Protezione militare: Italia e Polonia dovranno pagare gli Usa

Il presidente Trump sposterà le truppe americane dalla Germania verso l’Italia e la Polonia, in quel momento i due Paesi saranno chiamati al pagamento per la protezione militare.

Donald Trump, il presidente a stelle e strisce, ha dichiarato che sposterà le sue truppe dalla Germania verso Polonia ed Italia.

In quel momento, però, come si legge su “Wall Street Cina”, questi ultimi due dovranno pagare gli Usa per la protezione militare fornita.

Il tema è più ampio e riguarda i pagamenti NATO in generale; lo stesso Trump, infatti, ha criticato i membri della stessa NATO per essere in ritardo con il “saldare i loro conti”, riferendosi appunto ai pagamenti per le truppe statunitensi di stanza nei vari Paesi.

Il presidente americano ha poi sollevato la seguente domanda polemica:

Perché gli Stati Uniti proteggono la Germania dalla Russia gratuitamente, mentre Berlino sta pagando miliardi a Mosca per il gas?”.

La presenza militare Usa è forte sia in Polonia che in Italia: nel primo caso ci sono truppe notoriamente movimentate verso il confine ucraino per gli attriti con la Russia, nel secondo si parla di diverse basi militari e decine di bombe atomiche sul territorio (per la precisione 70 delle 180 totali presenti in Europa).

Lituania: vicina un’altra Chernobyl?

Il Parlamento solleva preoccupazioni sulla sicurezza e denuncia pressioni russe sulla centrale nucleare in Bielorussia.
Già distribuite compresse di iodio in caso di incidente nucleare.

Oggi venerdì 7 agosto 2020, nella prima unità della centrale nucleare bielorussa di Astravyets, inizia il caricamento del combustibile.

Astravyets si trova a circa 50 chilometri da Vilnius, tanto che la centrale è visibile dalla capitale lituana.

Proprio per questo motivo, il governo lituano ha espresso le proprie preoccupazioni in merito ai lavori in corso; secondo la Lituania, infatti, i medesimi lavori sarebbero stati svolti troppo velocemente e mancherebbero le adeguate licenze.

Il sospetto avanzato dalla Lituania è che dietro ci siano le pressioni delle pressioni provenienti dalla Russia; più precisamente, il presidente della commissione parlamentare lituana per la sicurezza nazionale e la difesa, Dainius Gaizauskas, ha dichiarato quanto di seguito:

La Bielorussia al momento potrebbe non essere d’accordo con il lancio della centrale nucleare, ma c’è una forte pressione da parte di una società di energia nucleare russa e pensiamo che nonostante tutto, questo impianto verrà aperto, Proprio a causa della pressione messa dalla Russia.

Non solo. La Lituania ha anche accusato la Bielorussia di aver lanciato l’impianto senza le adeguate prove e di aver violato dei trattati internazionali; queste accuse, però, sembrano non aver preoccupato Alexander Lukashenko, presidente della Bielorussia dal 1994, che le ha respinte senza peli sulla lingua.

Nel frattempo, sono già state distribuite ai residenti delle compresse di iodio da prendere in caso di incidente nucleare e, di conseguenza, il ricordo è inevitabilmente volato alla disgrazia di Chernobyl, quando il 26 aprile del 1986 un errore umano provocò il più grave incidente nucleare mai verificatosi in una centrale.

Ucraina: si dimette il primo ministro

Dopo aver fatto trapelare critiche verso il presidente, il primo ministro ucraino ha rassegnato le dimissioni.

Il presidente ucraino, Volodymur Zalenskiy, è chiamato a prendere in considerazione le dimissioni del primo ministro Oleksiy Honcharuk; ad annunciarlo è stato l’ufficio della Presidenza.

Queste le parole del primo ministro dimissionario, rilasciate su facebook:

Sono riuscito a realizzare il programma del Presidente, che per me rappresenta un modello di apertura e decenza; Tuttavia, per eliminare ogni dubbio sul rispetto e fiducia che nutro nei confronti del Presidente, rassegno le dimissioni”.

Negli ultimi tempi, infatti, si erano sparse voci secondo le quali il primo ministro criticasse il presidente ucraino.

Polonia: sgravi fiscali agli under 26 per limitare l’immigrazione

Polonia, due piccioni con una fava: ridurre l’immigrazione e trattenere i talenti.
Esentasse gli under 26.

Una soluzione per provare contemporaneamente ad arginare due problemi.

Si tratta dell’esenzione dal pagamento delle tasse per tutti i polacchi, compresi quelli residenti all’estero, che guadagnano meno di 85.528 zloty all’anno (ovvero all’incirca 20.000 euro) e che hanno meno di 26 anni.

La legge, entrata in vigore il 1° agosto di quest’anno e voluta da Kaczynski del partito “Pis” alla guida del governo polacco, tocca un bacino di circa 2 milioni di persone e prevede una retribuzione più alta del 18%.

Lo spunto arriva dalla Svezia, dove nel 2007 il governo di centrodestra aveva dimezzato i contributi dei datori di lavoro che assumevano under 26, al fine di facilitarne l’accesso al mercato del lavoro. A Stoccolma, il medesimo provvedimento è stato poi soppresso nel 2016 dall’esecutivo di centrosinistra, che ne contestò l’efficacia.

La legge attuata mira a limitare due fenomeni che la Polonia non vede di buon occhio: la forte emigrazione di giovani polacchi verso l’estero e la conseguente immigrazione proveniente dall’Ucraina (oltre due milioni).

Il premier Mateusz Morawiecki definisce la fuoriuscita dei polacchi come una “ferita dolorosa, un’emorragia insostenibile; tanto grossa che è come se l’intera città di Varsavia se ne fosse andata”.

Il provvedimento costerà alle casse del governo polacco 2,5 miliardi di zloty (il che significa circa 580 milioni di euro l’anno), di cui metà arriverà dalle casse dello Stato centrale e l’altra parte dalle finanze comunali.

Con un’economia che cresce attorno al 4,5% e la disoccupazione stabilmente sotto il 4%, l’intento del governo sovranista, espresso dal viceministro delle finanze Leszek Skiba è appunto quello di “aiutare i giovani ad entrare nel mercato del lavoro, sempre più carente di personale, convincendo chi sta pensando di andarsene a rimanere e di ridurre l’emigrazione; ma – aggiunge poi lo stesso Skiba – non abbiamo una bacchetta magica”.

Sulla scia della Polonia andrà anche la Croazia, che sta preparando una riforma analoga: nel 2020 eliminerà infatti l’imposta sul reddito per le persone fino a 25 anni e la dimezzerà per i giovani tra i 25 ed i 30 anni.