Germania e Francia chiedono “reazione sistemica” per contrastare Cina

I due Paesi chiedono uno strumento europeo di ritorsione a Pechino.
Il deficit commerciale dell’Ue con la Cina è di circa 1 miliardo di euro al giorno.

Parigi e Berlino chiedono un nuovo strumento UE di “reazione sistemica” che permetta a Bruxelles di intervenire contro le distorsioni di mercato legate alla Cina, pianificare ritorsioni e rivedere gli strumenti di difesa commerciale

I due Paesi, come riporta Euronews, hanno proposto nuovi poteri per la Commissione europea per contrastare le distorsioni del mercato, mentre l’Ue affronta una crescente pressione commerciale da parte della Cina.

In una lettera indirizzata lunedì alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, accompagnata da un documento di orientamento sugli squilibri economici globali, Parigi e Berlino chiedono nuovi strumenti per limitare l’accesso al mercato dell’UE, diversificare le forniture e prepararsi a possibili ritorsioni.

Bruxelles definisce insostenibile la sua relazione economica con Pechino, con il deficit commerciale dell’UE che nel 2025 dovrebbe raggiungere circa 1 miliardo di euro al giorno. Ha dato alla Cina tempo fino a questo mese per presentare concessioni.

La questione sarà affrontata dai leader dell’UE al vertice del Consiglio europeo della prossima settimana, dove Francia e Germania insisteranno per un’azione urgente.

Ue: spesi 100 miliardi senza una molecola di energia in più

Lo scenario geopolitico internazionale ha portato aumenti del 140% per il gas ed il raddoppio del costo del diesel per i cittadini.
A lanciare l’allarme è Ursula von der Leyen. Ma non dovrebbe essere proprio lei a risolvere il problema?

Una nuova emergenza energetica ed economica minaccia di travolgere famiglie e imprese.

A lanciare l’allarme è la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nell’ambito del suo discorso a Strasburgo, pronunciato durante la seduta plenaria del Parlamento europeo il 6 ottobre 2026 in vista del summit del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.

Con toni accorati ed estremamente diretti, come riporta Adnkronos, la presidente ha illustrato il conto salatissimo pagato dal Continente a causa dell’instabilità geopolitica internazionale: “Dalla fine di febbraio, i prezzi del gas sono aumentati del 140%. I prezzi del diesel sono raddoppiati. Complessivamente, dall’inizio del conflitto in Iran, i combustibili fossili importati sono costati all’Europa 100 miliardi di euro in più. Senza che ciò abbia comportato nemmeno una molecola di energia in più”.

La capa dell’esecutivo di Bruxelles ha quindi lanciato un vero e proprio allarme alle istituzioni comunitarie e ai governi nazionali, avvertendo che “la situazione potrebbe aggravarsi con l’avvicinarsi dell’inverno” e che l’Unione deve agire subito per proteggere i cittadini e risolvere i nodi strutturali del settore.

A pagare il conto delle folli politiche europee, non serve dirlo, sono ovviamente i cittadini. Ci si aspetterebbero soluzioni da Ursula von der Leyen, più che allarmi su cose che le persone già sanno sulla loro pelle.

Ue: spesi miliardi in cybersicurezza senza che nessuno verifichi esiti e dove finiscono

I revisori: nessuno verifica in modo indipendente se i soldi finiscono ad organizzazioni ostili.
Il Centro europeo non verifica direttamente chi riceve i fondi e che uso ne fa.

Bruxelles ha stanziato 1,4 miliardi di euro per difendere l’Europa dagli attacchi informatici.

I suoi stessi revisori hanno constatato che, quando questi fondi vengono trasferiti a terzi, nessuno verifica in modo indipendente se possano finire a organizzazioni esposte all’influenza di Stati ostili.

L’allarme arriva da un rapporto (fonte in inglese) ripreso da Euronews pubblicato lunedì dalla Corte dei conti europea (ECA), che ha esaminato quanto efficacemente l’UE individua e gestisce i grandi incidenti di cibersicurezza tra il 2022 e il 2025.

I beneficiari delle sovvenzioni sono responsabili di valutare la proprietà e il controllo di qualsiasi terza parte che riceva fondi europei per la cybersicurezza. Ma il Centro europeo di competenza per la cybersicurezza, l’organismo che supervisiona queste sovvenzioni, non verifica direttamente tali valutazioni, hanno rilevato i revisori.

Di conseguenza, infrastrutture sensibili, dati operativi e tecnologie critiche per la sicurezza potrebbero essere esposti a rischi.

I finanziamenti rientrano nel programma Europa digitale, il principale canale di spesa dell’UE per la cybersicurezza nel quadro del bilancio 2021-2027.

Vincono Francia e Slovacchia: Usmanov e Fridman tolti dalla lista delle sanzioni

La Francia ammette: Usmanov collegato a rilascio prigionieri dell’Azerbaigian. Inquietudine a Bruxelles.
Fridman ora chiede un risarcimento di 16 miliardi di dollari.

‘Unione europea ha concordato di rimuovere l’oligarca uzbeko-russo Alisher Usmanov dalla sua lista di sanzioni dopo negoziati tesi, in cui la Francia (che in passato si era limitata a citare “ragioni di sicurezza nazionale“) ha collegato la sua cancellazione a un rilascio di prigionieri da parte dell’Azerbaigian, suscitando inquietudine a Bruxelles. Che si tratti di militari francesi mandati in guerra contro la Russia? Sarebbe gravissimo.

Un secondo oligarca russo, Mikhail Fridman, è stato a sua volta rimosso dopo che la Slovacchia ha posto il veto al rinnovo della sua iscrizione, hanno riferito a Euronews diversi diplomatici (approfondimento qui e qui).

Il Lussemburgo sosteneva che, se Usmanov fosse stato cancellato, anche Fridman avrebbe dovuto esserlo. Fridman ha presentato una richiesta di risarcimento da 16 miliardi di dollari contro il Lussemburgo per i suoi beni congelati.

Il resto delle sanzioni individuali è stato prorogato per 36 mesi.

Francia e Slovacchia mettono il veto al rinnovo della sanzioni contro la Russia

Bruxelles spiazzata dalla posizione francese che chiede di rimuovere Usmanov dalla lista nera.
Parigi: motivi di sicurezza nazionale.

Lo stallo sul rinnovo delle sanzioni dell’Ue contro la Russia si è aggravato lunedì, dopo che Francia e Slovacchia, in un raro sforzo congiunto che ha spiazzato Bruxelles, hanno continuato a chiedere la rimozione dell’imprenditore russo-uzbeko Alisher Usmanov dalla lista nera.

Di fronte a una scadenza ormai imminente, gli ambasciatori hanno deciso, come soluzione estrema, di prorogare le sanzioni di una settimana, fino al 22 settembre, per concedersi più tempo e trovare una soluzione che finora si è rivelata molto complessa. “Le consultazioni continueranno e si prevedono ulteriori colloqui a tempo debito“, ha dichiarato un portavoce della presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue, come riporta Euronews.

“Il rinnovo delle iscrizioni nelle liste è essenziale per continuare a indebolire la macchina bellica della Russia e mantenere la pressione su individui e entità che la sostengono, la rendono possibile e ne traggono beneficio. Questa è una priorità per la Presidenza“, ha aggiunto la stessa fonte.

I diplomatici stanno ancora cercando di capire perché la Francia si sia improvvisamente unita alla campagna che la Slovacchia porta avanti da anni per escludere Usmanov dalla lista delle sanzioni, che comprende quasi tremila persone ed entità accusate di sostenere la guerra della Russia contro l’Ucraina. Parigi ha evocato soltanto motivi di “sicurezza nazionale”, senza fornire dettagli. Secondo un diplomatico europeo, la delegazione transalpina non ha fornito ulteriori elementi durante la discussione di lunedì.

Usmanov è stato inserito nella lista nera nei primi giorni del conflitto, a causa dei suoi “stretti legami” con il presidente russo Vladimir Putin e delle sue partecipazioni in “settori chiave” dell’economia russa, secondo il Consiglio dell’Ue. L’imprenditore ha però sempre respinto tali accuse.