Caracas riprende le relazioni diplomatiche con chi non riconosceva Maduro

Il Venezuela aveva interrotto le relazioni con chi non riconosceva la vittoria di Maduro alle elezioni.
Riavviati i contatti con Cile, Perù e Repubblica Dominicana.

Venezuela e Repubblica Dominicana hanno avviato una “graduale normalizzazione delle loro relazioni diplomatiche“, interrotte dal luglio 2024, quando Caracas tagliò i rapporti con numerosi Paesi che non riconoscevano la vittoria di Nicolas Maduro alle elezioni presidenziali di quell’anno.

A seguito di un “dialogo costante“, i due Paesi “hanno concordato di avviare un processo di graduale normalizzazione delle loro relazioni diplomatiche e consolari, sulla base di una tabella di marcia da elaborare congiuntamente“, si legge in una nota del ministero degli Affari esteri venezuelano. “Questa decisione riflette il comune interesse a rafforzare i canali istituzionali di comunicazione, a beneficio dei cittadini di entrambi i Paesi e degli storici legami di amicizia che uniscono il Venezuela e la Repubblica Dominicana“, aggiunge il comunicato, come riporta Ansa.

Maduro è stato catturato dall’esercito statunitense lo scorso 3 gennaio e la presidente ad interim Delcy Rodríguez a luglio ha riattivato i rapporti diplomatici (interrotti per le stesse ragioni) con Cile e Perù.

A febbraio, Caracas e Santo Domingo avevano già concordato di ripristinare i servizi consolari e i collegamenti aerei.

Venezuela: Usa pronti ad assumere l’amministrazione temporanea

Washington: bisogna fornire al popolo venezuelano un’alternativa più efficiente per la ricostruzione e preparare il terreno alle elezioni.

Gli Stati Uniti starebbero valutando di assumere l’amministrazione temporanea del Venezuela.

Una mossa che ufficialmente sarebbe giustificata con la necessità – secondo Washington – di fornire al popolo sudamericano un’alternativa più efficiente per guidare la ricostruzione dopo il devastante sisma che ha fatto già quasi 5mila morti e, soprattutto, per preparare il terreno alle elezioni, dopo la cattura del presidente in carica Nicolas Maduro e l’instaurazione ad interim della sua vice Delcy Rodriguez.

A riportarlo è la testata statunitense Abc poi ripresa da Ansa, secondo cui il piano prevederebbe anche il dispiegamento di tremila tecnici affiancati da esperti nelle infrastrutture, della pianificazione urbana e nella logistica.

Colombia: Petro vola da Trump

Storico incontro tra i due presidenti.
Al centro dei colloqui ci saranno la lotta al narcotraffico e la crisi migratoria.

Il presidente colombiano Gustavo Petro è partito alla volta di Washington per un incontro con Donald Trump, definito “una pietra miliare” dalla presidenza di Bogotà.

La visita, prevista fino al 5 febbraio, rappresenta un tentativo di ricucire i rapporti tra i due Paesi, logorati da mesi di scontri verbali e profonde divergenze ideologiche.

Il vertice avviene in un clima di estrema tensione regionale, segnato dalla recente operazione militare statunitense che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro in Venezuela e dalle minacce di dazi e interventi armati rivolte in passato da Trump alla Colombia.

Abbiamo molte ragioni per ottenere un patto per la vita nelle Americhe“, ha dichiarato Petro prima della partenza, come riportato da Ansa, sottolineando la volontà di cercare punti di incontro nonostante le distanze.

Al centro dei colloqui ci saranno la lotta al narcotraffico e la gestione della crisi migratoria.

L’incontro, nato da un inaspettato invito telefonico a gennaio, costringe il leader colombiano a un delicato equilibrismo diplomatico: mantenere la cooperazione con la Casa Bianca senza tradire la propria linea politica, il tutto a pochi mesi dalle elezioni presidenziali in Colombia.

Cuba: approvati piani e misure per transizione a stato di guerra

Aumentano le tensioni con gli Usa: nell’operazione per arrestare di Maduro sono stati uccise decine di soldati cubani.

Il Consiglio di difesa nazionale di Cuba (formato dai vertici del ‘castrismo’ al potere) ha annunciato l’approvazione di “piani e misure per la transizione allo stato di guerra” in caso di conflitto con un altro Paese, secondo quanto riportato dai media ufficiali.

La riunione dell’organismo avviene nel pieno delle tensioni con gli Stati Uniti, aumentate dopo la cattura del presidente de facto venezuelano Nicolás Maduro.

Tra gli obiettivi della seduta, quello “di aumentare e migliorare il livello di preparazione e coesione della leadership e del personale“, afferma un comunicato senza fornire dettagli.

È stata la prima volta che il Consiglio, guidato dal presidente Miguel Díaz-Canel, si è riunito dall’operazione militare americana a Caracas.

Come riporta Ansa, tra le decine di vittime del raid c’erano 32 soldati cubani, alcuni dei quali assegnati alla sicurezza di Maduro.

Gli Usa offrono la grazia a Maduro se lascia il potere

Il leader venezuelano è incriminato dal dipartimento di Giustizia americano.
Offerti 15 milioni di dollari per informazioni che potessero portare al suo arresto.

Gli Stati Uniti stanno tenendo una serie di colloqui segreti per convincere il presidente venezuelano Nicolas Maduro a lasciare il potere in cambio della grazia.

Lo riporta Ansa citando fonti informate al Wall Street Journal secondo le quali l’amministrazione Biden ha messo “tutto sul tavolo” per convincere il leader venezuelano ad andarsene prima della fine del suo mandato a gennaio.

Maduro deve affrontare una serie di incriminazioni da parte del dipartimento di Giustizia americano e nel 2020 gli Usa hanno messo una ricompensa di 15 milioni di dollari per informazioni che potessero portare al suo arresto.