Le 10 città più stressanti al mondo

6 su 10 si trovano negli Usa.
Milano tra le peggiori in Europa per criminalità e costi di vita.

Secondo una ricerca condotta da Dipndive, società esperta in immersioni e snorkeling, le città più stressanti del mondo sono state identificate attraverso l’analisi di svariate metriche, tra cui il numero di turisti, l’inquinamento acustico, la qualità dell’aria, i costi dei trasporti e i tassi di criminalità. Ogni città è stata valutata su una scala da 0 a 100, e quelle con punteggi più alti risultano essere le più opprimenti.

Las Vegas domina la lista delle metropoli con più stress ma c’è anche Milano tra le peggiori in Europa per criminalità e costi di vita.

Ecco la classifica delle 10 città più stressanti, come riporta A Tutto Net:

10 – Parigi
9 – Portland
8 – Milano
7 – San Diego
6 – Zurigo
5 – Los Angeles
4 – Londra
3 – New York City
2 – San Francisco
1 – Las Vegas

Nissan pensa di chiudere stabilimenti dopo un rosso di 4 miliardi

Chiuso uno stabilimento in Giappone, si pensa di chiuderne 2 in Messico: il primo aperto all’estero nel 1966 e la joint venture con Mercedes-Benz.

Nissan valuta la sospensione delle attività in due stabilimenti messicani, nell’ambito del piano globale di chiusura di sette siti produttivi.

Lo riferisce l’agenzia Kyodo, poi ripresa da Il Messaggero, che cita fonti a conoscenza del dossier, secondo cui gli impianti in esame includono la prima fabbrica Nissan aperta all’estero, nel 1966 a Cuernavaca, e uno stabilimento in joint venture con la tedesca Mercedes-Benz che produce Suv con il marchio Infiniti.

La casa automobilistica è sempre più sotto pressione per ridurre la capacità produttiva in eccesso a causa del calo delle vendite globali e, nell’ambito di una più ampia riorganizzazione aziendale sta considerando la chiusura di altri stabilimenti significativi.

Quello di Cuernavaca produce pick-up e altri veicoli, ma le strutture stanno invecchiando, riferiscono le fonti.

Nissan gestisce quattro impianti automobilistici in Messico e sta valutando la possibilità di consolidare la produzione nelle due fabbriche rimanenti, entrambe situate nella parte centrale del Paese.

La casa automobilistica ha registrato una perdita netta di 671 miliardi di yen (4,1 miliardi di euro) per l’anno fiscale 2024, a fronte di vendite deludenti negli Stati Uniti ed in Cina.

Ad inizio luglio Nissan ha annunciato che cesserà la produzione di veicoli nel suo stabilimento di punta di Oppama, nella prefettura di Kanagawa, a sud di Tokyo, entro la fine dell’anno fiscale 2027, trasferendo le attività in uno stabilimento nel sud-ovest del Giappone.

Italia ultima nell’Ue per crescita industriale (-1,1%) dal 2000

Prima L’Irlanda (+5,6%) ma la Polonia (seconda) ha una crescita più stabile).
Il miglior settore è quello farmaceutico, il peggiore quello minerario.

Secondo i dati pubblicati da Eurostat, la Polonia è al secondo posto nell’Unione Europea per la crescita della produzione industriale dal 2000, con un aumento medio annuo del 4,9%.

Solo l’Irlanda ha registrato un valore più alto, 5,6%, anche se con forti variazioni da anno a anno.

La media dell’UE è molto più bassa e si ferma allo 0,6% annuo.

Anche Lituania, Estonia e Slovacchia hanno mostrato una crescita stabile nel settore industriale.

Al contrario, come riporta Polonia Oggi, i maggiori cali si sono verificati in Italia (-1,1%), Portogallo, Spagna, Grecia, Francia e Lussemburgo, dove gli effetti della crisi del 2008 non sono stati completamente superati.

Tuttavia, la Grecia ha iniziato a migliorare dal 2021.

La produzione industriale dell’UE ha subito un forte calo soprattutto tra il 2008 e il 2009, con una perdita media dell’8,3% all’anno.

Dopo la crisi c’è stata una ripresa, ma non completa, perché ci sono stati altri problemi come la pandemia di COVID-19.

Negli ultimi 25 anni, il settore con la crescita più rapida è stato quello farmaceutico, presente tra i più forti in nove paesi membri.

Anche la produzione di macchinari, veicoli, apparecchi elettrici e strumenti ottici ha mostrato un forte sviluppo.

Al contrario il settore minerario si è ridotto della metà.

Austria, ministra Esteri: disponibili ad abbandonare la neutralità

Beate Meinl-Reisinger si definisce liberale e spinge per l’adesione alla Nato: “La neutralità non proteggerà l’Austria da una Russia sempre più aggressiva”.

La ministra degli Esteri austriaca Beate Meinl-Reisinger ha dichiarato a Die Welt che il Paese è aperto a riconsiderare la sua pluriennale neutralità e a un’eventuale adesione alla NATO.

Secondo lei, la sola neutralitànon proteggerà l’Austria” di fronte a quella che ha definito “una Russia sempre più aggressiva” e a un deterioramento del contesto di sicurezza globale.

Ha ammesso, però, che attualmente in Austria non esiste una maggioranza parlamentare o pubblica a favore dell’adesione alla NATO.

Nel resto dell’intervista si è definita “liberale“.

Audi: utili al -37,5% nel primo semestre

Dazi Usa, costi di ristrutturazione e difficoltà commerciali in Cina: la pima metà del 2025 è una catastrofe.

I profitti della casa automobilistica tedesca Audi sono crollati del 37,5% nella prima metà dell’anno.

Stando a dpa, secondo quanto riportato dalla società, le motivazioni sarebbero i nuovi dazi statunitensi, i costi di ristrutturazione e le difficoltà commerciali in Cina.