Le novità del marchio Fiat

Si punta alla crescita tramite l’elettrico.
14 miliardi spesi in ricerca, sviluppo ed impianti.

Il mondo dell’auto sta attraversando un cambiamento radicale dall’inizio della sua storia.

Il passaggio all’elettrico ha rivoluzionato l’approccio al mondo delle auto come mai era successo prima. Fiat, che fa parte del gruppo Stellantis, vede nel processo di elettrificazione un’importante opportunità di crescita per il gruppo.

Carlos Tavares, a.d. del gruppo, ha sottolineato il crescente impegno dell’azienda sul fronte dell’elettrificazione.

Dopo che l’Europa ha spinto per una crescente elettrificazione dei veicoli, Fiat ha investito 14 miliardi di Euro per ricerca, sviluppo e impianti.

I numeri del mercato gli danno ragione: La 500e è l’auto elettrica più venduta in Italia ed in Germania. Seconda solo alla capolista Volkswagen, che conta 3.000 immatricolazioni in più in questa parte dell’anno.

Tavares, sottolinea ancora che entro il 2030 tutti i veicoli di Fiat saranno esclusivamente elettrici.

In questo contesto “elettrico” l’a.d. Tavares annuncia il lancio di due nuovi segmenti a marchio Fiat, entrambi di segmento B.

L’a.d. non si sbilancia al riguardo ma, stando a quanto riporta “Notizie.it”, i modelli in questione potrebbero essere Punto e Panda.

Il primo di cui si parla ormai da tempo potrebbe essere un B-Suv che è stato già avvistato in strada per i test.

Quest’ultimo potrebbe essere associato al nome della famiglia Panda; oltre al B-Suv, uno dei due nuovi modelli potrebbe essere la nuova generazione della Punto.

Del suo ritorno si parla ormai già da tempo, dato che l’azienda ha fatto uscire di scena il modello, uno dei più venduti di sempre del marchio.

Ad ogni modo, si pensa che entrambi i modelli possano essere realizzati sulla piattaforma CMP, per poter essere realizzati in variante completamente elettrica.

Arrivano quindi due nuove compatte Fiat sul mercato, il gruppo Stelantis è sempre più elettrico.

Germania: i Supercharger Tesla diventano illegali

Apertura anche ai clienti non-Tesla, ma mancano i contatori.
Problemi di fatturazione; autorità tedesche aperte al dialogo.

La Tesla ha deciso da qualche mese di aprire la sua rete europea di Supercharger anche ai proprietari di veicoli della concorrenza.

Peccato che non manchi qualche problema: in Germania, per esempio, le colonnine della Casa americana sono da considerarsi a tutti gli effetti illegali perché, stando a una ricostruzione dell’Handelsblatt, violano le normative sugli strumenti di misurazione.

Come riporta “Quattroruote”, la violazione è partita proprio con la progressiva apertura della rete.

Infatti, i proprietari di veicoli non-Tesla non possono fare affidamento su un calcolo puntuale e immediato dei consumi di elettricità non essendo presenti i necessari display con i relativi contatori.

Del resto, le normative tedesche parlano chiaro: ogni stazione di ricarica, in cui il flusso di elettricità viene fatturato in base ai kilowattora, deve rispettare l’obbligo della presenza di un contatore stabilito dalle normative e questo vale per tutte le colonnine, che siano pubbliche, private o aziendali. Ovviamente il problema non si pone per i clienti che possono godere di tariffe in abbonamento, come nel caso dei conducenti di veicoli Tesla, oppure di automobilisti a cui la ricarica viene regalata dai costruttori come forma di agevolazione all’acquisto di modelli alla spina.

Per gli altri, invece, la questione è rilevante perché le normative stabiliscono che sappiano quanto, cosa e perché stanno pagando.

La Tesla, che finora ha fatto affidamento sulla sua app per informare i clienti dei consumi di elettricità, dovrà adeguarsi, ma per ora non rischia nulla anche grazie alla forte disponibilità dimostrata dalle autorità tedesche nel comprendere e risolvere il problema.

D’altro canto, c’è da dire che in Germania anche altre società violano le normative locali. La Casa statunitense, però, al momento ha il maggior numero di colonnine “illegali“.

GreenIT acquista progetti eolici per 110MW

Primo progetto per la joint venture.
55 aerogeneratori localizzati in Puglia.

Primo investimento per GreenIT, la joint venture Eni gas e luce – Plenitude e CDP Equity per la produzione energetica da fonti rinnovabili.

Come riporta “Italia Oggi”, infatti, GreenIT ha acquisito dal Gruppo Fortore Energia l’intero portafoglio composto da quattro campi eolici onshore attivi in Italia della capacità complessiva di circa 110 MW.

Il perimetro oggetto dell’operazione comprende 55 aerogeneratori localizzati in Puglia, in un’area ad alta ventosità e con una prospettiva di repowering tra le più interessanti del mercato italiano.

Questi campi eolici hanno un’operatività media di oltre 2.000 ore equivalenti, con una produzione di oltre 230 GWh/anno. Ciò consentirà di evitare l’emissione di circa 100.000 tonnellate/anno di CO2. La vita residua incentivata degli impianti, entrati in esercizio fra il 2008 e il 2013, è ancora di cinque anni. Successivamente, saranno avviate tutte le attività propedeutiche al repowering, con l’obiettivo di aumentarne la capacità installata e la produttività, cogliendo al contempo i miglioramenti tecnologici allo scopo di consentire un utilizzo più virtuoso del territorio.

GreenIT è stata creata per contribuire alla transizione energetica del Paese in coerenza con gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030. La joint venture ha inoltre tra le sue finalità lo sviluppo e la costruzione di impianti greenfield, anche attraverso la valorizzazione del patrimonio immobiliare del Gruppo CDP e della Pubblica Amministrazione.

Energia: gli interventi in programma

Cingolani: lavoriamo su 4 pilastri.
Interventi di natura strutturale.

Il governo sta lavorando su una serie di interventi di natura strutturale per il panorama energetico italiano.

A dirlo, come riporta “Notizia.it”, è il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani al termine del Cdm, che individua 4 pilastri:

Interventi di natura strutturale per il cosiddetto panorama energetico della nazione basati su quattro colonne principali: una formidabile semplificazione per gli impianti di natura rinnovabile, prevalentemente il fotovoltaico, la seconda è una misura che riguarda il gas di produzione nazionale che mira ad aumentare la percentuale di gas prodotto dai giacimenti nazionali rispetto all’import; la terza riguarda la sicurezza nazionale cioè gli stoccaggi; la quarta è una misura innovativa sui biocarburanti.

Ue: si va verso l’ok a nucleare e gas come fonti green

Inserimento nelle forme di energia sostenibili.
Soluzione compatibile sia per Francia che Germania.

Gas e nucleare verso l’inserimento tra le fonti di energia green.

Questa l’intenzione dell’Ue, che passa tramite l’Ecofin, rendendo quindi le due forme di energia tra le attività economiche sostenibili.

Sul tema è intervenuto anche il presidente della commissione Ambiente dell’Europarlamento, Pascal Canfin:

È il momento di decidere, con il nuovo governo tedesco e prima della presidenza francese dell’Ue.

Come riporta l’HuffPost, lo stesso Canfin propone anche il seguente compromesso:

Gas fonte di transizione sottoposta a condizioni, come il nucleare, con la possibilità per gli investitori di non considerare entrambe; so che la Commissione sta studiando molto attentamente. Il nucleare ha emissioni vicine allo zero ma non si può considerare green di per sé per il rischio ambientale e quello dei rifiuti ma l’attività economica della gestione dei rifiuti potrebbe essere oggetto di un altro atto legislativo nel 2022. Queste soluzioni sono compatibili sia con la posizione della Francia sia con il contratto di coalizione del nuovo governo tedesco.

Una centrale a gas sarebbe considerata sostenibile, anche se “in transizione”, dall’Ue se sostituisce un impianto a carbone, solo fino al 2030-35, e con emissioni inferiori a 270 grammi di CO2 per Kilowattora prodotto in media nell’intero ciclo di vita, si precisa.

Ancora Canfin, conclude:

Ci siamo sempre resi conto che gas e nucleare avrebbero potuto fermare tutto, ora è arrivato il momento di decidere.

Per l’approvazione da parte dell’Ecofin sarebbe sufficiente il silenzio assenso, mentre per l’opposizione ci vorrebbe una doppia maggioranza qualificata, ovvero il 72% dei Paesi membri ed il 60% della popolazione.

Tuttavia, al momento il tema non è nell’agenda del Consiglio.