Kiev: visita dei Primi ministri di Polonia, Repubblica Ceca e Slovenia

Lo scopo è esprimere sostegno inequivocabile all’Ucraina.
Rischio sbilanciamento bellico.

I primi ministri della Repubblica ceca, della Polonia e della Slovenia si recheranno a Kiev per incontrare il presidente Volodomyr Zelensky in rappresentanza dei leader dell’Unione europea.

Ad annunciarlo sui social network è Petr Fiala, il primo ministro ceco, ripreso da “Reuters”:

Lo scopo della visita è confermare il sostegno inequivocabile dell’intera Unione europea alla sovranità e all’indipendenza dell’Ucraina. L’obiettivo di questa visita è anche quello di presentare un ampio pacchetto di sostegno all’Ucraina ed agli ucraini“.

La proposta di fare una missione di pace che preveda un intervento militare, però, potrebbe essere un’arma a doppio taglio in quanto la volontà di provare a portare la pace tramite un intervento armato potrebbe molto probabilmente sfociare in un ingresso in guerra della NATO.

Salvini contestato in Polonia

Un gruppo di italiani ad aspettarlo per dargli del buffone.
Il sindaco di Przemysl gli rinfaccia la t-shirt di Putin.

Salvini arriva in Polonia, precisamente alla stazione di Przemysl, a pochi chilometri dal confine con l’Ucraina.

Ad attendere il leader leghista c’era anche un gruppetto di italiani, ma più che accoglierlo lo hanno contestato gridandogli “buffone!”, come riporta l’Ansa.

Non è andata meglio con l’accoglienza da parte delle istituzioni locali: il sindaco di Przemysl, infatti, ha mostrato la maglietta di Putin che Salvini indossò qualche anno fa.

Non solo. Alla maglietta, il sindaco Wojciech Bakun ha aggiunto un invito tagliente: “Io non la ricevo, venga con me a contestarlo”.

La replica di Matteo Salvini è stata la seguente:

Non ci interessa la polemica della sinistra italiana o polacca, siamo qui per aiutare chi scappa dalla guerra. Molte imprese e famiglie italiane sono pronte a fare la loro parte sia aiutando in terra polacca le 10mila parrocchie inviando donazioni di ogni genere, sia accogliendo in Italia una parte delle 100mila persone che ogni giorno scappano dall’Ucraina. Noi vogliamo essere di aiuto nel coordinare questi aiuti, e nell’organizzazione di viaggi e accoglienza in Italia di queste famiglie, con particolare attenzione a orfani e disabili, e per questo stiamo collaborando con alcune Onlus”.

Ma le critiche non finiscono qui; da Forza Italia, precisamente da un tweet del deputato Elio Vito, arriva un altro attacco:

Salvini sta andando in Polonia e probabilmente al confine ucraino. Lo trovo uno spettacolo triste, per non dire altro”.

Ancora, Jason Horowitz del New York Times, dice di Salvini:

È stato un impenitente fan (di Putin). Disse che preferiva il presidente russo a quello italiano. Ha dato eco incessantemente alle richieste di Putin per la fine delle sanzioni sull’annessione della Crimea”.

Il leader del Carroccio risponde così a quanto uscito sul New York Times:

Per il New York Times io sarei ricattato dalla Russia? Sciocchezze. Ho tanti difetti ma mi godo la mia libertà. Non ho mai preso rubli, dollari o franchi svizzeri: zero“.

Infine i giornalisti di Przemysl sono andati dritti al dunque, chiedendo a Salvini se sia pronto a condannare il presidente russo Vladimir Putin senza mezzi giri di parole. Salvini ha risposto quanto di seguito:

Certo, ovvio. Condanniamo la guerra, chiunque condanna la guerra e l’aggressione tranne qualche italiano che è qua a parlare di guerra“.

Papa Francesco: grazie polacchi, hanno aperto confini e cuori

Il pontefice loda la Polonia per l’aiuto profuso.
Circa mezzo milione i rifugiati già accolti.

Come riporta “Tgcom24”, nel corso dell’udienza generale Papa Francesco ha ringraziato i polacchi per l’aiuto portato alla popolazione ucraina:

Voi, per primi, avete sostenuto l’Ucraina, aprendo i vostri confini, i vostri cuori e le porte delle vostre case agli ucraini che scappano dalla guerra. State offrendo generosamente a loro tutto il necessario perché possano vivere dignitosamente, nonostante la drammaticità del momento. Vi sono profondamente grato e vi benedico di cuore!

La Polonia, ad oggi, ha accolto circa mezzo milione di rifugiati provenienti dall’Ucraina ed il numero è in continuo aumento (approfondimento al link).

Conflitto Russia-Ucraina: in Polonia arrivati circa 350.000 rifugiati

La Russia rende sicure le vie per l’evacuazione dei civili.
In Polonia forte mobilitazione di aiuto alla popolazione.

Con i 100.000 rifugiati arrivati nelle ultime 24 ore, il conto è salito a circa 350.000 rifugiati ucraini in Polonia.

A dirlo è il vice-ministro degli Interni polacco Maciej Wasik, intervenuto all’emittente pubblica Polskie Radio 1 e ripreso anche da “Reuters”.

I primi profughi erano stati accolti dalla Russia quando l’Ucraina aveva attaccato il Donbas, infrangendo gli accordi di Minsk, facendo partire la richiesta di aiuto alla Russia e scatenando l’attuale reazione di Putin.

Dopo che l’esercito russo si era avvicinato a alla capitale ucraina, il ministro della Difesa aveva lanciato l’appello ai residenti di Kiev:

Tutti i civili della città possono lasciare liberamente la capitale dell’Ucraina lungo l’autostrada Kyiv-Vasilkov. Questa direzione è aperta e sicura.

In Polonia, nel frattempo, stanno arrivando sempre più rifugiati provenienti dalle zone più vicine al confine.

La popolazione polacca si sta fortemente movimentando per aiutare i civili con iniziative di vario tipo: dalla raccolta di alimentari e vestiti all’ospitalità, passando per iniziative dei professionisti che preparano gratuitamente la documentazione necessaria ai cittadini Ucraini per entrare in Polonia e quindi nell’Ue.

Ucraina-Russia: la disamina

Ecco perché si fa la voce grossa con Putin ma non lo si può attaccare.
Usa guerrafondaia. Ue insipido carrozzone.

È senza dubbio il tema caldo di questi giorni, il conflitto tra Russia ed Ucraina.

La situazione ha avuto un’escalation ieri, giovedì 24 febbraio, quando la Russia attorno alle 04:00 del mattino è entrata militarmente in Ucraina, mettendola al tappeto in sole 8-10 ore.

L’attacco russo è stato fortemente e fermamente criticato dagli Usa e dall’Unione europea, che hanno espresso la loro solidarietà all’Ucraina tramite dichiarazioni, manifestazioni e fissando un’agenda di meeting volti a stilare il comportamento da adottare (al momento pare si vada verso la direzione delle pesanti sanzioni).

Tuttavia, l’Ucraina è stata di fatto sedotta ed abbandonata ritrovandosi sola nella lotta.

La tipica strategia americana è stata quella di usare uno Stato (in questo caso l’Ucraina) per ottenere i propri scopi, ovvero scatenare la tanto desiderata guerra contro Putin e la Russia. Per farlo, hanno illuso l’Ucraina di supportarla in tutto e per tutto: dagli aiuti economico-finanziari (approfondimento al link) a quelli militari (approfondimento al link).

La promessa sembrava anche credibile, dato che gli Usa stanno armando da tempo gli ex Stati Urss al confine Est-Europeo (Polonia, Bulgaria, Romania, Lettonia, Estonia e Lituania), facendo lo stesso con l’Ucraina e condendo i dialoghi con la possibilità di farla entrare nell’Ue e nella NATO.

Forte di una convinzione errata, l’Ucraina decide di attaccare il Donbas, che già bombarda da circa 7 anni proprio per via di questi conflitti e che da tempo si è dichiarata una Repubblica indipendente, manifestando la volontà di aderire alla Federazione Russa anche tramite referendum (qualcuno sostiene che il referendum fu falsato, ma queste accuse si possono fare anche per le elezioni negli Usa, in Polonia, la rivoluzione Arancione in Ucraina o ancora l’Italia che ha avuto diversi premier non eletti con un governo meno legittimo di quello del tanto criticato Assad, vincitore con oltre il 90% alle ultime elezioni…insomma, un’accusa comune).

Il Donbas, sotto attacco dell’Ucraina, prima chiede a Kiev di fermare le ostilità e poi chiede aiuto alla Russia (tanto che i rifugiati non scappavano dalla Russia ma verso la Russia).

Sulla base di questo, Putin dichiara di ritenere infranti gli accordi di Minsk (approfondimento al link) per il comportamento ucraino e di agire in difesa del suo popolo (le regioni dichiaratesi indipendenti dall’Ucraina e che avevano formalizzato la loro adesione alla Federazione Russa), sferrando appunto l’attacco di ieri.

Sapendo che Putin ha reagito ad un attacco ucraino dopo che Kiev aveva infranto gli accordi di Minsk, che l’Ucraina non è né nella NATO né nell’Ue e quindi non vi sono requisiti per intervenire militarmente, Usa ed Ue usano le armi a loro disposizione: le sanzioni e la propaganda (approfondimento al link).

Ecco che cominciano le manifestazioni e le dichiarazioni contro Putin, per farlo apparire come colui che ha iniziato la guerra; poi vengono fissate le agende degli incontri per stabilire quale strategia usare e quali sanzioni applicare alla Russia.

I canali russi come “Russia Today” e “Sputnik” cominciano a venire oscurati in modo da non far trapelare altre verità, si cominciano a diffondere fake news come foto di caccia americani abbattuti (in realtà inerenti ad esercitazioni di anni fa) o a missili su Kiev (in realtà immagini del videogioco “War Thunder”); si comincia a pensare di escludere la Russia dai mercati globali e dai sistemi internazionali di pagamento per isolarla. Gli Usa e la Germania decidono di sanzionare il gasdotto Nord Stream 2 (approfondimento al link) che dalla Russia porta il gas in Europa.

Qui cominciano le spaccature dell’Unione: Italia, Germania, Ungheria e Cipro si oppongono all’esclusione della Russia dal sistema dei pagamenti internazionali SWIFT, mentre la Gran Bretagna (fuori dall’Ue ma nella NATO) propone il veto di operare sul proprio territorio per ogni banca russa ed un limite ai conti correnti dei cittadini russi, oltre che il divieto di atterraggio di aerei russi sul suolo britannico.

Come ogni volta, le decisioni e le azioni tardano arrivare: un blocco di circa 30 Paesi che si muove in maniera pachidermica, scoordinata, insipida.

L’Europa è dipendente al 40% dal gas russo, la Germania arriva al 60% considerando il petrolio e, come sostenuto da Putin, speculava sulle forniture di gas che poi hanno subito un aumento del prezzo (approfondimento al link). Se la Russia chiude i rubinetti del gas, l’Europa deve andare a prenderselo con una guerra?

La NATO dichiara che non schiererà un solo soldato sul suolo ucraino.

Insomma, interessi troppo importanti e troppo diversi per agire in modo unanime, almeno per il momento.

Nel frattempo la Cina si schiera al fianco della Russia (materializzando l’incubo di Kissinger di vedere Russia e Cina unite), dichiarando che “Cina e Russia, non sono alleati, sono molto di più” (subito dopo la Cina ha acquistato ingenti quantità di grano dalla Russia invece che dall’Australia e, poco tempo fa, la Russia aveva siglato un accordo di fornitura di gas verso la Cina), La Turchia dice che non prenderà parte alle sanzioni nei confronti della Russia, l’Iran si dichiara al fianco della Federazione Russa, Maduro e Trump elogiano Putin (approfondimento al link).

Come dichiara Arestovich, consigliere dell’ufficio del presidente ucraino, Putin non colpirà obiettivi civili in quanto deve mantenere la fedeltà della popolazione, ma solo gli obiettivi delle forze armate ucraine.

Lukashenko propone un incontro tra Russia ed Ucraina a Minsk per ridiscutere gli accordi di Minsk.

Putin propone la tregua a Zelensky in cambio del riconoscimento delle Repubbliche indipendenti e gli concede 12 ore di tempo per pensarci; il premier ucraino dichiara che il suo Paese è stato lasciato solo, che nessuno ha intenzione di combattere per loro, che non li vogliono portare nella NATO e che hanno paura di dare garanzie.

Ora Zelensky dovrà decidere se accettare o se continuare un inutile spargimento di sangue condannando a morte il proprio popolo; al momento sono in atto delle controffensive ucraine, che hanno colpito anche due navi mercantili russe.

Perché se gli Usa, con un’economia fortemente militare, esportano democrazia con le bombe in Libia, Serbia, Afghanistan, Iraq o Kosowo dobbiamo fare il tifo, mentre se la Russia si difende è perché vuole scatenare la guerra?

Provate a pensare, infine, se la Russia avesse armato Cuba come gli Usa hanno fatto con l’Ucraina o se, ancora, avesse spostato le proprie truppe in Messico al confine con gli Stati Uniti: come credete che avrebbero reagito gli americani?