Le donazioni Covid finite in bond alle Cayman

Si indaga su scandali inerenti ai soldi donati dagli italiani per la pandemia.
Continuano gli scandali all’italiana.

La solita vecchia storia.

Siamo forse di fronte ad un’altra truffa all’italiana, ovvero ai fondi delle donazioni che poi spariscono in qualche strano conto.

C’eravamo già passati, tra i vari episodi, con le donazioni per i terremotati ed in chi sperava nel lockdown per fare soldi (approfondimento al link).

Ora si parla del fatto che le donazioni effettuate dagli italiani per aiutare a superare la pandemia di Covid-19 siano finiti in bond alle isole Cayman.

A riporta la notizia è la “La Verità” e l’articolo, con tutti i dettagli, è reperibile qui.

Oms: distruggere agenti patogeni dei laboratori in Ucraina

La Russia lancia l’allarme dei bio-laboratori Usa in Ucraina.
Per la stampa sono fake news, ma interviene l’Oms.

Distruggere gli agenti patogeni ad alto rischio nei laboratori sanitari per prevenire potenziali fuoriuscite. È quanto raccomanda l’Oms.

Nonostante gli allarmi lanciati più volte dalla Russia fossero stati tacciati di fake news dalla quasi totalità della stampa, a ribaltare il tutto arriva addirittura l’Oms.

L’organizzazione mondiale della sanità non solo ne conferma l’esistenza, ma invita anche ad un elevato grado di prudenza, raccomandando di distruggere tutti gli agenti patogeni minacciosi che potrebbero fuoriuscire dai numerosi bio-laboratori americani presenti sul terreno ucraino.

A riportare la notizia è la “Cnn”, ripresa poi anche da “Il Gazzettino” ed indicando come le forti raccomandazioni dell’Oms sono state volte direttamente al Ministero della Salute ucraino.

L’Oms ha anche incoraggiato “lo smaltimento sicuro e protetto di qualsiasi agente patogeno” e si è messa a disposizione per assistere se necessario e ove possibile.

Lavoratori PA non vaccinati e sospesi: metà stipendio

Bisogna “sopperire alle esigenze essenziali della vita”.
Decisione del Tar del Lazio in attesa dell’udienza pubblica.

I lavoratori pubblici che hanno deciso di non vaccinarsi e che, di conseguenza sono stati sospesi, hanno comunque diritto a metà dello stipendio.

A riportare la decisione che emerge dall’ordinanza 1234/22 depositata il 25 febbraio dalla quinta sezione del Tar Lazio, in attesa dell’udienza pubblica prevista per la trattazione del ricorso nel merito, è “Italia Oggi”, aggiungendo che la motivazione risiede nel fatto che bisogna in ogni caso “sopperire alle esigenze essenziali di vita” e riportando quanto di seguito.

Trova ingresso l’istanza cautelare proposta dal dipendente del ministero della Giustizia, un assistente capo della polizia penitenziaria impegnato nel sistema dell’esecuzione penale esterna: a disporre lo stop dal servizio è stato il dipartimento per la giustizia minorile e di comunità. Ma adesso il collegio dei giudici dispone in favore dell’interessato un assegno alimentare pari al 50 per cento del trattamento retributivo di attività. Il ricorso richiede “un approfondimento di merito” sull’obbligo vaccinale: in particolare sulla necessità di bilanciamento di valori costituzionali fra la tutela della salute come interesse collettivo e l’assicurazione di un sostegno economico vitale. D’altronde la sospensione imposta dal datore di lavoro per la mancata immunizzazione non ha natura disciplinare e implica la privazione integrale del trattamento retributivo. L’interessato, fra l’altro, è uno dei dipendenti pubblici che aveva ottenuto con un provvedimento monocratico del presidente la corresponsione dell’intero stipendio fino alla trattazione collegiale. Il tutto perché, come emerge dal decreto 726/22, il lavoratore pone una serie di questioni di legittimità costituzionale sull’obbligo vaccinale che meritano essere approfondite dal collegio. La retribuzione, tuttavia, è la “fonte di sostegno” del lavoratore e dunque la misura cautelare non può attendere fino alla camera di consiglio. Ora l’agente di polizia penitenziaria dovrà contentarsi del 50 per cento almeno fino al 6 maggio, data della prossima udienza.

Non è la prima volta, peraltro, che s’incrina il fronte della fermezza tra i giudici amministrativi, che pure nei mesi scorsi hanno sempre confermato la legittimità della sospensione di medici, infermieri e professori contrari al vaccino. Non più di due settimane fa, infatti, il Tar Lazio con il decreto 919/22 ha detto stop alla sospensione di oltre venti militari accogliendo il ricorso contro i provvedimenti dei rispettivi comandi che li avevano momentaneamente estromessi per non aver adempiuto l’obbligo di immunizzarsi. Anche qui sul rilievo che sussiste “l’estrema gravità ed urgenza” perché i lavoratori non possono aspettare la trattazione collegiale del ricorso restando senza stipendio. Una linea che invece non trova riscontro nelle decisioni del giudice del lavoro sui rapporti coi datori privati: è legittimo sospendere il dipendente no vax, stabilisce ad esempio l’ordinanza 2467/21 del tribunale civile di Modena, perché la perdita dello stipendio non è di per sé “irreparabile” ma è un danno risarcibile ex post come tutte le lesioni dei diritti che derivano da rapporti obbligatori.

Giorgetti: stato d’emergenza non va prorogato

Il ministro non vede il sussistere della necessità.
Non ci sono condizioni sanitarie né costituzionali.

Giancarlo Giorgetti interviene in merito ad un’eventuale proroga dello stato d’emergenza, la cui scadenza è prevista per il 31 marzo, e lo fa escludendone la possibilità senza giri di parole.

Come riporta “Il Giornale”, anche alla luce del fatto che la Lega ha tentato invano l’assalto in commissione Affari Sociali alla Camera con lo scopo di abolire il Green Pass entro e non oltre il termine previsto del 31 marzo, smarcandosi dalla maggioranza che sostiene il governo Draghi per votare la mozione presentata da Fratelli d’Italia ed Alternativa, il ministro allo Sviluppo economico ha dichiarato quanto di seguito:

Lo stato di emergenza è eccezionale, un’ulteriore proroga richiederebbe una situazione eccezionalissima che francamente non vedo. Non ci sono né le condizioni sanitarie né costituzionali per una ipotesi di questo genere.

Austria: entro il 5 marzo allentate tutte le restrizioni

Primo step già dal 19 febbraio.
Resterà solo l’obbligo della mascherina per persone vulnerabili.

Anche l’Austria, che qualche mese fa pensava di introdurre l’obbligo vaccinale, si accoda ora invece ai Paesi che stanno togliendo tutte le restrizioni anti-Covid.

Dopo che la Danimarca è stata la prima a togliere tutti i limiti (approfondimento al link), Olanda, Repubblica Ceca, Polonia, Svezia ed anche la Germania stanno sempre più togliendo le restrizioni.

A loro, si aggiunge ora anche l’Austria che, per bocca del cancelliere Karl Nehammer, ha annunciato l’allentamento di tutte le restrizioni legate al Covid-19 con un primo step già a partire dal 19 febbraio e poi tutte le altre entro il 5 marzo.

Come riporta “Notizie.it” resterà solamente l’obbligo di indossare la mascherina in situazioni ritenute assolutamente necessarie al fine di “proteggere persone vulnerabili”.

Più nel dettaglio, le parole di Nehammer sono state le seguenti:

È ora possibile che le persone siano liberate da tutte queste restrizioni, conservando un approccio prudente, ad eccezione dell’obbligo di indossare la mascherina quando è assolutamente necessario per proteggere le persone vulnerabili.