Compravendita di posti in fila al confine tra Polonia e Bielorussia

Posti in vendita a partire da 35 euro per i trasportatori.
Business anche sui passeggeri: chi vuole salire su un autobus più vicino al confine paga 45 euro.

Attualmente gli autisti bielorussi devono affrontare file lunghissime per i controlli al confine polacco-bielorusso ed il problema è così grande che ha causato una vera e propria compravendita dei posti lungo la fila di mezzi in attesa.

Come riporta Polonia Oggi, i prezzi partono da 30 euro e più ci si avvicina al punto di controllo, più sono alti.

Ciò provoca una notevole disorganizzazione del traffico perché i posti in fila cambiano continuamente; questo porta a controversie e persino scontri tra gli automobilisti.

Pertanto, i servizi bielorussi hanno rafforzato il controllo della situazione al confine con Minsk che ha recentemente annunciato l’arresto di un gruppo di 10 persone che si occupavano delle vendite dei posti in fila.

Un altro fenomeno è il trasferimento dei passeggeri degli autobus che, per attraversare il confine più velocemente, cambiano il loro veicolo con uno situato più vicino al valico di frontiera: gli autisti li lasciano entrare pagando una tariffa di circa 45 euro.

Secondo il servizio di frontiera bielorusso, al valico Kukuryki-Kozłowicz ci sono un migliaio di auto in attesa, e al valico Brest-Terespol ci sono circa 336 veicoli.

Bielorussia schiera un terzo delle truppe al confine ucraino

Lukashenko: risposta ai 120.000 uomini schierati dall’Ucraina sul confine bielorusso.

La Bielorussia ha schierato quasi un terzo delle sue forze armate lungo l’intero confine, ha affermato il presidente Aleksandr Lukashenko in un’intervista al canale tv Rossiya, poi ripresa da Ansa.

Il numero esatto di soldati non è stato specificato, ma l’esercito professionale della Bielorussia è composto da 48.000 uomini e circa 12.000 truppe destinate alla vigilanza dei confini, secondo il Military Balance del 2022 dell’International Institute for Strategic Studies, scrive il Guardian.

Il presidente, stretto alleato di Vladimir Putin, ha affermato che l’Ucraina ha schierato più di 120.000 truppe al confine con la Bielorussia:

Vedendo la loro politica aggressiva, abbiamo introdotto lì e posizionato in determinati punti il nostro esercito lungo l’intero confine, in caso di guerra“.

Ipocrisia G7, minacce all’Iran: “niente missili alla Russia o reagiremo”

Si chiede all’Iran di non fare ciò che il G7 esattamente fa.
Nessuno si ricorda più il Protocollo di Minsk, avente come mediatori Merkel e Hollande, o la richiesta di Mattarella a Putin di intervenire.

Siamo estremamente preoccupati per le notizie secondo cui l’Iran sta valutando la possibilità di trasferire missili balistici e la relativa tecnologia alla Russia, dopo aver fornito al regime russo droni che vengono usati in incessanti attacchi contro la popolazione civile in Ucraina. Chiediamo all’Iran di astenersi dal farlo, poiché ciò contribuirebbe alla destabilizzazione regionale e rappresenterebbe un sostanziale incremento materiale del suo sostegno alla guerra della Russia“.

Così, come riporta Ansa, i leader G7 in una nota. In caso contrario, “siamo pronti a rispondere rapidamente e in modo coordinato, anche con nuove e significative misure“.

Nella dichiarazione dei leader del G7, che sottolineano come la guerra della Russia in Ucraina rappresenti “un’aggressione che costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Se l’Iran dovesse procedere con la fornitura di missili balistici o tecnologie correlate alla Russia, siamo pronti a rispondere rapidamente e in modo coordinato, anche con nuove e significative misure contro l’Iran“, si legge ancora:

Ribadiamo il nostro appello ai terzi affinché cessino immediatamente di fornire sostegno materiale alla guerra di aggressione illegale e ingiustificabile della Russia contro l’Ucraina, altrimenti dovranno affrontare gravi costi“.

Sembra quantomeno ipocrisia che a chiedere una cosa del genere siano Paesi che da anni si comportano esattamente così, inviando continui ed ingenti aiuti militari all’Ucraina.

Il tutto, come si fossero dimenticati degli accordi di Minsk, ripetutamente infranti dall’Ucraina tramite gli attacchi degli 7-8 anni alle Repubbliche del Donbass per la quali addirittura il Presidente della Repubblica Sergio Mattarela era intervenuto chiedendo a Putin di intervenire (approfondimento al link).

Il Protocollo di Minsk era stato stipulato in presenza, tra gli altri, dei mediatori Angela Merkel e Francois Hollande e proprio il mancato rispetto degli accordi spinse la Russia ad accogliere la richiesta di aiuto lanciata dalle Repubbliche del Donbass a causa del mancato “cessate il fuocoucraino nonstante le ripetute richieste.

Paesi più sanzionati al mondo: ecco la classifica

La lista dei primi 7 Stati per sanzioni attive.
Gli Usa quelli che emettono più sanzioni.

È un tema vecchio ma che il conflitto tra Ucraina e Russia ha riportato all’ordine del giorno tra interessi e curiosità, oltre che aver fatto aggiornare la classifica.

Ma quali sono, ad oggi, i Paesi più sanzionati al mondo? Il The Daily Digest ci fornisce alcuni dati, stilando la classifica dei primi sette Stati al mondo.

Le informazioni sono aggiornate mensilmente e provengono da una serie di fonti governative e non governative, costituite da circa 900 elenchi di controllo o autorità emittenti; questi dati interessano oltre 200 nazioni diverse.

Al settimo posto troviamo il Venezuela con 747 sanzioni.

Sesto in classifica il Myanmar che arriva a contare 908 sanzioni, mentre si piazza quinta la Bielorussia, con 1.417.

Al quarto posto della lista creata dagli analisti di Castellum.AI c’è la Corea del Nord, con 2.152 sanzioni attive.

La Siria è invece il terzo Paese più sanzionato, con un totale di 2.803 sanzioni. A settembre 2020, il Carter Center segnalava che gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro la Siria fin dagli anni Settanta.

Stando sempre ai dati di Castellum.AI, l’Iran aveva ricevuto un totale di 3.616 sanzioni prima del 22 febbraio 2022. A settembre 2023, l’Iran ne aveva subite un totale di 4.645 che le garantivano (per così dire) il primato.

Le sanzioni, che la vedono ora al secondo posto, arrivano da Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e Paesi come Australia, Canada, India ed Israele.

Dal 2014 la Russia ha subito 17.854 sanzioni, la maggior parte delle quali è entrata in vigore dopo il conflitto in Ucraina, con Mosca che aveva 2.695 sanzioni prima della guerra e 15.159 dopo febbraio 2022.

Ad aver emesso il maggior numero di sanzioni contro la Russia (3.950) sono gli Stati Uniti, seguiti dal Canada che ne ha emesse 3.105. Ma anche l’Australia, il Giappone, il Regno Unito, la Francia e l’Unione Europea sono stati tra i principali emittenti.

Sorprendentemente, la Svizzera è il terzo Paese ad aver imposto il maggior numero di sanzioni contro la Federazione Russa dal 2014.

Guerra, Minsk: elicottero polacco ha sconfinato 2 volte

Lo sconfinamento polacco equivarrebbe ad uno sconfinamento Nato.
Putin: “Stiamo realizzando armi nucleari avanzate”.

La guerra in Ucraina giunge al giorno 583 e, oltre che sul campo, non mancano attacchi e contrattacchi verbali.

Esplosioni nelle regioni di Mykolaiv e Sumy con la Bielorussia che, stando a quando riporta Tgcom24, accusa la Polonia e quindi la Nato riferendo quanto di seguito:

Un elicottero polacco ha violato lo spazio aereo della Bielorussia“.

Nel frattempo, dopo il recente annuncio del presidente Nordcoreano Kim Jong-Un che ha dichiarato costituzionalmente per la Corea del Nord lo status di potenza nucleare (approfondimento al link), anche Putin afferma che la Russia sta lavorando alla “creazione di armi avanzate in grado di mantenere l’equilibro strategico nel mondo“.