Roche ferma gli investimenti in Germania

Berlino: dal prossimo anno i produttori di farmaci dovranno concedere sconti del 15,5% rispetto all’attuale 7% per contenere i costi dell’assicurazione sanitaria obbligatoria.
Roche: investimenti congelati, minata profondamente la fiducia.

Il colosso farmaceutico svizzero Roche ha annunciato lunedì che sospenderà l’espansione in Germania, infliggendo un duro colpo a Berlino proprio mentre prendeva il via un vertice sugli investimenti sostenuto dal governo.

Il congelamento di nuovi investimenti in Germania del colosso dell’industria farmaceutica Roche è stato deciso dopo l’approvazione della legge che stabilisce il contenimento dei prezzi delle medicine. Berlino intendeva in questo modo arginare i costi delle assicurazioni malattia.

“Abbiamo congelato tutte le future decisioni di investimento in Germania, per il momento“, ha dichiarato al quotidiano Die Welt Daniel Steiners, responsabile di Roche Germania.

“Per quanto riguarda il settore farmaceutico, posso dire che le decisioni politiche hanno recentemente minato profondamente la fiducia“, ha aggiunto stando a quanto riportato da Euronews.

Nel mese di luglio il parlamento tedesco ha approvato una legge che obbliga le aziende farmaceutiche a ridurre i prezzi, nel quadro di uno sforzo per contenere i costi del sistema di assicurazione sanitaria obbligatoria del Paese.

A partire dal prossimo anno i produttori di farmaci dovranno concedere uno sconto del 15,5% sulla maggior parte dei medicinali di marca, rispetto all’attuale livello del 7%.

In giugno gli Stati Uniti hanno richiamato queste riforme quando hanno avviato un’indagine tariffaria sulla Germania, accusando Berlino di un “persistente sottopagamento dei prodotti farmaceutici innovativi“.

Interpellata sulle dichiarazioni di Steiners, la ministra dell’Economia Katherina Reiche ha affermato che le misure sono necessarie per contenere i contributi alla previdenza sociale.

Tuttavia ha anche lodato “i contributi enormi dell’industria farmaceutica“.

Ma le critiche di Roche arrivano in un momento delicato per il governo, che lunedì e martedì ospita a Berlino un vertice per rilanciare l’interesse delle imprese verso la principale economia europea.

Automotive: accordo tra Francia e Germania sul “made in Europe”

Taglio delle emissioni di CO2 del 90% entro il 2035 ma senza compensazioni da parte dei produttori.
Si punta a veicoli alimentati con carburanti rinnovabili.

Francia e Germania annunciano l’accordo sul futuro dell’automotive e sui criteri per il “made in Europe“.

L’intesa è stata ufficializzata con una dichiarazione congiunta dopo il bilaterale di questa mattina a margine del Vetice Ue tra Emmanuel Macron e Friedrich Merz.

L’accordo franco-tedesco sull’automotive conferma un taglio del 90% delle emissioni di CO2 entro il 2035 (rispetto al 2021) ma senza compensazioni da parte dei produttori per tener conto del “crescente uso di carburanti rinnovabili” che si stima sul mercato.

Lo prevede l’intesa raggiunta da Francia e Germania per sbloccare i negoziati a Bruxelles su due dei principali pilastri dell’industria: il pacchetto automotive e l’Industrial Accelerator Act per introdurre un sistema di ‘preferenza europea‘.

Nell’intesa, stando a quanto riporta Ansa, Parigi e Berlino hanno concordato sulla necessità di creare una normativa europea che consenta, anche dopo il 2035, “l’immatricolazione e l’utilizzo di veicoli alimentati con carburanti rinnovabili” per sancire a livello normativo “un’apertura tecnologica” richiesta a gran voce dalla Germania ma anche dall’Italia.

L’intesa mira anche a garantire “giuridicamente” che anche dopo il 2035 possano continuare ad essere immatricolati veicoli con motore a combustione interna, a condizione che siano alimentati esclusivamente con carburanti a emissioni zero di CO2 per creare una “prospettiva a lungo termine per le tecnologie a combustione interna e rafforza l’apertura tecnologica“.

Germania e Francia chiedono “reazione sistemica” per contrastare Cina

I due Paesi chiedono uno strumento europeo di ritorsione a Pechino.
Il deficit commerciale dell’Ue con la Cina è di circa 1 miliardo di euro al giorno.

Parigi e Berlino chiedono un nuovo strumento UE di “reazione sistemica” che permetta a Bruxelles di intervenire contro le distorsioni di mercato legate alla Cina, pianificare ritorsioni e rivedere gli strumenti di difesa commerciale

I due Paesi, come riporta Euronews, hanno proposto nuovi poteri per la Commissione europea per contrastare le distorsioni del mercato, mentre l’Ue affronta una crescente pressione commerciale da parte della Cina.

In una lettera indirizzata lunedì alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, accompagnata da un documento di orientamento sugli squilibri economici globali, Parigi e Berlino chiedono nuovi strumenti per limitare l’accesso al mercato dell’UE, diversificare le forniture e prepararsi a possibili ritorsioni.

Bruxelles definisce insostenibile la sua relazione economica con Pechino, con il deficit commerciale dell’UE che nel 2025 dovrebbe raggiungere circa 1 miliardo di euro al giorno. Ha dato alla Cina tempo fino a questo mese per presentare concessioni.

La questione sarà affrontata dai leader dell’UE al vertice del Consiglio europeo della prossima settimana, dove Francia e Germania insisteranno per un’azione urgente.

Prodi: se l’AfD vince le elezioni in Germania, l’Ue è finita

L’ex presidente del Consiglio italiano ed ex presidente della Commissione europea poi aggiunge: la Commissione è diventata un organo che fa proposte e poi si ferma lì.

“Se l’AfD vince le elezioni tedesche l’Europa è finita. Questa è la realtà“.

E’ lo scenario che Romano Prodi, ex presidente del Consiglio e ex presidente della Commissione europea, delinea in un’intervista al Sole 24 Ore, poi ripresa da Adnkronos, nel giorno in cui in Germania vanno in scena elezioni locali nel Meclemburgo e a Berlino.

“Alternative für Deutschland è antieuropea, è massicciamente contro le istituzioni multinazionali, è nazionalista, è razzista, non c’è più nulla di Europa. Siccome la Germania non solo è la potenza economica più importante d’Europa, ma da quando è cominciata la guerra in Ucraina ha messo su un programma di riarmo per cui diventerà la più grande potenza sia militare che politica, se succede questo, la mia risposta è molto semplice: è finita l’Europa, amen“, dice Prodi.

Quanto alla settimana appena trascorsa importante per l’Europa, che ha visto il discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula von der Leyen e l’intervento al Parlamento europeo di Mark Carney, l’ex governatore della BoE e della Bank of Canada, per creare un’alleanza strategica, Prodi sottolinea come quest’ultimo sia stato “perfetto“. “Però – sottolinea – qui il problema è metterlo in atto. Bisogna stare sui fatti. Ad esempio, la proposta di essere in qualche modo legati Canada e Ue, non esiste ancora una forma istituzionale per realizzarla. Bisogna quindi lavorarci“.

Quanto al rendere concrete delle proposte, Prodi cita il caso dell’accordo Ceta, il Trattato di libero scambio con il Canada: “l’accordo è stato firmato nel 2016 e approvato nel 2017 dal Parlamento europeo. Dieci Paesi non hanno ancora ratificato l’accordo, fra i quali l’Italia. Il problema dell’Europa, è che si fanno bei discorsi ma poi si fermano lì, perché i metodi di voto non permettono di mettere in atto le decisioni prese“. E ancora: “La Commissione è diventata un organo che fa proposte e poi si ferma lì. E in secondo luogo la Commissione finisce con il rifugiarsi nel moltiplicare i regolamenti, le istruttorie, cioè tante cose di cui può avere la competenza e che in qualche modo sostituiscono gli aspetti che gli sono già sfuggiti di mano. Questo è il problema“, conclude l’ex presidente del Consiglio.

AfD, Wiedel: gli ucraini devono tornare al loro Paese e Berlino smetta di finanziare Kiev

La leader del partito: la Germania dovrebbe anche chiedere la restituzione dei prestiti all’Ucraina.
Oltre un milioni di ucraini ricevono sussidi sociali tedeschi: è insostenibile.

“Gli ucraini devono tornare nel loro paese, dobbiamo interrompere il sostegno finanziario alla guerra. Dobbiamo pretendere la restituzione del denaro dall’Ucraina“.

La leader dell’AfD, Alice Weidel, ha chiesto che i rifugiati ucraini presenti in Germania vengano espulsi e rimpatriati, come riporta Adnkronos.

La numero 1 del partito di estrema destra, reduce dal trionfo nelle elezioni regionali del Land della Sassonia-Anhalt, ritiene che Berlino debba eliminare gli aiuti finanziari a Kiev e richiedere, anzi, la restituzione delle somme stanziate per l’Ucraina.

“Gli ucraini devono tornare nel loro Paese, soprattutto i giovani ucraini soggetti al servizio militare“, dice Weidel in un’intervista al canale YouTube AUF1. La leader di estrema destra ha definito “incomprensibile” il fatto che le autorità tedesche continuino a sostenere, con denaro pubblico, oltre un milione di cittadini ucraini che ricevono sussidi sociali di base. Weidel ritiene che si tratti di un onere insostenibile per la Germania che “non può più essere finanziato“. “Queste persone qui ricevono un sostegno finanziario, è francamente incredibile“.

“Lo abbiamo detto chiaramente, dobbiamo chiudere i nostri confini. L’immigrazione illegale non è più accettabile, dobbiamo applicare le leggi. Questo significa che dobbiamo espellere chi non può stare qui in base alla legge“. In Germania “c’è un milione di persone a cui è stata respinta la richiesta di asilo. Queste persone devono lasciare il paese, non c’è molto spazio per altre interpretazioni“, afferma.