Ue: Morawiecki eletto nuovo leader dei Conservatori e Riformisti

L’ex primo ministro polacco prende il posto di Giorgia Meloni.
No alla riduzione di sovranità degli Stati: favorisce il predominio di Berlino.

L’ex primo ministro polacco Mateusz Morawiecki è stato eletto all’unanimità presidente del partito dei Conservatori e Riformisti Europei (EKR) durante un incontro a Bruxelles e sostituirà Giorgia Meloni.

Durante una conferenza stampa, ha dichiarato la sua disponibilità a collaborare con il Partito Popolare Europeo (EPL), di cui fanno parte PO e PSL, sottolineando la volontà di formare coalizioni su questioni chiave per il bene dell’Europa e degli Stati nazionali.

Ha inoltre espresso la sua opposizione alla centralizzazione del potere a Bruxelles e alla riduzione della sovranità degli Stati membri, che a suo avviso favorisce il predominio di Berlino.

Morawiecki, come riporta Polonia Oggi, ha descritto l’EKR come un gruppo “centrale”, pronto a collaborare sia con l’EPL sia con il gruppo dei Patrioti per l’Europa, creato anche dal primo ministro ungherese Viktor Orbán.

Ha criticato la burocrazia e la centralizzazione del potere nella Commissione Europea, definendole il principale ostacolo allo sviluppo dell’Europa.

Nelle sue dichiarazioni, ha presentato una visione basata sulla riduzione della burocrazia e sul rafforzamento degli Stati nazionali come pilastro del futuro dell’Unione Europea.

Guerra in Ucraina e Medio Oriente: vertice a Berlino

Presenti solo Usa, Germania, Francia e Gran Bretagna.
La Polonia lamenta l’esclusione in quanto è la frontiera dell’Ue.

Venerdì a Berlino si è tenuto un vertice sulla guerra in Ucraina e sulla situazione in Medio Oriente.

A Berlino si sono riuniti i rappresentanti dei governi degli Stati Uniti (Joe Biden), della Francia (Emmanuel Macron), della Germania (Olaf Scholz) e della Gran Brettagna (Keir Starmer).

Inizialmente la riunione si sarebbe dovuta svolgere a metà ottobre a Ramstein in Germania ma è stata spostata a causa dell’uragano Milton negli Stati Uniti.

Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Paweł Wroński ha commentato il vertice sottolineando che la Polonia sarebbe dovuta essere presa in considerazione alla riunione a Berlino perché è fortemente impegnata dell’aiuto dato all’Ucraina a diversi livelli.

Inoltre, come riporta Polonia Oggi, Wroński ha osservato che circa il 90% degli aiuti per l’Ucraina transitano attraverso la Polonia.

Altresì, il portavoce del Ministero degli Affari ha espresso la sua sorpresa per l’assenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky all’incontro a Berlino

Germania: anche Coca-Cola chiude 5 stabilimenti

Dopo Volkswagen un altro colosso chiude: 505 dipendenti perderanno il lavoro.
Toccherà ai siti di Berlino, Colonia, Bielefeld, Neumunster e Memmingen.

La Coca-Cola chiuderà l’anno prossimo cinque dei suoi 27 siti in Germania, riducendo di 505 unità il personale composto attualmente da 6.500 dipendenti.

Dopo l’annuncio di Volkswagen che ridurrà 15.000 posti di lavoro (approfondimento al link), arrivano le chiusure di un altro colosso.

Lo ha annunciato in una nota la società, ripresa da La Repubblica.

Più precisamente, la Coca-Cola Europacific Partners, azienda che si occupa della produzione, distribuzione e commercializzazione in Europa, chiuderà il sito produttivo e logistico di Colonia a partire dal prossimo marzo 2025.

La stessa sorte, poi, toccherà ai centri logistici a Neumunster, Berlino Hohenschonhausen, Bielefeld e Memmingen.

I piani dell’azienda contemplano anche la creazione di 78 nuovi posti di lavoro in altri centri produttivi tedeschi, secondo quanto si legge nel comunicato della società, che però non precisa dove verranno effettuate le future assunzioni.

Germania: stop agli aiuti a Kiev

L’annuncio dopo le indagini sul sabotaggio ai gasdotti Nord Stream e Nord Stream 2.
L’Ucraina aveva appena accusato la Germania di non schierarsi con i fatti (euro e armi).

Lo stop agli aiuti militari all’Ucraina da parte della Germania arriva dopo che i procuratori tedeschi hanno concluso le indagini sull’attacco ai gasdotti Nord Stream e Nord Stream, avvenuto il 26 settembre del 2022.

L’esito, come riporta InvestireOggi, ha accertato la responsabilità di militari ucraini, i quali avrebbero sabotato le infrastrutture, a seguito della decisione presa agli alti vertici ucraini durante una notte in cui avevano alzato il gomito.

Il presidente Volodymyr Zelensky sarebbe stato informato dei fatti ed avrebbe provato a dare il contrordine su intervento della Cia senza però riuscirvi, come riporta Polonia Oggi.

L’attacco ai gasdotti inasprì le tensioni sul mercato del gas al tempo: le forniture russe all’Europa furono parzialmente sospese, mentre il nuovo gasdotto Nord Stream 2, la cui costruzione era stata completata nel 2021, fu reso inutilizzabile.

La stampa parlò allora di auto-sabotaggio russo, al fine di giustificare lo stop alle forniture.

Mosca negò le accuse (approfondimento al link) e addebitò le responsabilità agli Stati Uniti, che a loro volta negarono; dalla stessa Washington, tuttavia, mesi dopo la stampa sostenne che non ci fossero sufficienti prove a carico del Cremlino.

In pratica, lo stop agli aiuti militari in Ucraina può essere letto come una ritorsione tedesca contro Kiev ed arriva nel momento in cui Zelensky segna punti sul terreno bellico, avendo conquistato parte della regione del Kursk con una sorprendente invasione iniziata nelle settimane scorse.

Ad ogni modo, la diffidenza reciproca tra tedeschi ed ucraini non nasce oggi: nei mesi successivi all’occupazione russa, Kiev accusò pubblicamente Berlino di tentennare nello schierarsi con i fatti (euro e armi), in quanto legata ancora a gas e petrolio russi.

Volkswagen: il governo tedesco blocca la vendita ai cinesi

Berlino e Bruxelles si oppongono “per motivi di sicurezza”.
La trattativa era stata annunciata giugno 2023 ma senza dettagli sul prezzo.

Il governo tedesco ha bloccato la vendita delle attività di turbine a gas di Man Energy Solutions, controllata Volkswagen, a una società cinese, adducendo motivi di sicurezza.

La decisione, come riporta Reuters, giunge in un contesto di crescenti tensioni commerciali tra Ue e Cina.

Il ministero dell’Economia tedesco può rivedere e bloccare le transazioni che si ritiene abbiano implicazioni per la sicurezza nazionale, e Berlino e Bruxelles stanno cercando di ridurre i rischi derivanti dai legami economici con Pechino.

La prevista vendita dell’azienda tedesca alla società statale cinese Csic Longjiang GH Gas Turbine Co (Ghgt) è stata annunciata nel giugno 2023 senza dettagli sul prezzo, ma a settembre Man Energy Solutions ha detto che il governo avrebbe seguito attentamente gli sviluppi.

Ghgt appartiene a China State Shipbuilding Corporation (Cssc), che domina l’industria navale cinese.

Alcuni politici tedeschi temono che la Cina possa utilizzare le turbine a gas non per scopi civili ma per alimentare navi da guerra.

Interrogata sulla decisione in una conferenza stampa, il ministro degli Interni Nancy Faeser l’ha accolta con favoreper motivi di sicurezza“.