Paura di “essere tagliati fuori”? Forse soffrite di FOMO

È la fobia dei social network.
Come riconoscerla e come uscirne, passando alla JOMO.

Nell’attuale società iperconnessa dove regnano i social network, è un attimo sentirsi tagliati fuori.

La paura di essere in qualche modo esclusi genera senso di inadeguatezza, di non essere all’altezza, finendo magari anche in uno stato depressivo.

È bastato che i tre social networks di Mark Zuckerberg, Facebook, Instagram e Whatsapp non funzionassero per qualche ora il 4 ottobre di quest’anno, che tutti gli utenti hanno iniziato ad andare in panico.

La prima reazione è stata quella di riversarsi su Twitter cercando di capire se il problema fosse comune o inerente al singolo utente.

Questa paura, che si può definire fobia, prende il nome di FOMO: Fear Of Mising Out, ovvero appunto la paura di essere tagliati fuori.

Controllare lo smartphone appena ci si sveglia e come ultima cosa prima di andare a dormire, l’ansia di non perdere una notifica, percepire uno stato di frustrazione dai vari post, sono i sintomi della FOMO.

Lo scienziato sociale dell’Università di Oxford Andrew Przybylski, uno dei primi a studiare questa fobia, la descrive come una forma di ansia sociale che scaturisce dalla paura compulsiva di essere esclusi dalle vite degli altri.

Da sempre l’uomo ha cercato interazioni con gli altri individui, il che non è affatto un male, ma da quando abbiamo sempre in tasca lo smartphone come finestra sul mondo, questo istinto è stato esasperato fino alle sue estreme conseguenze. Ne deriva una vera e propria dipendenza dai social network che ci fa sentire quasi obbligati a controllare il telefono in continuazione per essere sempre aggiornati su tutto: addirittura 150 volte al giorno in media, stando a quanto sostengono alcuni studi.

Molto spesso, però, quello che vediamo sui social anziché aiutare il nostro livello di felicità genera un senso di sconforto, legato al fatto che le vite degli altri ci sembrano sempre più piene della nostra.

Non si parla di FOMO se l’esigenza è quella di essere aggiornati su ciò che accade nel mondo (cosa positiva), ma se questa viene vissuta in forma estrema portando, appunto, ansia di essere tagliati fuori.

Uno dei momenti più delicati è l’adolescenza dove i social network, per stare al passo con gli altri e sentirsi pari del gruppo, possono passare da utile canale di comunicazione a fonte di stress da cui è impossibile svincolarsi.

Lo stesso vale per i momenti in cui viviamo periodi di stallo e/o di insoddisfazione familiare o lavorativa o per chi ha poco autocontrollo e non riesce gestire le emozioni come dovrebbe.

I social influenzano in modo significativo questi stati d’animo perché nella storia l’uomo non è mai stato esposto a così tanti stimoli come al giorno d’oggi e la comunicazione non è mai stata così facile, economica e immediata.

Per capire se si soffre di FOMO, i sintomi sono i seguenti:

  • Ogni mattina, al risveglio, avere come primo pensiero quello di accendere il telefono;
  • Tenere gli occhi incollati allo smartphone mentre si mangia;
  • Tenere il telefono sotto mano anche quando si è ormai a letto in pigiama;
  • Sentirsi quasi obbligati a pubblicare post o stories a intervalli regolari;
  • Sentirsi inferiori agli altri quando non si ha niente di interessante da postare;
  • Temere, senza un motivo valido, di essere escluso dal gruppo dei pari;
  • Farsi prendere dal panico se non c’è campo o il telefono si spegne;
  • Avere l’impressione che gli altri siano sempre più felici, amati e di successo;
  • Rimuginare in continuazione su ciò che si vede nei social;
  • Non riuscire a liberarsi dallo scrolling compulsivo, anche se non dà alcuna soddisfazione.

Per combattere questa fobia, invece, si parla di JOMO: Joy of Missing Out, ovvero la felicità di staccare dal mondo e prendersi dei momenti per sé stessi, cosa che ormai sembra un privilegio.

Ne parla un articolo del 2018 pubblicato sul New York Times, di seguito citato:

Si può dire che io abbia avuto l’illuminazione quando, nel bel mezzo di un volo per Los Angeles – e di una giornata lavorativa newyorkese fitta di impegni – il WiFi ha smesso di funzionare. Nell’arco di pochissimo tempo sono successe due cose molto bizzarre. La prima: non sono precipitato a terra. La seconda: dopo essermi ripreso dalla rabbia e dall’implosione iniziale, ho lavorato con un’intensità e una produttività che non mostravo da secoli”.

Covid-19: il confronto 2020-2021

A confronto i grafici con i dati dell’anno scorso e di quest’anno.
Ecco gli andamenti dei casi totali, dei decessi, delle terapie intensive e del tasso di positività.

Si dice tutto ed il contrario di tutto, si sostengono tesi che poi si contraddicono, si cambiano idee, si ragiona, purtroppo, anche come tifo da stadio.

Cercando di concentrarci sui numeri, e sperando che questi sia corretti (le polemiche non mancano neanche in questo caso tra chi li ritiene gonfiati piuttosto che usati a comodo a seconda della tesi da sostenere), vediamo di seguito i grafici de Il Sole 24 Ore Lab elaborati sui dati Iss in modo da avere un confronto tra il 2020 ed il 2021 sull’andamento della pandemia.

Casi Totali:

Decessi:

Terapia Intensiva:

Tasso di positività:

Trieste, no green pass: voi bloccate la vita, noi la città

Quarta manifestazione da settembre.
Possibilità di bloccare il porto per sciopero e protesta.

È la quarta manifestazione no green pass da settembre, quella che si è svolta recentemente a Trieste ed ha vista manifestare qualche migliaio di cittadini (sulla stampa si legge circa 8.000).

Organizzate dal coordinamento Nogreenpass, il corteo ha sfilato lungo le Rive per poi raggiungere Ponterosso; è stato poi previsto un incontro tra una delegazione ed il prefetto.

Lo striscione citava “No green pass no apartheid. Né green né pass né apartheid” mentre i manifestanti avanzavano al grido di “Voi bloccate la nostra vita, noi la città”.

I lavoratori del porto, così come quelli del porto di Genova potrebbero scioperare/protestare per l’entrata in vigore del green pass, provocandone i rispettivi blocchi.

Svezia e Danimarca sospendono Moderna per i giovani

In Svezia sospeso il vaccino per i nati dopo il 1991, in Danimarca per gli under 18.
Continua invece la vaccinazione con Pfizer.

Sospeso il vaccino Moderna per under 20 in Svezia e per gli under 18 in Danimarca.

L’agenzia sanitaria svedese ha preso la decisione a seguito di segnalazioni di possibili effetti collaterali rari, come la miocardite.

Stando a quanto riporta quotidianosanità.it, il rischio è stato definito “molto piccolo” e riguarderebbe in particolare la somministrazione della seconda dose.

In Danimarca, analogamente, a seguito dei dati preliminari di un nuovo studio che sembrano evidenziare rischi di miocardite ed un aumento del rischio di infiammazione cardiaca a seguito della vaccinazione con Moderna, si è deciso per la sospensione agli under 18.

Più precisamente, riscontrando un aumento di miocardite e pericardite tra i giovani e i giovani adulti che erano stati vaccinati, l’agenzia svedese ha dichiarato quanto di seguito:

La connessione è particolarmente chiara quando si tratta del vaccino Spikevax di Moderna, specialmente dopo la seconda dose.

Entrambi i Paesi procederanno esclusivamente con la vaccinazione Pfizer.

La Norvegia riclassifica il Covid-19: come l’influenza o il raffreddore

L’Istituto norvegese di sanità prende la decisione su base statistica.
Come per influenza e raffreddore, non è necessaria la vaccinazione di massa.

La Norvegia è Covid-19 free.

Non nel senso che non ci siano più contagi o morti, ma nel senso che l’FHI, ovvero l’Istituto norvegese di sanità, ha deciso di riclassificare la malattia.

Nel farlo, ha deciso di trattarla al pari di altre malattie respiratorie, come l’influenza o il virus del raffreddore, non ritenendola più pericolosa di queste.

Pur chiarendo che la pandemia non è finita, l’FHI ha dichiarato che il Covid-19 ora è più contagioso ma meno pericoloso ed ha precisato che la decisione è statisticamente supportata.

Stando a quanto riporta Free West Media (l’articolo completo è reperibile a questo link), si aggiunge infine che, esattamente come per l’influenza ed il virus del raffreddore, non è necessaria la vaccinazione di massa.

(Foto da internet)