Amazon: aumento retributivo per la logistica

Retribuzione d’ingresso a 1.680 euro lordi: l’8% in più del Ccnl.
In media più di 1.000 posti di lavoro a tempo indeterminato in 10 anni.

Ha fatto molto discutere in passato, Amazon, per il modo in cui trattava i propri dipendenti.

Erano usciti articoli in cui si metteva in luce che ai lavoratori veniva misurato anche il tempo per poter andar in bagno, ad esempio.

Ora, invece, l’azienda si mette in luce per una bella notizia, che va anche in controtendenza rispetto all’andamento del mercato del lavoro: i futuri dipendenti della logistica riceveranno un aumento.

Infatti, per via della revisione periodica degli stipendi appartenente alla politica retributiva realizzata da Amazon, a partire dal 1 ottobre di quest’anno, la retribuzione d’ingresso ammonterà a 1.680 euro lordi al mese, ovvero l’8% in più rispetto al Ccnl.

Amazon, in Italia, ha creato 12.500 posti di lavoro a tempo indeterminato negli ultimi 10 anni, con una media quindi pari ad oltre 1.000 posti di lavoro a tempo indeterminato all’anno.

Con 40 sedi dislocate sul territorio italiano, la società ha investito in Italia 5,8 miliardi di euro dal 2010, anno in cui ha aperto la sua prima sede.

Ecco i 10 uomini più ricchi al mondo

Il patrimonio dei super ricchi è aumentato di due terzi rispetto all’anno scorso, facendo capire chi si è arricchito durante la pandemia.
Nessuna donna nella classifica di Forbes.

Forbes ha pubblicato la 35esima lista annuale inerente alle persone più ricche al mondo.

Il totale dei loro patrimoni ammonta a 1.115 miliardi di dollari, ovvero circa i due terzi in più rispetto alla somma dell’anno scorso. Questo testimonia chi si è arricchito, e non poco, durante la pandemia.

Passando alla classifica, dal basso verso l’alto, al decimo posto troviamo Mukesh Ambami, presidente, amministratore delegato e maggiore azionista di Reliance Industries Limited che passa dai 36,8 miliardi di dollari dello scorso anno agli 84,5 attuali.

Al nono posto c’è Sergey Brin, co-fondatore di Google che passa da 49,1 ad 89 miliardi di dollari; mentre all’ottavo posto troviamo il suo socio, l’altro co-fondatore di Google Larry page, con un patrimonio cha passa dai 50,9 miliardi di dollari ai 91,5.

Si piazza al settimo posto Larry Ellison, co-fondatore e CTO della Oracle Corporation con un patrimonio di 93 miliardi di dollari, ovvero 34 in più rispetto ad un anno fa.

Scalando la classifica, al sesto posto troviamo Warren Buffet; l’imprenditore e finanziare ha ad oggi un patrimonio di 96 miliardi di dollari rispetto ai 67,5 dell’ultimo aggiornamento.

Quinto posto per Mark Zuckerberg. L’ideatore e CEO di Facebook ha un patrimonio di 97 miliardi di dollari, cioè 42,3 in più rispetto all’anno scorso.

Bill Gates, il fondatore di Microsoft, si colloca invece al quarto posto della classifica passando dai 98 miliardi di dollari dell’anno precedente agli attuali 124.

Sul gradino più basso del podio, ovvero terzo in classifica, c’è Bernard Arnault; il proprietario del gruppo del lusso LVMH ha un patrimonio di 150 miliardi di dollari, sostanzialmente raddoppiato rispetto ai 76 dell’ultima classifica.

Secondo in classifica è Elon Musk, il fondatore di Tesla. La scalata è vertiginosa, passando dai 24,6 miliardi di dollari che gli garantivano il 31esimo posto agli attuali 151 miliardi.

Primo in classifica, nonché uomo più ricco del mondo, si conferma per la quarta volta consecutiva Jeff Bezos; il fondatore di Amazon ha aumentato il proprio patrimonio di 64 miliardi di dollari, raggiungendo l’attuale cifra di 177 miliardi di dollari.

Amazon: multa da 61,7 milioni e Jassy nuovo Ceo

Jeff Bezos lascia il posto.
Società multata per 61,7 milioni di dollari.

Non bastava l’addio di Jeff Bezos dal ruolo di CEO, che viene sostituito da Andy Jassy.

In casa Amazon arriva un’altra notizia a far agitare le acque: una multa di 61,7 milioni di dollari.

Il costo sopracitato sarà necessario al fine di archiviare le accuse della Federal Trade Commission (FTC), secondo cui non avrebbe girato interamente le mance agli autisti del servizio Flex versate dai clienti.

Il voto dell’agenzia federale a tutela dei consumatori è stato unanime e, ad esso, è seguita la nota di seguito riportata:

“Invece di consegnare il 100% delle mance dei clienti agli autisti, come promesso, Amazon ha usato per sè quei soldi. Oggi, con questo atto, restituiamo agli autisti le decine di milioni di dollari in mance di cui Amazon si era appropriata e ordiniamo ad Amazon di ricevere il permesso degli autisti prima di cambiare il loro trattamento sulle mance in futuro.”

Stando a quanto sostenuto dalla FTC, Amazon aveva pubblicizzato un pagamento compreso tra i 18 ed i 25 dollari all’ora per gli autisti, al quale andava appunto aggiunto il 100% delle mance.

Questo, a partire dalla fine del 2016 circa, sarebbe venuto meno: Amazon avrebbe infatti cominciato a pagare meno gli autisti, usando le mance per coprire la differenza tra il salario promesso e quello versato.

Da parte sua, il colosso dell’online ha negato che il trattamento economico degli autisti fosse poco chiaro.

Durante la vicenda, il titolo acquisiva in Borsa comunque l’1,44% in attesa della pubblicazione trimestrale dei risultati.

Fuga da Amazon

Dopo le varie accuse e le perdite di clienti come Nike e Birkenstock arriva un’altra tegole per Amazon: anche Ikea abbandona la piattaforma e-commerce.

Jeff Bezos, dopo il divorzio più costoso della storia del mondo e l’essere finito nella top ten dei miliardari che più hanno perso a livello economico-finanziario nel 2019 (approfondimento al link), continua a perdere colpi.

La sua azienda Amazon, infatti, è stata ripetutamente al centro delle critiche per il trattamento del personale ed è stata inserita tra le società che non brillano per trasparenza (insieme ad Apple, Disney ed addirittura l’Isis) nel discorso tenuto da Ricky Gervais ai Golden Globe.

Ora, dopo i clamorosi addii di Nike e Birkenstock, arriva un’altra brutta tegola: ha deciso di smettere di vendere i suoi prodotti tramite la piattaforma e-commerce Amazon anche il colosso Ikea.

La decisione di Ikea è arrivata dopo l’avvio del progetto pilota focalizzato sugli articoli di illuminazione smart, che avrebbe fatto registrare un fallimento a causa della necessità di essere veicolata in maniera decisamente più ampia ed efficace.

Non secondario è il problema di minor attrattività che Amazon sta attraversando; i motivi sarebbero legati alla vendita di prodotti contraffatti ed alla mancanza di adeguati controlli in questo senso.

Il problema sta diventando noto al punto che l’American Apparel & Footwear Association, ancora ad ottobre 2019, aveva contrassegnato alcuni dei siti sui quali Amazon si appoggia.

Al momento Ikea sta usando la piattaforma Alibaba ma, come dichiarato circa un anno fa al Financial Times dal chief executive of Inter Ikea Torbjorn Loof, pare ci sia la volontà di lanciare una propria piattaforma per l’e-commerce.

Il nuovo marketplace includerebbe inoltre la vendita di prodotti di terzi senza limiti di categorie, in modo da diversificare il business ed incrementare i profitti grazie ai proventi derivanti dalle transazioni che avverranno tramite la piattaforma stessa.

Amazon perderà dunque una buona quota di mercato, considerando che Ikea è anche in forte movimento: altro business in via di sviluppo è quello legato all’opzione dei mobili in leasing, per il quale è prevista nel 2020 l’ampliamento in 30 mercati, dopo il lancio avvenuto in Svizzera.

Ma non solo: sono previste le aperture, entrambe a New York, di un negozio di piccola taglia (5.000 mq) nell’Upper East, al fine di offrire ai clienti l’opportunità di sedersi con i consulenti di design e di un nuovo store, entro il 2020 e più precisamente nel quartiere del Queens, per attirare i millennial urbani.

I miliardari che più hanno perso nel 2019

Ecco la classifica stilata da Bloomberg dei miliardari che più hanno perso nel 2019.

Si è concluso il 2019 portandosi dietro, come ogni anno, cose positive e cose negative.

Per qualche miliardario, l’annata è stata particolarmente negativa; vediamo di seguito questa classifica negativa inerente ai 10 miliardari che più hanno perso nel 2019, stilata da “Bloomberg”.

Cominciamo dal decimo posto in classifica con Seo Jung-jin, fondatore e presidente di Celltrion, gruppo biofarmaceutico sudcoreano che sviluppa farmaci per il trattamento di cancro, influenza, artrite reumatoide ed altre malattie che ha perso 1,6 miliardi di dollari.

Il prezzo delle azioni di Celltrion è crollato di circa il 15% nel 2019, riducendo il valore netto di Seo a 5,1 miliardi di dollari.

Uno dei motivi del calo delle azioni è stata la vendita di One Equity Partners di proprietà di JPMorgan di una quota del 4,5% in Celltrion per 327 milioni di dollari, avvenuta a maggio. La mossa ha seguito una vendita di azioni da un miliardo di dollari da parte di un altro investitore chiave quale il fondo sovrano di Singapore, Temasek, accaduto ad ottobre 2018.

Nono posto in classifica per George Kaiser, il presidente ed azionista di maggioranza di BOK Financial, la più grande banca dell’Oklahoma. È anche il fondatore di Argonaut Private Equity, nonché proprietario e presidente di Kaiser-Francis Oil.

La fortuna di Kaiser è scesa a 8,6 miliardi di dollari nel 2019, perdendo 1,6 miliardi di dollari.

All’ottavo posto si classifica Harold Hamm, fondatore, presidente esecutivo es ex CEO di Continental Resources, una delle maggiori compagnie petrolifere e di gas americane oltre che un pioniere del fracking.

Quest’anno il prezzo delle azioni di Continental è calato del 15% poiché le vendite di petrolio e gas più deboli hanno comportato un calo sia dei ricavi che dei profitti nei nove mesi prima di settembre. Il calo del valore delle azioni di Hamm ha portato il suo patrimonio netto a $ 10,1 miliardi. La sua perdita è stata pari a 1,7 miliardi di dollari.

Settimo in classifica Wang Wei, cioè il presidente e fondatore di SF Express, la più grande società di consegna pacchi in Cina, con una perdita di 1,9 miliardi di dollari. La sua fortuna è scesa a 8,5 miliardi di dollari nel 2019 a causa del rallentamento dell’economia cinese e della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Anche il prezzo delle azioni di SF è diminuito del 38% dalla fine del 2017.

Sesto posto per Thomas Peterffy, fondatore e presidente di Interactive Brokers, ovvero una delle più grandi piattaforme di trading elettronico della nazione, che ha perso 2,2 miliardi di dollari. Le azioni di Interactive Brokers sono scese del 12% nel 2019 a causa dei timori di una concorrenza più dura, poiché il rivale Charles Schwab ha eliminato le commissioni e ha accettato di acquistare TD Ameritrade .

La fortuna di Peterffy è scesa a $ 15,3 miliardi, ma è ancora classificato come una delle 100 persone più ricche della lista di Bloomberg.

Al quinto posto troviamo Robin Li, cofondatore e CEO del colosso cinese della ricerca online Baidu, che ha visto la sua fortuna ridursi a 9,2 miliardi di dollari nel 2019 con una perdita pari 2,2 miliardi di dollari.

Le azioni di Baidu si sono più che dimezzate da luglio 2018 poiché il rallentamento dell’economia cinese e la guerra commerciale USA-Cina hanno pesato sulla domanda pubblicitaria. Quest’estate, come riporta il Wall Street Journal, la società ha registrato la sua prima perdita trimestrale da quando è diventata pubblica nel 2005.

Quarto si posiziona Tan Siok Tjien che, con la sua famiglia, possiedono oltre il 75% di Gudang Garam, un produttore indonesiano di sigarette ai chiodi di garofano con una quota di mercato nazionale del 20%. Il prezzo delle loro azioni è diminuito di circa il 37% nel corso dell’anno, riducendo la sua fortuna a 7,8 miliardi di dollari e facendo registrare una perdita di 2,2 miliardi di dollari.

Si classifica al terzo posto Hui Ka Yan, il presidente e maggiore azionista di Evergrande, uno dei maggiori costruttori immobiliari cinesi, con una perdita di 2,2 miliardi di dollari. Il suo patrimonio netto è sceso a 30 miliardi di dollari, portandolo al posto numero 32 della lista dei ricchi, mentre il prezzo delle azioni di Evergrande è sceso dell’8% nel 2019. La stessa, secondo il South China Morning Post, è stata messa sotto pressione dal momento che i finanziatori cinesi sono meno disposti a finanziare progetti immobiliari e i legislatori hanno messo in atto nuovi regolamenti progettati per frenare la speculazione.

Al secondo posto troviamo Jeff Bezos, il fondatore e CEO di Amazon, che ha subito un calo del patrimonio netto dopo aver dato una quota del 4% di Amazon del valore di circa 37 miliardi di dollari a MacKenzie Bezos come parte del più grande accordo di divorzio nella storia ed ha perso 8,7 miliardi di dollari. Ciò nonostante, Bezos resta ancora in cima alla lista delle persone più ricche al mondo con un patrimonio di 116 miliardi di dollari.

Al primo posto per quantità di perdite troviamo Rupert Murdoch, presidente esecutivo di News Corp (che possiede il Wall Street Journal, il New York Post ed il Times of London) e copresidente della Fox Corporation, numero 220 al mondo con un patrimonio attuale netto di 7,8 miliardi di dollari ha visto il suo patrimonio netto precipitare dopo che la Disney ha acquistato la 21st Century Fox; Murdoch ha deciso di distribuire 12 miliardi di dollari di proventi dall’accordo tra i suoi sei figli, riducendo la sua fortuna personale.

Ha chiuso l’anno perdendo addirittura 10,2 miliardi di dollari.