Sicurezza dei minori: Meta al centro di un processo storico

Le accuse da 4 Stati americani: sapeva e non ha fatto niente.
La California: aggancia gli utenti, li tiene il più a lungo possibile, raccoglie i loro dati e nasconde la verità al pubblico quando rilascia dichiarazioni.

Meta è attualmente al centro di un processo storico a Oakland, in California, intentato da quattro Stati americani: Colorado, California, New Jersey e Kentucky.

Il procedimento potrebbe cambiare in modo permanente il modo in cui vengono progettate le più diffuse piattaforme di social media, come Facebook e Instagram.

Gli Stati accusano il colosso dei social media di aver progettato intenzionalmente le sue piattaforme per creare dipendenza tra gli utenti più giovani e di aver nascosto ciò che sapeva sugli effetti dannosi sulla loro salute mentale, accuse che Meta ha sempre respinto.

Il processo, iniziato martedì, è stato definito dal procuratore generale del Kentucky, Russell Coleman, la più grande causa per la tutela dei consumatori nella storia degli Stati Uniti.

Le testimonianze dei primi tre giorni hanno già fatto emergere affermazioni sorprendenti su ciò che Meta sapeva e da quando.

Il whistleblower Arturo Béjar, ex direttore dell’ingegneria di Meta, ha dichiarato che i Community Standards Enforcement Reports pubblici dell’azienda, che misurano la frequenza con cui agli utenti viene mostrato contenuto che viola le policy di Meta, potrebbero sottostimare il rischio reale fino a cento volte. Questo sulla base di sondaggi interni che chiedevano direttamente agli utenti di descrivere le loro esperienze negative sulle piattaforme.

Come prosegue Euronews, la vice procuratrice generale della California, Megan O’Neill, ha detto ai giurati nella sua dichiarazione iniziale che il modello di business di Meta può essere riassunto in quattro frasi: “Aggancia gli utenti. Tienili il più a lungo possibile. Raccogli i loro dati. Nascondi la verità al pubblico quando rilasci dichiarazioni“.

Ha sostenuto che Meta ha nascosto la verità sui rischi reali delle sue piattaforme per gli utenti più giovani, nel tentativo di agganciarli e raccogliere i loro dati, e ha accusato l’azienda di essere intervenuta attivamente sulle proprie ricerche sulla salute mentale per oscurare ulteriormente tali rischi.

L’avvocato di Meta, Paul Schmidt, ha replicato che il colosso tecnologico vanta una storia di condivisione di informazioni sui danni legati ai social media e che l’applicazione delle regole sui contenuti e sui limiti di età è complessa.

Ritiene che verificare l’età di un utente tramite documenti come un’identificazione governativa o una carta di credito pone problemi perché non tutti ne hanno accesso.

Nell’ex stabilimento FIAT aprirà un centro AI da 2,5 miliardi di dollari

A Bielsko-Biala (Polonia) si prevede un’infrastruttura digitale da 125 MW pronta in 12 mesi.
Sarà un Parco Industriale e Tecnologico dedicato alla produzione, ai data center e all’intelligenza artificiale.

L’azienda polacca DL Invest Group realizzerà nell’area dell’ex stabilimento Fiat di Bielsko-Biała un nuovo Parco Industriale e Tecnologico dedicato alla produzione, ai data center e all’intelligenza artificiale.

Il primo lotto del progetto dovrebbe entrare in funzione entro dodici mesi e, come riporta Polonia Oggi, l’investimento, dal valore stimato di circa 2,5 miliardi di dollari, prevede un’infrastruttura digitale con una potenza finale di 125 MW, destinata soprattutto allo sviluppo dell’AI.

Il complesso sorgerà su un’ex area industriale già dotata di infrastrutture energetiche e produttive e punta a integrare industria, ricerca, automazione e tecnologie digitali.

Secondo DL Invest Group, il progetto rappresenta una delle più grandi iniziative private tecnologiche in Polonia e contribuirà alla trasformazione della Slesia in un centro europeo dell’industria di nuova generazione.

La Polonia spegne la rete 3G

I telefoni funzionanti in 3G perderanno l’accesso ai servizi che richiedono una connessione internet.
Le frequenze saranno destinate a 4G/LTE e 5G.

In Polonia è in corso il processo di spegnimento della rete 3G, che porterà i telefoni più vecchi a perdere l’accesso alla connessione internet mobile e, di conseguenza, la possibilità di utilizzare applicazioni online, servizi di messaggistica, navigazione GPS e servizi di mobile banking.

Come riporta Polonia Oggi, gli operatori stanno disattivando questa tecnologia perché la rete di terza generazione è ormai obsoleta, meno efficiente ed occupa frequenze che possono essere destinate a soluzioni più moderne, come il 4G/LTE e il 5G.

I nuovi standard offrono una maggiore velocità di trasferimento dei dati, connessioni più stabili, una migliore qualità delle chiamate e costi di gestione inferiori, oltre a un maggiore risparmio energetico.

Il processo di dismissione del 3G è già stato completato da alcuni operatori: T-Mobile ha terminato le operazioni a metà del 2023, Orange alla fine del 2025, mentre Play ha iniziato la disattivazione nella primavera dello scorso anno; anche Plus si prepara a sostituire i servizi basati sulla tecnologia 3G con soluzioni che utilizzano il 4G/LTE.

I problemi maggiori riguarderanno gli utenti di telefoni più vecchi, in particolare i dispositivi prodotti prima del 2012 e i modelli che non supportano il 4G/LTE.

Dopo lo spegnimento della rete 3G, questi apparecchi perderanno l’accesso a numerosi servizi che richiedono una connessione internet. L’unica soluzione per i loro proprietari sarà sostituire il telefono con un modello più recente, con conseguente spesa aggiuntiva.

Gli smartphone più economici compatibili con il 4G costano attualmente circa 400–500 zloty (circa 100 euro), mentre i dispositivi dotati di tecnologia 5G sono significativamente più costosi.

Gli operatori non prevedono né sovvenzioni né compensazioni per gli utenti costretti a cambiare dispositivo; per questo motivo, i proprietari dei telefoni più vecchi dovranno adattarsi autonomamente ai cambiamenti del mercato delle telecomunicazioni.

Scoperto il primo virus informatico gestito dall’IA

Si chiama JadePuffer ed ha fatto un attacco hacker interamente guidato dall’IA, senza alcun intervento umano.
Ha rubato le password, reso illeggibili 1.300 file e poi ha chiesto il riscatto.

Il primo caso in cui un attacco hacker guidato interamente da un’intelligenza artificiale, senza alcun intervento umano.

Si tratta di JadePuffer, scoperto dagli esperti della società di sicurezza informatica Sysdig.

Il virus avrebbe fatto tutto da solo: una volta entrato nel sistema informatico della vittima, ha rubato le password, bloccato i dati rendendoli illeggibili e ha inviato la richiesta di riscatto. L’aspetto più preoccupante, secondo i ricercatori, è che questa intelligenza artificiale si è dimostrata in grado di ragionare e adattarsi. Quando ha incontrato un ostacolo o un sistema di difesa, non si è bloccata, ma ha corretto il tiro da sola, provando nuove strade e riuscendo a forzare gli accessi nel giro di pochi secondi.

L’attacco è partito sfruttando un punto debole in Langflow, un programma usato per creare applicazioni basate sull’intelligenza artificiale.

Da lì, il virus si è annidato nei server e si è spostato fino all’archivio principale dei dati, dove ha reso illeggibili oltre 1.300 file aziendali prima di chiedere il pagamento del riscatto. A confermare che l’attacco sia stato condotto da un’intelligenza artificiale sono stati alcuni errori scoperti nel codice del virus, dagli appunti scritti come se stesse “pensando ad alta voce” all’indirizzo Bitcoin fornito per il pagamento, risultato finto, uguale a quello che di solito si trova nei manuali di istruzioni.

Secondo una nota di Sysdig, JadePuffer segna l’inizio di una nuova era di minacce automatiche, in cui non serviranno più hacker esperti per lanciare attacchi informatici pericolosi “ma basterà affidare il compito ad un’intelligenza artificiale“.

Google amplia la sua presenza a Cracovia

Nuovo ufficio da 300 posti di lavoro che si aggiungono agli oltre 400 già presenti in città.
Aggiungendo Breslavia e Varsavia si superano i 3.000 posti di lavoro: è il più grande hub nell’Ue.

Google ha inaugurato un nuovo ufficio a Cracovia, ampliando la propria presenza nella città che ospita uno dei principali centri ingegneristici del gruppo in Europa.

La nuova sede si trova nel complesso Tertium e offre circa 300 postazioni di lavoro. Gli spazi sono stati progettati con riferimenti alla cultura pop e alla tradizione locale, con ambienti ispirati a opere come The Witcher, Dune e Pirati dei Caraibi.

I dipendenti hanno inoltre a disposizione aree relax, sale riunioni, spazi dedicati alle famiglie e una zona wellness. Nel capoluogo della Piccola Polonia lavorano già oltre 400 specialisti impegnati nello sviluppo di tecnologie utilizzate a livello globale, tra cui Google Cloud, Chrome, Android e i dispositivi Pixel.

Google è presente in Polonia da vent’anni e impiega circa 3 mila persone tra Varsavia, Breslavia e Cracovia.

Secondo l’azienda, come riportato da Polonia Oggi, il Paese ospita oggi il più grande hub ingegneristico di Google nell’Unione Europea.