Londra pronta ad espellere 27 diplomatici israeliani

Walters: se Israele non ritirerà la decisione di chiudere il consolato britannico a Gerusalemme dove lavorano 27 diplomatici inglesi, Londra ne espellerà 27 israeliani.

L’ambasciatore britannico Simon Walters ha trasmesso alle autorità israeliane un messaggio secondo cui, se Israele non revocherà la decisione del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar di chiudere il Consolato britannico a Gerusalemme Est, dove operano 27 diplomatici britannici, la risposta sarà l’espulsione di 27 diplomatici israeliani dall’ambasciata di Londra.

È quanto emerge da un messaggio trasmesso dal Regno Unito a esponenti israeliani, sullo sfondo del deterioramento dei rapporti tra i due Paesi.

I dettagli del messaggio sono stati pubblicati da Ynet e poi ripresi da Ansa.

L’Olanda ci ripensa: parteciperà all’Eurovision

I Paesi Bassi fanno retromarcia e lasciano la lista degli Stati che hanno deciso di sabotare il festival per la presenza di Israele.
L’emittente pubblica subentrerà a quella che si è ritirata.

I Paesi Bassi parteciperanno all’Eurovision Song Contest del prossimo anno, poiché l’emittente pubblica ha annunciato mercoledì che subentrerà alla società che si era ritirata.

“L’emittente pubblica olandese tornerà a partecipare all’Eurovision Song Contest a partire dal 2027 con un concorrente olandese. Un team indipendente di esperti seguirà attentamente il processo relativo all’esibizione“, ha dichiarato la Npo (emittente pubblica nazionale), ripresa da Ansa.

Ad agosto, l’emittente Avrotros, che selezionava il brano olandese e trasmetteva lo spettacolo, si era ritirata, affermando che l’evento non può “più essere considerato neutrale” alla luce delle divisioni sulla guerra di Gaza. “Da allora l’Ebu (Unione Europea di Radiodiffusione, che gestisce l’Eurovision) ha adottato misure significative riguardo alle regole dell’Eurovision Song Contest“, ha dichiarato la Npo. Riconoscendo che il concorso suscita “sentimenti contrastanti” nei Paesi Bassi, l’emittente ha affermato di aver “chiesto esplicitamente all’Ebu di riportare il carattere unificante del festival al centro dell’evento“.

L’Olanda, quindi, esce dalla lista dei Paesi (Irlanda, Spagna, Norvegia ed Islanda) che hanno deciso di sabotare l’Eurovision per la presenza di Israele (approfondimento al link).

5 Paesi europei boicottano Eurovision 2027 contro Israele

L’Irlanda formalizza il “no” per il secondo anno di fila e sia aggiunge a quelli di Spagna, Olanda, Norvegia ed Islanda: protestano contro la partecipazione di Israele.

L’Irlanda ha formalizzato oggi il suo annunciato boicottaggio di Eurovision 2027 per il secondo anno di fila, in segno di protesta contro la partecipazione di Israele, malgrado il perdurare della devastante situazione umanitaria innescata dalle azioni militari degli ultimi anni nella Striscia di Gaza palestinese.

Lo ha reso noto l’emittente televisiva di Stato Rte, tradizionale partner incaricato di trasmettere la manifestazione, poi ripresa da Ansa.

Al boicottaggio anti-israeliano della competizione canora, come annunciato il 2 settembre, hanno già rinnovato l’adesione almeno altri 4 Paesi europei: Spagna, Olanda, Norvegia e Islanda.

La Norvegia valuta lo stop commerciale con le colonie israeliane in Cisgiordania

Pene fino a 3 anni di carcere per chi commercia con gli insediamenti israeliani in Cisgiordania.
Altri 11 Paesi stanno adottando la stessa linea.

La Norvegia sta valutando una legge che vieti il commercio con gli insediamenti israeliani in Cisgiordania con pene fino a tre anni di carcere.

Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri norvegese, Espen Barth Eide, all’emittente pubblica Nrk poi ripresa da Agi, sottolineando che le argomentazioni a favore “si sono rafforzate ulteriormente perché la situazione in Cisgiordania è peggiorata ancora di più“.

Il capo della diplomazia di Oslo ha aggiunto che “molti altri Paesi stanno ora adottando la stessa linea”. La settimana scorsa il Regno Unito ha annunciato un pacchetto di sanzioni ad ampio raggio contro le colonie in Cisgiordania e altri 11 Paesi (Norvegia, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia) hanno espresso l’intenzione di adottare o sostenere misure analoghe.  Il volume degli scambi commerciali tra la Norvegia e gli insediamenti non è ingente, ha osservato Eide, precisando che “i prodotti in questione includono, ad esempio, vino e alcuni articoli agricoli“.

La risposta dell’ambasciata israeliana a Oslo è stata dura ed ha criticato con forza la possibile misura, definendo la “proposta di criminalizzare il commercio“ come “l’ultimo esempio dell’ossessivo attivismo anti-israeliano del ministro degli Esteri norvegese sulla scena globale“.

“La Norvegia ha scelto ripetutamente di sacrificare le proprie relazioni bilaterali con Israele a favore di una retorica unilaterale e di azioni ostili che servono interessi locali, minano gli sforzi per raggiungere soluzioni pacifiche e sono completamente avulse dalla realtà del Medio Oriente“, si legge nella dichiarazione del ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar.

Pakistan: alleanza fra Paesi islamici contro Israele

Il ministro della Difesa Asif: Israele Stato illegittimo prodotto dalla Dichiarazione Balfour del 1919; non importa chi verrà dopo Netanyahu, la loro mentalità non cambierà.

Il patto militare firmato questa settimana dal Pakistan – unico Paese a maggioranza islamica al mondo dotato di un arsenale nucleare – con la Turchia e l’Arabia Saudita s’inserisce in un contesto in cui Israele “rappresenta una minaccia per tutto il mondo musulmano“. Lo ha ha affermato il ministro della Difesa pachistano, Khawaja Asif, in un’intervista a un giornale locale ripresa nel weekend da vari media arabi e internazionali.

Asif, come riporta Ansa, ha evocato la necessità che i Paesi musulmani diano vita a “un fronte militare unito” contro questa minaccia, non senza additare Israele come “uno Stato illegittimo, prodotto dalla Dichiarazione Balfour” del 1919, e accusarlo di “minacciare ciascuno dei Paesi della regione“. Ha inoltre escluso che le prossime elezioni israeliane e l’eventuale uscita di scena di Benyamin Netanyahu possano cambiare alcunché: “Non importa chi va al potere a Gerusalemme, che diventi premier magari Naftali Bennet o qualcun altro, le differenze saranno solo marginali, poiché la loro attitudine contro i Palestinesi e la loro mentalità anti-islamica non sparirà“.

Secondo il ministro della Difesa del Pakistan, Paese che unisce una forte alleanza con la Cina a legami storici con l’Occidente, l’obiettivo dello Stato ebraico resta quello di provare a “mettere i Paesi musulmani l’uno contro l’altro“, mentre “il mondo islamico deve restare unito fino a che la questione palestinese non sarà definitivamente risolta“.