La Corte d’appello di Torino ha confermato il nesso causale tra il vaccino anti Covid Pfizer-BioNTech ed una grave patologia neurologica sviluppata da una commerciante di 57 anni di Alba, nel Cuneese.
I giudici hanno respinto il ricorso del ministero della Salute contro la sentenza emessa dal tribunale civile di Asti nell’ottobre scorso, che aveva riconosciuto alla donna il diritto all’indennizzo previsto dalla legge.
La patologia riconosciuta è una mielite trasversa, un’infiammazione del midollo spinale che può provocare gravi disturbi neurologici. La donna aveva ricevuto due dosi del vaccino Comirnaty Pfizer-BioNTech il 7 e il 28 aprile 2021.
Nel procedimento di primo grado il tribunale di Asti aveva nominato due consulenti tecnici indipendenti, che avevano individuato un collegamento tra la vaccinazione e la malattia neurologica sviluppata dalla paziente. La Corte d’appello ha confermato quelle conclusioni senza disporre una nuova consulenza.
«La consulenza tecnica d’ufficio espletata nel primo grado di giudizio ha attestato in modo completo, secondo il parametro della preponderanza dell’evidenza, la sussistenza del nesso di causalità», si legge nella sentenza. Secondo i giudici, non esistono «fondate ragioni per discostarsi» dalle conclusioni dei consulenti nominati dal tribunale.
Il ministero della Salute sosteneva invece che il danno fosse riconducibile ad una patologia autoimmune preesistente della donna. Una tesi che la Corte ha respinto, chiarendo che «l’assetto autoimmune non poteva configurare una causa alternativa», ma semmai «un eventuale terreno favorente l’evento immunomediato post-vaccinale».
La 57enne è assistita dagli avvocati Renato Ambrosio, Chiara Ghibaudo e Stefano Bertone dello studio Ambrosio & Commodo di Torino. Secondo Bertone, la sentenza «ribadisce l’astratta pericolosità del vaccino alla stregua delle leggi di copertura scientifica», ricordando che «i vaccini, come tutti i farmaci, possono comportare reazioni avverse anche gravi».
L’avvocato Ambrosio, come riporta Il Corriere Adriatico, ha sottolineato l’importanza di garantire assistenza specializzata a chi sostiene di avere riportato danni da farmaci o dispositivi medici, mentre Bertone ha affermato che «moltissime italiane e moltissimi italiani ignorano che il loro danno grave alla salute possa essere conseguenza del vaccino».
Secondo il legale, dopo la sentenza di primo grado lo studio avrebbe ricevuto almeno tre nuove segnalazioni alla settimana. Bertone sostiene inoltre che al 2024 nel mondo sarebbero state accolte almeno 36mila domande di indennizzo legate ai vaccini contro il Covid-19.