Cina: altri 79 prodotti Usa esonerati dai dazi

Dopo le apparecchiature mediche a febbraio, ecco una nuova lista contenente tessuti e prodotti chimici.
Pechino prova a mostrare le sue buone intenzioni verso l’accordo commerciale con Washington, ma i numeri in gioco restano un po’ oscuri

Altro aggiornamento inerente alla guerra commerciale tra Cina ed Usa: il governo cinese ha deciso di togliere dalla lista dei dazi più elevati altri 79 prodotti provenienti dagli Stati Uniti.

Tra questi prodotti, che vedranno riduzioni di tassazione a partire dal 19 maggio e per la durata di un anno, figurano articoli chimici e tessuti.

Questo è quanto emerge dal sito del ministero delle Finanze cinese, che però non precisa quanto pesino questi prodotti nell’economia di Pechino.

Di conseguenza, non sarà facile capire quale sia l’impatto preciso per l’import cinese, ma sarà tuttavia possibile tenerli monitorati tracciandone l’andamento rispetto al passato.

L’altra strada per valutare il peso della lista messa in campo dai cinesi, è quella di vedere quanti dei prodotti presi in considerazione venivano venduti dagli americani alla Cina.

L’accordo, comunque, sembra lasciar intendere la volontà della Cina a mantenere fede all’accordo commerciale stipulato ad inizio anno con Washington; questa lista di prodotti a cui verranno ribassati i dazi fa infatti seguito alle due già pubblicate a febbraio e che comprendevano attrezzature mediche delle quali Pechino necessitava al fine di affrontare l’emergenza derivante dal coronavirus.

Cina, Coronavirus: situazione di allerta mondiale

Coronavirus fuori controllo: cordone sanitario esteso a 18 città e numero di casi che si duplicano di giorno in giorno.
Xi Jinping: “Situazione grave. Epidemia accelera”.

Sta diventando uno scenario apocalittico, ciò che sta succedendo in Cina a causa del Coronavirus.

Più che sfuggita di mano, la situazione sembra essere fuori controllo.

Su Twitter, il profilo “Himalaya Global” diffonde video che sarebbero provenienti dagli staff medici degli ospedali di Wuhan, la città da cui è partito il virus (approfondimento al link).

Nei video, dove compaiono sottotitoli in inglese, si dice che i contagiati sono più di 100.000 (i numeri ufficiali parlano invece di “soli” 2.000 casi e riconosce 56 morti), che gli ospedali sono ormai senza medicine e che il governo non li rifornisce. Dichiarano di essere rimasti soli, con le persone che muoiono davanti ai loro occhi e che il virus è già mutato.

I casi di persone infette raddoppiano di giorno in giorno e si sono rilevati casi sospetti di Coronavirus in America, a Singapore, in Scozia, in Francia ed in Italia. Sotto questo punto di vista si aspettano le dichiarazioni ufficiali degli Stati interessati, che avverranno dopo gli accertamenti del caso; difficile, tuttavia, credere che i casi vengano riconosciuti anche se accertati, al fine di non creare allarmismo tra la popolazione.

A confermare la criticità della situazione arrivano le dichiarazioni cinesi in cui si promette la costruzione di un ospedale dedicato al Coronavirus in 10 giorni. Il fenomeno sta crescendo a vista d’occhio, tanto da avere impatto concreto anche sull’economia andando ad impattare sul prezzo del petrolio (approfondimento al link).

Intanto, il cordone sanitario è stato esteso da 10 a 18 città. parliamo quindi di aree totalmente isolate, dove è stata bloccata ogni forma di trasporto: aeroporti, stazioni, autobus, spedizioni in entrata ed in uscita dalle città sono state infatti vietate (è probabilmente per questo motivo che il governo non riesce a rifornire gli ospedali di Wuhan, se la fonte dello staff medico fosse confermata).

In attesa di riuscire a trovare un vaccino, impresa complicata dall’eventuale rapida mutazione del virus, il governo ha trovato nell’isolare le città l’unica soluzione per evitare il diffondersi del virus.

Pechino, Macao ed altre città hanno annullato il capodanno e tutti gli eventi pubblici.

Il presidente Xi Jinping si è infine limitato ad ammettere che “la situazione è grave” perché l’epidemia sta “accelerando”.

Coronavirus contagia anche il petrolio: prezzo in calo

Si aggrava la situazione in Cina inerente al Coronavirus.
Cresce il numero delle città isolate, tanto da far calare il prezzo del petrolio.

Dopo i recenti rialzi dovuti allo scontro tra Usa ed Iran (approfondimento al link), al blocco del flusso di greggio dalla Bielorussia verso la Germania (approfondimento al link) ed alla chiusura di due importanti stabilimenti petroliferi in Libia (approfondimento al link), l’oro nero cala nel mercato. La causa trova radici nel Coronavirus, che in Cina sta paralizzando la circolazione di intere provincie.

Il virus, che sta bloccando ogni forma di trasporto pubblico in 18 città cinesi, ha inoltre spinto Pechino e Macao ad annullare il capodanno ed ogni evento pubblico (approfondimento al link). La situazione è talmente grave che la Cina ha dichiarato che costruirà un ospedale dedicato al Coronavirus in soli 10 giorni (su Twitter girano video fatti dagli staff medici degli ospedali di Wuhan in cui si dice che la provincia è stata totalmente isolata al fine di impedire il diffondersi del virus, il quale sarebbe già mutato, e che il governo non rifornisce nuovi medicinali proprio perché è vietata ogni forma di trasporto in entrata ed uscita).

La Cina è infatti il secondo consumatore mondiale di petrolio ed il blocco della logistica in entrata ed in uscita ha un impatto notevole sul prezzo di mercato petrolifero.

Ora il prezzo del petrolio sta scivolando sotto la soglia dei 62 dollari al barile (61,84). Il greggio Usa ha perso lo 0,29% posizionandosi a 55,43 dollari al barile.

Per correre ai ripari, l’Opec (Organization of the Petroleum Exporting Countries) sta pensando di prolungare i tagli alla produzione, riducendone l’offerta così da fa stabilizzare il prezzo sul mercato.

A conferma di questa tesi arriva l’ultimo rapporto settimanale dell’Eia, in cui si evidenzia che le scorte di greggio sono scese di 405.000 barili nella settimana fino al 17 gennaio.