Multa da 400 milioni dall’Ue a Google su privacy e geolocalizzazione

L’inchiesta è durata oltre 6 anni ed ha accertato 4 profili di violazione.
Doyle: condotta aziendale ha impedito di capire la reale portata del monitoraggio a cui erano sottoposte le persone.

403 milioni di euro: è questo l’importo della maxi-multa comminata dall’Ue a Google, tramite la Data Protection Commission (Dpc) irlandese, che opera come autorità capofila per l’intera Ue nel quadro del Gdpr.

La sanzione amministrativa arriva al termine di un’inchiesta durata oltre sei anni sul trattamento e la conservazione dei dati di geolocalizzazione dei cittadini europei. Il provvedimento, reso noto oggi, 21 settembre 2026, impone inoltre alla controllata europea di Alphabet un termine perentorio di sei mesi per adeguare i propri sistemi e interrompere le pratiche contestate.

L’indagine era stata formalmente aperta nel febbraio 2020 a seguito di una serie di esposti coordinati presentati da diverse associazioni europee dei consumatori. Al centro del fascicolo figuravano tre strumenti specifici dell’ecosistema Google: “Attività Web e App”, “Cronologia delle posizioni” e la funzione “Precisione della posizione” integrata nel sistema operativo Android.

L’autorità guidata dai commissari Des Hogan, Dale Sunderland e Niamh Sweeney, come riporta Adnkronos, ha accertato quattro profili di violazione del diritto comunitario tra il maggio 2018 e il febbraio 2020:

  • la carenza di basi giuridiche su cui fondare il tracciamento della posizione attraverso l’attività web e la cronologia;
  • la violazione del principio di responsabilizzazione (accountability), non essendo la multinazionale in grado di dimostrare la conformità ai criteri di trasparenza per la funzione di precisione della posizione su dispositivi mobili. L’onere della prova in capo alle Big Tech è stato un punto centrale anche nell’annuncio di Ursula von der Leyen sull’Eu Kids Act;
  • il mancato rispetto degli obblighi informativi verso gli utenti, rimasti di fatto all’oscuro del fatto che i dati di movimento venissero utilizzati per profilare preferenze commerciali e orientare la pubblicità comportamentale o behavioral advertising, una tecnica di marketing online che consiste nel mostrare annunci pubblicitari personalizzati agli utenti in base alla loro cronologia di navigazione, ai loro interessi e al loro comportamento sul web;
  • la conservazione dei dati di localizzazione per periodi ingiustificatamente lunghi rispetto alle finalità dichiarate.

Il vice commissario della Dpc Graham Doyle ha sottolineato come la condotta aziendale abbia impedito alle persone di comprendere la reale portata del monitoraggio a cui erano sottoposte nei loro spostamenti quotidiani.

Google amplia la sua presenza a Cracovia

Nuovo ufficio da 300 posti di lavoro che si aggiungono agli oltre 400 già presenti in città.
Aggiungendo Breslavia e Varsavia si superano i 3.000 posti di lavoro: è il più grande hub nell’Ue.

Google ha inaugurato un nuovo ufficio a Cracovia, ampliando la propria presenza nella città che ospita uno dei principali centri ingegneristici del gruppo in Europa.

La nuova sede si trova nel complesso Tertium e offre circa 300 postazioni di lavoro. Gli spazi sono stati progettati con riferimenti alla cultura pop e alla tradizione locale, con ambienti ispirati a opere come The Witcher, Dune e Pirati dei Caraibi.

I dipendenti hanno inoltre a disposizione aree relax, sale riunioni, spazi dedicati alle famiglie e una zona wellness. Nel capoluogo della Piccola Polonia lavorano già oltre 400 specialisti impegnati nello sviluppo di tecnologie utilizzate a livello globale, tra cui Google Cloud, Chrome, Android e i dispositivi Pixel.

Google è presente in Polonia da vent’anni e impiega circa 3 mila persone tra Varsavia, Breslavia e Cracovia.

Secondo l’azienda, come riportato da Polonia Oggi, il Paese ospita oggi il più grande hub ingegneristico di Google nell’Unione Europea.

Musk si riconferma la persona più ricca del mondo

Il proprietario di Tesla ha più del triplo del patrimonio del secondo in classifica.
Trump scala 55 posizione grazie alle sue criptovalute.

Il patrimonio netto stimato di Elon Musk, pari a 839 miliardi di dollari, lo rende l’uomo più ricco mai registrato sulla Terra, a guidare un club di paperoni che ha visto le fortune complessive aumentare nell’ultimo anno al massimo storico di 20.100 miliardi.

Secondo la tradizionale classifica di Forbes sulle valutazioni al primo marzo 2026, il patron di Tesla e SpaceX è al vertice per il secondo anno di fila, dopo che il suo patrimonio è aumentato di circa 500 miliardi di dollari negli ultimi dodici mesi, trainato dalle crescenti valutazioni delle sue società.

Ma le fortune di Musk ammontano a più di tre volte quella dei nomi successivi nella lista di Forbes, che ha raggiunto il record di 3.428 individui ed è popolata in cima da altri colossi della tecnologia.

I cofondatori di Google, Larry Page (257 miliardi) e Sergey Brin (237 miliardi) si sono classificati al secondo e terzo posto; mentre il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, è quarto con 224 miliardi ed il numero uno di Meta, Mark Zuckerberg, è quinto, con 222 miliardi.

Donald Trump è salito al 645esimo posto dal 700esimo posto dell’anno scorso, come riporta Tgcom24: le sue criptovalute gli hanno permesso di scalare 55 posizioni in 12 mesi nella prestigiosa classifica dei paperoni.

Google: se esplode la bolla IA non si salva nessuno

Pichai: investimenti in intelligenza artificiale straordinari ma anche irrazionali; nessuna azienda sarebbe al sicuro, nemmeno noi di Google.

Se la “bolla” innescata dal boom dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (IA) esplodesse, nessuna azienda sarebbe al riparo.

E’ l’allarme lanciato da Sundar Pichai, amministratore delegato di Alphabet, filiazione del colosso americano Google, intervistato sulle prospettive di questo business tecnologico dalla Bbc.

Pichai sottolinea “il momento straordinario” dell’IA, a livello di investimenti e aspettative, ma anche qualche elemento di “irrazionalità” dietro un interesse così trascinante: senza sminuire i timori che tempo circolano nella Silicon Valley, come sui mercati mondiali, in relazione ai rischi di “una bolla” in grado potenzialmente di scoppiare.

“Io penso che nessuna azienda ne sarebbe immune, inclusi noi” ha dichiarato, come riporta Ansa.

Truffe finanziarie via Whatsapp: Consob chiede rimozione app da Google e Apple

Le app CapFirst e CapOne promettevano rendimenti fino al 300%; in realtà erano attività fasulle ed i soldi impegnati sparivano.

La Consob ha ordinato la cessazione di alcune attività di intermediazione finanziaria abusiva legate a due applicazioni, CapFirst (Google Pay) e CapOne (Apple Store), attraverso cui venivano promessi rendimenti fino al 300% via WhatsApp.

Lo dice una nota Consob, ripresa poi da Reuters, nella quale ha chiesto a Google e Apple di rimuovere le due app dai rispettivi store online.

Nel dettaglio, l’autorità che vigila sulla Borsa ha bloccato le proposte abusive d’investimento promosse su Whatsapp da sedicenti esperti del settore finanziario operanti presumibilmente sotto nomi di copertura, che millantavano una presunta autorizzazione da parte della stessa Consob.

La truffa consisteva nel prospettare rendimenti “stratosferici“, anche a tre cifre, che i risparmiatori avrebbero potuto ottenere seguendo le istruzioni loro impartite su Whatsapp e operando sui mercati finanziari tramite due app disponibili su Google Pay e Apple Store, cioè CapFirst e CapOne, da scaricare sul proprio smartphone. Attraverso le app e dopo aver aperto un conto che in apparenza sarebbe servito ad effettuare le operazioni di trading, le vittime della truffa erano indotte a svolgere una finta attività di negoziazione e d’investimento su titoli azionari e indici di Borsa, che poi si rivelava fasulla, portando alla perdita totale delle somme impegnate, spiega il garante.

La Consob ha inoltre diffuso una nuova Avvertenza ai risparmiatori sui rischi connessi alle proposte di investimento che circolano su gruppi e chat Whatsapp.

La precedente Avvertenza, del novembre scorso, faceva riferimento alle truffe che, usando come esca nomi come Morgan Stanley o Blackrock, promuovevano via Whatsapp false opportunità di investimento.