Elezioni presidenziali in Polonia, il voto della diaspora potrebbe rivelarsi decisivo: l’intervento di Billi (Lega)

Il primo turno ha confermato diffusione capillare della diaspora e necessità di garantire corrette modalità di voto per cittadini all’estero: potrebbe essere ago della bilancia prossimo ballottaggio.

L’affluenza al primo turno delle elezioni presidenziali polacche di domenica 18 maggio ha raggiunto il 67,31%, il valore più alto registrato per un primo turno dal 1989. Un risultato che segna una svolta anche per la partecipazione dei cittadini polacchi residenti all’estero: 509.000 elettori si sono registrati per votare fuori dal Paese, su una diaspora stimata in circa 20 milioni di persone nel mondo. Tra i registrati, ha votato l’89,21%, pari a circa il 2,5% della diaspora complessiva.

Per garantire la più ampia partecipazione possibile, il ministero degli Affari Esteri ha allestito 511 seggi elettorali all’estero, un numero mai raggiunto prima in una tornata presidenziale. I seggi sono stati istituiti dalle autorità consolari e pubblicati ufficialmente almeno tre settimane prima del voto. I cittadini polacchi residenti all’estero potevano esprimere il proprio voto in presenza, recandosi presso le ambasciate, i consolati o altre sedi diplomatiche. Era necessario registrarsi preventivamente entro il 13 maggio attraverso il portale del ministero degli Esteri, oppure contattando direttamente il proprio consolato di riferimento.

In alternativa, chi si trovava temporaneamente all’estero poteva votare utilizzando un certificato elettorale (zaświadczenie o prawie do głosowania), rilasciato dal proprio comune in Polonia, che consentiva di votare in qualsiasi seggio, inclusi quelli all’estero, senza dover risultare registrato presso il consolato. Questo significa che il numero effettivo di votanti all’estero potrebbe essere stato persino superiore a quello dei registrati ufficialmente.

Il voto per corrispondenza non era previsto per queste elezioni

Va ricordato che, secondo il Codice Elettorale polacco, il voto postale (głosowanie korespondencyjne) per i cittadini residenti all’estero è consentito, ma solo in casi specifici e regolati. In passato era previsto principalmente per le persone con disabilità o per chi non poteva recarsi fisicamente al seggio. Durante la pandemia da Covid-19, il governo cercò di estendere questa possibilità a tutti, suscitando polemiche e critiche per presunte violazioni delle norme costituzionali, difficoltà amministrative e di costo. Alla fine, le presidenziali del 2020 furono rinviate e si svolsero con modalità tradizionali, tramite voto fisico nei seggi diplomatici.

Nel contesto attuale, la presenza della diaspora polacca nel mondo resta estremamente rilevante: si stima che circa 20 milioni di persone di origine polacca vivano stabilmente fuori dai confini nazionali. Le comunità più numerose si trovano in Germania, circa 866.000 residenti, Regno Unito, oltre 840.000, Francia, tra 500.000 e 1.000.000, Italia, circa 100.000, Canada, oltre 1,1 milioni e Australia, circa 209.000.

Questi dati non solo confermano la diffusione capillare della diaspora, ma sottolineano anche la necessità di continuare a garantire modalità di voto accessibili, trasparenti e sicure per i cittadini polacchi all’estero.

Per quanto riguarda i risultati del primo turno tra gli elettori fuori dalla Polonia, Rafał Trzaskowski, candidato centrista della Coalizione Civica, ha raccolto il maggior numero di preferenze, ottenendo il 36,8% dei voti (oltre 171.000). È stato seguito da Sławomir Mentzen, esponente dell’estrema destra, con circa il 17% (oltre 77.000 voti), e da Karol Nawrocki, sostenuto dal partito Diritto e Giustizia (PiS), con poco più del 16% (circa 75.000 voti). Trzaskowski ha ottenuto i risultati più rilevanti nelle città con forte presenza della diaspora polacca, come Chicago, New York, Londra e Berlino.

I risultati ufficiali hanno visto Trzaskowski al 31,36% e Nawrocki al 29,54%. Dunque, il secondo turno si terrà domenica 1° giugno, con Trzaskowski e Nawrocki a contendersi la presidenza. In una sfida così equilibrata, il voto della diaspora potrebbe rivelarsi decisivo.

(Fonte: formiche)

Merz: il debito comune in Ue deve restare un’eccezione

Tradotto: le eccezioni si fanno solo se fa comodo alla Germania.
Poi sui dazi, spingendo la globalizzazione: “Sono fermamente convinto che l’azzeramento dei dazi sia la soluzione migliore”.

Ci saranno sicuramente alcune divergenze di opinione” sul nuovo bilancio Ue, “non cambierò la posizione del governo federale tedesco sulle possibilità di indebitamento dell’Ue. Quelle devono restare eccezioni“.

Lo ha detto il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, in conferenza stampa a Bruxelles con il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. “Ci sono state delle eccezioni in passato“, ma “non si può giustificare il ricorso al debito comune troppo spesso“, ha spiegato, indicando che “ci sono divergenze tra la Germania, alcuni Paesi nordici e altri Stati membri” e anche con “la Francia“, ma “ne parliamo in modo costruttivo“. “La mia opinione personale” è che “preferiremmo non vedere alcun dazio. Abbiamo avuto un periodo con aliquote tariffarie molto basse, leggermente diverse tra l’Ue e gli Stati Usa e per le diverse categorie di prodotti. Ma sono fermamente convinto che l’azzeramento dei dazi sia la soluzione migliore e che il riconoscimento reciproco degli standard tecnologici ne sia parte integrante” ha detto Merz rispondendo alla domanda se avere dazi al 10% da parte degli Stati Uniti sia una condizione accettabile per l’Ue.

Stiamo effettuando controlli più intensi alle frontiere. Stiamo effettuando controlli più o meno come durante gli Europei di calcio dell’anno scorso. Continueremo anche a respingere le persone. Ma tutto questo è in linea con il diritto europeo” ha poi detto Merz, evidenziando che “nessuno” a Berlinoha dichiarato lo stato di emergenza nazionale” in materia di immigrazione e respingendo così le affermazioni contenute in un articolo pubblicato dal quotidiano die Welt.

Merz, come riporta infine Ansa, ha ribadito a più riprese che il controllo dell’immigrazione irregolare è una delle priorità del suo nuovo governo e i controlli severi non sono “un’iniziativa isolata della Germania“. “Siamo coordinati con i nostri vicini europei“, ha assicurato.

Germania, Merz eletto cancellerie al secondo turno

Prima volta dal 1949 che un cancelliere non viene eletto al primo scrutinio; maggioranza minima a rischio di cadere.
Al giuramento dice “con l’aiuto di Dio” che Scholz non aveva detto.

Merz, dopo aver fallito al primo turno (approfondimento al link) ha ottenuto la maggioranza nel Bundestag alla seconda votazione.

Nella prima aveva ottenuto 310 voti, 6 in meno rispetto alla maggioranza assoluta richiesta (316): nonostante la sua coalizione conti 328 deputati, 18 non lo avevano infatti sostenuto al primo voto.

È la prima volta dal 1949 che un cancelliere in Germania non viene eletto al primo scrutinio.

Friedrich Merz è dunque stato eletto cancelliere dal Bundestag, la camera bassa del Parlamento tedesco, alla seconda votazione.

I voti favorevoli sono stati 325, i voti contrari sono stati 289, 1 astenuto e 3 schede nulle.

Poco dopo la votazione, al castello di Bellevue di Berlino il presidente federale Frank-Walter Steinmeier ha ufficializzato la votazione incaricando Merz: “In bocca al lupo per tutto ciò che ci aspetta“.

Poi la consegna dell’attestato: “Signor Cancelliere, a nome della Repubblica Federale di Germania, nomino il signor Friedrich Merz Cancelliere Federale“.

Infine Merz ha prestato giuramento come decimo cancelliere della Repubblica federale ed il leader della Cdu, cattolico, ha aggiunto alle parole di rito la formula religiosa “con l’aiuto di Dio“, che Olaf Scholz non aveva pronunciato.

La sua maggioranza di governo rimane comunque molto risicata e rischia di saltare alla minima defezione.

Ue: Morawiecki eletto nuovo leader dei Conservatori e Riformisti

L’ex primo ministro polacco prende il posto di Giorgia Meloni.
No alla riduzione di sovranità degli Stati: favorisce il predominio di Berlino.

L’ex primo ministro polacco Mateusz Morawiecki è stato eletto all’unanimità presidente del partito dei Conservatori e Riformisti Europei (EKR) durante un incontro a Bruxelles e sostituirà Giorgia Meloni.

Durante una conferenza stampa, ha dichiarato la sua disponibilità a collaborare con il Partito Popolare Europeo (EPL), di cui fanno parte PO e PSL, sottolineando la volontà di formare coalizioni su questioni chiave per il bene dell’Europa e degli Stati nazionali.

Ha inoltre espresso la sua opposizione alla centralizzazione del potere a Bruxelles e alla riduzione della sovranità degli Stati membri, che a suo avviso favorisce il predominio di Berlino.

Morawiecki, come riporta Polonia Oggi, ha descritto l’EKR come un gruppo “centrale”, pronto a collaborare sia con l’EPL sia con il gruppo dei Patrioti per l’Europa, creato anche dal primo ministro ungherese Viktor Orbán.

Ha criticato la burocrazia e la centralizzazione del potere nella Commissione Europea, definendole il principale ostacolo allo sviluppo dell’Europa.

Nelle sue dichiarazioni, ha presentato una visione basata sulla riduzione della burocrazia e sul rafforzamento degli Stati nazionali come pilastro del futuro dell’Unione Europea.

Guerra in Ucraina e Medio Oriente: vertice a Berlino

Presenti solo Usa, Germania, Francia e Gran Bretagna.
La Polonia lamenta l’esclusione in quanto è la frontiera dell’Ue.

Venerdì a Berlino si è tenuto un vertice sulla guerra in Ucraina e sulla situazione in Medio Oriente.

A Berlino si sono riuniti i rappresentanti dei governi degli Stati Uniti (Joe Biden), della Francia (Emmanuel Macron), della Germania (Olaf Scholz) e della Gran Brettagna (Keir Starmer).

Inizialmente la riunione si sarebbe dovuta svolgere a metà ottobre a Ramstein in Germania ma è stata spostata a causa dell’uragano Milton negli Stati Uniti.

Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Paweł Wroński ha commentato il vertice sottolineando che la Polonia sarebbe dovuta essere presa in considerazione alla riunione a Berlino perché è fortemente impegnata dell’aiuto dato all’Ucraina a diversi livelli.

Inoltre, come riporta Polonia Oggi, Wroński ha osservato che circa il 90% degli aiuti per l’Ucraina transitano attraverso la Polonia.

Altresì, il portavoce del Ministero degli Affari ha espresso la sua sorpresa per l’assenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky all’incontro a Berlino