendo di fare osservazioni irresponsabili; aggiungendo inoltre che la Cina era vittima e non colpevole.

L’intelligence americana, infatti, stava indagando sulle cause che hanno scatenato la pandemia, non escludendo la possibilità che il Sars-CoV2 avesse avuto origine in un laboratorio di Wuhan e che sia poi si fosse diffuso per errore.