Categoria: Attualità
Venezuela: Chevron pronta ad aumentare l’export di petrolio fino a 300.000 barili al giorno
L’aumento partirebbe da marzo grazie alla ripresa delle attività della joint venture con la statale Pdvsa.
Chevron era l’unica azienda autorizzata da Washington a esportare petrolio venezuelano; ora licenze anche per Vitol e Trafigura.
Chevron prevede di aumentare fino a 300.000 barili al giorno le esportazioni di petrolio dal Venezuela verso gli Stati Uniti a partire da marzo, secondo quanto riferito da fonti citate da Reuters.
L’incremento è legato alla ripresa dell’attività produttiva delle joint venture con la statale Pdvsa e alla necessità di smaltire le scorte accumulate dopo il temporaneo blocco delle autorizzazioni imposto lo scorso dicembre.
La compagnia statunitense ha noleggiato diverse petroliere per accelerare le spedizioni: parte del greggio era rimasta stoccata in depositi e su navi in attesa dei permessi necessari.
Chevron, come riporta Ansa, è coinvolta in quattro progetti con Pdvsa che producono complessivamente tra 240.000 e 250.000 barili al giorno di greggio pesante, una qualità particolarmente richiesta dalle raffinerie del Golfo del Messico.
Fino a poche settimane fa Chevron era l’unica azienda autorizzata da Washington a esportare petrolio venezuelano; da gennaio licenze analoghe sono state concesse anche a Vitol e Trafigura.
L’aumento dei flussi risponde sia alla domanda delle raffinerie statunitensi sia all’interesse dell’amministrazione Trump a rilanciare il settore energetico venezuelano, anche attraverso investimenti in infrastrutture e sicurezza operativa.
Energia: l’Ue importa il 56,9% del fabbisogno
Italia e Germania sopra la media europea dell’import; la Francia meglio grazie al nucleare.
Cala l’uso del carbone ma aumenta quello del gas; bene le rinnovabili.
L’Europa resta fortemente dipendente dalle importazioni energetiche con una percentuale del 56,9% sul totale dei consumi.
La Cina è al 24% mentre gli Usa sono autosufficienti, stando a quanto emerge dal settimo Med & Italian Energy Report, frutto della sinergia scientifica tra Srm, centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, e l’Esl@energycenter Lab del Politecnico di Torino, e realizzato con la collaborazione della Fondazione Matching Energies.
Lo studio, presentato al parlamento europeo e patrocinato dai deputati europei Elena Donazzan e Giorgio Gori, è stato organizzato in collaborazione con la struttura European Regulatory and Public Affairs di Intesa Sanpaolo cha ha sede a Bruxelles.
L’Italia, come riporta Ansa, ha una dipendenza energetica superiore alla media europea ma in lieve miglioramento: scende di un punto dal 75% al 74%.
La Francia grazie al nucleare ha una dipendenza inferiore alla media europea (40,1%) mentre la Germania ha un posizionamento, come l’Italia, superiore alla media e in crescita al 66.8%.
In questo quadro l’analisi sottolinea come il mix elettrico europeo sta mutando: dal 2000 ad oggi l’uso del carbone è sceso dal 32% all’11%; mentre aumentata la quota del gas naturale dal 12% al 15%.
Crescono fortemente le energie rinnovabili, passate dal 15% al 47% contribuendo ad alleggerire la dipendenza europea.
Tutti i paesi europei hanno migliorato la quota di rinnovabili sulla generazione elettrica: l’Italia con il 49% del mix elettrico è sopra la media europea.
Mosca: rinunciando al gas russo l’Ue rinuncia alla libertà
Approvato il divieto dal 2027: contrarie Ungheria e Slovacchia, astenuta la Bulgaria.
Zakharova: il tempo dirà se sono felici vassalli o infelici schiavi.
I Paesi della Ue “hanno rinunciato alla libertà” approvando oggi in via definitiva lo stop alle importazioni di gas russo dal 2027.
Lo ha detto la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova: “Per ora – ha affermato Zakharova in una intervista con il canale tv Zvezda ripresa dalla Tass – è difficile prevedere con precisione se si tratta di felici vassalli o di infelici schiavi, il tempo lo dimostrerà. Ma in ogni caso hanno rinunciato alla libertà“.
Secondo la Tass, poi ripresa da Ansa, le espressioni di ‘vassallo soddisfatto‘ e ‘infelice schiavo‘ sono state usate dal primo ministro belga Bart de Wever al forum di Davos, ponendo la questione della dignità dei Paesi europei di fronte alle minacce di annessione della Groenlandia da parte del presidente Usa Donald Trump.
La Ue ha adottato definitivamente il regolamento che imporrà lo stop graduale alle importazioni di gas e gnl dalla Russia; la stretta prevede un divieto totale da fine 2026 per il gas naturale liquefatto e dall’autunno 2027 per il gas da gasdotto.
L’intesa con l’Eurocamera è stata sostenuta da tutti i Paesi membri, fatta eccezione per Ungheria e Slovacchia, che hanno votato contro e la Bulgaria, che si è invece astenuta.
Ucraina: altro caso di corruzione nello staff di Zelensky
Shurma (vice capo dell’amministrazione) è il quinto corrotto del circolo ristretto di Zelensky che dichiara di non avere idea della corruzione alle sue spalle.
Due anni fa, il vice capo dell’amministrazione di Zelensky, Rotislav Shurma, a Davos aveva dichiarato che gli ucraini avrebbero lavorato come i cinesi per un piccolo stipendio.
Ora, però, come riporta Giubbe Rosse, è stato accusato di aver sottratto 3,3 milioni di dollari al settore energetico durante i combattimenti.
Il National Anti-Corruption Bureau (NABU) il 21 gennaio ha annunciato l’accusa a Shurma, che ora vive in Germania.
Questo è il quinto corrotto del circolo ristretto di Zelensky ad essere coinvolto in casi di furti e corruzione; nell’elenco figurano anche Timur Mindich (fuggito), Sergei Shefir (fuggito), Yuriy Koriavchenkov (fuggito) e Yuriy Kisel (arrestato).
Zelensky ha dichiarato di non avere alcuna idea della corruzione che si stava verificando alle sue spalle.