Oms: no a estese vaccino Covid fino a metà 2021

Importanti i controlli sui candidati ed i test clinici sulla sicurezza del vaccino.
Serve tempo per verificarne l’effettiva efficacia.

Margaret Harris, portavoce dell’Oms, durante una conferenza stampa avvenuta a Ginevra (Svizzera) ha dichiarato che non sono previste estese operazioni di vaccinazione contro il Covid-19, almeno fino alla metà del prossimo anno.

Stando a quanto riporta “Reuters”, sempre Harris ha inoltre ribadito l’importanza dei controlli rigorosi sull’efficacia e la sicurezza dei candidati al vaccino. Aggiungendo poi che servirà tempo per capire se ed in quali situazioni il vaccino è in grado di proteggere concretamente dal virus.

Più nel dettaglio, la portavoce dell’Oms ha detto quanto di seguito:

Non prevediamo estese vaccinazioni fino a metà dell’anno prossimo. Questa fase 3 richiederà più tempo perché dobbiamo vedere quando il vaccino protegge effettivamente e dobbiamo anche verificare quanto è sicuro.

Vaccini Covid19: Ue al lavoro per i contratti

Acconto da 336 milioni alla AstraZeneca.
Merkel: altri accordi simili in cantiere. Finirà come con l’H1N1?

È caccia al vaccino per il Covid-19. E su questo fronte anche l’Ue si sta dando da fare.

Proprio ieri, infatti, un portavoce ha detto che la Commissione europea ha versato un acconto pari a 336 milioni di euro alla AstraZeneca, azienda farmaceutica britannica, al fine di accaparrarsi almeno 300 milioni di dosi di quello che è un potenziale vaccino contro il coronavirus.

Durante una conferenza stampa, poi, è arrivata la conferma anche da parte della cancelleria tedesca Angela Merkel:

Altri contratti di questo tipo sono in cantiere.”

La domanda che ora sorge spontanea è: finirà come l’H1N1, quando le case farmaceutiche si portarono a casa enormi business per un vaccino poi rimasto completamente inutilizzato (approfondimento al link)?

Aggredire il Coronavirus: l’esempio di Telnet Data

Attaccare la crisi anziché subirla.
L’idea imprenditoriale dell’azienda friulana aiuta le imprese ad essere pronte nelle più diverse circostanze, facilitandone il lavoro.

Il distanziamento sociale è stato ed è uno dei simboli più rappresentativi del Coronavirus, specie durante il periodo del lockdown.

Tutto quello che prima era ritenuto normale, d’un tratto è diventato vietato e pericoloso. Andare al bar, mangiare al ristorante, fare shopping; tutte cose più o meno quotidiane che ci sono state proibite. Oltre ovviamente al disagio sociale, ne è conseguito un pesantissimo crollo dell’economia, specie in Italia dove il blocco delle attività si è proteso più a lungo rispetto agli altri Paesi (approfondimento al link).

Forse la cosa non è applicabile per tutti i tipi di business ma, siccome vi è la probabilità che problemi simili al Covid19 accadano nuovamente e visto che si stanno preparando tutta una serie di protocolli volti alla gestione di eventi affini, alcune aziende si stanno preparando a loro volta per essere pronte ad affrontare al meglio le circostanze più varie che possano capitare.

Una di queste è la Telnet Data, azienda di Udine fondata nel 2007 e che fornisce software gestionali.

Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Sara Di Gaspero, laureata in “Lingue e Culture dell’Asia e dell’Africa Mediterranea – curriculum Giapponese” presso l’Università degli Studi Ca’ Foscari di Venezia ed attualmente addetta Commerciale della stessa Telent Data.

Dott.ssa Di Gaspero, cos’è Telnet Data?

“Telnet Data è un software gestionale pensato per le aziende che vendono su internet, la sua peculiarità è quella di permettere la gestione di più piattaforme di vendita online contemporaneamente: da un unico luogo è possibile gestire il proprio magazzino, gli ordini in arrivo da più canali, la pubblicazione delle inserzioni, l’evasione degli ordini con relativa spedizione. Tutto questo nasce dall’idea imprenditoriale che è il fondamento della vision stessa dell’azienda: semplificare al massimo la vita aziendale.”

Perché, secondo lei, questo prodotto è di aiuto alle imprese?

“Già circa il 50% degli Italiani attualmente acquista o vende online e la percentuale è in crescita, visto l’impatto avuto dalla comodità durante il periodo di distanziamento sociale di ricevere la merce direttamente a casa, evitando così di uscire. Il fatto sicuramente più sorprendente, ma che rappresenta anche una grande opportunità, è che di questa crescita non ne hanno beneficiato solo i colossi della vendita mondiale come eBay ed Amazon, ma anche le piccole e medie imprese (come addirittura i negozi di alimentari). Queste realtà hanno potuto continuare a vendere le loro merci attraverso le differenti piattaforme di vendita online, potendo quindi affrontare un periodo molto difficile a livello economico in primis, ma anche sociale.”

Ha degli esempi?

Certo! Se parliamo di marketplace, Ebay è la grande impresa che ha di più beneficiato del boom dell’e-commerce; un altro esempio può anche essere l’aumento dell’uso del plugin WooCommerce per il CMS WordPress, grazie alla sua natura gratuita e di facile utilizzo.

Ma anche l’Azienda Vitivinicola Siddùra di Luogosanto (Sassari), con riferimento a realtà più locali e “concrete”: viste le pochissime possibilità di vendita fisica durante il lockdown, l’azienda ha deciso di partire con il proprio negozio online; dopo un primo momento di stallo, le vendite sono aumentate del 200%, il che non solo ha permesso all’azienda di rimanere a galla, ma anche di poter pianificare con sicurezza la propria presenza online.”

Qual è il punto di forza di Telnet Data?

“Come dicevamo, vista l’enorme richiesta di prodotti online, Telnet Data è una delle nostre soluzioni (insieme a “Data Working” per il controllo degli accessi e delle presenze ed a “Data Cash” per il punto cassa e la fatturazione) pensate per aiutare le aziende e semplificare il loro lavoro. Il compito di un software gestionale è infatti quello di aiutare il più possibile il venditore nel suo mestiere, permettendogli di gestire il magazzino, tutta la parte della vendita online, le spedizioni e la fatturazione; noi lo facciamo fornendo la possibilità di gestire da un unico luogo anche più piattaforme di vendita online, snellendo di molto tutto il processo di ricezione ed evasione dell’ordine.”

(Ulteriori informazioni sull’Azienda Telnet Data, sono reperibili qui e nei rispettivi profili Facebook, LinkedIn e Youtube)

Abruzzo: oltre 100 vertenze aziendali e rischio delocalizzazione

Honeywell, Intecs, Pilkington e molte altre aziende potrebbero lasciare l’Italia a causa della gestione Covid-19.
Migliaia i lavoratori a rischio.

Ci sonno oltre 100 vertenze aziendali, in Abruzzo.

A quelle di Pilkington, Honeywell e Intecs se ne sono aggiunte molte altre, tra cui quelle di Yokohama e Betafence.

La gestione italiana della crisi dovuta al coronavirus non è stata delle più esemplari, tanto che molte aziende stanno pensando di lasciare l’Italia per delocalizzare verso Paesi che meglio sappiano assistere le aziende che operano sul territorio nazionale.

I posti di lavoro in ballo sono addirittura migliaia e sul tema, all’”ANSA”, è intervenuto anche il segretario regionale Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri:

La situazione è pesante; ci sono multinazionali che hanno annunciato la chiusura. È un segnale molto preoccupante: con la crisi Covid potremmo avere realtà che, per scelte puramente aziendali, decideranno di ridurre la filiera e delocalizzare. Alle vecchie vertenze che non hanno trovato soluzione se ne aggiungono di nuove. Migliaia gli interessati. Quando chiude una grande impresa c’è sempre un effetto moltiplicatore negativo per l’indotto.

Continua, poi, lo stesso Ranieri:

A settembre ci sarà da lavorare intensamente. Dovremo cercare di aiutare anche le Pmi, che hanno un ruolo fondamentale in Abruzzo. L’occupazione dovrebbe essere rilanciata anche con investimenti pubblici. Penso al Masterplan: quegli interventi dovrebbero partire subito e invece sono stati de-finanziati.

Il flop della sanatoria dei migranti voluta dalla Bellanova

Attuata sotto il ricatto delle dimissioni del ministro, la manovra porta esiti miseri.
Non si capisce il senso di offrire lavoratori ad un Paese senza lavoro.

Aveva minacciato di dimettersi, il ministro alle politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova, nel caso in cui non le avessero fatto passare la sanatoria sulla regolarizzazione di 600mila migranti (approfondimento al link).

L’aveva, poi, firmata tra le lacrime di commozione. Lacrime che, in realtà, a molti avevano fatto tonare in mente quella della Fornero, autrice di una riforma che tutti conosciamo.

L’intento dichiarato era quello di tutelare i lavoratori vittime di caporalato, da una parte, ed evitare lo spopolamento delle campagne italiane visto che la crisi da covid19 aveva costretto molti lavoratori agricoli a tornare nelle rispettive patrie verso l’Est Europa, senza i quali l’agricoltura sarebbe morta.

L’obiettivo, da molti ritenuto nascosto, era invece quello di abbassare il numero degli irregolari al fine di migliorare le statistiche sull’immigrazione, da un lato, e di assicurarsi più di mezzo milione di voti, dall’altro.

Dati alla mano, come riporta “La Stampa”, la sanatoria non ha avuto gli esiti sperati, almeno dal punto di vista dell’intento dichiarato. A giugno, il 91% delle domande, ovvero 21.695, era inerente al lavoro domestico ed all’assistenza alla persona (badanti e colf, per intenderci), anziché al settore agricolo.

Al 31 luglio 2020, inoltre, le domande di regolarizzazione da parte di immigrati per richiedere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro sono state appena 148.594; di queste, ben 128.179 riguardo appunto il lavoro domestico come precedentemente detto.

Solo 19.875 erano inerenti ai settori di agricoltura e pesca.

Il 25% degli stranieri irregolari, inoltre, è stato assunto in famiglie della stessa etnia con il conseguente elevato rischio che questi lavori siano solo uno specchietto per le allodole e svaniscano nel nulla non appena ottenuto il permesso di soggiorno.

I dati Istat, infine, dimostrano come a giugno 2020 ci siano 750mila occupati in meno rispetto all’anno precedente e che, di questi, 600mila siano dovuti alla mancata riattivazione dei rapporti di lavoro stagionali ed a termine. Di questi 600mila, il 20% è inerenti a lavoratori stranieri. Le stime più recenti parlano di circa 500mila stranieri regolari in cerca di lavoro; viene dunque da chiedersi perché si spinga a proporre forza lavoro tramite queste sanatorie che attirano ancora maggiormente gli sbarchi, mente l’Italia è un Paese in crisi di lavoro più che di manodopera.