Covid, operatori ferroviari: ok dall’Ue a 687 milioni di aiuti

Il via libera arriva dall’Antitrust.
Indennizzi per coprire il periodo 01/07/2020 – 30/04/2021.

Arriva l’ok dall’Ue, su approvazione dell’Antitrust, per 687 milioni di euro di indennizzi agli operatori ferroviari che sono stati danneggiati dalla pandemia.

I fondi a sostegno dell’Italia, come riporta “Rai News”, riguardano gli operatori commerciali per il trasporto ferroviario di passeggeri a lunga percorrenza e mirano a coprire i danni procurati dalla pandemia, specialmente durante il periodo compreso tra il 1° luglio 2020 ed il 30 aprile 2021.

Covid, Ue: troppo presto per considerarlo virus endemico

Véran: “Nulla ci dice che nel mondo non ci sia una variante più pericolosa”.
Kyriakides: “L’unica certezza è l’incertezza”.

Continuano gli inviti alla cautela, in merito alla fine della pandemia.

Il ministro della Salute francese, Oliver Véran, al termine del consiglio informale della Salute di Grenoble infatti ha dichiarato quanto di seguito:

Non c’è ancora nulla che ci consenta di dire che non esiste, da qualche parte nel mondo, una nuova variante proveniente da un ceppo più pericoloso di Omicron.

Come riporta “Rai News” anche gli altri 26 ministri della Salute dei governi europei presenti si sono associati alle sue parole; la commissaria Ue alla salute, Stella Kyriakides, ha anche aggiunto:

L’unica certezza del Covid: è l’incertezza. E’ troppo presto.”

Ristori: 360 milioni per piscine, discoteche e tessile

Decreto in via di definizione.
Previsti 200 milioni nel 2022 più 160 in meccanismi di aiuto.

Dovrebbe essere in via di definizione il decreto ristori.

Visto il perdurare della pandemia con il governo che ha fissato lo stato di emergenza fino alla fine di marzo inasprendo le restrizioni, sono molte le attività che chiedono a gran voce degli aiuti data la concreta impossibilità o quantomeno l’elevata difficoltà lavorativa.

Il piano che il governo intende seguire, come riporta “Tgcom24”, sarebbe quello di dare 360 milioni di euro ad una serie di attività tra cui piscine, discoteche e settore tessile.

Più precisamente, le misure messe a punto dal Mise prevederebbero 200 milioni di euro nel 2022 per le attività maggiormente impattate e altri 160 milioni che andranno in parte a rifinanziare il fondo ad hoc per il sostegno di queste attività e in parte ad altri meccanismi di aiuto.

Lavoro: boom di dimissioni tra i giovani

La pandemia ha cambiato standard e mentalità.
Non basta attrarre i talenti, il problema maggiore è nel trattenerli.

Boom di dimissioni.

È quello che sta avvenendo negli Stati Uniti dove, solo nel 2021, sono stati circa 20 milioni i lavoratori che si sono dimessi.

Il fenomeno è stato talmente elevato da far coniare un nuovo termine: “Yolo economy”.

Con Yolo economy si intende “You Only Live Once”, ovvero “si vive solo una volta”; questo cambio di mentalità e standard che si ritiene la propria professione debba offrire arriva dalla pandemia.

Le persone, infatti, sono passate dalle priorità rappresentate dai soldi e dalla carriera al dare più importanza alla qualità della vita ed al tempo da dedicare a sé stessi e/o alla famiglia.

Tutto questo non accade, però, solo negli Usa. Come riporta “Quotidiano Nazionale” citando l’Associazione nazionale dei direttori del personale, infatti, anche in Italia gli HR managers si sono ritrovati sulle scrivanie abbondanti lettere di dimissioni da parte dei propri collaboratori.

Solo nei primi mesi del 2021 sono stati addirittura 770.000 i lavoratori che hanno deciso di licenziarsi nonostante fossero in possesso di un contratto a tempo indeterminato.

Durante il 2020, nel pieno della pandemia, la situazione è stata ovviamente di stand-by, ma facendo un confronto con il 2019 l’incremento delle dimissioni è stato di 40.000.

Scendendo più nel dettaglio, vediamo che ad aver presentato le proprie dimissioni sono stati soprattutto i giovani di età compresa fra i 26 ed i 35 anni, seguiti dalla fascia di età che va dai 36 anni ai 45.

La motivazione principale risiede nel cambio del paradigma, di mentalità e degli standard che le persone desiderano avere dalla propria posizione lavorativa dopo che la pandemia ha stravolto le abitudini ed i ritmi che conoscevamo.

Si è infatti alla ricerca di un miglior bilancio tra lavoro e vita privata, il famoso work-life balance, di modalità lavorative che permettano di avere maggior flessibilità, comodità e, dunque, una miglior gestione del tempo.

Intervenendo sul tema, la presidente dell’Aidp Matilde Marandola, ha dichiarato quanto di seguito:

La verità è che la pandemia ha sparigliato le carte. C’è un cambio di mentalità evidente. I giovani non si accontentano più del primo lavoro che capita, cercano un contesto che possa essere accogliente, anche dal punto di vista etico, della sostenibilità e della responsabilità sociale. Le aziende devono adeguarsi al nuovo paradigma non solo per attrarre i giovani talenti, ma anche per trattenerli.

Il mercato del lavoro sta cambiando sotto l’effetto della pandemia. Ci sono settori in forte espansione, come quelli legati alla salute, alle tecnologie ma anche alla grande distribuzione e al food. E questo ovviamente porta a nuove assunzioni.

La pandemia ha sparigliato le carte delle priorità. Ci siamo resi conto di quanto contino la famiglia, gli affetti, fare una passeggiata… In più, per chi aveva un lavoro sicuro, c’è stato un aumento del risparmio individuale. E questo ha sicuramente generato una maggiore tranquillità e, magari, dato un pizzico di coraggio in più per cambiare lavoro e stare meglio.”

Se, invece, ci focalizziamo sui settori, vediamo che i più soggetti alle dimissioni sono stati la sanità ed i servizi sociali, seguiti dal marketing e dall’IT. Al contrario, i più “immobili” da questo punto di vista sono stati il commercio ed il turismo.