Ue: spesi miliardi in cybersicurezza senza che nessuno verifichi esiti e dove finiscono

I revisori: nessuno verifica in modo indipendente se i soldi finiscono ad organizzazioni ostili.
Il Centro europeo non verifica direttamente chi riceve i fondi e che uso ne fa.

Bruxelles ha stanziato 1,4 miliardi di euro per difendere l’Europa dagli attacchi informatici.

I suoi stessi revisori hanno constatato che, quando questi fondi vengono trasferiti a terzi, nessuno verifica in modo indipendente se possano finire a organizzazioni esposte all’influenza di Stati ostili.

L’allarme arriva da un rapporto (fonte in inglese) ripreso da Euronews pubblicato lunedì dalla Corte dei conti europea (ECA), che ha esaminato quanto efficacemente l’UE individua e gestisce i grandi incidenti di cibersicurezza tra il 2022 e il 2025.

I beneficiari delle sovvenzioni sono responsabili di valutare la proprietà e il controllo di qualsiasi terza parte che riceva fondi europei per la cybersicurezza. Ma il Centro europeo di competenza per la cybersicurezza, l’organismo che supervisiona queste sovvenzioni, non verifica direttamente tali valutazioni, hanno rilevato i revisori.

Di conseguenza, infrastrutture sensibili, dati operativi e tecnologie critiche per la sicurezza potrebbero essere esposti a rischi.

I finanziamenti rientrano nel programma Europa digitale, il principale canale di spesa dell’UE per la cybersicurezza nel quadro del bilancio 2021-2027.

Vincono Francia e Slovacchia: Usmanov e Fridman tolti dalla lista delle sanzioni

La Francia ammette: Usmanov collegato a rilascio prigionieri dell’Azerbaigian. Inquietudine a Bruxelles.
Fridman ora chiede un risarcimento di 16 miliardi di dollari.

‘Unione europea ha concordato di rimuovere l’oligarca uzbeko-russo Alisher Usmanov dalla sua lista di sanzioni dopo negoziati tesi, in cui la Francia (che in passato si era limitata a citare “ragioni di sicurezza nazionale“) ha collegato la sua cancellazione a un rilascio di prigionieri da parte dell’Azerbaigian, suscitando inquietudine a Bruxelles. Che si tratti di militari francesi mandati in guerra contro la Russia? Sarebbe gravissimo.

Un secondo oligarca russo, Mikhail Fridman, è stato a sua volta rimosso dopo che la Slovacchia ha posto il veto al rinnovo della sua iscrizione, hanno riferito a Euronews diversi diplomatici (approfondimento qui e qui).

Il Lussemburgo sosteneva che, se Usmanov fosse stato cancellato, anche Fridman avrebbe dovuto esserlo. Fridman ha presentato una richiesta di risarcimento da 16 miliardi di dollari contro il Lussemburgo per i suoi beni congelati.

Il resto delle sanzioni individuali è stato prorogato per 36 mesi.

Francia e Slovacchia mettono il veto al rinnovo della sanzioni contro la Russia

Bruxelles spiazzata dalla posizione francese che chiede di rimuovere Usmanov dalla lista nera.
Parigi: motivi di sicurezza nazionale.

Lo stallo sul rinnovo delle sanzioni dell’Ue contro la Russia si è aggravato lunedì, dopo che Francia e Slovacchia, in un raro sforzo congiunto che ha spiazzato Bruxelles, hanno continuato a chiedere la rimozione dell’imprenditore russo-uzbeko Alisher Usmanov dalla lista nera.

Di fronte a una scadenza ormai imminente, gli ambasciatori hanno deciso, come soluzione estrema, di prorogare le sanzioni di una settimana, fino al 22 settembre, per concedersi più tempo e trovare una soluzione che finora si è rivelata molto complessa. “Le consultazioni continueranno e si prevedono ulteriori colloqui a tempo debito“, ha dichiarato un portavoce della presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue, come riporta Euronews.

“Il rinnovo delle iscrizioni nelle liste è essenziale per continuare a indebolire la macchina bellica della Russia e mantenere la pressione su individui e entità che la sostengono, la rendono possibile e ne traggono beneficio. Questa è una priorità per la Presidenza“, ha aggiunto la stessa fonte.

I diplomatici stanno ancora cercando di capire perché la Francia si sia improvvisamente unita alla campagna che la Slovacchia porta avanti da anni per escludere Usmanov dalla lista delle sanzioni, che comprende quasi tremila persone ed entità accusate di sostenere la guerra della Russia contro l’Ucraina. Parigi ha evocato soltanto motivi di “sicurezza nazionale”, senza fornire dettagli. Secondo un diplomatico europeo, la delegazione transalpina non ha fornito ulteriori elementi durante la discussione di lunedì.

Usmanov è stato inserito nella lista nera nei primi giorni del conflitto, a causa dei suoi “stretti legami” con il presidente russo Vladimir Putin e delle sue partecipazioni in “settori chiave” dell’economia russa, secondo il Consiglio dell’Ue. L’imprenditore ha però sempre respinto tali accuse.

Beni russi congelati: il Belgio si oppone al loro utilizzo per aiutare l’Ucraina

Prévot: equivale ad una confisca e può avere rischi molto significativi. Inoltre i beni sovrani devono rimanere intatti per avere leva diplomatica nei negoziati.

Il Belgio ha respinto con forza un nuovo tentativo di attingere ai beni immobilizzati della Banca centrale russa per fornire ulteriore sostegno all’Ucraina.

L’Unione europea detiene 210 miliardi di euro in questi beni, la maggior parte dei quali è custodita presso Euroclear, una società di deposito nel centro di Bruxelles.

La questione, altamente sensibile, è stata discussa in una riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Ue martedì, con Svezia, Paesi Bassi, Spagna e Polonia in prima linea nel rilancio dell’iniziativa dopo la loro lettera congiunta inviata la settimana scorsa. I Paesi baltici hanno espresso a loro volta sostegno.

Ma secondo il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot, il dibattito “non ha suscitato grande entusiasmo né appetito tra i colleghi“.

“Ho voluto ribadire la posizione del Belgio, rimasta invariata da un anno. Le ragioni della nostra opposizione non sono magicamente scomparse nel frattempo“, ha dichiarato Prévot in dichiarazioni condivise con Euronews al termine dei colloqui in Irlanda.

“L’utilizzo di questi beni attraverso una procedura che equivalga a una confisca comporterebbe rischi molto significativi”, ha aggiunto.

Le parole di Prévot hanno ripreso gli argomenti già avanzati dal governo belga lo scorso anno per opporsi a una proposta della Commissione europea, che puntava a convogliare i 210 miliardi di euro in una linea di credito a tasso zero per l’Ucraina.

Il Belgio ha chiesto una piena mutualizzazione dei rischi e garanzie illimitate per proteggersi da eventuali ritorsioni senza esclusione di colpi da parte della Russia. Il Paese ha inoltre evocato il rischio di un disastro finanziario e reputazionale per l’intera zona euro.

Il piano, molto ambizioso, è infine naufragato in un vertice controverso a dicembre, quando i leader hanno preferito ricorrere a debito comune per finanziare un prestito da 90 miliardi di euro.

Nello stesso periodo, la Banca centrale russa ha fatto causa a Euroclear.

Il Belgio continua a sostenere che i beni sovrani debbano rimanere intatti fino ai negoziati di pace, per rafforzare la leva diplomatica del blocco.

“In passato c’era un ampio consenso sul fatto che fosse preferibile mantenere queste somme immobilizzate finché la Russia non avrà risarcito l’Ucraina per tutti i danni causati“, ha ricordato Prévot martedì.

Montenegro verso l’adesione all’Ue

Podgorica è il candidato più vicino all’ingresso nell’Unione.
La Serbia invece rallenta: il mese scorso 8 Paesi hanno bloccato il tentativo di avanzare.

Il Montenegro è oggi il Paese candidato più vicino all’ingresso nell’Unione Europea.

Mentre il Montenegro procede verso l’adesione, al contrario, il percorso della Serbia sembra invece essersi arenato.

Belgrado, come riporta Euronews, deve ancora aprire tutti i cluster negoziali con l’Ue e, il mese scorso, otto Stati membri hanno bloccato il suo ultimo tentativo di avanzare.

Ma mentre Podgorica si avvicina a un traguardo storico, a Bruxelles cresce il timore che la Serbia possa tentare di rallentarne il cammino, alimentando tensioni e divisioni interne e mettendo l’UE in una posizione sempre più delicata tra i due vicini balcanici.

“Vediamo alcune azioni da parte del governo serbo e dei partiti di opposizione che complicano la situazione interna in Montenegro“, ha dichiarato ai giornalisti l’eurodeputato Tonino Picula (Croazia/S&D), prima del voto in plenaria di luglio sulla relazione annuale dedicata ai progressi dei Paesi candidati.

Tre funzionari che lavorano per la Commissione europea e per diversi governi nazionali hanno inoltre confermato di essere a conoscenza di tentativi di interferenza negli affari interni del Montenegro. Una dinamica che rappresenta una nuova e delicata complicazione per l’UE.