L’esercito israeliano apre il fuco contro i delegati europei

Presenti anche rappresentanti di alcune nazioni arabe.
Italia e Francia convocano gli ambasciatori israeliani.

Una delegazione straniera a Jenin, in Cisgiordania, composta da funzionari di Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Spagna, Norvegia, Italia e Canada è caduta sotto il fuoco dell’esercito israeliano.

Tra la delegazione, come riporta Giubbe Rosse, erano presenti anche rappresentanti di alcune nazioni arabe.

Le IDF affermano che la delegazione diplomatica europea ha deviato dal percorso concordato ed è entrata in un’area il cui accesso è vietato.

Non sono segnalati feriti, ma il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha incaricato il Segretario generale del Ministero degli Affari Esteri di convocare l’ambasciatore israeliano a Roma per “chiarimenti ufficiali” in merito all’attacco ai diplomatici.

Lo stesso ha fatto Jean-Noël Barrot, Ministro degli Affari Esteri francese.

Gran Bretagna: rischio blackout come in Spagna e Portogallo

A creare i problemi elettrici sarebbe la strategia verde del net zero.
Il gestore: il passaggio tra diverse fonti di energia ridurrà la stabilità della rete.

La Gran Bretagna potrebbe affrontare mesi di blackout a causa della strategia net zero.

Secondo quanto riportato da fonti ufficiali, la spinta di Ed Miliband verso l’obiettivo zero emissioni nette rischia di rendere la Gran Bretagna sempre più vulnerabile a un blackout in stile spagnolo.

Il gestore della rete ha espresso preoccupazione per il fatto che il passaggio dal gas affidabile all’energia eolica e solare intermittente “ridurrà la stabilità della rete”.

Insomma, in Gran Bretagna potrebbe accadere quanto recentemente accaduto in Spagna ed in Portogallo, dove è scaturito un gioco di scaricabarile sull’energia verde.

Le autorità spagnole hanno avviato diverse indagini per determinare la causa principale dell’incidente, tra cui un’indagine per stabilire se la responsabilità sia da attribuire a un attacco informatico.

Oltre ai partiti di opposizione spagnoli, alcuni osservatori esterni hanno indicato nelle energie rinnovabili e negli obiettivi di emissioni nette zero le possibili cause dell’interruzione, in particolare dato che Spagna e Portogallo dipendono entrambi da alti livelli di eolico e solare per la loro rete elettrica.

“È molto triste vedere quello che è successo al Portogallo e alla Spagna e a così tante persone in quei paesi, ma vedi, attaccare il tuo carro all’imprevedibilità del tempo è un’avventura rischiosa”, ha detto il segretario all’Energia degli Stati Uniti Chris Wright al “Power Lunch” della CNBC il 28 aprile.

Settimana lavorativa corta: la Polonia avvia i progetti ministeriali

Un giorno in meno a parità di stipendio: il progetto pilota durerà circa un anno e sarà il primo nell’Europa centro-orientale.

I polacchi sono ai primi posti tra i popoli più oberati di lavoro nell’UE, stando alle statistiche.

Il Ministero della Famiglia, Lavoro e Politiche Sociali (MRPiPS), guidato dalla ministra Agnieszka Dziemianowicz-Bąk, ha preso i provvedimenti che mirano a cambiare questa situazione, proponendo l’introduzione della settimana lavorativa di quattro giorni con il mantenimento dello stipendio attuale.

Durante la conferenza di ieri, la ministra ha sottolineato che lo sviluppo delle nuove tecnologie, l’aumento della produttività, nonché il rapido progresso dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione, hanno profondamente modificato l’approccio al tempo di lavoro e hanno aumentato l’efficienza.

Di conseguenza, il MRPiPS sta lanciando un programma pilota, per il quale saranno destinati 10 milioni di złoty dal Fondo del lavoro nel primo anno.

Vi parteciperanno aziende private, imprese e istituzioni pubbliche che testeranno diversi modelli di lavoro: dalla riduzione dell’orario giornaliero, al prolungamento delle ferie, fino alla diminuzione del numero di giorni lavorativi settimanali.

Le esperienze raccolte e i dati acquisiti serviranno a elaborare proposte legislative.

Il programma, come riporta Polonia Oggi, durerà circa un anno e punta a portare numerosi benefici, sia per i lavoratori che per le imprese, tra cui il miglioramento della salute mentale, una maggiore efficienza e un migliore equilibrio tra vita lavorativa e privata.

Il progetto pilota sulla riduzione dell’orario di lavoro sarà il primo di questo tipo nell’Europa centro-orientale.

Programmi simili sono già stati realizzati, con risultati positivi, nel Regno Unito, in Islanda e in Finlandia.

Una delle aziende che hanno preso parte all’esperimento è stata azienda Herbapol Poznań.

Il presidente di questa impresa ha raccontato della loro esperienza, sottolineando aspetti positivi come la minore rotazione del personale, il calo dell’assenteismo e il miglioramento dello spirito dei lavoratori.

Se il progetto pilota avrà successo, la settimana lavorativa di quattro giorni potrebbe entrare stabilmente nel sistema giuridico polacco.

Ucraina: Trump blocca Francia e Gran Bretagna

La coalizione dei volenterosi non ottiene l’ok americano.
I due Paesi hanno provato a chiedere garanzie Usa diverse dall’impiego di uomini ma Trump ha rifiutato.

La coalizione dei volenterosi, guidata da Gran Bretagna e Francia con l’obiettivo di contribuire a garantire la sicurezza in Ucraina dopo il cessate il fuoco, rischia di arenarsi perché non è riuscita a ottenere dalla Casa Bianca alcun impegno concreto a fornire garanzie di sicurezza.

Oggi, come riporta Ansa, i ministri della Difesa del gruppo si incontrano presso la Nato, ma secondo fonti di Bloomberg, la Gran Bretagna e la Francia hanno cercato di convincere Donald Trump a offrire potenza aerea, sorveglianza delle frontiere e intelligence al posto delle truppe, ma il presidente degli Usa si è rifiutato per ora di prendere tali impegni.

Trump annuncia i dazi

Il presidente americano ufficializza i dazi sulle importazioni.
Ecco le percentuali per ogni nazione.

Ecco, di seguito, i dazi che il presidente americano Donald Trump ha annunciato ieri sulle importazioni:

  • 20% dall’EE
  • 34% dalla Cina
  • 46% dal Vietnam
  • 24% dal Giappone
  • 32% da Taiwan
  • 10% dal Regno Unito
  • 31% dalla Svizzera
  • 49% dalla Cambogia
  • 30% dal Sudafrica
  • 17% da Israele