Caso Venezuela: Casaleggio attacca Conte

“Sapeva da un anno ma tacque”.
Duro attacco a pochi giorni dalle elezioni.

A pochi giorni dalle elezioni politiche arriva un durissimo affondo da parte di Davide Casaleggio sul cosiddetto caso Venezuela che coinvolse il padre Gianroberto.

Il presidente dell’Associazione Rousseau è intervenuto attraverso un video su Facebook e, tra le altre cose, ha puntato il dito contro Giuseppe Conte:

Aveva questo documento da oltre un anno, non disse nulla. Fece finta di nulla“.

Il dubbio è che dietro quel caso ci fosse l’intenzione di cambiare il corso del Movimento 5 Stelle.

Casaleggio ha parlato di un “fatto grave” che si sarebbe verificato nel corso di questa legislatura, dunque dal 2018 a oggi.

Il figlio del co-fondatore del M5S, dopo analisi e ricerche, si è fatto un’idea su quanto avvenuto, rendendo noti quelli che sarebbero gli attori coinvolti nella vicenda:

Anche i servizi segreti italiani, anche persone nel governo italiano sono state coinvolte in questa vicenda. Speravo che la giustizia avesse già fatto il suo corso per la fine di questa legislatura, ma così non è stato“.

Ecco perché Casaleggio ha ritenuto necessario fornire pubblicamente alcune informazioni a riguardo.

Chi era a conoscenza di quel documento prima che arrivasse nelle mani del giornalista spagnolo?

Come riporta “Il Giornale”, in tal senso l’accusa del presidente dell’Associazione Rousseau è forte:

Era custodito in un cassetto del governo italiano già da un anno. Tra l’altro prima della pubblicazione, il 27 di aprile del 2019 i servizi segreti italiani con in mano questo documento vanno da Giuseppe Conte vista la gravità del fatto denunciato dal documento e lo sottopongono per una sua valutazione. Quello che è stato fatto? Nulla“.

Casaleggio ha denunciato una mancata indagine su un fatto che effettivamente poteva avere dei risvolti molto gravi. E in tal senso ha tirato in ballo l’allora presidente del Consiglio:

Non fece nulla. Non fece nulla neanche nell’altro senso. Se pensava che questo documento fosse falso, era una chiara calunnia“.

Gli ha rimproverato inoltre di non aver agito neanche quando i giornali parlarono di quel documento.

Tutti i giornali italiani ne hanno parlato e Conte aspettò ben due giorni per fare la sua dichiarazione in cui sostanzialmente faceva finta di non saperne nulla e disse che non c’era niente da chiarire, e che avevano già smentito altri“.

Nel video ha poi citato alcuni titoli dei quotidiani che in quel periodo trattarono la questione spinosa.

Da qui il rammarico per il comportamento che Conte aveva deciso di adottare in quella circostanza precisa:

Ora tutto questo usciva, e il governo? Nulla. Conte che aveva questo documento da oltre un anno, non disse nulla. Fece finta di nulla“.

L’auspicio di Casaleggio è che si faccia chiarezza su quella che ha definito essere una vera e propria “operazione di calunnia pubblica” portata avanti contro suo padre.

È plausibile aspettarsi una presa di posizione da parte di Conte.

Ucraina-Russia: la disamina

Ecco perché si fa la voce grossa con Putin ma non lo si può attaccare.
Usa guerrafondaia. Ue insipido carrozzone.

È senza dubbio il tema caldo di questi giorni, il conflitto tra Russia ed Ucraina.

La situazione ha avuto un’escalation ieri, giovedì 24 febbraio, quando la Russia attorno alle 04:00 del mattino è entrata militarmente in Ucraina, mettendola al tappeto in sole 8-10 ore.

L’attacco russo è stato fortemente e fermamente criticato dagli Usa e dall’Unione europea, che hanno espresso la loro solidarietà all’Ucraina tramite dichiarazioni, manifestazioni e fissando un’agenda di meeting volti a stilare il comportamento da adottare (al momento pare si vada verso la direzione delle pesanti sanzioni).

Tuttavia, l’Ucraina è stata di fatto sedotta ed abbandonata ritrovandosi sola nella lotta.

La tipica strategia americana è stata quella di usare uno Stato (in questo caso l’Ucraina) per ottenere i propri scopi, ovvero scatenare la tanto desiderata guerra contro Putin e la Russia. Per farlo, hanno illuso l’Ucraina di supportarla in tutto e per tutto: dagli aiuti economico-finanziari (approfondimento al link) a quelli militari (approfondimento al link).

La promessa sembrava anche credibile, dato che gli Usa stanno armando da tempo gli ex Stati Urss al confine Est-Europeo (Polonia, Bulgaria, Romania, Lettonia, Estonia e Lituania), facendo lo stesso con l’Ucraina e condendo i dialoghi con la possibilità di farla entrare nell’Ue e nella NATO.

Forte di una convinzione errata, l’Ucraina decide di attaccare il Donbas, che già bombarda da circa 7 anni proprio per via di questi conflitti e che da tempo si è dichiarata una Repubblica indipendente, manifestando la volontà di aderire alla Federazione Russa anche tramite referendum (qualcuno sostiene che il referendum fu falsato, ma queste accuse si possono fare anche per le elezioni negli Usa, in Polonia, la rivoluzione Arancione in Ucraina o ancora l’Italia che ha avuto diversi premier non eletti con un governo meno legittimo di quello del tanto criticato Assad, vincitore con oltre il 90% alle ultime elezioni…insomma, un’accusa comune).

Il Donbas, sotto attacco dell’Ucraina, prima chiede a Kiev di fermare le ostilità e poi chiede aiuto alla Russia (tanto che i rifugiati non scappavano dalla Russia ma verso la Russia).

Sulla base di questo, Putin dichiara di ritenere infranti gli accordi di Minsk (approfondimento al link) per il comportamento ucraino e di agire in difesa del suo popolo (le regioni dichiaratesi indipendenti dall’Ucraina e che avevano formalizzato la loro adesione alla Federazione Russa), sferrando appunto l’attacco di ieri.

Sapendo che Putin ha reagito ad un attacco ucraino dopo che Kiev aveva infranto gli accordi di Minsk, che l’Ucraina non è né nella NATO né nell’Ue e quindi non vi sono requisiti per intervenire militarmente, Usa ed Ue usano le armi a loro disposizione: le sanzioni e la propaganda (approfondimento al link).

Ecco che cominciano le manifestazioni e le dichiarazioni contro Putin, per farlo apparire come colui che ha iniziato la guerra; poi vengono fissate le agende degli incontri per stabilire quale strategia usare e quali sanzioni applicare alla Russia.

I canali russi come “Russia Today” e “Sputnik” cominciano a venire oscurati in modo da non far trapelare altre verità, si cominciano a diffondere fake news come foto di caccia americani abbattuti (in realtà inerenti ad esercitazioni di anni fa) o a missili su Kiev (in realtà immagini del videogioco “War Thunder”); si comincia a pensare di escludere la Russia dai mercati globali e dai sistemi internazionali di pagamento per isolarla. Gli Usa e la Germania decidono di sanzionare il gasdotto Nord Stream 2 (approfondimento al link) che dalla Russia porta il gas in Europa.

Qui cominciano le spaccature dell’Unione: Italia, Germania, Ungheria e Cipro si oppongono all’esclusione della Russia dal sistema dei pagamenti internazionali SWIFT, mentre la Gran Bretagna (fuori dall’Ue ma nella NATO) propone il veto di operare sul proprio territorio per ogni banca russa ed un limite ai conti correnti dei cittadini russi, oltre che il divieto di atterraggio di aerei russi sul suolo britannico.

Come ogni volta, le decisioni e le azioni tardano arrivare: un blocco di circa 30 Paesi che si muove in maniera pachidermica, scoordinata, insipida.

L’Europa è dipendente al 40% dal gas russo, la Germania arriva al 60% considerando il petrolio e, come sostenuto da Putin, speculava sulle forniture di gas che poi hanno subito un aumento del prezzo (approfondimento al link). Se la Russia chiude i rubinetti del gas, l’Europa deve andare a prenderselo con una guerra?

La NATO dichiara che non schiererà un solo soldato sul suolo ucraino.

Insomma, interessi troppo importanti e troppo diversi per agire in modo unanime, almeno per il momento.

Nel frattempo la Cina si schiera al fianco della Russia (materializzando l’incubo di Kissinger di vedere Russia e Cina unite), dichiarando che “Cina e Russia, non sono alleati, sono molto di più” (subito dopo la Cina ha acquistato ingenti quantità di grano dalla Russia invece che dall’Australia e, poco tempo fa, la Russia aveva siglato un accordo di fornitura di gas verso la Cina), La Turchia dice che non prenderà parte alle sanzioni nei confronti della Russia, l’Iran si dichiara al fianco della Federazione Russa, Maduro e Trump elogiano Putin (approfondimento al link).

Come dichiara Arestovich, consigliere dell’ufficio del presidente ucraino, Putin non colpirà obiettivi civili in quanto deve mantenere la fedeltà della popolazione, ma solo gli obiettivi delle forze armate ucraine.

Lukashenko propone un incontro tra Russia ed Ucraina a Minsk per ridiscutere gli accordi di Minsk.

Putin propone la tregua a Zelensky in cambio del riconoscimento delle Repubbliche indipendenti e gli concede 12 ore di tempo per pensarci; il premier ucraino dichiara che il suo Paese è stato lasciato solo, che nessuno ha intenzione di combattere per loro, che non li vogliono portare nella NATO e che hanno paura di dare garanzie.

Ora Zelensky dovrà decidere se accettare o se continuare un inutile spargimento di sangue condannando a morte il proprio popolo; al momento sono in atto delle controffensive ucraine, che hanno colpito anche due navi mercantili russe.

Perché se gli Usa, con un’economia fortemente militare, esportano democrazia con le bombe in Libia, Serbia, Afghanistan, Iraq o Kosowo dobbiamo fare il tifo, mentre se la Russia si difende è perché vuole scatenare la guerra?

Provate a pensare, infine, se la Russia avesse armato Cuba come gli Usa hanno fatto con l’Ucraina o se, ancora, avesse spostato le proprie truppe in Messico al confine con gli Stati Uniti: come credete che avrebbero reagito gli americani?

Putin: appoggio e complimenti da Trump e Maduro

Trump: strategia geniale, Washington impari.
Maduro: il mondo pretende che Putin rimanga inerte?

Lo scontro tra Russia ed Ucraina sta coinvolgendo sempre più l’Unione europea e gli Usa, ma non solo.

Mentre l’Ue ha stanziato aiuti economici (approfondimento al link) e darà supporto militare all’Ucraina (approfondimento al link) e Kiev ha chiesto di essere inclusa nel blocco europeo (approfondimento al link), c’è qualcun altro che si schiera dalla parte della Russia.

A quanto riporta “Euronews italiano” l’ex presidente a stelle e strisce, Donald Trump, ha infatti elogiato la strategia adottata dal presidente russo Vladimir Putin:

Strategia geniale (intesa la mossa in Ucraina). E Washington dovrebbe prendere nota e fare altrettanto sul suo confine meridionale.

Il riferimento di Trump è ovviamente rivolto alla situazione con il Messico ed alla situazione-migranti.

Non solo. Secondo le dichiarazioni rilasciate alla tv di Stato da Nicolàs Maduro, presidente del Venezuela, la Nato sta mettendo all’angolo la Russia, con l’intenzione di attaccare il Paese in qualsiasi momento:

E cosa pretende il mondo? Che il presidente Putin rimanga inerte, che non agisca in difesa del suo popolo? Ecco perché il Venezuela annuncia il suo pieno sostegno al presidente Vladimir Putin, nella difesa della pace in Russia.

Cile: rivolte contro gli immigrati venezuelani

Aumento della criminalità nel Paese.
I manifestanti chiedono al governo maggiore sicurezza.

Il Cile è in rivolta contro gli immigrati.

Sono perlopiù i cittadini del nord del Paese a manifestare, geograficamente più interessati al fenomeno; come riporta “Euronews”, le proteste si sono concentrate contro gli immigrati venezuelani ai quali sono stati distrutti gli effetti personali.

Il motivo risiede nell’incremento della criminalità seguito al flusso di migranti, con migliaia di cittadini cileni scesi per le strada a manifestare per chiedere al governo maggiore sicurezza.

Venezuela: riprende la produzione di 1 milioni di barili al giorno

Annuncio del ministro Tareck El Aissami.
Raddoppiata la produzione rispetto all’anno scorso.

Superata la soglia di un milione di barili al giorno.

La produzione di petrolio venezuelana ha fatta registrare un record di estrazione: 1.041.660 barili al giorno.

Ad annunciarlo è il ministro del petrolio, Tareck El Aissami, sottolineando che nonostante le misure restrittive unilaterali imposte dal governo degli Stati Uniti, il dato che raddoppia i 500.000 barili al giorno estratti a fine 2020.