Afghanistan, Sacchetti: “Occhio a manipolazione mediatica, Russia più astuta”

L’errore è stato mandare le truppe, non toglierle.
La Cina ha una strategia ma non avrà vita facile, Usa lì per interessi non per motivi umanitari.

L’Afghanistan è nel caos.

Il ritiro delle truppe NATO deciso prima dall’amministrazione Trump, dopo confermato e gestito dall’amministrazione Biden, ha riportato il Paese in man ai talebani in men che non si dica.

L’avanzata dei guerriglieri è stata fulminea, conquistando l’intero Paese nel giro di pochi giorni e dichiarando la volontà di creare un Emirato islamico, pronto anche a diventare il Narco-Stato più grande del mondo con una produzione pari al 90% dell’oppio illegale mondiale.

Civili e diplomatici dei Paesi NATO sono stati fatti evacuare mentre dai locali arrivano grida di aiuto come “è già partita la caccia ai cristiani” e “i talebani ci stanno venendo a prendere porta per porta”.

Nel frattempo Biden scarica le colpe su Trump, la Merkel dice che “abbiamo sbagliato tutti”, Johnson e Macron chiedono un G7 d’urgenza, Berlusconi ritiene “vanificati 20 anni di sacrifici per un dispiego frettoloso”, Draghi dice che sta lavorando con l’Ue per la soluzione umanitaria, Di Maio, in vacanza, non è ancora intervenuto sul tema e l’Onu invoca negoziati per un governo di inclusione che preveda la partecipazione significativa di donne (approfondimento al link).

Per cercare di capire al meglio la situazione e come si sia potuto arrivare a questo, ne abbiamo parlato con il dott. Cesare Sacchetti, già giornalista per L’Antidiplomatico, Il Fatto Quotidiano e Libero Quotidiano; fondatore del blog “La Cruna dell’Ago” ed esperto di geopolitica.

Dott. Sacchetti, secondo lei, è stata una scelta corretta quella di ritirare le truppe?

“Certamente sì, perché si è messa fine ad una occupazione, quella della NATO e degli USA, che non sarebbe mai dovuta iniziare. La storia dell’invasione in Afghanistan è la storia di un potere, quello del deep state di Washington, che ha deciso di rovesciare un regime, quello dei Talebani, per interessi di carattere finanziario ed economico. Molti non sanno che i Talebani al principio sono stati finanziati dalla CIA e dalle agenzie di intelligence americane. La stessa CIA che negli anni ’80 ai tempi dell’invasione dell’Afghanistan da parte dell’URSS riservava parole di elogio per Osama bin Laden. Successivamente quando i Talebani salirono al potere negli anni’90, l’amicizia tra deep state e il gruppo islamista finì. I civili afghani furono proprio coloro che sostennero i Talebani perché ormai completamente saturi dei continui abusi commessi dai signori della droga che seminavano violenza e terrore nel Paese. Quando i Talebani decisero di distruggere tutti i campi d’oppio, infierirono un colpo mortale al traffico d’oppio, dal momento che il 90% di questa droga era prodotto lì. Le ragioni della guerra in Afghanistan sono legate alla enorme mole di denaro che ruota attorno a questo traffico. La guerra non è stata voluta per i diritti umani e su questo basti pensare al fatto che l’Arabia Saudita, Paese che pratica una forma di Islam altrettanto estremo, non è stata sfiorata.”

Era prevedibile ciò che è successo immediatamente dopo il ritiro delle truppe NATO, non crede? Crede sia possibile imputare delle colpe a qualcuno nella gestione della situazione?

“Dopo aver parlato con fonti affidabili a livello governativo che si trovano a Kabul, sono giunto alla conclusione che molte delle immagini che stiamo vedendo sono il risultato di una manipolazione mediatica. A Kabul, non c’è il caos che vogliono farci credere i media. I Talebani stanno persino offrendo assistenza agli Occidentali che vogliono lasciare il Paese. Questa manipolazione mediatica è funzionale a screditare agli occhi dell’opinione pubblica internazionale il nuovo governo dei Talebani. Alcuni poteri si sono resi conto di aver perso il controllo di un Paese strategico e l’isteria mediatica è una reazione a questa cocente sconfitta.”

Vi è, secondo lei, solo il pretesto per scatenare un’altra guerra che tanto fa bene a certe economie?

“No, non credo. Senza gli Stati Uniti, nessuno sulla carta ha il potere di scatenare una nuova guerra in Afghanistan e i Paesi che avrebbero le potenzialità per farlo, Russia e Cina, non appaiono intenzionati a ingerire militarmente negli affari dell’Afghanistan. Piuttosto sembrano interessati entrambi a riconoscere il nuovo governo.”

La Cina ha lasciato i suoi diplomatici sul Paese e sembra esente da quello che sta accadendo; quale ruolo gioca? E gli altri attori internazionali?

“La Cina non ha nascosto le sue mire espansionistiche sul Paese. Pechino mira a far entrare l’Afghanistan nella via della Seta e a incastrare poi il Paese in quella che è una trappola del debito. Una volta che i Paesi firmatari finiscono in questo meccanismo si trovano sommersi di prestiti che non riescono a ripagare. La Cina a quel punto passa all’incasso e si impadronisce delle risorse minerarie del Paese vittima di questo meccanismo. Tuttavia non credo che sarà così facile per Pechino portare avanti questa strategia. I Talebani sono molto nazionalisti. Non amano che il loro Paese sia sfruttato da potenze straniere, sia che si chiamino NATO o Cina. Per quello che riguarda gli altri attori internazionali, la Russia mi sembra che abbia già assunto una posizione molto lungimirante riguardo al riconoscimento del nuovo governo. Alla fine di questa crisi, il Paese che aumenta di più la sua influenza nell’area non appare affatto essere la Cina. Appare essere la Russia di Putin.”

Kabul tra accuse, critiche e nuove strategie

Merkel sostiene che “abbiamo sbagliato tutti”, Biden scarica su Trump.
Johnson e Macron chiedono un G7 d’urgenza, l’Onu invita ad un governo inclusivo.

L’avanzata dei talebani dopo il ritiro delle truppe NATO è stata fulminea. Tanto che si è fatto evacuare i diplomatici in brevissimo tempo e che già si parla di Narco-Stato, addirittura il più grande al mondo, che pronto a produrre il 90% dell’oppio illegale mondiale (approfondimento al link).

Le scene di guerriglia lasciano senza fiato, con civili che si aggrappano disperati agli aerei dei Paesi NATO tornati in Afghanistan per recuperare i proprio diplomatici ed i propri cittadini.

I talebani hanno preso il controllo di Kabul e comandano ormai tutto il Paese, dichiarando di essere pronti ad instaurare un Emirato islamico.

Da Kabul arrivano grida d’aiuto con allarmi come “è partita la caccia ai cristiani” e “i talebani vengono a prenderci porta per porta”.

L’Onu ha chiesto l’immediata cessazione di tutte le ostilità e l’istituzione, attraverso negoziati, di un nuovo governo che sia unito, inclusivo e rappresentativo, anche con la partecipazione piena, equa e significativa delle donne, sottolineando che devono essere garantite la continuità istituzionale e il rispetto degli obblighi internazionali dell’Afghanistan.

Biden, ormai attaccato anche dai Democratici, scarica la colpa su Trump, in quanto il ritiro delle truppe era stato deciso dalla sua amministrazione.

La Merkel ritiene che “abbiamo sbagliato tutti” ed il suo aspirante successore cristiano-democratico alla Cancelleria, Armin Laschet, dice che è “la peggiore disfatta per la Nato dalla sua fondazione”, mentre Johnson e Macron chiedono un G7 d’urgenza.

Nel corso del Consiglio di Sicurezza straordinario che si è tenuto ieri a Palazzo di Vetro per iniziativa di Norvegia ed Estonia, il rappresentante di Londra è stato il più esplicito nel marcare le distanze da Washington. Mentre l’ambasciatrice americana già parlava a nome di una potenza che non intende più avere un ruolo sul terreno in Afghanistan, quello britannico ha usato un linguaggio diretto e concreto: in Afghanistan è in corso una tragedia di cui siamo corresponsabili e non dobbiamo offrire ai talebani, che non mantengono mai le promesse che fanno, il riconoscimento ufficiale che non meritano.

Di Maio, in vacanza, non si ancora espresso sulla questione. Il premier Draghi, invece, dice che l’Italia sta lavorando con l’Ue per la soluzione umanitaria.

In una nota, Silvio Berlusconi ha definito l’accaduto come “20 anni di sacrifici vanificati da un disimpiego frettoloso”.

La questione è sempre la stessa: è corretto lasciare ad ogni Stato la propria gestione interna, o bisogna intervenire su un territorio di non proprietà in difesa dei civili che non vogliono vivere in quelle condizioni?

Il Jerusalem Post, ripreso da Il sole 24 Ore, ricorda che “ovunque gli Usa siano intervenuti, in generale i Paesi sono diventati caotici, poveri, dei disastri hobbesiani“: Libano, Iraq, Siria, Afghanistan, Somalia, Haiti, Panama.

Putin, Merkel e Macron in videoconferenza

Incontro reso noto da Eliseo e Cremlino.
Vaccini, Navalny, Ucraina, Bielorussia, Libia ed Iran i temi trattati.

Videoconferenza tra Putin, Merkel e Macron.

I tre premier si sono incontrati online per discutere del vaccino Sputnik V, della situazione di Navalny, dei temi inerenti all’Ucraina, alla Bielorussia, alla Libia ed all’Iran.

A rendere noto l’incontro sono stati sia l’Eliseo che il Cremlino.

Per quanto riguarda il vaccino Sputnik V, dalla Francia è stata confermata la necessità di avere il via libera da parte dell’Ema; Putin, da parte sua, ipotizza “consegne e produzione congiunta nei Paesi della Ue”.

Passando al caso Navalny, Merkel e Macron hanno chiesto congiuntamente che venga rispettata la Convenzione europea dei diritti dell’uomo; Putin, da parte sua, ha affermato di aver fornito “chiarimenti oggettivi”.

Lo stesso premier russo ha poi espresso preoccupazione per l’escalation dello scontro armato che sta avendo luogo in Ucraina, per il quale gli altri due leader sostengono di aver chiesto “un impegno della Russia per stabilizzare il cessate il fuoco”.

Sempre Francia e Germania, unitamente, per quanto riguarda al Libia avrebbero chiesto alla Russia di mettere tutto il peso possibile “per promuovere il processo di transizione“; infine, in merito alla situazione in Iran, i tre Paesi coordineranno gli sforzi perché “l’Iran torni a rispettare i suoi obblighi” in materia nucleare”.

Incontri, comunque, che fanno capire quali siano gli unici due Stati a prendere decisioni in nell’Ue.

Merkel: niente lockdown duro a Pasqua. Colpa mia

Annullati i provvedimenti restrittivi previsti per le festività.
La Cancelliera: chiederò scusa al Paese.

Dietrofront.

Angela Merkel torna sui propri passi e disdice il lockdown duro che era in programma per Pasqua.

Il ministro della salute, Jens Spahn, aveva recentemente dichiarato che proprio per le festività si prevedeva un inasprimento delle restrizioni, visto anche l’aumento dei contagi (approfondimento al link).

Le proteste contro i lockdown stanno andando in scena ormai un po’ ovunque e la Cancelliera tedesca, per non dover vivere le rivolte interne che si stanno verificando in altri Stati, avrebbe deciso di non attuare il lockdown duro in Germania.

A dare l’informazione è l’agenzia tedesca Dpa, che cita fonti informate a pochi minuti dall’inizio di un nuovo vertice fra governo e Laender, aggiungendo che la Merkel ha riconosciuto l’errore e chiederà scusa al Paese.

Più nel dettaglio, le dichiarazioni sarebbero state le seguenti:

“È stato un errore, e gli errori vanno corretti in tempo, questo è ancora possibile. Me ne assumo la responsabilità. Chiederò scusa al Paese.”