Rilascio dell’acqua di Fukushima: Corea del Sud contro Giappone

La Corea del Sud impugna la decisione Giapponese di rilasciare le acque contaminate.
In Italia arrivano oltre 40 milioni di kg di pesce da quelle acque.

Il Giappone vuole rilasciare 1,25 milioni di tonnellate di acqua radioattiva, trattata dalla centrale di Fukushima.

La Corea del Sud, tramite il suo presidente Moon Jae-in, ha impugnato la decisione al tribunale internazionale del diritto del mare; portando il caso al tribunale di Amburgo, la Corea del Sud mira a sospendere l’iniziativa annunciata dal governo di Tokyo che ha innescato forte opposizione e indignazione nel Paese.

Moon Jae-in, nel frattempo, ha incontrato l’ambasciatore nipponico Koichi Aiboshi, al quale ha espresso “grande preoccupazione”.

Ma anche l’Italia è interessata al tema. La Coldiretti, infatti, sui dati Istat relativi al 2020 che vedono arrivare in Italia oltre 21 milioni di kg di pesce (tra pesci, crostacei e molluschi) dalle acque del Giappone, oltre che 18 milioni di kg dalla Cina ed altri 3,3 milioni di kg dalla Corea, ha dichiarato quanto di seguito:

E’ devastante la decisione del Giappone, che ha pesanti ripercussioni dal punto di vista ambientale, economico e sanitario a livello globale, sulla quale devono intervenire le istituzioni internazionali.

AstraZeneca: stop alla sperimentazione sui bambini

Si aspettano i risultati inerenti alle trombosi sugli adulti.
Possibili nuove restrizioni anche dall’Ema.

Sospesa la sperimentazione del vaccino AstraZeneca sui bambini.

Ad annunciarlo è l’Università di Oxford, in attesa di un’analisi sui possibili legami tra il siero ed episodi di trombosi tra gli adulti, dopo che i test erano iniziati a febbraio e avevano coinvolto bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni.

Erano circa 300 i volontari si erano fatti avanti, se così si può dire.

A spiegare lo stop è stato il professor Andrew Pollard:

Sebbene non ci siano preoccupazioni per la sicurezza nella sperimentazione pediatrica, attendiamo ulteriori informazioni dall’Mhra (l’Authority per i farmaci britannica) sui rari casi di trombosi e trombocitopenia che sono stati segnalati negli adulti, prima di somministrare altri vaccini.”

Oggi, inoltre, l’Ema si pronuncerà di nuovo sul vaccino anglo-svedese e potrebbe non escludere più, come invece aveva fatto un paio di settimane fa, un “nesso causale” tra i casi di morti per trombosi, in particolare tra gli under 55, e le vaccinazioni.

A convincere l’Agenzia europea del farmaco sono stati i nuovi dati raccolti che già da ieri sono sotto la lente degli esperti Ue, in arrivo in particolare dalla Germania, che metterebbero sotto accusa l’eccessiva risposta anticorpale nei più giovani, che contribuirebbe a provocare trombosi associate a forme di emorragie causate dalla diminuzione di piastrine.

Pfizer avvia sperimentazione orale per farmaco anti-Covid

La nuova terapia sotto test negli Usa, dove c’è viva concorrenza.
Il farmaco impedirebbe al virus di replicarsi nelle cellule.

Pfizer sta testando un nuovo farmaco anti-Covid da assumere per via orale.

Il farmaco, denominato PF-07321332, è fase di sperimentazione negli Stati Uniti; si tratterebbe di un inibitore della proteasi che impedisce al virus di replicarsi nelle cellule (come quelli utilizzati contro l’Epatite e l’HIV).

Non solo. L’azienda sta anche studiando un candidato antivirale somministrato per via endovenosa in uno studio in fase iniziale su pazienti COVID-19 ospedalizzati.

Di seguito, quanto dichiarato da Mikael Dolsten, Chief Medical Officer di Pfizer:

I due candidati (orale e endovenoso) hanno il potenziale per creare un paradigma di trattamento end-to-end che integra la vaccinazione nei casi in cui la malattia è ancora presente.

Ma Pfizer non è l’unico produttore: un farmaco sostanzialmente analogo è in via di sperimentazione anche da parte della rivale Merck & Co con Ridgeback Bio e da Roche Holding in collaborazione con Atea Pharmaceuticals.

Vaccino: altra sconfitta dell’Ue

Pachidermica negli aiuti economici, priva di solidarietà ed ora sconfitta sui vaccini.
L’Unione si conferma un macchinoso carrozzone burocratico privo di efficacia.

Un piano di aiuti economici fatto di soli slogan, mentre da altre parti si stampava moneta per farla entrare direttamente nei conti correnti dei cittadini. Le liti del premier olandese e dei Paesi del Nord per non dare soldi all’Italia ed agli Stati in maggiore difficoltà per la pandemia da Covid-19, un virus che mette a nudo il vero funzionamento dell’Ue, ovvero un’unione finanziaria voluta e gestita dall’asse franco-tedesco (approfondimento al link).

Ora anche i vaccini.

Lo smacco più grande, aldilà del confronto internazionale, arriva proprio dentro i confini europei: Regno Unito e Serbia sono, infatti, i primi due Paesi in Europa per numero di vaccini effettuati in rapporto alla popolazione.

Entrambi, non fanno parte dell’Unione europea.

Stando ai dati di “Our Wolrd in Data” e riportati anche su “Ansa”, elaborati ed aggiornati al primo febbraio, vediamo quanto di seguito: Regno Unito 14.42 (dosi per 100 abitanti), Serbia 6.43, Romania 3.75, Slovenia 3.67, Lituania 3.52, Italia 3.36 Polonia 3.25, Ungheria 3.23) e Germania 2.95.

La Serbia, nello specifico, ha iniziato le vaccinazioni il 24 dicembre, anticipando l’Ue, ed utilizza tre tipi di vaccino: l’americano Pfizer, il russo Sputnik V ed il cinese Sinopharm.

Non solo. La Serbia ha anche dato ai suoi cittadini la possibilità di scegliere con quale di questi vaccinarsi.

La Germania verso nuove restrizioni

In aumento il numero dei casi.
Più che alla riapertura, si pensa di dover fare qualche passo indietro.

Mentre la popolazione attende con ansia la riapertura, il ministro della Sanità tedesca, Jens Spahn, ha affermato che il numero dei contagi è purtroppo in aumento.

Questo potrebbe portare al ripristino delle misure restrittive, mirate al rallentamento della diffusione del virus.

Più nel dettaglio, le dichiarazioni di Spahn durante una conferenza stampa settimanale sono state le seguenti:

“Il crescente numero di casi potrebbe implicare che non possiamo prendere ulteriori passi verso la riapertura nelle prossime settimane. Al contrario, potremmo anche dover fare dei passi indietro.”