Microsoft acquista Activision Blizzard

Ora è il terzo colosso mondiale dei videogiochi.
Operazione da 68,7 miliardi pagati interamente in contanti.

Microsoft è ora il terzo colosso mondiale dei videogiochi per ricavi, dopo Tencent e Sony.

La società di Bill Gates, infatti, ha acquistato l’azienda produttrice e distributrice di videogiochi Activision Blizzard, tramite un’operazione dal valore di 68,7 miliardi di dollari che verrà conclusa interamente in contanti.

Ora Microsoft avrà l’accesso ai giochi che hanno avuto un enorme successo come “Call of Duty” e “Candy Crush”.

Stando a quanto riporta “Euronews”, l’amministratore delegato Satya Nadella, intervenendo sul tema, ha scritto quanto di seguito:

Il gioco è la categoria più dinamica ed eccitante dell’intrattenimento su tutte le piattaforme oggi, e giocherà un ruolo chiave nello sviluppo delle piattaforme metaverse. Stiamo investendo profondamente in contenuti, community e cloud di livello mondiale per inaugurare una nuova era di gioco che metta giocatori e creatori al primo posto e renda il gioco sicuro, inclusivo e accessibile a tutti.

Probabilmente il risonante caso di molestie sessuali a causa di condotte interne di alcuni dipendenti della Activision ha giocato un ruolo rilevante nella decisione di cedere la società.

LinkedIn: Italia terzo Paese in Europa per iscritti

Gli utenti iscritti sono più di 16 milioni.
774 milioni gli account a livello mondiale.

A distanza di 10 anni dal suo arrivo in Italia, il networking professionale e per le opportunità di lavoro supera i 16 milioni di iscritti.

Con questa quota di iscritti, come riporta Il Sole 24 Ore, l’Italia diventa il terzo Paese in Europa per numero di iscrizioni nazionali.

Sul tema è intervenuto il country manager, Marcello Albergoni:

Nel 2011 quando abbiamo aperto la sede italiana contavamo poco più di 2 milioni di membri. È un risultato eccezionale e un momento di grande orgoglio e soddisfazione. In questi 10 anni siamo riusciti a portare il nostro Paese ad avere oltre 16 milioni di professionisti presenti sulla piattaforma, aiutandoli non solo ad espandere il proprio network professionale, ma soprattutto a creare nuove opportunità di carriera, rispondendo alle richieste in costante evoluzione di aziende e recruiter.

Uno degli strumenti principali e ritenuti essere tra i motivi di maggior successo è l’Economic Graph: una mappatura digitale dell’economia globale che, tenendo conto dei dati lasciati da iscritti, aziende e scuole, mostra le competenze lavorative presenti nelle città europee e americane, con dati in tempo reale.

Sostanzialmente, ogni volta che vengono aggiunti dati su LinkedIn (ad esempio quando un iscritto integra il proprio profilo con una nuova skill o quando un’azienda evidenzia una nuova opportunità di lavoro) questi diventano subito parte dell’Economic Graph.

Tra le ultime creazioni, invece, troviamo lo strumento inPA, un portale nazionale del reclutamento e un nuovo spazio digitale dedicato al lavoro pubblico, per individuare e coinvolgere il maggior numero di professioni e alte specializzazioni nelle procedure indette dalle pubbliche amministrazioni per la selezione del personale dei progetti del Pnrr.

A livello mondiale sono 774 milioni gli utenti iscritti a LinkedIn.

Multa da 10 milioni per Google e Apple

La decisione arriva dall’Antitrust, che ha applicato il massimo edittale.
Carenze informative e pratiche aggressive.

L’autorità garante della concorrenza e del mercato ha chiuso due istruttorie nei confronti dei colossi Apple e Google.

La decisione finale è stata quella di multare entrambe le società per il massimo edittale secondo la normativa vigente, ovvero per un importo di 10 milioni di euro.

Come riporta Italia Oggi, l’Antitrust ha accertato per ciascuna società due violazioni del Codice del consumo, “una per carenze informative e un’altra per pratiche aggressive legate all’acquisizione ed all’utilizzo dei dati dei consumatori a fini commerciali”.

Più nel dettaglio, per quanto riguarda Google l’Autorità spiega quanto di seguito:

Fonda la propria attività economica sull’offerta di un’ampia gamma di prodotti e di servizi connessi a Internet – che comprendono tecnologie per la pubblicità online, strumenti di ricerca, cloud computing, software e hardware – basata anche sulla profilazione degli utenti ed effettuata grazie ai loro dati. Sia nella fase di creazione dell’account, indispensabile per l’utilizzo di tutti i servizi offerti, sia durante l’utilizzo dei servizi stessi, omette informazioni rilevanti di cui il consumatore ha bisogno per decidere consapevolmente di accettare che la società raccolga e usi a fini commerciali le proprie informazioni personali.

Per quanto riguarda Apple, invece, spiega:

Raccoglie, profila e utilizza a fini commerciali i dati degli utenti attraverso l’utilizzo dei suoi dispositivi e dei suoi servizi. Quindi, pur senza procedere ad alcuna cessione di dati a terzi, Apple ne sfrutta direttamente il valore economico attraverso un’attività promozionale per aumentare la vendita dei propri prodotti e/o di quelli di terzi attraverso le proprie piattaforme commerciali App Store, iTunes Store e Apple Books. L’attività promozionale è basata su una modalità di acquisizione del consenso all’uso dei dati degli utenti a fini commerciali senza prevedere per il consumatore la possibilità di scelta preventiva ed espressa sulla condivisione dei propri dati. Questa architettura di acquisizione, predisposta da Apple, non rende possibile l’esercizio della propria volontà sull’utilizzo a fini commerciali dei propri dati. Dunque, il consumatore viene condizionato nella scelta di consumo e subisce la cessione delle informazioni personali, di cui Apple può disporre per le proprie finalità promozionali effettuate in modalità diverse.”

Per entrambi i casi, accertando che sia Google sia Apple non hanno fornito informazioni chiare ed immediate sull’acquisizione e sull’uso dei dati degli utenti a fini commerciali, l’Antitrust ha ritenuto quanto sotto:

Esiste un rapporto di consumo tra gli utenti e i due operatori, anche in assenza di esborso monetario, la cui controprestazione è rappresentata dai dati che essi cedono utilizzando i servizi di Google e di Apple.

Inoltre, Apple, sia nella fase di creazione dell’Id Apple, sia in occasione dell`accesso agli Store Apple (App Store, iTunes Store e Apple Books), non fornisce all’utente in maniera immediata ed esplicita alcuna indicazione sulla raccolta e sull’utilizzo dei suoi dati a fini commerciali, enfatizzando solo che la raccolta dei dati è necessaria per migliorare l’esperienza del consumatore e la fruizione dei servizi.

Infine, l’Autorità ha anche accertato che le due società hanno attuato una pratica aggressiva:

In particolare, nella fase di creazione dell’account, Google pre-imposta l’accettazione da parte dell’utente al trasferimento e/o all’utilizzo dei propri dati per fini commerciali. Questa pre-attivazione consente il trasferimento e l’uso dei dati da parte di Google, una volta che questi vengano generati, senza la necessità di altri passaggi in cui l’utente possa di volta in volta confermare o modificare la scelta pre-impostata dall’azienda.

Tim: possibile rinegoziazione con Dazn

Accordo di partnership sotto riesamina.
Scarsi i risultati commerciali ma la trattativa difficile.

Tim, Telecom Italia Mobile, starebbe valutando la possibilità di rinegoziare i termini dell’accordo di partnership stipulato con Dazn.

A riportarlo sono Reuters ed Il Messaggero, citando fonti vicine alla situazione, secondo le quali lo spazio di manovra sarebbe tuttavia ristretto.

Al centro della questione ci sarebbero i risultati in termini commerciali peggiori del previsto.

Nessuna delle due parti ha però voluto commentare la notizia, mentre il titolo Tim a Piazza Affari ha registrato un aumento del 3,5%.

Zuckerberg pronto a cambiare il nome di Facebook

La società che controlla Facebook, Instagram, Whasapp ed Oculus potrebbe essere ridenominata.
Accuse pesanti dalla ex manager in merito a politiche ed utilizzo.

Stando a quanto riporta The Verge, il fondatore di Facebook sarebbe pronto ad un’operazione in stile Google.

Si tratterebbe di cambiare il nome alla società madre che detiene tutte le attività del gruppo, ovvero Facebook, Instagram, Whatsapp e Oculus, avente una quotazione in Borsa pari a circa 964 miliardi di dollari.

Insomma, la stessa operazione effettuata da Google, controllata dalla holding Alphabet.

La data previste potrebbe essere il 28 ottobre e, anche se non sono ancora emerse indiscrezioni sul nuovo nome, lo stesso Zuckerberg aveva dichiarato la sua volontà di diventare una società associata al “metaverso” e non solo ai social media, portando a pensare che il nuovo nome sarà legato a questo concetto: si parla di “Horizon”, cioè il nome della versione VR ancora inedita di Facebook che è stata sviluppata con Roblox.

Al fine di realizzare il suo progetto, ovvero una sorta di esperienza virtuale basata sulla realtà aumentata per coinvolgere sempre di più gli utenti, Facebook ha annunciato l’assunzione di 10.000 persone in Europa.

Di contro, Facebook è stata recentemente accusata da Frances Haugen: la ex manager ha descritto Facebook come un’azienda che non tiene nel dovuto conto il benessere degli utenti, e in particolare dei minorenni, al punto da ignorare i report che essa stessa aveva commissionato sui rischi della dipendenza da social per i più piccoli.

Inoltre, sempre Haugen, ha richiamato l’attenzione della Sec sulle comunicazioni di Facebook ai propri investitori: la società, infatti, avrebbe omesso di dire che il social è sempre meno popolare tra i giovani e il rischio concreto è di vedere la base utenti assottigliarsi velocemente.

Insomma, il brand Facebook non sembra essere più “cool” come qualche anno fa ed ora Zuckerberg sembra pronto a inaugurare una nuova fase.

Per il momento, però, Wall Street gli dà ragione ed il titolo è in rialzo di quasi mezzo punto percentuale.