Germania: diffuso malcontento verso Merz e l’AfD punta a vincere in Sassonia

Il cancelliere tedesco ammette: diffuso malessere verso il suo operato.
La Sassonia-Anhalt, governata dalla Cdu e tra le meno prospere in Germania, potrebbe eleggere il primo governatore regionale di estrema destra.

In Sassonia arriva la scalata dell’estrema destra, le elezioni di domenica potrebbero portare alla nomina del primo governatore regionale di uno schieramento estremista di destra nella storia del Paese del dopoguerra.

Infatti Alternative fur Deutschland (AfD), partito anti-immigrazione, vola nei sondaggi in vista delle elezioni per il parlamento regionale della Sassonia-Anhalt.

l cancelliere Friedrich Merz e il suo impopolare governo nazionale sembrano essere sopraffatti da quello che lo stesso cancelliere tedesco ha più volte definito “un diffuso malessere”, come riporta Quotidiano.Net.

Un successo sarebbe il massimo traguardo raggiunto dall’AfD e, al contrario, un colpo da ko per Merz.

Dal 2022 la Sassonia-Anhalt, una regione a ovest di Berlino tra le meno prospere del Paese e che ospita 2,1 milioni degli 83,5 milioni di abitanti della Germania, è governata dall’Unione Cristiano-Democratica (Cdu) di centrodestra di Merz.

Berlino: non parteciperemo ad un’operazione sullo stretto di Hormuz

Berlino: la sicurezza sullo stretto può arrivare solo attraverso negoziazioni ed includendo anche l’Iran.

Berlino non parteciperà a un eventuale intervento internazionale per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ai microfoni dell’Ard, poi ripreso da Ansa.

Diventeremo presto una parte attiva di questo conflitto? No“, ha sottolineato il capo della diplomazia tedesca, sottolineando che “il governo ha una posizione molto chiara su questo punto, espressa anche dal cancelliere Friedrich Merz e dal ministro della Difesa, Boris Pistorius“.

La sicurezza nello Stretto di Hormuz, ha aggiunto, potrà essere garantita “solo attraverso una soluzione negoziata” e “parlando anche con l’Iran“.

Possibile accordo commerciale Ue-India entro gennaio

Il cancelliere tedesco Merz è in India parla di accordo di libero scambio.
Ue principale partner commerciale per l’India già nel 2024 con 120 miliardi di euro.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ventilato la possibilità che l’Unione europea e l’India possano firmare uno storico accordo di libero scambio entro fine gennaio, una decisione che potrebbe riplasmare i legami commerciali globali a fronte dell’aumento del protezionismo e dello stallo dei negoziati Usa-India.

Se i negoziati si concluderanno in tempo i principali leader dell’Ue si recheranno in India per siglare l’accordo, ha detto oggi Merz alla stampa nella città di Ahmedabad, nell’India occidentale, dopo l’incontro con il primo ministro indiano Narendra Modi.

Ad ogni modo faranno un altro importante passo avanti per assicurare che questo accordo di libero scambio venga realizzato“, ha detto Merz durante il suo primo viaggio in India da quando ha assunto l’incarico di cancelliere.

Ancora nessun commento da parte dei funzionari dell’Unione europea, stando a quanto riporta Reuters.

L’accordo commerciale, da anni in fase di discussione, è considerato un’opportunità per entrambe le parti al fine di rafforzare i legami economici e ridurre la dipendenza da Cina e Russia.

Il commercio bilaterale tra India e Ue ha raggiunto 120 miliardi di euro nel 2024, facendo così dell’Ue il principale partner commerciale per l’India.

Zelensky: “ancora non c’è accordo USA-Mosca-Kiev su Donbass”

Trump: mentre Mosca fa concessioni, l’Ucraina non vuole firmare la pace.
Zelensky: volgiamo entrare nell’Ue e nella Nato.

Esistono visioni di Stati Uniti, Russia e Ucraina. E non abbiamo una visione unitaria sul Donbass“. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un’intervista a Bloomberg, dopo che Trump lo ha criticato dicendosi “deluso” dal leader ucraino che a suo dire non ha ancora letto la proposta, mentre Mosca sarebbe “d’accordo” con il piano.

Elementi del piano Usa richiedono ulteriori discussioni su una serie di “questioni delicate“, tra cui le garanzie di sicurezza e il controllo sulle regioni orientali, ha detto Zelensky sottolineando che Kiev spinge per un accordo separato sulle garanzie di sicurezza.

Il presidente ucraino ha confermato la posizione di Kiev secondo cui le garanzie di sicurezza funzionano come il meccanismo di mutua difesa della Nato, noto come Articolo 5. Ma vuole sapere cosa gli alleati occidentali erano disposti a offrire, ha detto, con i negoziatori che stanno lavorando a un accordo separato che riguarda le garanzie. “C’è una domanda a cui io – e tutti gli ucraini – vogliamo una risposta: se la Russia dovesse di nuovo scatenare una guerra, cosa faranno i nostri partner“, ha detto Zelensky nell’intervista telefonica.

Dopo gli incontri a Londra, Bruxelles e Romaavremo la nostra visione comune” per i colloqui, e “sono pronto a volare negli Stati Uniti se il presidente Trump sarà pronto per questo incontro” ha detto ancora Zelensky, che è arrivato a Londra dove incontrerà il premier Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron per discutere la proposta statunitense per la fine della guerra. Tra gli elementi del piano di Trump rientrano anche la prospettiva dell’Ucraina di aderire all’Unione Europea e l’utilizzo di asset russi.

Stiamo parlando con gli Stati Uniti, è un lavoro costruttivo“, ha detto Zelensky, come riporta Ansa. “Ma ci sono questioni che riguardano l’Europa, e non possiamo decidere per l’Europa. Dobbiamo discutere con l’Europa dell’adesione dell’Ucraina all’Ue, che rientra anche nelle garanzie di sicurezza“.

Sachs: la guerra finisce se l’Ucraina rinuncia alla Nato

L’economista della Columbia: Europa guerrafondaia. E Zelensky non ha un grammo di attitudine al compromesso politico.

La Russia non fermerà la guerra. Perché l’Ucraina insiste sull’adesione alla Nato.

Mentre il conflitto è un progetto a lungo termine del complesso militare-industriale (Mic) statunitense ed europeo che risale a più di 30 anni fa; il Mic sta guadagnando molto dalla guerra e sta testando i suoi nuovi sistemi d’arma. E quindi vuole che la guerra continui.

Parola di Jeffrey Sachs, economista della Columbia, che in un’intervista al Fatto Quotidiano ripresa poi da Open.online dice la sua su Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky.

Per fermarla ci vuole una soluzione politica. E questo anche perché Mosca ha lo slancio e il vantaggio sul campo di battaglia. La posizione di Zelensky non ha un grammo di attitudine al compromesso politico“.

E questo perché “insiste sull’adesione dell’Ucraina alla Nato, sulla restituzione di tutti i territori, compresa la Crimea, e persino sul pagamento di risarcimenti da parte della Russia. Ma perché la Russia dovrebbe accettare un cessate il fuoco con Zelensky a queste condizioni?

Mentre Donald Trump, come Zelensky, “evita la politica reale. Vuole che i combattimenti cessino senza ammettere chiaramente che servirebbe dichiarare la fine della strategia di allargamento della Nato e stabilire una neutralità dell’Ucraina, e senza fare altre concessioni alle preoccupazioni della Russia in materia di sicurezza“.

Secondo Sachs i politici europei – in particolare Keir StarmerEmmanuel Macron e Friedrich Merz – sono semplicemente dei guerrafondai. Sospetto ormai che siano semplicemente degli agenti della propria industria degli armamenti. E, in ogni caso, sono profondamente detestati e diffidati dai propri cittadini. Sono politici falliti. L’opinione pubblica non vuole altre guerre“.

Quella in Ucraina, dice l’economista, “è un progetto a lungo termine del complesso militare-industriale (Mic) statunitense ed europeo che risale a più di 30 anni fa, quando fu concordato il progetto di allargamento della Nato. Il Mic ha commesso un grave errore di calcolo, credendo che la Russia avrebbe ceduto da tempo alle pressioni, alle sanzioni e alle armi occidentali. Nonostante tutti gli errori e i calcoli sbagliati del Mic, esso sta guadagnando molto dalla guerra e sta testando i suoi nuovi sistemi d’arma. In breve, vuole che la guerra continui“.

Il presidente degli Stati Uniti invece “vuole solo che la guerra finisca e poi ricevere tutti i riconoscimenti pubblici che ne possono derivare (compreso il Premio Nobel per la Pace), ma non vuole fare nulla di veramente definitivo, come ad esempio ammettere la fine dell’allargamento della Nato. Vuole la pace senza politica. È debole, ignorante in materia di storia e pigro“.